28/09/2026
MINIADDOMINOPLASTICA O ADDOMINOPLASTICA COMPLETA? L’IMPORTANTE E’ SAPERE SCEGLIERE!
L’addominoplastica è uno degli interventi maggiormente eseguiti in chirurgia plastica e la sua richiesta, nel corso dell’ultimo quinquennio, è andata nettamente aumentando.
Di questo intervento sono state proposte nel corso del tempo numerose varianti: si è infatti passati da semplici interventi di dermolipectomia (riservati a pazienti dopo forti cali ponderali) ad interventi sempre più perfezionati, complice anche il progresso tecnologico che permette, oggigiorno, di eseguire liposuzioni particolarmente efficaci, ma al tempo stesso sicure.
Proprio perché esistono numerose varianti di questo intervento, è essenziale saper porre le giuste indicazioni!
Non esiste infatti un intervento che vada bene per tutti, ma è necessario saper scegliere tra tutte le varianti disponibili.
È il caso della scelta della mini-addominoplastica.
Si tratta certamente di un intervento molto “allettante”, in quanto si caratterizza per una cicatrice più corta e per l’assenza della cicatrice periombelicale.
La scelta della mini-addominoplastica è dettata esclusivamente dalla valutazione dell’eccesso di cute e sottocute: infatti, tramite questo approccio è comunque possibile correggere adeguatamente le alterazioni della parete muscolare (seppur con una maggiore difficoltà tecnica per il chirurgo).
L’esecuzione di una mini-addominoplastica richiede la presenza di due requisiti essenziali:
1. un lieve/modesto eccesso di cute e sottocute;
2. un ombelico che fisiologicamente si trovi già in una posizione sufficientemente alta (nel corso della mini-addominoplastica, infatti, l’ombelico viene trasposto internamente — dopo averne sezionato il peduncolo — di circa 1–2 cm; è quindi essenziale che, di partenza, si collochi in una sede adeguatamente alta).
Qualora uno o entrambi questi requisiti non siano rispettati, non vi è indicazione a eseguire una mini-addominoplastica, bensì un’addominoplastica completa.
Vediamo più da vicino il caso di oggi, particolarmente indicativo di questi aspetti.
A seguito delle gravidanze, la paziente aveva sviluppato una diastasi post-gravidica, per la quale si era sottoposta, in un’altra sede, a un intervento di mini-addominoplastica. Tuttavia, la diastasi era recidivata e non era stato identificato né corretto il floppy wall; era inoltre presente un eccesso di cute sopra-ombelicale , non gestito dal precedente intervento.
Il desiderio della paziente era quello di risolvere sia le problematiche funzionali sia quelle estetiche, ripristinando un’adeguata figura corporea.
L’intervento proposto ed eseguito è stato quindi quello di conversione della mini-addominoplastica in addominoplastica completa, associata a rimodellamento del dorso e delle regioni trocanteriche, che più nel dettaglio ha previsto i seguenti passaggi:
⁃ VASER LIPO a livello del dorso, dei fianchi e delle regioni trocanteriche. Nel corso del precedente intervento, infatti, queste aree non erano state trattate. Tuttavia, ogni rimodellamento estetico dell’addome non può prescindere da un contestuale trattamento del dorso: il complesso addome/dorso va infatti considerato come un’unica unità estetica;
⁃ Lipofilling delle depressioni sopratrocanteriche. Il lipofilling è stato eseguito sotto guida ecografica, con innesto di tessuto adiposo esclusivamente in sede sottocutanea;
⁃ VASER LIPO dell’addome, per assottigliare il lembo addominale fino a uno spessore di circa 1 cm (la liposuzione, infatti, non era stata eseguita nel corso del precedente intervento);
⁃ Conversione della mini-addominoplastica in addominoplastica completa. Nel caso specifico la cicatrice è stata ulteriormente abbassata ed allungata solo di pochi centimetri (era infatti presente una cicatrice piuttosto lunga per trattarsi di una mini-addominoplastica);
⁃ Correzione delle alterazioni di parete: è stata corretta la diastasi recidiva in sede sopraombelicale e rinforzata la correzione in sede sotto-ombelicale. Per la correzione del floppy wall sono state eseguite una plicatura a corsetto e tre plicature trasversali;
⁃ Ombelicoplastica. Nel caso specifico, l’ombelico della paziente non era stato precedentemente reciso, ma semplicemente trazionato verso il basso, mantenendo integro il peduncolo vascolare, ovvero la struttura attraverso la quale passano i vasi che ne garantiscono la vitalità. Questa condizione ha consentito di eseguire una trasposizione dell’ombelico in totale sicurezza, senza rischi di compromissione vascolare.
Qualora, al contrario, l’ombelico fosse stato inciso in profondità nel precedente intervento, con sezione del peduncolo, non sarebbe stato possibile conservarlo. In tal caso, qualsiasi ulteriore incisione circonferenziale avrebbe determinato la perdita della vascolarizzazione, rendendo necessario il ricorso a una neo-ombelicoplastica per ricreare un nuovo ombelico.
Dal confronto fra le immagini è possibile osservare il risultato ottenuto: l’intera figura corporea appare slanciata, con una nuova linea elegante e atletica, ma non artefatta.