24/05/2026
I FLOATERS NON SONO “SOLO FLOATERS”.
MA LA VITRECTOMIA NON È “SOLO UNA PICCOLA CHIRURGIA”.
Negli ultimi anni ho parlato con centinaia di pazienti affetti da miodesopsie sintomatiche (“floaters”).
Alcuni riescono a conviverci.
Altri no.
Per alcune persone i floaters diventano una presenza costante:
alla guida,
leggendo,
lavorando al computer,
guardando il cielo,
vivendo.
E chi non li ha mai avuti spesso fatica a capire quanto possano diventare invasivi.
Per questo motivo la vitrectomia per floaters esiste.
Ed è una chirurgia che, nei pazienti giusti e nelle mani giuste, può cambiare radicalmente la qualità della vita.
Ma c’è una cosa importante che voglio dire con estrema chiarezza:
una vitrectomia resta una chirurgia intraoculare.
Sempre.
Anche quando dura 20 minuti.
Anche quando viene fatta in anestesia locale.
Anche quando il chirurgo la esegue quotidianamente.
Negli ultimi mesi ho parlato a lungo con una paziente operata altrove con una “core vitrectomy”, cioè una vitrectomia limitata, senza induzione completa del distacco posteriore del vitreo.
L’obiettivo di questo approccio è ridurre il rischio chirurgico lasciando parte del vitreo in sede.
Il problema è che, soprattutto nei pazienti giovani e molto sintomatici, questo approccio può talvolta lasciare residui vitreali, strands o nuove opacità che continuano a disturbare il paziente.
E qui nasce uno dei dilemmi più difficili:
trovare il coraggio di affrontare una seconda chirurgia dopo una prima esperienza non completamente soddisfacente.
Io personalmente preferisco essere molto trasparente.
La vitrectomia completa può essere estremamente efficace.
Ma non è una chirurgia “banale”.
Le complicanze gravi sono rare, ma esistono:
distacco di retina,
infezione,
cataratta,
difetti del campo visivo,
complicanze maculari o retiniche.
Nella mia esperienza personale ho avuto tre pazienti che hanno sviluppato uno scotoma dopo chirurgia per floaters.
È una complicanza rara, ma reale.
Ed è probabilmente quella che temo di più.
Non lo nascondo.
Non l’ho mai nascosto.
Perché credo che il consenso informato non debba essere una firma su un foglio, ma una comprensione autentica di cosa significhi davvero sottoporsi a una chirurgia intraoculare elettiva.
Questo però non significa che la chirurgia per floaters “non debba essere fatta”.
Significa che va fatta:
• nei pazienti giusti,
• per i motivi giusti,
• con aspettative realistiche,
• e dopo una discussione estremamente onesta.
Ci sono pazienti la cui vita cambia profondamente in meglio dopo una vitrectomia.
E ci sono pazienti che, pur migliorando, continuano a percepire imperfezioni visive o sviluppano complicanze.
Questa è la realtà della chirurgia.
Non della chirurgia dei floaters.
Della chirurgia in generale.
Come chirurghi abbiamo il dovere di fare il massimo per aiutare le persone.
Ma anche il dovere di non banalizzare mai ciò che facciamo.
Sul mio sito dedicato ai floaters è possibile scaricare gratuitamente una guida completa dove cerco di spiegare in modo chiaro e trasparente:
• cosa sono realmente le miodesopsie sintomatiche,
• quando abbia senso considerare una chirurgia,
• quali siano i pro e i contro,
• quali rischi esistano davvero,
• e come affrontare questo problema nel modo più consapevole possibile.
Perché la paura spesso nasce dall’incertezza.
E la chiarezza, anche quando non è rassicurante al 100%, è comunque una forma di rispetto verso il paziente.
Sto scrivendo queste riflessioni dopo una bellissima mattinata di surfskate con il mio team, guardando il mare del Nord in una giornata quasi perfetta.
Ed è curioso come proprio il mare mi ricordi continuamente una cosa:
non esiste nulla di completamente privo di rischio.
Si può scegliere di non entrare mai in acqua.
Oppure si può entrare con consapevolezza, preparazione, rispetto e umiltà.
La chirurgia, in fondo, è molto simile.