17/05/2020
17 MAGGIO 1990
Oggi ricorre la giornata storica in cui l'Oms ha rimosso l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali. La sua classificazione risentiva della visione culturale dominante.
In realtà è l'omofobia la vera malattia mentale; in quanto è la paura e l'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità, della bisessualità e della transessualità basata sul pregiudizio.
La sua causa è l'ignoranza sulla natura umana e sui suoi bisogni fondamentali.
OGNI ESSERE UMANO HA BISOGNO DI ESSERE AMATO E RICONOSCIUTO PER LA SUA UNICITÀ.
Ognuno di noi è unico al mondo, ma per essere felici, abbiamo bisogno di amare e sentirci amati dagli altri. Solo così può esserci pari dignità e convivenza pacifica tra gli esseri umani.
Già Freud nel 1935 aveva espresso la sua posizione riguardo l'omofobia e l'omosessualità.
In una lettera di risposta a una madre che gli aveva chiesto aiuto per il figlio omosessuale scriveva:
“Cara signora, deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc).
È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi crede, legga i libri di Havelock Ellis.
Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada.
In un certo numero di casi riusciamo a sviluppare i semi degradati delle tendenze eterosessuali, che sono presenti in ogni omosessuale, ma nella maggior parte dei casi non è più possibile. Dipende dal tipo e dall’età dell’individuo. Il risultato del trattamento non può essere previsto. Quello che l’analisi può fare per suo figlio è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale. Se si decide, può fare l’analisi con me – non mi aspetto che lo farete – lui deve ve**re a Vienna. Non ho alcuna intenzione di spostarmi da qui. Tuttavia, non trascurate di darmi una risposta.
Cordiali saluti con i migliori auguri".
La lettera è attualmente esposta a Londra nell’ambito della mostra alla Wellcome Collection
Vienna 9 Bergasse – aprile 1935