Studio Oculistico Dr Giulio Bamonte

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Autumn break
20/10/2026

Autumn break

16/10/2026

Vitrectomia per soli floaters: questo paziente di 34 anni era gia' stato operato di vitrectomia parziale negli states ma non era soddisfatto. Nel video mostro come staccare il vitreo sia facile utilizzando il colorante blu. L'intervento prosegue con la vitrectomia completa e lo shaving della base.

13/10/2026

Vitrectomia per floaters: alcuni insights e una raccomandazione!

Oggi, di ritorno dal congresso EURETINA, una mattinata di ambulatorio mi ha ricordato perché amo questo lavoro.Dopo vent...
05/10/2026

Oggi, di ritorno dal congresso EURETINA, una mattinata di ambulatorio mi ha ricordato perché amo questo lavoro.

Dopo vent’anni di chirurgia, una parte importante dei pazienti che arrivano da me ha una storia difficile: distacchi di retina complessi, complicanze, occhi già operati più volte. Situazioni nelle quali devi mettere in campo tutto quello che sai, ma anche accettare che a volte non riuscirai a ottenere il risultato che vorresti.

Ci sono giornate in cui questa parte del lavoro pesa. Perché puoi mantenere la lucidità necessaria per operare, ma il dispiacere per un paziente che non riesci ad aiutare come speravi te lo porti a casa.

Poi arrivano mattinate come questa.

Un paziente operato la settimana scorsa per una gravissima infezione, in un occhio che mi aveva fatto temere il peggio, è tornato sorridente. L’occhio non faceva più male e riusciva già a vedere meglio. È presto per sapere quanta vista recupererà, ma per lui quel miglioramento era già qualcosa di enorme.

Un altro paziente, della mia età, sta affrontando conseguenze pesantissime del diabete, anche al di fuori degli occhi. Oggi abbiamo dovuto programmare un nuovo intervento. Eppure, nel mezzo di tutte queste difficoltà, mi ha detto quanto fosse contento di ritrovarmi e di sapere che potevo aiutarlo.

E poi tanti bei risultati: un foro maculare chiuso, occhi tornati a vedere dodici decimi, una paziente finalmente libera dai corpi mobili, un paziente passato da sei a dodici decimi dopo la chirurgia di un pucker maculare.

Da giovane, operare significava anche mettermi alla prova. Imparare interventi sempre più difficili, diventare bravo, cercare conferme delle mie capacità. Credo sia una parte naturale del percorso.

Con gli anni, però, il significato di questo lavoro è cambiato. Le capacità che hai costruito acquistano valore nelle persone che riesci ad aiutare.

Anche la soddisfazione ha cambiato forma. La trovi in una vista recuperata, certamente. Ma anche nel sollievo di chi non ha più dolore, nella fiducia di chi deve affrontare un altro intervento, nel sorriso di chi vede un po’ meglio dopo aver temuto di perdere tutto.

Oggi sono uscito dall’ambulatorio contento. Per i risultati, ma soprattutto per le persone che avevo davanti.

Dopo vent’anni, vederle contente rimane la parte più bella del mio lavoro.

Euretina 2026 ViennaQuando vado a un congresso poi mi porto a casa qualcosa che ..sperimenterò sui miei poveri pazienti…...
03/10/2026

Euretina 2026 Vienna

Quando vado a un congresso poi mi porto a casa qualcosa che ..sperimenterò sui miei poveri pazienti….scherzo..

Interessante meeting dove ho visto casi clinici e chirurgici affrontati nelle più disparate maniere. Un modo utile per mettere in discussione vecchie convinzioni e testarle alla luce di nuove evidenze..
poi si sa i congressi si fanno nei corridoi incontrando vecchi e nuovi amici..

E un’altra fellow se ne va.Josiane era già un’oculista affermata nel campo delle uveiti all’Erasmus MC di Rotterdam. Qua...
29/09/2026

E un’altra fellow se ne va.

Josiane era già un’oculista affermata nel campo delle uveiti all’Erasmus MC di Rotterdam. Quando uno dei chirurghi vitreoretinici del suo ospedale è andato in pensione, le è stata proposta una nuova sfida: prepararsi a prenderne il posto. Per farlo, è venuta ad allenarsi con noi all’Haga.

In questi anni abbiamo costruito un percorso di formazione che ci permette di insegnare la chirurgia vitreoretinica in modo strutturato, anche quando il tempo è poco. Il principio da cui partiamo è semplice: prima si impara a fare bene la vitrectomia. A rimuovere il vitreo in modo completo e sicuro. Poi si affronta tutto il resto.

In sei mesi di lavoro intenso, Josiane ha eseguito 109 vitrectomie sotto supervisione. Da venerdì avrà la sua sala operatoria indipendente nel suo ospedale.

Sono orgoglioso di lei, del lavoro che abbiamo fatto insieme e di sapere che tanti pazienti potranno contare su di lei. Buona fortuna, Josiane. Ci mancherai! 💙

25/09/2026

Pucker Maculare e Cataratta

La vitrectomia per corpi mobili è…“Un intervento controverso.”“Un intervento rischioso.”“Un intervento che poi magari no...
24/09/2026

La vitrectomia per corpi mobili è…

“Un intervento controverso.”
“Un intervento rischioso.”
“Un intervento che poi magari non funziona.”
“Un intervento da sconsigliare.”
“Un intervento che il mio oculista neanche morto mi farebbe…”

Sono frasi che sento continuamente.

La verità? La vitrectomia per floaters, nei casi indicati, è un intervento efficace e sicuro.

Ma “sicuro” non significa senza rischi.
Non significa che sia una passeggiata.
E soprattutto non significa che sia una chirurgia da prendere alla leggera.

Ultimamente ho ricevuto anche diversi commenti sul costo di questo intervento quando viene eseguito privatamente.

Capisco perfettamente che possa sembrare una cifra importante. Eppure, paradossalmente, qualche volta mi sorprendo a pensare: forse chiedo persino poco.

Non perché vorrei “guadagnarci di più”.

Ma perché è difficilissimo dare un valore economico a ciò che c’è davvero dietro: esperienza, tecnologia, sala operatoria, anestesia, équipe, materiali. E poi qualcosa che secondo me vale ancora di più:

la responsabilità e il postoperatorio.

Essere presenti quando nella testa del paziente c’è un vortice di dubbi. Rimanere calmi quando lui non lo è. Capire cosa è normale e cosa invece non lo è. Continuare a prendere le decisioni giuste. E, soprattutto, riconoscere quando qualcosa sta andando storto e intervenire immediatamente.

Prepararsi sempre al peggio, con la tranquillità di sapere cosa fare se il peggio arriva.

Vi racconto tre storie recenti.

1. Ventidue anni e una domanda difficilissima

Un ragazzo belga viene da me per la prima volta a vent’anni.

È distrutto dai floaters. Mi consulta di nuovo a ventuno anni. Facciamo anche una videoconsulenza.

E io continuo a dissuaderlo.

Perché ha vent’anni.

Perché quando un ragazzo così giovane ti dice che i floaters gli stanno impedendo di vivere normalmente, la domanda non può essere soltanto: posso tecnicamente fare una vitrectomia?

La domanda è molto più difficile:

quanto del suo problema è nell’occhio e quanto appartiene a un disagio più grande?

I floaters sono un fenomeno anatomico, la loro percezione è neurologica e il modo in cui vengono vissuti ha inevitabilmente anche una componente psicologica.

Io posso togliere il vitreo. Non posso promettere di risolvere con una vitrectomia tutti i problemi di un ragazzo di vent’anni.

A ventidue anni torna. Questa volta con suo padre, che ha compreso quanto il problema stia condizionando la sua vita.

Parliamo a lungo. Questionari, visite, consenso, rischi, aspettative.

Alla fine gli faccio una domanda molto semplice:

“È davvero questo ciò di cui hai bisogno per andare avanti?”

Mi risponde senza esitazione:

“Sì. Ho bisogno di liberarmi dei floaters per riprendermi la mia vita.”

Lo opero.

Il primo mese è esattamente come temevo: messaggi, dubbi, puntini, bolla d’aria, fenomeni visivi, preoccupazioni. Tutto viene analizzato e vissuto con un’intensità enorme.

Poi passa il tempo.

Doveva tornare a controllo e… non viene. 😅

Gli scrivo io dopo sei settimane.

Sta benissimo. È felicissimo dell’intervento.

Quando il problema sparisce, a volte sparisce anche il paziente. E, in fondo, è un buon segno.

2. “Dottore, credo di essere diventato strabico…”

Seconda storia.

Un paziente italiano, più grande, con una vita completamente diversa: famiglia, figlio, lavoro. Aveva già un distacco posteriore del vitreo e floaters che gli condizionavano realmente la vita.

Persona intelligente, simpaticissima.

E ansiosissima.

Mille dubbi prima dell’intervento.

Mille dubbi dopo.

A un certo punto arriva persino la paura di essere diventato strabico.

E qui c’è un aspetto della chirurgia dei floaters che spesso viene sottovalutato: il postoperatorio non è soltanto ciò che accade nell’occhio.

Quando una persona ha concentrato per mesi o anni la propria attenzione sulla vista, dopo l’intervento osserva qualsiasi cosa.

La bolla. Un riflesso. Un puntino. Una sensazione diversa. Una differenza tra un occhio e l’altro.

E il cervello corre.

Il nostro lavoro è anche capire quando dobbiamo preoccuparci insieme al paziente e quando invece dobbiamo semplicemente accompagnarlo attraverso una fase normale della guarigione.

Due settimane dopo mi scrive:

“Bolla completamente andata. Visione ottima!!”

E soprattutto:

“Grazie… grazie davvero.”

Fine delle mille paure.

3. E poi c’è la volta in cui qualcosa va davvero storto

Questa è forse la storia più importante.

Due settimane fa opero un ragazzo di 32 anni arrivato dall’America.

Era stato sottoposto altrove a una vitrectomia parziale. Un anno fa avevo già sistemato il primo occhio. Adesso torna per il secondo.

L’intervento va liscio come l’olio.

Il vitreo è completamente attaccato, come è normale a quell’età, ma riesco a indurre il distacco senza difficoltà. Tutto viene via bene.

Vedo soltanto una piccola zona sospetta in basso e, per sicurezza, faccio del laser.

Durante l’intervento mi dice che dovrebbe ripartire per gli Stati Uniti dopo 9-10 giorni invece dei 12-13 che gli avevo consigliato.

Penso: va bene, allora lasciamo meno aria.

Circa il 50% invece del riempimento completo. La zona sospetta è stata trattata. Tutto sembra sotto controllo.

Dopo quasi vent’anni di chirurgia vitreoretinica pensi inevitabilmente:

“Vuoi che non sappia valutare una cosa del genere?”

Finisco l’intervento. Poca aria. Nessun posizionamento particolare.

Il giorno dopo lo controllo.

E vedo esattamente ciò che non volevo vedere.

In basso, nella zona trattata con il laser, c’è una piccola rottura e la retina sta iniziando a sollevarsi.

Un distacco di retina postoperatorio.

Non me ne capitava uno dopo una vitrectomia per floaters da più di tre anni.

Eppure eccolo lì.

Questa è la chirurgia.

Puoi avere esperienza.
Puoi avere eseguito migliaia di interventi.
Puoi avere controllato tutto.
Puoi avere appena concluso un intervento che ti sembrava perfetto.

E qualcosa può comunque succedere.

Lo riporto immediatamente in sala operatoria. Altro laser, questa volta gas, e posizionamento rigoroso per una settimana.

Gli dico:

“Mi sa che in America adesso ci torni tra un mese. Considerala una vacanza forzata in Italia…” 😅

Una settimana dopo la retina è perfettamente riattaccata.

Problema risolto.

Una bella strizza per lui. E anche per me.

E un’altra lezione che la chirurgia continua a insegnarti anche dopo vent’anni:

mai sottovalutare niente.

⸻

Queste tre storie sembrano diverse, ma per me raccontano la stessa cosa.

La vitrectomia per floaters, nel paziente giusto, con l’indicazione giusta e se eseguita correttamente, può essere un intervento di enorme successo e cambiare davvero la qualità della vita.

Ma non è una magia.

Non è un trattamento estetico.

È chirurgia intraoculare.

E quindi conta la selezione del paziente.
Conta la tecnica.
Conta l’esperienza.
Conta la tecnologia.

Ma conta altrettanto quello che succede dopo.

Sapere quando tranquillizzare un ragazzo che vede un puntino e pensa al peggio.

E sapere quando, invece, quel piccolo segnale significa che bisogna tornare in sala operatoria subito.

È anche questo ciò che un paziente affida al proprio chirurgo.

Il postoperatorio può essere fastidioso. La vista all’inizio può essere strana. La bolla può dare enormemente fastidio. Possono esserci giorni nei quali uno pensa:

“Ma chi me l’ha fatto fare?”

Poi la bolla diventa sempre più piccola.

La nebbia si dirada.

E arrivano messaggi come quelli che vedete nelle foto.

“Non me ne accorgo più.”

“Visione ottima.”

“È guarito tutto perfettamente e sono enormemente felice dell’intervento.”

Ed è questo il risultato che cerchiamo.

Dopo le nuvole, il sole può essere bellissimo. ☀️

Ma proprio perché vogliamo arrivare al sole, la chirurgia non va mai banalizzata.

Vitrectomia per floaters Mille parole valgono più di mille parole..
18/09/2026

Vitrectomia per floaters

Mille parole valgono più di mille parole..

Vitrectomia per Distacco di retina diabeticoSeguo questa paziente da alcuni anni. È una donna ancora giovane che, a circ...
18/09/2026

Vitrectomia per Distacco di retina diabetico

Seguo questa paziente da alcuni anni. È una donna ancora giovane che, a circa 55 anni, ha rischiato seriamente la vita per una sepsi da Klebsiella, complicata da un’endoftalmite endogena dell’occhio sinistro.

L’endoftalmite fu trattata con successo, ma lasciò una gravissima alterazione maculare e un visus di appena 5/100. L’occhio destro era quindi diventato, a tutti gli effetti, il suo unico occhio buono.

La paziente era anche diabetica. Inizialmente, però, l’occhio destro non presentava né edema maculare né una retinopatia diabetica proliferante significativa. Dopo la grave compromissione sistemica, forse anche in conseguenza di quanto accaduto, la situazione peggiorò rapidamente: comparvero proliferazioni fibrovascolari, contrazione della retina e infine un distacco trazionale. Fortunatamente la macula non era ancora coinvolta.

Le dissi: «Dobbiamo operare, ma la macula è ancora attaccata. Dovrebbe andare bene».

La chirurgia procedette perfettamente e tutte le trazioni furono rimosse. Nel postoperatorio, però, comparve qualcosa che non mi aspettavo: un importante distacco sieroso che coinvolgeva la macula.

Il mio primo pensiero fu che potesse esserci una piccola rottura retinica sfuggita durante l’intervento, capace di trasformare il quadro in un distacco regmatogeno. La rioperai, controllai accuratamente tutta la retina ed eseguii del laser, ma non trovai alcuna rottura.

A quel punto rimaneva una spiegazione: nei distacchi trazionali diabetici molto avanzati, anche dopo aver eliminato completamente le trazioni, il liquido sottoretinico può richiedere moltissimo tempo per essere riassorbito. La p***a dell’epitelio pigmentato retinico e gli altri meccanismi che normalmente mantengono la retina asciutta non sempre riprendono subito a funzionare.

Dissi quindi alla paziente e al marito: «Dobbiamo avere pazienza. Prima o poi il liquido si riassorbirà».

Loro si fidavano. Io, sinceramente, ero più preoccupato di quanto lasciassi trasparire.

Il visus rimaneva intorno ai 5–6/10 e la paziente riusciva a condurre la propria vita, ma il liquido continuava a coinvolgere la macula. A ottobre, almeno secondo le misurazioni dell’OCT, sembrava addirittura aumentato. La sua distribuzione era leggermente cambiata, forse diventando più concentrata, ma non era certo l’evoluzione che speravo di vedere.

A gennaio era un po’ diminuito. Ad aprile ancora un po’. Molto lentamente, quasi con ostinazione.

Oggi, dopo altri cinque mesi, è finalmente arrivata la sorpresa che aspettavamo: 8/10 di visus e macula completamente riattaccata. Rimane ancora una sacca di liquido inferiormente, ma il centro della retina è tornato al suo posto e la vista è nettamente migliorata.

Questa successione di OCT racconta quasi un anno di attesa.

Il caso mi ha ricordato ancora una volta una lezione importante: quando le trazioni sono state eliminate, non esistono rotture retiniche e la retina sta lentamente migliorando, non sempre servono altre operazioni, iniezioni o trattamenti laser. A volte occorrono soprattutto controlli accurati, fiducia e tanta pazienza.

La conclusione migliore, però, l’ha data il marito:

«In effetti, negli ultimi mesi mi ero accorto che mia moglie era tornata».

«In che senso?»

«Aveva ricominciato a dirmi che non mettevo a posto, che la casa non era pulita, che questo non andava bene e quell’altro nemmeno… Adesso ho capito perché: finalmente ci vedeva di nuovo!» 😄

E questa volta siamo stati tutti felici di sentirla ricominciare a rompere le scatole.

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