Dr Alessandro Catanzaro

Dr Alessandro Catanzaro Alessandro Catanzaro Fisioterapista, Posturologo, Counselor Umanistico. E scrivo storie

10/07/2026

Hai dolore alla spalla destra?

La spalla dell’azione, del dare, del portare pesi.
Questo dolore potrebbe raccontare di un archetipo che vive dentro di te: l’Ufficiale, il Guerriero, il Custode dell’Ordine.

Sei una persona precisa, rigorosa, puntuale. Non faresti mai ritardo a un appuntamento. Non dimenticheresti mai di saldare un debito. Rispetti le regole, porti avanti i tuoi doveri, sempre.

Ma questa spalla ti sta dicendo qualcosa. Perché l’energia maschile del dare, del fare, del mantenere il controllo può diventare un peso. E se, per un momento, smettessi di dimostrare? Se ti concedessi di ricevere?
Il dolore non è solo un ostacolo. È una guida.

La spalla destra rappresenta spesso l’agire, il fare nel mondo, il dare. È collegata all’energia maschile, alla responsabilità, alla professione, al portare pesi (reali o simbolici).

Alessandro Catanzaro

LA SCOLIOSIIl corpo che si piega per non spezzarsiLa scoliosi è una curvatura.È una storia che si attorciglia nella carn...
07/07/2026

LA SCOLIOSI
Il corpo che si piega per non spezzarsi

La scoliosi è una curvatura.
È una storia che si attorciglia nella carne.
Un racconto non detto scritto e inciso sulla schiena.

È una crescita trattenuta.
Una spinta vitale che qualcuno ha fermato con una mano sulla testa.
“Non andare troppo veloce.”
“Non allontanarti.”
“Non rompere l’equilibrio.”

È un amore che controlla. “Stai zitta”
Una madre attenta, sì, ma presente fino a diventare limite. “Così non si fa”

Che pensa di Accompagnare in realtà un po' manipola e un po' guida.
Che non ascolta e impara troppo intenta ad insegnare.

Che confonde il prendersi cura con il trattenere. Rallentare e forzare

Un padre assente non solido, non sostegno, trasparente, dallo sguardo sfuggente, forse anche lui rassegnato, non per questo giustificato, né colpevolizzato. È così
Va bene così

E allora il corpo si difende.
Si muove si agita
Si piega e a volte si adatta, vuole sopravvivere
e trova una nuova via per stare in piedi.

La vertebra ruota. Il dorso si inclina.
La colonna si storce ma non cede.
Non si spezza questa forte volontà.
Magari si chiude.

Perché il corpo non impazzisce mai. Non fa errori.
Lui, al contrario di noi, non sbaglia.

La scoliosi è una risposta.
Un messaggio chiaro quasi urlato che dice:
“Non sono libera di crescere come vorrei.”

È un’anima che vuole Essere a modo suo.
Che prova a fuggire da ciò che la costringe.
O che si ritira, si chiude, si rannicchia dentro sé.

La scoliosi è più frequente nelle bambine.
Perché il femminile per compiacere e sopravvivere si plasma, si adatta, tace. L’ha sempre dovuto fare

Perché porta avanti un seno prima dell’altro, e si vede,
una spalla, e una scapola più indietro.
Una parte del corpo che vuole uscire,
l’altra che vuole nascondersi.

Il corpo si contorce, ci guardiamo allo specchio
e ci vediamo storte.

Ma la verità è che il corpo sta solo tentando
di raccontare la sua versione.

In metamedicina, la scoliosi è il simbolo di una frattura interna:
tra ciò che desideriamo e ciò che ci è concesso.
Tra la libertà e il bisogno di essere amati.

È il dolore di chi ha dovuto piegarsi
per non perdere l’amore.

È la paura di sbagliare. Il bisogno di compiacere.
La rinuncia alla propria strada per restare nel branco, nel clan

Chi ha la scoliosi spesso sente di non avere il diritto di scegliere.

Che ogni passo in avanti dev’essere guadagnato, giustificato, approvato.
“Devo lottare per ogni cosa.”
“Non sono al sicuro.”
“Non sono abbastanza.”

Ma il corpo può cambiare.
Ci si può provare
Con il tempo, l’ascolto, la presenza. Con esercizi mirati, sì.
Con il respiro che apre.

Con la postura che sostiene.
Con mani attente, con occhi che finalmente ti vedono davvero.

Ma soprattutto,
con uno spazio nuovo in cui la puoi dire:

“Io posso crescere.
Posso esistere.
Posso essere diversa da te.”

La scoliosi si tratta con la fisioterapia,
con corsetti in casi gravi,
con la chirurgia nei casi estremi.

Ma prima ancora, si può ascoltare. Ascoltare la bambina che la porta. Il suo sogno. La sua voce.
Il suo talento

Nel 99% dei casi,
quella bambina vuole portare nel mondo qualcosa di suo.
Non ciò che i genitori non sono riusciti a realizzare.

La scoliosi è una resistenza. Una creatura ribelle.
Un’ostinazione del corpo a essere se stesso.

È un ramo che si piega verso la luce, nonostante i nuvoloni e il cielo coperto e spesso .
È un’anima che non vuole desistere ,
anche se ha dovuto adattarsi per sopravvivere.

E allora non costringiamola. Non guidiamola ancora.
Non forziamola a essere “dritta”.

Accompagniamola.
Ascoltiamola.
Onoriamo la sua forma, e il mistero che contiene.

Perché ogni curva ha un senso.
Ogni torsione porta una sua verità.
Lowen insegna
ogni colonna è un’anima
Una storia da raccontare.

Alessandro Catanzaro

La Spalla Sinistrapoema del tenere, del silenzio e del gesto invisibile)C’è la spalla che nessuno guarda.Sta lì.Sta ferm...
06/07/2026

La Spalla Sinistra
poema del tenere, del silenzio e del gesto invisibile)

C’è la spalla che nessuno guarda.
Sta lì.
Sta ferma.

Lei non combatte e non attacca,
ma protegge e difende

È la spalla dello scudo.
Quella che si mette in mezzo,
che prende il colpo per te, che ti copre il cuore mentre crolli.

Nell’antico esercito spartano, fianco a fianco gli opliti, i famosi guerrieri non combattevano da soli.
Combattevano con lo scudo sul braccio sinistro, a proteggere il compagno alla loro sinistra. Quanta fiducia eh?

La sinistra è sempre stata considerata sbagliata.
Oscura. Minore.

Non si dà la mano sinistra, non si scrive con quella,
non si porge. Anzi, Si nasconde. “Che cosa sinistra” quando non capisci, non è chiaro.

Ma è proprio lì che sta la cura.
La parte che resta.
Quella con cui custodisci il tuo bambino mentre allatti.
Quella che contiene, che accoglie,
che si piega per tenere. Il femminile, tutto il suo stare.

È il braccio dell’amore silenzioso. Della madre che non dorme.
Della sorella che aspetta.
Del padre che non dice. Seduto al tavolo della cucina lui rimugina davanti alle bollette da pagare e si alliscia la barba rada con la
Sinistra

Lì c’è Demetra. Che nutre e nutre, senza mai chiedere nulla.
C’è Persefone, scesa nel buio timorosa e ora
è diventata Regina
C’è Estia,
che tiene acceso il fuoco per tutti.

La spalla sinistra non si lamenta,
ma quando tutti chiedono presenza, quando hai accanto un uomo troppo bambino, o una donna troppo distratta
lei pesa. Si congela. Si blocca

Insomma si irrigidisce ecco, se ti chiedono troppo,
Oltre quello che umanamente può sopportare
Puoi sostenere.

E quando reggi cose che non ti appartengono,
E quando il corpo vuole andarsene ma tu resti.

Forse lo fai Per amore.
Tornare soli fa paura lo so, fa paura.
Il dovere poi ti chiama, il senso di lui o di colpa.

Allora stringe. Tende. Il sovraspinoso piange e tira
Urla senza voce.

“Arrivo fino ai 90 gradi, micidiale il movimento di allacciare il reggiseno”
È dentro brucia.

Brucia come tutte le volte che hai dovuto stare zitta, o zitto, non fa distinzioni di genere.

Quando non ti sei potuto appoggiare a nessuno. Perché nessuno c’era da quella parte
Ne I tuoi genitori, né il tuo partner

Quando hai trattenuto le lacrime perché “i maschi non piangono”.
E hai sorretto tua madre, tuo padre, la casa.
Hai lavato loro la schiena e cambiato loro le mutande o il pannolone.

E lei, la spalla sinistra, ha continuato a tenere.
Con forza e tenacia senza lasciar che accadesse
Ostinandoti ad andare avanti.
A portare su di te il sacco
Anche quando volevi mollare.

È lì che si incarna la tua fedeltà alla vita. Al ruolo o alla maschera.
L’ostinazione del mulo, del capricorno, dell’ariete, il fuoco del leone

È lì che giace silente la tua forza nascosta.
Quella che non hai mai chiamato forza,
perché era solo “normale”. Da sempre così,
cosa c’è di speciale?

Ma non è normale.
È sacra.
È sacra questa spalla che sostiene e non si lamenta. È sacro il gesto di chi resta,
che tiene,
che non si vede ma salva.

Se la studi ti diranno: “È solo un’articolazione, è mobilità, non c’è nulla di tutto questo.”
Io l’ho studiata e la vedo ogni giorno
La spalla sinistra è gesto d’amore.

È il luogo della tenerezza che accarezza la nuca dell’amante
È il braccio che abbraccia lo sposo invisibile.

E ogni volta che ti concedi riposo, che ti appoggi,
che dici “ho bisogno”,
la spalla sinistra respira.

Ogni volta che smetti di reggere tutto da sola,
lei si scioglie.

E dice Grazie.

Onora la spalla che ha sempre tenuto.
Benedici la parte di te che ha sempre detto sì.
“Io ci sono”

Onora la spalla sinistra.
È il tuo scudiero silenzioso con lo scudo.

®️Alessandro Catanzaro

02/07/2026

Psoas e Piriforme.
(Chi è la vittima E Chi il carnefice?)

Il piriforme è il guerriero ferito: si contrae,
si tende, protegge.
Grida dolore,
ma spesso non combatte per sé.
Lui È la vittima,
costretto a reagire agli squilibri che il corpo gli impone.
Lo psoas, invece, è il muscolo profondo
Quello che governa il bacino, il respiro, la postura.
È il carnefice invisibile:
silenzioso, potente, nascosto,
trascina il bacino, e altera la colonna,
È lui che costringe il piriforme a difendersi.
Nel linguaggio degli archetipi, il piriforme è Ares, il dio della battaglia
reagisce, difende, combatte.
Lo psoas è Ade, signore del mondo invisibile
ciò che non si vede ma muove ogni cosa.
Liberare lo psoas significa scendere negli inferi…
per riportare equilibrio al corpo.
Quando Ade si placa, Ares può finalmente riposare.
Vuoi portare pace ed equilibrio nel tuo corpo?

Scrivimi in DM per prenotare una visita con me

02/07/2026

IL PIRIFORME
Il miracolo del controllo

Di contro allo psoas, custode dell’anima, posteriormente troviamo il piriforme,
profondo, nascosto anche lui,
Sentinella messa a disposizione per vegliare il retro del corpo.

Lui vigila alle tue spalle,
difende il cammino già percorso,
custodisce il passaggio tra bacino e gamba
come un cancello serrato,
Check Point Charlie.

È il muscolo del passo trattenuto, del milite sempre in piedi,
del controllo che non molla mai la presa.
“Alt!”
Dove lo psoas racconta una storia di fiducia e apertura,
il piriforme invece ci parla di vigilanza e prudenza.

Le sue fibre sono le briglie del nostro corpo, stringono, guidano, indirizzano.
È lì che si stabilisce la direzione, la velocità,
il passo.
È lì che parte il dolore e il blocco, quando contratto preme sullo sciatico, nervo lungo della gamba
E quando la paura di cedere è più forte del desiderio di andare allora la sua contrazione diventa morso

Ogni tensione del piriforme è un ordine.
“Fermati. Non oltrepassare.
Sorveglia. Trattieni. Resisti.”
E tu lo senti, eccome se lo senti.

Una lama che ti attraversa il fianco,
una scossa che scende lungo la gamba.
Sei incatenato,
con il collare e gli spuntoni,
Qui ti mostra come il tuo corpo ha bisogno di te
Che ti fermi
E se non lo ascolti
lui interviene.

Il piriforme è il guerriero sullo sfondo,
Jigen di Lupin,
mantiene la posizione.
Fino al limite, come un gatto all’angolo.

È lui a stabilire il confine, dove finisce il dentro
e comincia il fuori.

E quando finalmente si lascia andare,
quando la sua presa si scioglie, allora scopri la libertà del passo.

Hai restituito ai tuoi Genitori e Maestri i loro debiti.

Trovi allora la leggerezza del cammino,
il coraggio di affidarti alla terra,
la tua amante Terra.

Il piriforme, nel suo oscuro vigore,
è la memoria del corpo il capitano che non abbandona la nave
l’ultima guardia prima della resa.
Erano in trecento a difendere il varco.

Il sigillo che, una volta sciolto,
apre le porte a un movimento nuovo.

La scelta è compiuta
Si proceda, sì
Ma con cautela

(Anche questa vi è piaciuta tanto)

®️Alessandro Catanzaro

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IL GINOCCHIO DESTROIl sostegno del PadreL’autorità che custodisce il gesto.Un gesto d’onoreUn gesto di riconoscimento.Ch...
01/07/2026

IL GINOCCHIO DESTRO
Il sostegno del Padre

L’autorità che custodisce il gesto.
Un gesto d’onore
Un gesto di riconoscimento.
Che qualcuno potrebbe perfino chiamare amore.

Non eseguito per istinto, ma per scelta umana.
Memoria sacra.
Al padre mio, vita consacrata.

Lui, con il suo lavoro incessante, l’andare avanti a ogni costo.
Mai un malanno, mai una carezza.
Mai la tua resa.
O forse mai detta.

Il ginocchio destro registra tutto.
Ogni salita in solitaria per raggiungerlo, tuo padre
Le gambe spezzate.
Le ginocchia sbucciate.
La sua assenza o il suo peso.

E tu stanco, dispersione di energia

È lì che si flette la tua volontà
Il corpo si china per rendere omaggio

Genuflessione a ciò che ti ha generato, ferito,
amato.

Il ginocchio destro conosce il conflitto Transgenerazionale
Di padre in figlio e così via
Giù Per tutto l’albero familiare

Fin dentro le più profonde radici

Le guerre combattute in altre epoche
Registrate e incise sul karma della stirpe

L’energia maschile del non sottostare.
Del clan che non vuole cedere il terreno

Il Dolore che arriva ancora oggi ne è l’eco

Un dolore cristallizzato nell’articolazione,
nel cuore della gamba, lì dove si crea la stabilità

È il punto più forte di chi sta in piedi.

È lì che vieni colpito dall’universo,
quando nel suo disegno c’è scritto di piegarti.

“Mi taglia le gambe”,
si dice quando non hai più forza,
quando vieni disarmato

Il ginocchio destro dolente
può raccontare
di un padre troppo rigido o assente
O in generale la difficoltà ad accettare l’autorità maschile.

La rabbia mai espressa verso di lui
che a sua volta non si è mai piegato,
fa scopa con il tuo senso di colpa nel volerlo superarlo
Se possibile
e la paura di farsi carico della sua eredità

Quando si piega, si implora, si supplica, è lì che si sopporta.
È lì che si rompe.
E poi chiede perdono.

Ci si inchina quando si va a morire o quando si viene consacrati con la Spada, quando si onora il Padre nostro. E quando si prega.
Umiltà

perché cedere è un po’ come espiare.

È chiedere di essere visti
È comprendere che siamo fragili esseri umani.

Tra femore e tibia, i due menischi.
Messi come guardiani
Tra ciò che regge e ciò che si muove.
Due ali d’appoggio, due cuscini di storia.

Se ascoltato, il ginocchio destro guarisce.
Torna a stendersi

Non da solo.
Non per forza.

Ma quando il cuore si apre al padre nella sua grandezza e nella sua miseria. E misericordia

Quando viene accolto con compassione
Può accadere

E allora quel piegarsi diventa offerta.
Portatore di onore
E la gamba si stende, con il passo leggero.

La strada non è più una “via crucis” del figlio con la croce in spalla che va al patibolo cadendo tre volte
ma diventa possibilità.

Dove l’uomo o la donna si rialzano
Ogni volta diversi, più maturi
Consapevoli

Perché ora hanno visto.
Anche se solo un po’. Hanno pacificato,
forse, non tutto.

Hanno reso onore a chi è venuto prima.
E finalmente sistemato l’ordine dell’amore
Possono riprendere a camminare.

Alessandro Catanzaro

IL GINOCCHIO SINISTROLo stare della MadreIl luogo in cui impari a rimanere. A restare L’accoglienza che sostiene il pass...
01/07/2026

IL GINOCCHIO SINISTRO
Lo stare della Madre

Il luogo in cui impari a rimanere. A restare

L’accoglienza che sostiene il passo.
Un gesto di ascolto.
Un gesto di appartenenza.
Quell’abbraccio che ti ricorda casa.

Nessuna battaglia di conquista,
Nessun eroe che passa sotto l’arco, ma stato di permanenza. Itaca.

Alla madre mia, che m’ha dato la vita.

Lei, con il suo stare silenzioso, in cucina cercando di tenere insieme tutto ciò che rischiava di cadere.

Mai una tregua, mai una distanza.
Forse iper impegnata, distratta, infelice della sua condizione
O forse super presente, talmente tanto da risultare invadente

Forse invidiosa
Forse gelosa
Amorevole
Bambina

Il ginocchio sinistro registra tutto.

Ogni volta che hai ricercato quell’amore lì, seno di madre
Ogni volta che sei rimasto dove sei solo per dovere. Per parola data
Per patto.

La gamba rannicchiata. Sotto le coperte
Le notti senza sonno. A luci spente
La sua presenza o il suo vuoto.
Madre

E tu immobile, oggi
Trattieni energie che non riescono a fluire.
È lì che si piega la tua capacità di restare.
Il corpo si china per non perdere il legame.

Onore a ciò che ti ha nutrito, protetto,
trattenuto, amato.
O che avrebbe dovuto farlo

Il ginocchio sinistro conosce il conflitto transgenerazionale.

Di madre in figlia,
di madre in figlio, e così via.

Giù, per tutto l’albero familiare.
Fin dentro le radici più profonde.
Le attese infinite. I sacrifici taciuti.
Le rinunce tramandate come un’eredità.
Le violenze subite
Gli abusi

Tutto registrato e inciso nella memoria della stirpe.
L’energia femminile del custodire.

Del clan che non vuole perdere nessuno.

E il dolore di ogni vita spezzata, ab**to o rinuncia
che arriva ancora oggi in ricordo,
In memoria

Un dolore cristallizzato nell’articolazione,
nel cuore della gamba, ci racconta
Della difficoltà a stare a sostenere
Non vuoi più farlo
Tutto il peso della permanenza.

È il punto di svolta
quando nel suo disegno c’è scritto che devi lasciare andare.

“Non riesco a muovermi”,
si dice quando qualcosa ti trattiene,
quando il passato continua a chiamarti.
Rincorrerti.

Il ginocchio sinistro dolente può raccontare
di una madre troppo presente o troppo distante, o, più in generale,

della difficoltà ad accogliere il principio femminile dell’esistenza.

Il bisogno mai soddisfatto di essere visto,
la rabbia per ciò che è mancato, e queste
si intrecciano con il senso di colpa
La scelta di voler vivere appieno la propria vita

Che significherebbe abbandonare chi ti ha custodito.

Quando si piega, si accoglie.
Si aspetta. Si veglia. È lì che si sopporta.
È lì che ci si spezza.
E poi si impara ad affidarsi.

L’uomo non poteva entrare
Non poteva sostare davanti a una madre che partoriva,
davanti alla terra che nutre,
davanti al mistero che genera la vita.

Ecco l’Accoglienza.

Perché rimanere,
a volte, è il più grande atto di coraggio. Più di mille battaglie
È chiedere di essere visti nella propria fragilità di essere contenuti.

È comprendere che nessuno si salva da solo.
Tra femore e tibia, i due menischi.
Guardiani di ciò che si sostiene e ciò che si desidera lasciar andare.

Due ali d’appoggio,
due cuscini di memoria.

Se ascoltato, il ginocchio sinistro guarisce.
Torna a distendersi.

Quando si sistema l’albero
Quando ognuno viene rimesso al proprio posto

Onore al sacrificio

quando il cuore si apre alla madre,
nella sua forza e nella sua fragilità,
nella sua grandezza e nella sua imperfezione.

Quando viene accolta con compassione,
può accadere.

E allora quel piegarsi diventa abbraccio.
Portatore di cura. E la gamba si stende,
con un passo morbido.

La strada non è più il ritorno a quella casa
Regia o prigione
ma diventa la tua possibilità di crescita

Dove l’uomo o la donna possono
camminare senza smarrire le proprie radici,

ogni volta diversi, più maturi, più capaci di restare
senza rinunciare ad andare.

Perché ora hanno visto. Anche se solo un poco.
Hanno pacificato, forse non tutto.

Hanno reso onore a chi li ha custoditi.
E finalmente sistemato l’ordine dell’amore.

Possono riprendere a camminare.

*se vuoi saperne di più scrivimi in privato

Alessandro Catanzaro

IL PIRIFORME(Il miracolo del controllo)Di contro allo psoas, custode dell’anima anteriore, troviamo il piriforme, profon...
14/10/2025

IL PIRIFORME
(Il miracolo del controllo)

Di contro allo psoas, custode dell’anima anteriore, troviamo il piriforme, profondo, nascosto anche lui,
Sentinella silenziosa a vegliare il retro del corpo.

Non guarda avanti, non si protende verso il futuro.
Lui vigila alle tue spalle,
difendendo il cammino già percorso,
custodisce il passaggio tra bacino e gamba
come un cancello serrato,
Check Point Charlie.

È il muscolo del passo trattenuto,
del milite sempre in piedi,
del controllo che non molla mai la presa.
“Alt!”
Dove lo psoas racconta fiducia e apertura,
il piriforme parla di vigilanza e prudenza.

Le sue fibre sono le briglie del nostro corpo, stringono, guidano, indirizzano.
È lì che si stabilisce la direzione, la velocità,
il passo.
È lì che parte il dolore e il blocco, quando contratto preme sullo sciatico,
quando la paura di cedere è più forte del desiderio di andare.

Ogni tensione del piriforme è un ordine.
“Fermati. Non oltrepassare. Sorveglia. Trattieni. Resisti.”
E tu lo senti, eccome se lo senti.
Una morsa che ti attraversa il fianco, una scossa che scende lungo la gamba.
Sei incatenato, con il collare e gli spuntoni,
che ti ricorda
quanto il corpo sa difendersi da solo.
E quando tu non lo ascolti
lui interviene.

Il piriforme è il guerriero silenzioso,
Jigen di Lupin,
non attacca, non provoca, non colpisce,
mantiene la posizione.
Fino al limite, come un gatto all’angolo.

È lui a stabilire il confine, dove finisce il dentro
e comincia il fuori.

E quando finalmente si lascia andare,
quando la sua presa si scioglie,
allora scopri la libertà del passo.
Hai restituito ai tuoi Genitori e Maestri i loro debiti.
Trovi allora la leggerezza del cammino,
il coraggio di affidarti alla terra,
la tua amante Terra.

Il piriforme, nel suo oscuro vigore,
è la memoria del corpo che non vuole cedere,
l’ultima guardia prima della resa.
Erano in trecento a difendere il varco.
Il sigillo che, una volta sciolto,
apre le porte a un movimento nuovo.
La scelta compiuta
Si proceda, sì
Ma con cautela

(Anche questa vi è piaciuta tanto)

®️Alessandro Catanzaro

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