24/08/2026
✨️✨️ Ci sono momenti in terapia che, nonostante gli anni, riescono ancora a farmi sorridere.
Succede quando, dopo mesi di lavoro, di parole, di consapevolezze e di nodi affrontati con pazienza, una persona si ferma, mi guarda e dice: "Dottoressa, è strano… è da un po’ che non ho più l' ansia. Mi devo preoccupare?". E a quel punto sorridiamo insieme perché conosciamo bene la strada fatta per arrivare a quella frase e perché, dietro l’apparente contraddizione, si nasconde qualcosa di profondamente umano.
Perché può succedere che ciò che abbiamo desiderato per mesi, una volta arrivato, ci lasci quasi senza riferimenti. Chi ha trascorso molto tempo in allerta ha imparato a funzionare così: osservare, controllare, anticipare, immaginare cosa potrebbe andare storto. La mente si abitua a cercare continuamente un possibile pericolo. E allora, quando finalmente non trova nulla da cui difendersi, può non sapere immediatamente come comportarsi. La calma sembra insolita, il silenzio sembra sospetto. L’assenza di paura diventa quasi qualcosa da verificare. In fondo, anche la sofferenza può diventare una forma di familiarità. La serenità, invece, soprattutto quando è nuova, non ha ancora le stesse coordinate. E questo spiega perché, quando l’ansia inizia a diminuire, insieme al sollievo possa comparire anche un senso di smarrimento. Ci si sorprende a cercarla, si ascolta il corpo, si controllano i pensieri e si aspetta quasi quel nodo allo stomaco, quella tensione, quella sensazione familiare. Non perché si voglia stare male, ma perché una parte di noi non ha ancora imparato a fidarsi del fatto che possa stare bene. Ed è proprio qui che la terapia apre un capitolo nuovo. Perché all’inizio impariamo a gestire le onde alte, a non farci trascinare dalla paura, a trovare un punto fermo quando tutto dentro sembra muoversi. Poi, però, arriva una compito diverso: imparare a non vivere aspettando la prossima onda. Imparare che una giornata serena non deve necessariamente nascondere qualcosa. Che non ogni cambiamento del corpo è un segnale di pericolo. Che non dobbiamo controllare continuamente se l’ansia è ancora lì. A volte la vera conquista è riuscire a vivere un momento tranquillo senza rovinarlo con l’anticipazione di ciò che potrebbe accadere dopo. È imparare a lasciare che il mare faccia semplicemente il mare. Ci saranno giorni mossi e giorni più quieti. Ma non abbiamo più bisogno di reagire a ogni piccolo movimento come se fosse l’inizio di una tempesta.
Forse guarire significa proprio questo: conoscere abbastanza profondamente il proprio mondo interiore da riuscire a distinguere un’onda da un pericolo.
Possiamo guardarci indietro e riconoscere quanta strada è stata necessaria per arrivare a quel punto perché quella tranquillità è il risultato di un lavoro, di nuove consapevolezze. Di un modo diverso di stare con se stessi.
E dopo averla desiderata così a lungo, possiamo finalmente viverla onda dopo onda senza continuare a chiederci quanto durerà✨️✨️