Aldo Grauso

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Aldo Grauso Professionista del settore della Salute, Coordinatore Scientifico Istituzionale

30/10/2026

⚽🎾 IL TENNIS HA PIÙ TESSERATI DEL CALCIO? SOLO SE NON CONTIAMO TUTTI. 🔎
👉Cosa ne pensi?

Nel 2024 la FITP ha superato la FIGC: 1.162.477 tesserati contro 1.123.054 (dati CONI). Complimenti al movimento della racchetta!

Ma il dato CONI per il calcio coincide, grosso modo, con i soli calciatori.

🧮 Il tesseramento FIGC comprende tutto il mondo che fa vivere una stagione sportiva.

Nel 2023-24 il Report Calcio conta:
⚽ 1.131.906 calciatori
📋 291.236 dirigenti
🧑‍🏫 41.220 tecnici
🟨 33.170 arbitri
Totale: 1.497.532 tesserati, circa un 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨.

Nei dati pubblici FITP, tra l'altro, non c'è la ripartizione per età: non sappiamo quanti siano gli under 18.

🧠 Il calcio giovanile coinvolge quasi 900.000 ragazzi, circa 1 su 4 tra i 5 e i 16 anni, con quasi 11.000 società LND sul territorio. Come responsabile dell’ Area Psicologica delle Rappresentative giovanili nazionali LND/FIGC, nella mia esperienza vedo che queste società ci sono ovunque, soprattutto nelle periferie e nei piccoli centri. Spesso sono l'unico luogo sportivo organizzato con adulti di riferimento, regole e gruppo: un argine al disagio e all'isolamento. 🤝

🌱 Il tennis cresce e fa bene al Paese. Ma le tessere non misurano l'impatto educativo: 𝐢𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐞̀ 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐚𝐧𝐳𝐚 . Mentre una disciplina individuale allena l'abilità del singolo, uno sport di gruppo restituisce alla società un valore immenso, insegnando a condividere, a fare squadra, a gestire il conflitto e a prendersi cura dell'altro.

👉Aldo Grauso

IL TENNIS HA BISOGNO DI UN 𝐅𝐄𝐑𝐌𝐎 𝐁𝐈𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐎: È ANCORA UNO SPORT O È SOLO INTRATTENIMENTO? 🎾Nel 2023 lo sport è entrato ne...
22/10/2026

IL TENNIS HA BISOGNO DI UN 𝐅𝐄𝐑𝐌𝐎 𝐁𝐈𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐂𝐎: È ANCORA UNO SPORT O È SOLO INTRATTENIMENTO? 🎾

Nel 2023 lo sport è entrato nella Costituzione. L'articolo 33 riconosce «il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva in tutte le sue forme».

𝐁𝐞𝐧𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐨𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐨. Della persona. Non della classifica.

Eppure oggi, se un tennista si ferma per curare la propria salute mentale, il sistema lo punisce: perde posizioni, perde denaro, rischia la carriera.

Proviamo a ribaltare la prospettiva. Se la promozione del benessere psicofisico è un principio costituzionale, e se gli atleti professionisti sono lavoratori, federazioni e circuiti internazionali hanno un dovere giuridico e morale di tutelarne la salute, come in qualsiasi altro settore produttivo.

Un datore di lavoro che imponesse ritmi tali da portare i dipendenti al crollo mentale o alla menomazione fisica ne risponderebbe direttamente.

Nel tennis, come in altri sport, invece, no.

Draper in lacrime a Montreal. Tsitsipas in crisi profonda. Atmane che lancia la racchetta e poi dice di aver avuto problemi di salute mentale nelle ultime settimane. Non sono episodi isolati: è un 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐢𝐜𝐨.

Dietro ogni numero del ranking c'è una persona. Prima che atleti, sono semplicemente ragazzi, spesso sotto i riflettori da quando sono adolescenti.

Uno sport mette al centro lo sportivo. Lo spettacolo mette al centro il calendario: sempre in campo, sempre disponibili, sempre in scena.

👉 In ecologia esiste il FERMO BIOLOGICO: si smette di pescare perché, se si preleva senza sosta, le risorse si azzerano e la vita si interrompe.

Un tennista funziona allo stesso modo.

💡 La proposta: almeno sei settimane di stop a metà stagione, durante le quali classifica, ranking e scadenze contrattuali restano congelati.

Ma fermarsi non basta. Quando il crollo arriva, è già tardi.

Lo dico da psicologo federale e da coordinatore di progetti sull'Educazione Emotiva per le istituzioni: l'INTELLIGENZA EMOTIVA è la vera forma di prevenzione.

💬 𝐒𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐩 𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐚̀ 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞: giuste, poche o impraticabili?
Seguimi 👉Aldo Grauso e dimmelo nei commenti.

👉Nel primo commento l’articolo completo su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭 di Francesco Palma.

🚗 🏫 𝐔𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚𝐫 𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚. 𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚. 𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐑𝐨𝐦𝐚.Due ragazzi, 16 e 17 anni. Una minic...
14/10/2026

🚗 🏫 𝐔𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚𝐫 𝐧𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚. 𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚. 𝐀𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐞̀ 𝐑𝐨𝐦𝐚.

Due ragazzi, 16 e 17 anni. Una minicar nera. Sei aggressioni a persone che camminavano, andavano in bici o in monopattino, in due sere. Una di loro, un attore, è ancora in prognosi riservata.

I due sono stati individuati e, secondo quanto riportato, hanno ammesso i fatti. La prima reazione è la rabbia, ed è comprensibile.

👉 Io però mi faccio un'altra domanda, da psicoterapeuta: cosa deve ve**re meno, in un ragazzo, perché una persona che cammina per strada smetta di essere una persona e diventi un bersaglio?

Sappiamo da anni che, quando un gesto violento nasce in gruppo, per sfida o per farsi vedere dall'amico, la vittima scompare. Non si vede più il volto, non si sente più il dolore. È la stessa distanza che troviamo nel bullismo e nel cyberbullismo.

𝐋'𝐞𝐦𝐩𝐚𝐭𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚: 𝐬𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚. E si allena presto, quando i bambini imparano a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri.

🏫 Per questo a Roma prosegue, nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, la sperimentazione per la prevenzione e il contrasto di bullismo e cyberbullismo con l'Educazione Circolare Emotiva, il metodo elaborato dall’équipe scientifica di Università Telematica degli Studi IUL (INDIRE) per Roma Capitale che ho il privilegio di coordinare.

👉 Le scuole interessate potranno fare richiesta durante l'anno direttamente al Dipartimento Scuola inviando una e-mail a: [email protected].

🌱 Siamo tra i pochi in Italia ad aver scelto di partire dalle 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐞, perché è da lì che si comincia. Non a sedici anni.

L'idea di fare qualcosa per i giovani è nata grazie all'intuizione di Giovanni Zannola e dell'Assessora Claudia Pratelli, che mi hanno affidato il coordinamento del tavolo tecnico interistituzionale sul bullismo e cyberbullismo in sinergia con l’Ufficio Regionale Scolastico del Lazio.

Non per punire dopo, ma per interve**re prima.

La repressione arriva sempre dopo il danno. L'educazione emotiva arriva prima.

Il mio pensiero va a chi è stato aggredito e alla sua famiglia. E a due ragazzi che, qualunque sarà il percorso giudiziario, hanno bisogno di essere accompagnati, non solo giudicati…e a tutti quei bambini che da settembre stanno iniziando un modo diverso di fare scuola.

Seguimi 👉 Aldo Grauso per tutti gli aggiornamenti sulla sperimentazione.

📌 Nel primo commento il link della notizia ufficiale di Roma Capitale.

🛑 😢𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥'𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚?Lo vedo ogni giorno nel mio studio. Tanti uomini arrivano con gli occhi luc...
08/10/2026

🛑 😢𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐥'𝐮𝐨𝐦𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐚?

Lo vedo ogni giorno nel mio studio. Tanti uomini arrivano con gli occhi lucidi e la gola stretta, e trattengono: deglutiscono, guardano altrove, cambiano discorso.

In tanti anni di esperienza potrei contare sulle dita di una mano le volte in cui ne ho visto uno scoppiare a piangere davvero. Non perché non soffrano. Perché hanno imparato troppo bene a non farlo.

In media le donne piangono più spesso degli uomini. Ma da bambini la differenza quasi non esiste: compare in adolescenza e cresce con gli anni. Se fosse solo biologia, ci sarebbe fin dall'inizio.

👉🏻 Cosa pesa davvero?

Ormoni (testosterone e prolattina) e differenze tra gli emisferi sono ipotesi interessanti, ma con prove ancora limitate. Il fattore più pesante sembra la 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚: dipende da quanto una società permette a un uomo di mostrarsi fragile.

👉 Emozioni attive e passive.

Ai maschi si concede più facilmente la rabbia, alle femmine la tristezza. Così i ragazzi tendono a trasformare in rabbia anche paura, vergogna e dolore.

Ma piangere non è debolezza: è il modo in cui la mente elabora una perdita. Chi non piange non sente meno: spesso ha solo imparato a non mostrarlo.

𝐄 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐞𝐬𝐩𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐩𝐚𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞: può trasformarsi in chiusura, rabbia, a volte anche violenza.

🧠 Si chiama intelligenza emotiva ed è necessaria al pari di quella logica - induttiva. È la capacità di riconoscere, usare, comprendere e gestire le emozioni. Non è un talento di nascita: si allena. 𝐌𝐚 𝐬𝐞 𝐚𝐢 𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐧𝐝𝐞 𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚, 𝐥'𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐚 𝐦𝐞𝐭𝐚̀.

👉🏻 Per questo i bambini maschi devono poter condividere tristezza e pianto fin dai primi anni, non a quindici, quando il copione "i maschi non piangono" è già scritto. Un bambino che non impara a regolare la propria parte malinconica ha più probabilità di farla esplodere in rabbia, in adolescenza e poi da adulto.

🏫 È ciò che stiamo anche facendo a Roma con la sperimentazione della 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚, nata dall'ottimo risultato del primo anno e ora estesa a numerose scuole di Roma Capitale.

Per questo, con questo protocollo, ci concentriamo esclusivamente sulle 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐞 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐠𝐫𝐚𝐝𝐨: tra i 6 e i 14 anni il cervello è ancora molto plastico e si modella sull'esperienza. È la fase in cui un bambino può imparare che la tristezza non è una colpa e che il pianto non è una debolezza, prima che lo stereotipo si irrigidisca.

👉🏻 E a casa?

Quante volte abbiamo sentito un amico, o noi stessi, dire: "Non ho mai visto mio padre piangere"? Lo diciamo quasi come un dato di fatto, a volte con ammirazione, a volte con un velo di malinconia. Raramente ci chiediamo che cosa abbia imparato, da quel silenzio, un bambino.

Perché 𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚𝐧𝐝𝐨.

💬 Allora la solita domanda che faccio ai padri è : vi sforzate di nascondere la vostra tristezza, o la condividete con i vostri figli? E quanto pesa lo stereotipo inconscio "io piango” sul modo in cui li educate?

🧩 Un figlio che vede il padre triste e vicino, senza vergogna, impara che si può soffrire e restare forti.

Seguimi 👉 Aldo Grauso per condividere contenuti su emozioni, scuola e genitorialità.

"Ha una maturità incredibile per la sua età."“ Sembra già un piccolo uomo.”Lo diciamo con orgoglio. Ma a 8 anni essere t...
01/10/2026

"Ha una maturità incredibile per la sua età."
“ Sembra già un piccolo uomo.”

Lo diciamo con orgoglio. Ma a 8 anni essere troppo maturi non è un traguardo. A volte è un campanello d'allarme. ⚠️

👉 A 8 anni il bambino è nella latenza, una fase delicatissima. È normale e sano che il pensiero sia ancora magico, che creda a Babbo Natale, che guardi i cartoni animati e che si addormenti anche con il peluche. Dovrebbe evolutivamente essere così.

Ce lo hanno insegnato molti autori della psicologia evolutiva (Erikson, Winnicott): a quest'età l'autostima nasce dal giocare, non dal comportarsi da adulto, e il gioco è lo spazio in cui il bambino diventa se stesso.

Certo, fino alla metà del secolo scorso, tanti bambini già a 8 anni lavoravano, e perdevano il diritto all'infanzia. Era una necessità, non una scelta.

Oggi le condizioni socio-economiche sono cambiate e migliorate, pur con tutte le difficoltà che le famiglie oggi vivono. Quel paragone non regge più: oggi l'infanzia possiamo permettercela, e dobbiamo proteggerla.

Adultizzare significa chiedere a un bambino di capire prima, controllarsi prima, non disturbare, farci da confidente. Così impara anche a nascondere i suoi bisogni da bambino. Il rischio è ansia, perfezionismo, difficoltà a chiedere aiuto e …addio empatia.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐂𝐓𝐔 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐎𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐌𝐢𝐧𝐨𝐫𝐞𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 uno degli strumenti che uso è l'osservazione del gioco: prima tra il bambino e un genitore (gioco diadico), poi con entrambi i genitori insieme (gioco triadico).

🧩 Dal gioco riesco a comprendere il reale stadio evolutivo del bambino. E mi capita spesso di vedere bambini che sembrano già quasi adolescenti.

Sarebbe meglio che un bambino di 8 anni dimostrasse 8 anni e, paradossalmente, anche qualche anno di meno.

Dico sempre che è “𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐟𝐚𝐧𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐚̀ "𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞": il bambino che appare grande, infatti, spesso diventa in famiglia il terzo genitore, quello che media, consola e non crea problemi.

La terapia familiare lo chiama 𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 (inversione dei ruoli), e il conto, di solito, arriva più avanti.

👉 E allora diciamolo, anche se è scomodo: 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐟𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐚 𝐧𝐨𝐢, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐚 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨. 𝐌𝐚𝐢.

Ci aiuta, ci alleggerisce, non fa storie. E nei casi più delicati finisce per sostituirsi al partner che, a sua volta, da grande “gioca” a fare il piccolo.

👉 Padri e madri che diventano figli dei loro figli.

Nessun bambino dovrebbe portare un peso così grande su spalle così piccole.

💬 𝐆𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐞 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐯𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢, 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐚𝐭𝐞. Il tempo del gioco è breve e, prima o poi, finisce. Non facciamolo finire prima del tempo.

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👉Aldo Grauso

𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐀 È 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐓𝐄𝐆𝐆𝐄.🚨Il metal detector controlla gli oggetti. Il cartellone ascolta le emoz...
21/09/2026

𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐀 È 𝐔𝐍𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐂𝐇𝐄 𝐏𝐑𝐎𝐓𝐄𝐆𝐆𝐄.

🚨Il metal detector controlla gli oggetti. Il cartellone ascolta le emozioni.

Per questo la vera prevenzione parte prima.

👉 A Roma la stiamo portando già dalle scuole primarie con la 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐂𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚. Il primo strumento del protocollo è quello che vedete nella foto: un cartellone sulla porta della classe, che i bambini toccano per rispondere.

𝐏𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐟𝐞𝐥𝐢𝐜𝐢, 𝐭𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢, 𝐚𝐫𝐫𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐭𝐢 𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐚𝐮𝐫𝐢𝐭𝐢.

👉 Ogni mattina, in fila, i bambini delle scuole che hanno aderito comunicano subito all'insegnante il proprio stato d'animo, con gesti e parole. Prima ancora di sedersi al banco.

Poi, nell'𝐨𝐫𝐚 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐢𝐦𝐚𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚, all'interno del monte ore di educazione civica , si va più a fondo: conoscere davvero le loro vite. Quando sono ancora aperti, imparano a:
🔹 dare un nome a ciò che sentono
🔹 gestire frustrazione e rabbia
🔹 riconoscere l'altro, con empatia e rispetto

👉 I bambini e l’insegnante parlano di loro.

Un bunker si difende. Una scuola aperta si abita.

Se non impariamo ad aprirci da piccoli, rischiamo nei prossimi dieci anni scuole che somigliano a caserme e ragazzi sempre più “interrotti”, arrivando al punto in cui un genitore, oltre a controllare se nello zaino ci sono i compiti fatti, prima di uscire dovrà verificare che non ci sia un'arma.

🔌 Interrotti da una notifica, da uno schermo, da un gruppo social, da un adulto che ha fretta e chiede "cosa devi fare?" prima di "come stai?"

La domanda che mi pongo ogni giorno come Coordinatore di questa sperimentazione è

𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐭𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐭𝐢𝐧𝐚?

☝️la barriera di un metal detector o un semplice gesto di pochi secondi per comunicare come stanno?

Seguimi 👉 Aldo Grauso per scoprire come sta evolvendo la sperimentazione a Roma.


⚽️ 𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 🇮🇹Dopo un po di tempo ritorno a parlare di sport  e voglio ...
17/09/2026

⚽️ 𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 🇮🇹

Dopo un po di tempo ritorno a parlare di sport e voglio partire da un dato di cui sento parlare poco: nella scuola primaria italiana, l'educazione fisica con un docente specializzato in Scienze Motorie c'è solo in quarta e quinta elementare. 🚫 Non in prima, non in seconda, non in terza.

Per 5 - 6 anni di vita , quelli in cui si costruiscono coordinazione, schemi motori di base, rapporto con il proprio corpo , i nostri bambini restano scoperti da un vero insegnamento specialistico dell'attività motoria.

📉 Nel frattempo, secondo uno studio internazionale condotto da ricercatori OMS e pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health, 𝐥'𝟖𝟖,𝟔% 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢 (𝟏𝟏-𝟏𝟕 𝐚𝐧𝐧𝐢) 𝐧𝐨𝐧 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐠𝐞 𝐢 𝐥𝐢𝐯𝐞𝐥𝐥𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐚 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚𝐭𝐢 , con un trend peggiorativo negli anni, sia tra i ragazzi che, ancora di più, tra le ragazze.

🚨 Un dato drammatico, che dovrebbe far riflettere prima ancora di parlare di sport agonistico: parliamo di 𝑠𝑎𝑙𝑢𝑡𝑒, 𝑝𝑜𝑠𝑡𝑢𝑟𝑎, 𝑠𝑣𝑖𝑙𝑢𝑝𝑝𝑜 𝑛𝑒𝑢𝑟𝑜𝑚𝑜𝑡𝑜𝑟𝑖𝑜, e — da psicotetepeuta lo dico con convinzione — 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚. Il corpo che non si muove è anche una mente che fatica a scaricare tensione e frustrazione.

È risaputo, per esempio nel 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨, che allenare le squadre giovanili significa lavorare per pochi euro — spesso a malapena sufficienti a coprire benzina e materiale tecnico. Una realtà che le famiglie e gli addetti ai lavori conoscono bene, ma di cui raramente si parla fuori dagli spogliatoi.

Il tutto per un impegno che, per 1 tecnico su 3, supera le 15 ore settimanali — tra allenamenti, partite del weekend, riunioni e preparazione delle sedute — con in più la responsabilità educativa, e talvolta legale, di decine di minori affidati.

E prima ancora di guadagnare un euro, quel tecnico ha già investito. Per allenare legalmente anche i più piccoli è obbligatorio conseguire una licenza attraverso i corsi allenatori federali, con quote di partecipazione a proprio carico. A cui si aggiungono le quote annuali di tesseramento all'Albo dei Tecnici e i corsi di aggiornamento periodici, anch'essi obbligatori per mantenere l'abilitazione attiva.

👉 Dietro questi numeri c'è un tessuto enorme: oltre un milione di giovani tesserati nel settore giovanile e scolastico, distribuiti in più di 11.000 società e quasi 59.000 squadre.

E non è un caso isolato: il CONI, con oltre 114.000 società e più di 14,6 milioni di tesserati, rappresenta la più numerosa organizzazione di volontariato d'Italia.

⚖️ E qui il dato che chiude il cerchio: dal 2023 lo sport è in Costituzione. La Legge costituzionale n. 1/2023 ha aggiunto all'articolo 33 il riconoscimento del "valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva". Sulla carta, un diritto fondamentale al pari di istruzione e cultura. 𝑁𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑎𝑡𝑖𝑐𝑎, 𝑎 𝑑𝑢𝑒 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑡𝑎𝑛𝑧𝑎, 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑎 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐚 , 𝑡𝑒𝑛𝑢𝑡𝑜 𝑣𝑖𝑣𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑒 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑑𝑖𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒, 𝑙𝑎𝑠𝑐𝑖𝑎𝑡𝑒 𝑠𝑜𝑙𝑒, 𝑒 𝑑𝑎𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑡𝑒𝑐𝑛𝑖𝑐𝑖 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜𝑝𝑎𝑔𝑎𝑡𝑖.

💡 E se, invece di limitarci a constatare il problema, immaginassimo una soluzione strutturale? Il voucher sportivo per graduatoria ISEE, già in uso in molte Regioni e Comuni, è utile ma resta una fotografia statica del reddito — non chiede nulla al ragazzo, solo di essere nato sotto una certa soglia.

𝐔𝐧𝐚 𝐛𝐨𝐫𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐚 funzionerebbe diversamente: legherebbe l'accesso a un doppio impegno, scolastico e sportivo. Non un aiuto passivo, ma un percorso che premia responsabilità e merito prima ancora del reddito — garantendo il diritto allo sport anche alle famiglie meno abbienti, non come elemosina ma come riconoscimento.

❓ La domanda, allora, è questa: senza le associazioni sportive dilettantistiche, cosa resterebbe ai nostri figli per socializzare e muoversi dopo la scuola? Quasi nulla.

𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐩𝐨𝐜𝐡𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐢. 𝐄̀ 𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨 — 𝐞 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧 𝐩𝐨' 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐢 — 𝐚 𝐝𝐨𝐯𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐨𝐫𝐨.

Da professionista del settore, ancor prima di componente della Lega Nazionale Dilettanti della FIGC, auguro un 𝑩𝒖𝒐𝒏 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒕𝒂𝒈𝒊𝒐𝒏𝒆 𝑎 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑜𝑐𝑖𝑒𝑡𝑎̀ 𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑖𝑣𝑒 𝑑𝑖𝑙𝑒𝑡𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖𝑠𝑡𝑖𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎𝑛𝑒 𝑒 𝑎𝑖 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑎𝑙𝑙𝑒𝑛𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒 𝑑𝑖𝑟𝑖𝑔𝑒𝑛𝑡𝑖:

il vostro lavoro silenzioso vale più di quanto vi venga riconosciuto

Seguimi per dirmi le tue proposte
👉 Aldo Grauso



🏫 Migliaia di bambini si preparano a varcare per la prima volta il portone della scuola primaria. Nuova classe, nuove re...
01/09/2026

🏫 Migliaia di bambini si preparano a varcare per la prima volta il portone della scuola primaria.

Nuova classe, nuove regole, nuovi ritmi: stare seduti 5 ore, ascoltare, aspettare il proprio turno.

È normale che all’inizio sia difficile. Per tutti i bambini, non solo per qualcuno.

Eppure, dopo poche settimane, arriva spesso la stessa frase:
💬 “La maestra dice che forse dovreste farlo vedere: sembra troppo agitato, disturba, non riesce a stare fermo.”

⚠️ E qui nasce il problema.
Un bambino che al primo impatto con la scuola fatica a contenersi non ha un disturbo. Ha sei anni e sta imparando — per la prima volta nella sua vita — cosa significa stare fermo in un banco invece di muoversi liberamente all’asilo o al parco.

È un adattamento, non una patologia.

Spesso si corre a etichettare un comportamento senza neanche conoscere la storia del bambino, i suoi vissuti o il tipo di impostazione sulle regole che la famiglia ha dato fino a quel momento.

Questa visione nasce dal segno profondo lasciato dal mio maestro, il 𝐏𝐫𝐨𝐟𝐞𝐬𝐬𝐨𝐫 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐞 𝐙𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐚, venuto a mancare proprio pochi giorni fa. Un uomo che custodisco nel cuore e che ha cambiato drasticamente la mia prospettiva sulle diagnosi. Il suo straordinario insegnamento è la linfa del Master che dirigo sui Disturbi del Neurosviluppo in ottica BioPsicoSociale, di cui è stato colonna portante; anche se oggi non è più tra noi.

È proprio qui che si rivela fondamentale il 𝗣𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗘𝗱𝘂𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗼𝗿𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗲 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗲 — una vera alleanza pedagogica che sto promuovendo con forza nelle 𝘴𝘤𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘙𝘰𝘮𝘢 𝘊𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘭𝘦: prima di medicalizzare, serve parlarsi, conoscersi e fare squadra.

E il calo demografico non aiuta come si potrebbe pensare: meno nascite non significa classi meno affollate, perché gli accorpamenti scolastici spingono spesso nella direzione opposta.

𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 (𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐦𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚) 𝐝𝐢 “𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞” 𝐬𝐮𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 spinge troppo spesso famiglie e insegnanti verso una scorciatoia: la diagnosi veloce.

👉 Mi capita sempre più spesso di ricevere genitori preoccupati che chiedono un appuntamento non tanto per capire il proprio figlio, quanto per ottenere un certificato utile alla scuola o attivare un supporto richiesto dagli insegnanti.

𝐋𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚, 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐥’𝐚𝐧𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐢𝐧 𝐬𝐭𝐮𝐝𝐢𝐨 trasformata in un bisogno di “carta” più che di comprensione reale del bambino.

Il risultato? Bambini etichettati a settembre per un comportamento che a novembre, con un minimo di tempo e di ambientamento, si sarebbe normalizzato da solo.

𝘌 𝘤𝘦𝘳𝘵𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘦𝘳 𝘨𝘶𝘪𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘰 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘳𝘦𝘴𝘤𝘪𝘵𝘢, 𝘮𝘢 𝘱𝘦𝘳 𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘪 𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘢𝘥𝘢𝘵𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘪𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘰.

Seguimi , se anche tu credi che ai bambini vada dato il tempo di crescere, senza fretta e senza etichette.
👉 Aldo Grauso

🚨⚠️ 𝐃𝐔𝐄 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎: 𝐂𝐇𝐈 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐁𝐁𝐑𝐎𝐍𝐙𝐀𝐓𝐎, 𝐂𝐇𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐏𝐈𝐔̀C’è chi ad agosto sfoglia le foto delle vacanze. C’è ch...
24/08/2026

🚨⚠️ 𝐃𝐔𝐄 𝐕𝐎𝐋𝐓𝐈 𝐃𝐈 𝐀𝐆𝐎𝐒𝐓𝐎: 𝐂𝐇𝐈 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐀𝐁𝐁𝐑𝐎𝐍𝐙𝐀𝐓𝐎, 𝐂𝐇𝐈 𝐍𝐎𝐍 𝐓𝐎𝐑𝐍𝐀 𝐏𝐈𝐔̀

C’è chi ad agosto sfoglia le foto delle vacanze. C’è chi, in questo stesso agosto, è stata seppellita.

Non è una frase a effetto: è la fotografia esatta di questo mese. 𝐃𝐚𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐫𝐫𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐬𝐞𝐢 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬𝐞 𝐝𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢, 𝐦𝐚𝐫𝐢𝐭𝐢 𝐨 𝐞𝐱 𝐟𝐢𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚𝐭𝐢 — otto se si considera l’intero mese di agosto. 

Mentre l’Italia discute di rientri, valigie e traffico in autostrada, otto famiglie non avranno nessuno da riabbracciare. Non sono “casi di cronaca”. Sono il sintomo di un 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 che continuiamo a raccontarci come emergenza isolata, quando è invece una costante che si ripete quasi ogni giorno.

👉 E qui bisogna avere il coraggio di dire una cosa scomoda: questi uomini non nascono violenti. Diventano violenti. E diventano violenti spesso dentro famiglie che non hanno mai insegnato loro a riconoscere un’emozione prima che diventasse un pugno, una parola prima che diventasse una minaccia, un “no” prima che diventasse un possesso.

Non parlo di colpa individuale di un genitore: parlo di un 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐨 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐨, di famiglie — non poche — che scambiano il silenzio emotivo per educazione, il controllo per amore, la gelosia per premura. È un 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚, e che nessuno interrompe se nessuno lo nomina.

Educare alla cura passa anche dai gesti minimi, quelli che non fanno notizia. Prima di partire per le vacanze ho salvato un piccione ferito 🐦 — un reietto tra gli animali, di quelli a cui quasi nessuno si affeziona — e l’ho portato dal veterinario per un mese di cure. Ieri ho avuto l’opportunità di liberarlo, di vederlo spiccare il volo e tornare alla vita. L’ho fatto anche per 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐦𝐢𝐨 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐮𝐧’𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐢𝐬𝐚: la commozione che si prova nel prendersi cura di chi non riceve mai attenzione, di chi non è “amabile” agli occhi del mondo, e la gioia di restituirgli la libertà. È da lì, da quella tenerezza per gli “ultimi”, che nasce il rispetto vero per l’altro — prima ancora che dai libri

💬 La domanda che dovremmo porci non è più “quando finirà”, ma “da dove si comincia a prevenirla davvero”. Non si comincia dai codici penali, che pure servono e restano necessari. Si comincia molto prima: 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐢𝐧 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐞 𝐜𝐚𝐬𝐞, 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞.

💌 È questa la scommessa della 𝘾𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝘾𝙞𝙧𝙘𝙤𝙡𝙖𝙧𝙚 𝙀𝙢𝙤𝙩𝙞𝙫𝙖 che coordino per Roma Capitale, la sperimentazione che a settembre partirà in moltissime scuole romane. E il lavoro è già iniziato: in queste settimane gli insegnanti si stanno formando sulla piattaforma predisposta per il protocollo, per essere pronti a portare in classe, fin dai primi giorni di scuola, quella grammatica emotiva che troppe famiglie, per assenza di strumenti più che per cattiva volontà, non riescono a trasmettere.

Continuare a piangere le vittime senza interve**re sulla radice del problema non è più accettabile. Non ad agosto. Non mai.

Seguimi per essere aggiornato sulla sperimentazione
👉 Aldo Grauso

🚨 “𝐒𝐞𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢”: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐚𝐧𝐬𝐢𝐨𝐬𝐢. 🧠⚽📚💬 Ti sei mai sentito ...
14/08/2026

🚨 “𝐒𝐞𝐢 𝐛𝐫𝐚𝐯𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐬𝐞 𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢”: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐢𝐜𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐚𝐧𝐬𝐢𝐨𝐬𝐢. 🧠⚽📚

💬 Ti sei mai sentito responsabile del peso eccessivo che dai al risultato di tuo figlio? Tienilo a mente mentre leggi.

Nella mia ultima intervista rilasciata a 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, ho voluto accendere un faro su un tema tanto invisibile quanto diffuso: da dove nasce il 𝐩𝐞𝐫𝐟𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐢𝐬𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞?

👉 La risposta, purtroppo, affonda quasi sempre le sue radici nell'infanzia. In un modello educativo, scolastico e sportivo che premia il risultato finale dimenticandosi del percorso, i bambini assorbono un messaggio tanto sottile quanto pericoloso: “Il mio valore dipende solo da quanto produco, vinco o performo, non da chi sono.”

È così che nascono quelli che simpaticamente ma più dolorosamente definisco i nostri "𝐦𝐢𝐧𝐢-𝐅𝐮𝐫𝐢𝐨": bambini con una meticolosità fuori dalla norma, che vanno in ansia se un oggetto viene spostato di un millimetro o che rifiutano di iniziare un compito per il terrore di non farlo in modo impeccabile. Per loro, l'ordine e il controllo esteriore diventano l'unico argine a un'ansia interiore strabordante.

Cosa possiamo fare da educatori, genitori e allenatori?

1️⃣ Normalizzare l’errore: non è fallimento, è la vera porta d’accesso all’apprendimento.

2️⃣ Spostare il focus: da “Hai vinto? Che voto hai preso?” a “Cosa hai imparato? Ti sei divertito?”.

3️⃣ Puntare al “Good Enough”: l’eccellenza sostenibile batte sempre la perfezione rigida e logorante.

Restituire ai più piccoli la libertà di sbagliare e insegnare loro l'autocompassione è il passo fondamentale per smontare questa gabbia di infallibilità prima che diventi sofferenza nell'età adulta.

📌 È lo stesso principio che porto ogni giorno nel mio lavoro con le Rappresentative Nazionali della LND - FIGC e nei progetti di 𝐄𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐄𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 nelle scuole di Roma Capitale:

la performance si misura, la relazione educa.

Seguimi per saperne di più 👉 Aldo Grauso

👉 Nel primo commento l’intervista completa curata da Daniela Cursi

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