30/06/2026
🚨 "L'OSTEOPATIA NON È SCIENZA!"... dice il fenomeno di turno.
Questo post è dedicato a te.
Per la serie: "Il venditore di carne che dice che il pesce puzza."
In questi giorni sembra imperare la figura dell'intellettuale da tastiera che accusa tutti di bias. È molto arrabbiato perché l'osteopatia sta entrando sempre di più nel circuito sanitario e ripete continuamente, quasi come un pappagallo, la solita frase: "L'osteopatia non è scienza."
Naturalmente senza argomentare. Lo dice e basta. Anzi, spesso lo dice anche in maniera piuttosto buffa.
Allora vorrei provare a spiegare, in modo semplice, almeno dieci motivi per cui è così difficile valutare gli effetti dell'osteopatia e, più in generale, della terapia manuale. Non per convincere chi ha già deciso di non ascoltare, ma per dare ai colleghi, ai pazienti e ai lettori qualche elemento in più per ragionare.
UNO.
Prendiamo l'esempio più classico: il mal di schiena non specifico.
Il mal di schiena non specifico non è una malattia unica. Dentro questa definizione finiscono persone completamente diverse tra loro. Alcuni hanno un dolore prevalentemente meccanico, altri una sensibilizzazione centrale, altri ancora sono fortemente influenzati dallo stress, dalla paura del movimento, dal decondizionamento fisico, dai problemi del sonno, dal lavoro o dalle condizioni psicosociali. Se dovessimo suddividerli in sottogruppi probabilmente arriveremmo a diverse decine di categorie differenti.
Questo rappresenta un enorme problema metodologico. Stiamo cercando di studiare persone che hanno tutte "mal di schiena", ma per motivi molto diversi tra loro.
E attenzione: questo non vale solo per l'osteopatia. Vale per qualsiasi trattamento della lombalgia aspecifica. Infatti nessun approccio terapeutico, compresi quelli farmacologici, possiede evidenze assolute di fascia A per il trattamento del mal di schiena non specifico.
DUE.
Quando si studia una molecola è relativamente semplice. Si isola una sostanza, la si studia in vitro, si osservano gli effetti e si traggono delle conclusioni.
L'osteopatia non è una molecola.
Il trattamento cambia continuamente in funzione della persona. Cambiano le tecniche, l'intensità, il timing, la risposta del paziente, l'esperienza del terapeuta, la capacità di comunicazione clinica e tantissimi altri fattori.
E poi la terapia manuale è piena di bias cognitivi. Ne ho parlato nel post precedente.
TRE.
Molti studi utilizzano un placebo.
Ma come si costruisce un placebo credibile nella terapia manuale?
È estremamente difficile.
Perfino un contatto apparentemente "inerte" può produrre effetti attraverso aspettative, rassicurazione, memoria, paura, esperienze precedenti e relazione terapeutica.
QUATTRO.
Di conseguenza è quasi impossibile costruire veri trial in doppio cieco placebo.
Gli effetti della terapia manuale sono inevitabilmente influenzati anche dal contesto.
La spiegazione, il rapporto terapeutico, la fiducia, la sicurezza percepita e le aspettative del paziente fanno parte del trattamento.
Non sono necessariamente effetti "falsi". Sono parte integrante della cura.
Ma dal punto di vista metodologico rappresentano una grossa interferenza quando si cerca di isolare esclusivamente l'effetto della tecnica.
Inoltre la lombalgia aspecifica, per definizione, tende spesso a migliorare spontaneamente. Questa storia naturale della malattia rappresenta un'altra importante variabile che rende ancora più difficile interpretare gli studi.
E nella pratica clinica reale la terapia manuale non viene quasi mai utilizzata da sola.
Viene associata ad esercizio terapeutico, consigli sul movimento, gestione dei carichi, educazione del paziente.
Non a caso oggi tutte le linee guida parlano di un vero e proprio pacchetto terapeutico.
CINQUE.
La standardizzazione richiesta dai trial spesso impoverisce la pratica clinica.
Un bravo osteopata fa esattamente il contrario.
Valuta la storia clinica, l'irritabilità del dolore, la risposta al movimento, le preferenze del paziente e costruisce ogni trattamento su misura.
Personalmente, dopo 25 anni di attività clinica e quasi 30.000 trattamenti effettuati, ho così tante chiavi di lettura che difficilmente tratto due pazienti nello stesso modo. Naturalmente sempre cercando di integrare esperienza clinica, ragionamento e letteratura scientifica.
SEI.
Il follow-up degli studi è spesso troppo breve.
Quasi tutti osservano cosa succede nelle prime settimane o nei primi mesi.
Io sarei curioso di vedere un grafico cartesiano che confronti, nell'arco di cinque o dieci anni, persone con lombalgia trattate con osteopatia, esercizio fisico e gestione attiva del problema rispetto a chi ricorre esclusivamente ai farmaci.
Sarebbe davvero interessante.
SETTE.
Le statistiche spesso nascondono quelli che vengono definiti gli high responder.
L'effetto medio può essere piccolo.
Ma all'interno dello stesso studio alcuni pazienti possono ottenere benefici enormi.
Ed è qui che torniamo al primo punto: probabilmente stiamo ancora mescolando sottogruppi molto diversi tra loro.
OTTO.
La significatività statistica non coincide sempre con la rilevanza clinica.
Se tre persone su dieci migliorano moltissimo grazie a un determinato trattamento, provate a dire a quelle tre persone che il risultato "non conta".
Per loro conta eccome.
E vale anche il contrario.
Se otto pazienti migliorano e due no, lo studio può risultare positivo, ma quei due continueranno comunque a soffrire.
Dietro ogni statistica esistono persone vere.
NOVE.
Esistono problemi di affidabilità di alcuni test palpatori.
È un tema reale, complesso e ancora molto discusso.
Ed è giusto continuare a studiarlo.
Ne ho parlato anche nel post precedente dedicato ai bias.
DIECI.
Un trial risponde a una domanda molto precisa.
La clinica, invece, deve rispondere a una domanda completamente diversa.
Questo paziente può beneficiare del trattamento?
In quale momento del suo percorso?
Da solo oppure associato ad altre strategie terapeutiche?
Questa è la vera domanda che ogni giorno ci poniamo davanti al lettino.
Per concludere...
Prima di sparare sentenze sull'osteopatia, forse sarebbe opportuno studiare un po' di metodologia della ricerca, parlare con qualche ricercatore serio e comprendere quanto sia complesso studiare gli interventi non farmacologici.
La scienza non è una frase ripetuta sui social.
La scienza è studio, metodo, confronto continuo e, soprattutto, umiltà.