24/09/2026
La vitrectomia per corpi mobili è…
“Un intervento controverso.”
“Un intervento rischioso.”
“Un intervento che poi magari non funziona.”
“Un intervento da sconsigliare.”
“Un intervento che il mio oculista neanche morto mi farebbe…”
Sono frasi che sento continuamente.
La verità? La vitrectomia per floaters, nei casi indicati, è un intervento efficace e sicuro.
Ma “sicuro” non significa senza rischi.
Non significa che sia una passeggiata.
E soprattutto non significa che sia una chirurgia da prendere alla leggera.
Ultimamente ho ricevuto anche diversi commenti sul costo di questo intervento quando viene eseguito privatamente.
Capisco perfettamente che possa sembrare una cifra importante. Eppure, paradossalmente, qualche volta mi sorprendo a pensare: forse chiedo persino poco.
Non perché vorrei “guadagnarci di più”.
Ma perché è difficilissimo dare un valore economico a ciò che c’è davvero dietro: esperienza, tecnologia, sala operatoria, anestesia, équipe, materiali. E poi qualcosa che secondo me vale ancora di più:
la responsabilità e il postoperatorio.
Essere presenti quando nella testa del paziente c’è un vortice di dubbi. Rimanere calmi quando lui non lo è. Capire cosa è normale e cosa invece non lo è. Continuare a prendere le decisioni giuste. E, soprattutto, riconoscere quando qualcosa sta andando storto e intervenire immediatamente.
Prepararsi sempre al peggio, con la tranquillità di sapere cosa fare se il peggio arriva.
Vi racconto tre storie recenti.
1. Ventidue anni e una domanda difficilissima
Un ragazzo belga viene da me per la prima volta a vent’anni.
È distrutto dai floaters. Mi consulta di nuovo a ventuno anni. Facciamo anche una videoconsulenza.
E io continuo a dissuaderlo.
Perché ha vent’anni.
Perché quando un ragazzo così giovane ti dice che i floaters gli stanno impedendo di vivere normalmente, la domanda non può essere soltanto: posso tecnicamente fare una vitrectomia?
La domanda è molto più difficile:
quanto del suo problema è nell’occhio e quanto appartiene a un disagio più grande?
I floaters sono un fenomeno anatomico, la loro percezione è neurologica e il modo in cui vengono vissuti ha inevitabilmente anche una componente psicologica.
Io posso togliere il vitreo. Non posso promettere di risolvere con una vitrectomia tutti i problemi di un ragazzo di vent’anni.
A ventidue anni torna. Questa volta con suo padre, che ha compreso quanto il problema stia condizionando la sua vita.
Parliamo a lungo. Questionari, visite, consenso, rischi, aspettative.
Alla fine gli faccio una domanda molto semplice:
“È davvero questo ciò di cui hai bisogno per andare avanti?”
Mi risponde senza esitazione:
“Sì. Ho bisogno di liberarmi dei floaters per riprendermi la mia vita.”
Lo opero.
Il primo mese è esattamente come temevo: messaggi, dubbi, puntini, bolla d’aria, fenomeni visivi, preoccupazioni. Tutto viene analizzato e vissuto con un’intensità enorme.
Poi passa il tempo.
Doveva tornare a controllo e… non viene. 😅
Gli scrivo io dopo sei settimane.
Sta benissimo. È felicissimo dell’intervento.
Quando il problema sparisce, a volte sparisce anche il paziente. E, in fondo, è un buon segno.
2. “Dottore, credo di essere diventato strabico…”
Seconda storia.
Un paziente italiano, più grande, con una vita completamente diversa: famiglia, figlio, lavoro. Aveva già un distacco posteriore del vitreo e floaters che gli condizionavano realmente la vita.
Persona intelligente, simpaticissima.
E ansiosissima.
Mille dubbi prima dell’intervento.
Mille dubbi dopo.
A un certo punto arriva persino la paura di essere diventato strabico.
E qui c’è un aspetto della chirurgia dei floaters che spesso viene sottovalutato: il postoperatorio non è soltanto ciò che accade nell’occhio.
Quando una persona ha concentrato per mesi o anni la propria attenzione sulla vista, dopo l’intervento osserva qualsiasi cosa.
La bolla. Un riflesso. Un puntino. Una sensazione diversa. Una differenza tra un occhio e l’altro.
E il cervello corre.
Il nostro lavoro è anche capire quando dobbiamo preoccuparci insieme al paziente e quando invece dobbiamo semplicemente accompagnarlo attraverso una fase normale della guarigione.
Due settimane dopo mi scrive:
“Bolla completamente andata. Visione ottima!!”
E soprattutto:
“Grazie… grazie davvero.”
Fine delle mille paure.
3. E poi c’è la volta in cui qualcosa va davvero storto
Questa è forse la storia più importante.
Due settimane fa opero un ragazzo di 32 anni arrivato dall’America.
Era stato sottoposto altrove a una vitrectomia parziale. Un anno fa avevo già sistemato il primo occhio. Adesso torna per il secondo.
L’intervento va liscio come l’olio.
Il vitreo è completamente attaccato, come è normale a quell’età, ma riesco a indurre il distacco senza difficoltà. Tutto viene via bene.
Vedo soltanto una piccola zona sospetta in basso e, per sicurezza, faccio del laser.
Durante l’intervento mi dice che dovrebbe ripartire per gli Stati Uniti dopo 9-10 giorni invece dei 12-13 che gli avevo consigliato.
Penso: va bene, allora lasciamo meno aria.
Circa il 50% invece del riempimento completo. La zona sospetta è stata trattata. Tutto sembra sotto controllo.
Dopo quasi vent’anni di chirurgia vitreoretinica pensi inevitabilmente:
“Vuoi che non sappia valutare una cosa del genere?”
Finisco l’intervento. Poca aria. Nessun posizionamento particolare.
Il giorno dopo lo controllo.
E vedo esattamente ciò che non volevo vedere.
In basso, nella zona trattata con il laser, c’è una piccola rottura e la retina sta iniziando a sollevarsi.
Un distacco di retina postoperatorio.
Non me ne capitava uno dopo una vitrectomia per floaters da più di tre anni.
Eppure eccolo lì.
Questa è la chirurgia.
Puoi avere esperienza.
Puoi avere eseguito migliaia di interventi.
Puoi avere controllato tutto.
Puoi avere appena concluso un intervento che ti sembrava perfetto.
E qualcosa può comunque succedere.
Lo riporto immediatamente in sala operatoria. Altro laser, questa volta gas, e posizionamento rigoroso per una settimana.
Gli dico:
“Mi sa che in America adesso ci torni tra un mese. Considerala una vacanza forzata in Italia…” 😅
Una settimana dopo la retina è perfettamente riattaccata.
Problema risolto.
Una bella strizza per lui. E anche per me.
E un’altra lezione che la chirurgia continua a insegnarti anche dopo vent’anni:
mai sottovalutare niente.
⸻
Queste tre storie sembrano diverse, ma per me raccontano la stessa cosa.
La vitrectomia per floaters, nel paziente giusto, con l’indicazione giusta e se eseguita correttamente, può essere un intervento di enorme successo e cambiare davvero la qualità della vita.
Ma non è una magia.
Non è un trattamento estetico.
È chirurgia intraoculare.
E quindi conta la selezione del paziente.
Conta la tecnica.
Conta l’esperienza.
Conta la tecnologia.
Ma conta altrettanto quello che succede dopo.
Sapere quando tranquillizzare un ragazzo che vede un puntino e pensa al peggio.
E sapere quando, invece, quel piccolo segnale significa che bisogna tornare in sala operatoria subito.
È anche questo ciò che un paziente affida al proprio chirurgo.
Il postoperatorio può essere fastidioso. La vista all’inizio può essere strana. La bolla può dare enormemente fastidio. Possono esserci giorni nei quali uno pensa:
“Ma chi me l’ha fatto fare?”
Poi la bolla diventa sempre più piccola.
La nebbia si dirada.
E arrivano messaggi come quelli che vedete nelle foto.
“Non me ne accorgo più.”
“Visione ottima.”
“È guarito tutto perfettamente e sono enormemente felice dell’intervento.”
Ed è questo il risultato che cerchiamo.
Dopo le nuvole, il sole può essere bellissimo. ☀️
Ma proprio perché vogliamo arrivare al sole, la chirurgia non va mai banalizzata.