06/07/2026
La Spalla Sinistra
poema del tenere, del silenzio e del gesto invisibile)
C’è la spalla che nessuno guarda.
Sta lì.
Sta ferma.
Lei non combatte e non attacca,
ma protegge e difende
È la spalla dello scudo.
Quella che si mette in mezzo,
che prende il colpo per te, che ti copre il cuore mentre crolli.
Nell’antico esercito spartano, fianco a fianco gli opliti, i famosi guerrieri non combattevano da soli.
Combattevano con lo scudo sul braccio sinistro, a proteggere il compagno alla loro sinistra. Quanta fiducia eh?
La sinistra è sempre stata considerata sbagliata.
Oscura. Minore.
Non si dà la mano sinistra, non si scrive con quella,
non si porge. Anzi, Si nasconde. “Che cosa sinistra” quando non capisci, non è chiaro.
Ma è proprio lì che sta la cura.
La parte che resta.
Quella con cui custodisci il tuo bambino mentre allatti.
Quella che contiene, che accoglie,
che si piega per tenere. Il femminile, tutto il suo stare.
È il braccio dell’amore silenzioso. Della madre che non dorme.
Della sorella che aspetta.
Del padre che non dice. Seduto al tavolo della cucina lui rimugina davanti alle bollette da pagare e si alliscia la barba rada con la
Sinistra
Lì c’è Demetra. Che nutre e nutre, senza mai chiedere nulla.
C’è Persefone, scesa nel buio timorosa e ora
è diventata Regina
C’è Estia,
che tiene acceso il fuoco per tutti.
La spalla sinistra non si lamenta,
ma quando tutti chiedono presenza, quando hai accanto un uomo troppo bambino, o una donna troppo distratta
lei pesa. Si congela. Si blocca
Insomma si irrigidisce ecco, se ti chiedono troppo,
Oltre quello che umanamente può sopportare
Puoi sostenere.
E quando reggi cose che non ti appartengono,
E quando il corpo vuole andarsene ma tu resti.
Forse lo fai Per amore.
Tornare soli fa paura lo so, fa paura.
Il dovere poi ti chiama, il senso di lui o di colpa.
Allora stringe. Tende. Il sovraspinoso piange e tira
Urla senza voce.
“Arrivo fino ai 90 gradi, micidiale il movimento di allacciare il reggiseno”
È dentro brucia.
Brucia come tutte le volte che hai dovuto stare zitta, o zitto, non fa distinzioni di genere.
Quando non ti sei potuto appoggiare a nessuno. Perché nessuno c’era da quella parte
Ne I tuoi genitori, né il tuo partner
Quando hai trattenuto le lacrime perché “i maschi non piangono”.
E hai sorretto tua madre, tuo padre, la casa.
Hai lavato loro la schiena e cambiato loro le mutande o il pannolone.
E lei, la spalla sinistra, ha continuato a tenere.
Con forza e tenacia senza lasciar che accadesse
Ostinandoti ad andare avanti.
A portare su di te il sacco
Anche quando volevi mollare.
È lì che si incarna la tua fedeltà alla vita. Al ruolo o alla maschera.
L’ostinazione del mulo, del capricorno, dell’ariete, il fuoco del leone
È lì che giace silente la tua forza nascosta.
Quella che non hai mai chiamato forza,
perché era solo “normale”. Da sempre così,
cosa c’è di speciale?
Ma non è normale.
È sacra.
È sacra questa spalla che sostiene e non si lamenta. È sacro il gesto di chi resta,
che tiene,
che non si vede ma salva.
Se la studi ti diranno: “È solo un’articolazione, è mobilità, non c’è nulla di tutto questo.”
Io l’ho studiata e la vedo ogni giorno
La spalla sinistra è gesto d’amore.
È il luogo della tenerezza che accarezza la nuca dell’amante
È il braccio che abbraccia lo sposo invisibile.
E ogni volta che ti concedi riposo, che ti appoggi,
che dici “ho bisogno”,
la spalla sinistra respira.
Ogni volta che smetti di reggere tutto da sola,
lei si scioglie.
E dice Grazie.
Onora la spalla che ha sempre tenuto.
Benedici la parte di te che ha sempre detto sì.
“Io ci sono”
Onora la spalla sinistra.
È il tuo scudiero silenzioso con lo scudo.
®️Alessandro Catanzaro