Aldo Grauso

Aldo Grauso Professionista del settore della Salute, Coordinatore Scientifico Istituzionale

⚽️ 🗣️ Quanti allenatori hanno il coraggio di raccontarsi davvero ai propri giocatori?Ieri, nella splendida cornice di Ve...
04/06/2026

⚽️ 🗣️ Quanti allenatori hanno il coraggio di raccontarsi davvero ai propri giocatori?

Ieri, nella splendida cornice di Veronello, abbiamo
vissuto una giornata speciale e intensa con i ragazzi della Rappresentativa Nazionale Under 15 della 𝐋𝐞𝐠𝐚 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐃𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 all'interno del progetto di Educazione allo Sport che coordino.

👉 Nelle Nazionali giovanili la sfida è doppia: i ragazzi non si vivono quotidianamente. Si incontrano a "spot", nei vari raduni, e non hanno il tempo biologico di creare quei rapporti profondi che fanno la differenza nei momenti difficili.

Per questo abbiamo avviato una 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚, partendo da una regola precisa di questo ritiro: lo smartphone si usa pochissimo. Abbiamo azzerato il tempo individuale passati isolati davanti a uno schermo, sostituendolo nei momenti di pausa con i vecchi giochi sociali nei ritiri di una volta.

E proprio in questo clima ritrovato, nel ruolo di facilitatore, ho invitato i ragazzi a fare un passo oltre il rettangolo di gioco. Qualcuno ha preso la parola davanti a tutti, rompendo il ghiaccio e condividendo gli aspetti più intimi e complessi della propria vita. Anche lo staff tecnico ha voluto raccontarsi.

👉 Da quel momento è successo qualcosa di straordinario: la pura condivisione ha abbattuto ogni barriera, lasciando spazio a momenti di commozione condivisa che hanno toccato tutti i presenti. Un successo dell'intervento quasi irreale per la velocità e l'intensità con cui questi giovani atleti si sono messi a n**o.

👉 Cosa abbiamo ottenuto? Una fortissima coesione del gruppo e, soprattutto, una chiave di lettura preziosa per il Mister e lo staff, che ora possono comprendere sfumature caratteriali e dinamiche personali che difficilmente sarebbero emerse sul campo. Il talento ti fa convocare, ma è l'empatia che ti fa vincere dentro una squadra.

🧠 Se in un raduno "lampo", staccando i ragazzi dai telefoni e parlandoci a cuore aperto, siamo riusciti a fare questo, la riflessione si sposta sui club di base e dilettantistici, dove il tecnico vive i ragazzi quotidianamente:

❓Quanti investono davvero quei 10 minuti prima dell'allenamento per il confronto e la conoscenza profonda delle storie personali di ognuno? E quanti tecnici hanno il coraggio di iniziare da se stessi, raccontandosi per primi ai propri giocatori?
La formazione parte dall'esempio, non solo dalle lavagne tattiche.

Aldo Grauso


🔴 ANESTETIZZATI DA PICCOLI, SPIETATI DA GRANDI: Giovani senza limiti o adulti senza coraggio?Inutile girarci intorno di ...
01/06/2026

🔴 ANESTETIZZATI DA PICCOLI, SPIETATI DA GRANDI: Giovani senza limiti o adulti senza coraggio?

Inutile girarci intorno di fronte alle continue cronache di violenza, degrado e totale anempatia che registriamo nell'ultimo periodo.

𝐎𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐳𝐳𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ , 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐞 𝐟𝐮𝐨𝐫𝐢 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞.

👉C’è una verità clinica che pochi hanno il coraggio di dire: per molti dei nostri adolescenti, oggi, è troppo tardi per la semplice educazione emotiva.

Quando il danno strutturale è già fatto, l'anaffettività si radica e si ramifica in forme di disagio drammatiche.

Come psicoterapeuta e Coordinatore della Cabina di Regia sul Bullismo e Cyberbullismo di Roma Capitale, vedo ogni giorno le due facce opposte di questa identica anestesia dell'anima:

📉 Il dolore rivolto verso se stessi: è il silenzio assordante dell'anedonia, l'incapacità totale di provare piacere o interesse per la vita. È il corpo che diventa un campo di battaglia nei disturbi alimentari, o il grido d'aiuto invisibile dell'autolesionismo, dove farsi del male resta l'unico modo per "sentire" qualcosa quando dentro si è completamente vuoti.

💥 Il dolore scaricato sugli altri: all'estremo opposto, troviamo una violenza brutale e priva di consapevolezza. Non c'è nemmeno la reale percezione di fare del male: c'è solo la volontà sistematica di offendere, umiliare e annientare l’altro, sia psicologicamente che fisicamente.

Aggredire un insegnante in classe o un passante per strada diventa un intrattenimento, un contenuto da filmare per i social, senza un briciolo di rimorso o di pietà, perché nel cervello quella competenza non è stata mai allenata.

🚗 Serve una "Patente Genitoriale"?
Di fronte a questo disastro, sorge una domanda provocatoria ma necessaria: di chi è la vera responsabilità? Della società o dei genitori?

Diciamolo chiaramente: la scuola ha il dovere di istruire, di accogliere e di fare prevenzione. Ma lo Stato non può sostituirsi al codice genetico dell'educazione, che appartiene alla famiglia. Se per guidare un'auto serve un esame, oggi sembra che per mettere al mondo un figlio e crescerlo non serva alcuna competenza sociale. Troppi genitori hanno confuso l'amore con l'assenza di regole, abdicando al proprio ruolo autorevole per paura del conflitto.

Nel mio ultimo articolo scritto con Daniela Cursi su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 lancio una riflessione profonda proprio su questo corto circuito.

👉Bisogna partire dai bambini piccoli: la vera prevenzione si fa nelle scuole e nelle associazioni sportive.

Se vogliamo salvare le prossime generazioni dal baratro dell'isolamento o della ferocia, dobbiamo smetterla di intervenire quando i ragazzi hanno 16 anni e il disagio è già esploso. Per loro dobbiamo pensare ad altri percorsi , più specialistici.

L'educazione emotiva deve iniziare alle scuole primarie. È questo quello che stiamo facendo nelle scuole di Roma, perché è da piccoli che si impara l'alfabeto del cuore: a dare un nome alla paura, a tollerare la frustrazione di un "no", a guardare l'altro negli occhi e capire il limite oltre il quale si produce sofferenza.

𝐋'𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚: 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐮𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥'𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢, 𝐜𝐮𝐫𝐞𝐫𝐞𝐦𝐨 𝐢 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢.

👉Nel mio articolo ho tracciato 5 soluzioni immediate e urgenti per invertire la rotta. Dobbiamo portare l'educazione all'affettività obbligatoria fin dai primi anni, imporre patti di corresponsabilità più funzionali con le famiglie, e costringere chi sbaglia a riparare concretamente il danno alla collettività. Ma soprattutto, dobbiamo restituire ai genitori il coraggio e la responsabilità di fare i genitori.

❓La vera riflessione da fare è: 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐟𝐚𝐥𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐞𝐯𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐦𝐚𝐥𝐚𝐭𝐚 𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐧𝐨𝐢 𝐚𝐝𝐮𝐥𝐭𝐢 𝐚𝐝 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐢𝐚𝐫𝐞 l'educazione e la salute mentale dei nostri figli?

👇Nel primo commento, il link dell’articolo.

Aldo Grauso



💔 𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐞𝐱.“Fa male da morire sentirsi invisibili per la persona che ami di più al ...
28/05/2026

💔 𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧’𝐚𝐫𝐦𝐚 𝐝𝐚 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥’𝐞𝐱.

“Fa male da morire sentirsi invisibili per la persona che ami di più al mondo.”

Questa è solo una parte del messaggio che ho ricevuto in privato da un padre.
Un grido d’aiuto che, purtroppo, non è un caso isolato.

Quando una storia d’amore finisce, dovrebbe finire la coppia.
𝐍𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀.

Eppure, sempre più spesso, i figli vengono trascinati dentro conflitti che non appartengono a loro.

Ritardi.
Scuse.
Telefoni spenti.
Incontri rimandati.
Frasi come: “non vuole sentirti”.

👉 Ma un bambino non dovrebbe mai essere messo nella condizione di scegliere tra due genitori.

Ostacolare il rapporto tra un figlio e un genitore non è un dispetto all’ex partner.
È una ferita che ricade sul minore.

I bambini hanno un diritto fondamentale alla bigenitorialità.

Privarli di una figura di riferimento può significare:

👉 creare conflitti di lealtà
👉 alimentare ansia, rabbia e insicurezza
👉 generare paura dell’abbandono
👉 compromettere la fiducia nelle relazioni future

Un padre che vuole fare il padre non dovrebbe essere costretto a implorare il diritto di amare suo figlio.

La giustizia ha i suoi tempi.
Spesso troppo lenti.

Ma 𝐥𝐚 𝐩𝐬𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐢.

Custodisco l’anonimato di questo papà, a cui mando il mio abbraccio, ma scelgo di condividere questa riflessione perché riguarda molti genitori invisibili.

Separarsi può essere doloroso.
Ma un figlio non deve mai diventare il campo di battaglia degli adulti.

📩 La mia posta resta aperta.

❓La vera sfida allora è questa: siamo capaci di guardare l’altro attraverso gli occhi dei nostri figli e non più attraverso i nostri?

Aldo Grauso

🥊 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢?Il male esercita un fascino immediato perché promette scorci...
26/05/2026

🥊 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢𝐥 𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐨𝐩𝐫𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐢 𝐠𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐢?

Il male esercita un fascino immediato perché promette scorciatoie, risultati rapidi e gratificazioni istantanee.

Al contrario, cercare e costruire il bene richiede tempo, pazienza e una semina costante: è un percorso lento, ma è l'unico capace di durare e di proteggerci davvero.

Ieri mattina ho avuto il piacere di essere ospite del Liceo Ginnasio Statale "Orazio" - Roma per l’incontro-dibattito “Lo sport come contrasto al bullismo".

È stato bello vedere tanti ragazzi presenti, attenti e partecipi.

👉 Nel mio intervento ho voluto sottolineare due aspetti per me fondamentali.

𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨𝐜𝐞:
non possiamo aspettare che il disagio esploda alle scuole superiori.
Bisogna iniziare prima, già dalle 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚𝐫𝐢𝐞, lavorando su emozioni, empatia e rispetto dell’altro.

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞:
oggi educare i ragazzi all’uso dei social significa prevenire cyberbullismo, body shaming, revenge p**n e dinamiche di violenza che spesso nascono dietro uno schermo.

Ai ragazzi ho voluto lasciare anche una provocazione:

👉 dietro ciò che vediamo online non ci sono solo algoritmi.
Ci sono persone.
Ci sono conseguenze.
C’è un impatto reale su chi guarda, su chi condivide e su chi subisce.

Lo sport può essere una palestra straordinaria di rispetto, inclusione e fair play.

Ma non basta far praticare sport ai ragazzi.
Bisogna accompagnarli, ascoltarli e aiutarli a capire che 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐥𝐨𝐠𝐚𝐧: è un comportamento quotidiano.

Grazie al Liceo Orazio, al prof. Alessandro Follaro per l'invito, ai docenti e soprattutto ai ragazzi per l’accoglienza e per il confronto.

Aldo Grauso

Ieri ho avuto il piacere e il privilegio di partecipare, insieme al Consigliere dell’Assemblea Capitolina Giovanni Zanno...
22/05/2026

Ieri ho avuto il piacere e il privilegio di partecipare, insieme al Consigliere dell’Assemblea Capitolina Giovanni Zannola, a un panel di discussione durante la 𝐌𝐚𝐫𝐚𝐭𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐁𝐮𝐥𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨, evento promosso dall’ Osservatorio Nazionale Bullismo e Disagio Giovanile

A introdurre il confronto, due grandi campioni olimpici delle arti marziali: Giulia Quintavalle e Luigi Busà.

👉 In questa occasione ho potuto raccontare un progetto che mi sta profondamente a cuore: la 𝐬𝐩𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐚 che stiamo portando avanti dallo scorso anno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado di Roma. 🔴👧👦

Un lavoro nato all’interno del 𝐓𝐚𝐯𝐨𝐥𝐨 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 che ho il privilegio di coordinare, con la collaborazione preziosa del mondo scolastico e dello sport: associazioni sportive dilettantistiche e scuole calcio della nostra città.

Ci siamo posti una domanda semplice, ma fondamentale:

👉 𝐞̀ 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐢𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐠𝐢𝐨 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐨𝐝𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐝𝐨𝐥𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐳𝐚?

La risposta è no.

Dobbiamo partire prima.
Dai bambini.
Dalle emozioni.
Dall’empatia.

Perché non si può rispettare davvero l’altro se prima non si impara a riconoscere ciò che si prova e a comprendere ciò che prova chi abbiamo davanti.

Prima ancora di parlare di grandi sentimenti, 𝐝𝐨𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐢 𝐚 𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐞 𝐞𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.

È da lì che si previene il bullismo.
È da lì che si disinnesca la violenza.
È da lì che si costruiscono uomini e donne migliori.

Grazie a Luca Massaccesi e Elisa Caponetti per l'invito e un ringraziamento speciale ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli allenatori delle associazioni sportive: il vostro lavoro quotidiano, tra i banchi e sul campo, è la vera chiave di questa sperimentazione.

Grazie a chi crede in questo percorso e lavora ogni giorno per renderlo possibile…🤝🌱

Continuiamo a lavorare insieme per il futuro dei nostri ragazzi.

Aldo Grauso

Ieri ho avuto il piacere di essere alla Camera dei Deputati insieme all’amico Giovanni Zannola e al Presidente Giancarlo...
19/05/2026

Ieri ho avuto il piacere di essere alla Camera dei Deputati insieme all’amico Giovanni Zannola e al Presidente Giancarlo Abete, alla presentazione del progetto sociale “𝐒𝐨𝐩𝐫𝐚 𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐫𝐫𝐢𝐞𝐫𝐚”, promosso dall'Area Sociale della LND.

Un’occasione importante per parlare di sport, inclusione e comunità.

👉 Perché il calcio, soprattutto nei contesti più fragili, può essere molto più di una partita: può diventare uno spazio di incontro, di accoglienza e di crescita per tanti ragazzi, soprattutto provenienti da culture ed etnie diverse.

Quando parliamo di giovani, non parliamo mai solo di talento o prestazione.

Parliamo di storie personali, di famiglie, di territori, di difficoltà che spesso entrano in campo insieme a loro.

Ed è proprio lì che lo sport può fare la differenza.

👉 Se ben guidato, può aiutare i ragazzi a sentirsi parte di qualcosa, a costruire fiducia, a trovare riferimenti positivi.

Il calcio può essere uno strumento educativo potente.

Ma dobbiamo ricordarci che non basta far giocare i ragazzi: bisogna accompagnarli, ascoltarli e creare contesti capaci davvero di includere.

⚽ Il calcio italiano poggia su una base solida fatta di pura passione.

È quella della Lega Nazionale Dilettanti: 𝐮𝐧 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐞, di volti e di tesserati che testimoniano come lo sport sia, prima di tutto, 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚 𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐢𝐥𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀.

💚 Liberi Nantes
Un esempio concreto di come il calcio possa diventare accoglienza, inclusione e possibilità.

Aldo Grauso

🚨 Se tuo figlio va male a scuola, hai pensato di togliergli il cibo preferito, e non lo sport? Togliere l’attività sport...
14/05/2026

🚨 Se tuo figlio va male a scuola, hai pensato di togliergli il cibo preferito, e non lo sport?

Togliere l’attività sportiva è solo il modo più veloce per aumentare frustrazione, rabbia e senso di inadeguatezza?

Su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, con Daniela Cursi, abbiamo affrontato un tema che riguarda tantissime famiglie:

👉 “Se non vai bene a scuola, non ti alleni più.”

⚠️ Spesso dal mese di maggio le società sportive assistono ad una diminuzione della frequenza sportiva.

Sembra una punizione educativa.
Ma spesso diventa un ricatto.

Il rendimento scolastico va preso sul serio, certo.
Ma prima di togliere ciò che rende un ragazzo felice, forte fisicamente e psicologicamente, bisognerebbe chiedersi una cosa:

👉 perché sta andando male?

Mancanza di metodo?
Difficoltà cognitive?
Motivazione?
Aspetti emotivi?
Problemi familiari?

Non sempre il problema è “non studia abbastanza”.

Lo sport, invece, può diventare un alleato: insegna responsabilità, organizzazione, gestione dell’errore, problem solving, autostima.

👉 Dal 2023, la Costituzione riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva.

E spesso anche l’allenatore può aiutare un ragazzo a ritrovare fiducia.

Togliere tutto, invece, rischia solo di chiudere il dialogo.

I figli non hanno bisogno di genitori perfetti.
Hanno bisogno di adulti presenti, capaci di capire prima di punire.

👇 Link all’articolo nel primo commento.

❓ La riflessione da fare è: togliere lo sport per un brutto rendimento scolastico è educativo… o peggiora solo il problema?

Aldo Grauso

Crescere un figlio da soli è molto difficile, immaginiamone 5...A 31 anni, sola con cinque figli.Una storia che parla di...
12/05/2026

Crescere un figlio da soli è molto difficile, immaginiamone 5...

A 31 anni, sola con cinque figli.
Una storia che parla di assenza, scuola, sport e coraggio quotidiano.

Oggi voglio riportare una testimonianza personale che ci porta dentro un racconto che toglie il fiato, ma che offre anche una bussola preziosa.

È la storia di una donna che, a soli 31 anni, si è ritrovata a essere l’unica “regista” della vita di cinque figli.

Leggendola, ho riflettuto su quanto sia densa e complicata la solitudine di chi deve gestire scuola, sport, casa, lavoro e decisioni quotidiane senza una spalla su cui poggiare il peso delle scelte.

Diciamocelo chiaramente:

𝐥’𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐝𝐞𝐛𝐢𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐢 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐝𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐚𝐫𝐞.

E non fa distinzioni.

Pesa quando l’altro non c’è più per un 𝐭𝐫𝐚𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨.
Pesa quando l’altro 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞 consapevolmente 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐚𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞.

Cambia profondamente l’elaborazione e l’accettazione di quella solitudine, ma il peso resta.

👉 𝐋’𝐞𝐫𝐨𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐝𝐞𝐥 “𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢”

C’è una forma di coraggio silenzioso in chi accompagna un figlio a una gara sportiva, a una recita, a un colloquio o a una festa sapendo che, tra tutto quel pubblico, non ci sarà un altro sguardo complice con cui condividere orgoglio, preoccupazione o fatica.

🚗 𝐒𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢 “𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢 𝐚𝐧𝐮𝐥𝐚𝐫𝐢”

Mi ha colpito molto il passaggio sulla paura di guidare.

Spesso, chi resta solo deve imparare a fare cose che prima “spettavano all’altro”: guidare nel traffico, gestire i conti, risolvere problemi, prendere decisioni.

🤝 𝐀 𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐫𝐫𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐮𝐞

Vorrei che questo spazio diventasse anche un cantiere di ripartenza.

Scrivetemi in privato la vostra esperienza: la fatica di oggi, la paura che non dite, ma anche la piccola vittoria che vi ha permesso di andare avanti.

Le vostre parole non sono solo sfoghi.
Possono diventare strumenti concreti di sopravvivenza per chi vive una condizione simile.

𝐑𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨: “𝐒𝐢 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐟𝐚𝐫𝐞”.

Aldo Grauso

🚨 Saper leggere uno schema di gioco non basta più.Oggi bisogna saper leggere l’invisibile.Su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, ne...
07/05/2026

🚨 Saper leggere uno schema di gioco non basta più.
Oggi bisogna saper leggere l’invisibile.

Su 𝐋𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐳𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐩𝐨𝐫𝐭, nell’intervista con Daniela Cursi, abbiamo affrontato un tema sempre più urgente: il disagio giovanile nello sport, come nella scuola.

Oggi un allenatore, un insegnante o un educatore non è solo chi sa insegnare, ma anche chi è in grado di osservare.

Spesso è il primo adulto che può accorgersi che qualcosa non va.

👉 1 giovane su 5 dichiara di trovarsi in condizioni di malessere psicologico.

👉 La fascia più colpita, secondo l’indagine del Consiglio Nazionale Giovani, è quella dei 18-24 anni: 26%.

👉 2 milioni di adolescenti italiani soffrono di problematiche psicologiche o psichiatriche.

Segnali che troppo spesso vengono ignorati.

Per questo il coach può diventare una figura di “primo soccorso psicologico”: non per curare, ma per intercettare.

Perché il disagio raramente esplode all’improvviso.
Prima manda segnali.

👇 Link all’articolo nel primo commento.

❓I ragazzi vengono davvero ascoltati… o ce ne accorgiamo solo quando il disagio esplode?

Aldo Grauso

📢 Perché in Italia un talento tecnico viene scartato solo perché basso e poco sviluppato fisicamente,mentre in Spagna, P...
05/05/2026

📢 Perché in Italia un talento tecnico viene scartato solo perché basso e poco sviluppato fisicamente,

mentre in Spagna, Portogallo e in Olanda diventa un fuoriclasse? 🤔

È un paradosso culturale che affligge i nostri settori giovanili e che ci sta penalizzando.

Nel mio nuovo articolo su Corriere dello Sport, affrontiamo proprio questa discrepanza.

👉 Mentre i top club europei valorizzano la tecnica e il talento potenziale e Nuno Mendes ne è un plastico esempio recente, in Italia si cerca ancora troppo spesso la prestazione immediata basata sulla fisicità.

Parliamo del progetto LND "Secondo Semestre", una vera e propria rivoluzione mentale contro la selezione a breve termine.

È più di un progetto: è una soluzione concreta della base del calcio italiano per smettere di perdere talenti solo perché non sono ancora "maturi" fisicamente.

👉 Quanti nostri gracili talenti abbandono il calcio perché non viene data loro la giusta opportunità?

𝐃𝐚𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝟐𝟎𝟏𝟒/𝟐𝟎𝟏𝟓 𝐢𝐥 𝟑𝟎% 𝐝𝐞𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐚𝐳𝐳𝐢 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐜𝐨𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨.

E non è tutto: approfondiamo anche i dati scientifici su un altro nemico silenzioso del talento: la LUCE BLU dei telefoni, che compromette il riposo e la concentrazione e quindi la performance.

👉 Nel primo commento il link dell’articolo

Aldo Grauso












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