Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina

Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina Studio di Psicologia e Psicoterapia

IL PESO INVISIBILE DEL SENSO DI COLPAIl senso di colpa è un’emozione complessa, e spesso fraintesa. Non nasce per farci ...
09/05/2026

IL PESO INVISIBILE DEL SENSO DI COLPA

Il senso di colpa è un’emozione complessa, e spesso fraintesa. Non nasce per farci soffrire, ma per aiutarci a mantenere una coerenza interna: è il punto di contatto tra ciò che facciamo e i valori in cui ci riconosciamo.

Quando emerge, in genere segnala che percepiamo una distanza tra il nostro comportamento e l’immagine di noi come persone responsabili, attente, “giuste”. In questo senso ha una funzione evolutiva e relazionale importante: permette la riparazione, protegge i legami, orienta le scelte future.

Il problema non è il senso di colpa in sé, ma il modo in cui lo elaboriamo. Quando resta ancorato a un piano concreto — “abbiamo fatto qualcosa che non ci rappresenta, possiamo rimediare” — diventa uno strumento. Ci spinge a riconoscere, a prenderci la responsabilità e a fare un passo attivo verso l’altro o verso noi stessi. Dopo, però, dovrebbe esaurire la sua funzione.

Quando invece si cronicizza, cambia natura. Non riguarda più il comportamento, ma si sposta sull’identità: da “ho sbagliato” diventa “sono sbagliato”.

Questo passaggio è il cuore della sofferenza.

La mente continua a tornare sull’evento, non per costruire una soluzione, ma per mantenere attiva una forma di autocritica che spesso ha radici più profonde.
In questi casi il senso di colpa smette di essere regolativo e diventa punitivo. Non guida più il comportamento, ma limita la possibilità di muoverci, di cambiare, perfino di pensarci diversi. Si crea una sorta di circolo: più ci sentiamo in colpa, più ci definiamo attraverso quell’errore, e meno riusciamo ad agire in modo riparativo o trasformativo.

Lavorarci significa innanzitutto distinguere i livelli. Chiederci con onestà se c’è qualcosa di concreto che può essere riconosciuto e, eventualmente, riparato. Se la risposta è sì, il passaggio è comportamentale: assumerci la responsabilità, comunicare, fare ciò che è possibile fare oggi, non ciò che sarebbe stato possibile allora. Questo ridimensiona il senso di colpa, perché lo riporta nel presente.

Se invece non c’è più nulla da fare sul piano esterno, il lavoro diventa interno. Significa riconoscere che continuare a punirci non aggiunge valore né a noi né agli altri, e che quella voce critica, per quanto familiare, non coincide necessariamente con la realtà.

Sopravvivere al senso di colpa, in una prospettiva psicologica, non significa eliminarlo o ignorarlo, ma restituirgli una funzione proporzionata. Ascoltarlo quando segnala qualcosa di utile, e allo stesso tempo saperne delimitare l’azione quando diventa eccessivo. È un equilibrio che si costruisce nel tempo, imparando a riconoscere che la nostra identità non coincide con i nostri errori, ma con la capacità di attraversarli, comprenderli e, quando possibile, trasformarli.

✨ Buon anno, un passo alla volta.✨Non ti auguro giorni perfetti,né di fare tutto senza inciampi.Non ti auguro di diventa...
01/01/2026

✨ Buon anno, un passo alla volta.✨

Non ti auguro giorni perfetti,
né di fare tutto senza inciampi.
Non ti auguro di diventare qualcun altro.

Ti auguro un tempo che sappia accoglierti, in cui ascoltarti non sia un lusso ma una possibilità reale, anche quando tutto sembra chiedere velocità.

Ti auguro di riconoscere la stanchezza prima che diventi silenzio pesante,
di concederti pause leggere come respiri,
di dare spazio a ciò che senti, anche quando non sai ancora come nominarlo.

Ti auguro relazioni che sappiano rispecchiarti, confini che sappiano proteggerti e il coraggio di chiedere una mano quando il cammino si fa più faticoso.

Ogni anno che arriva porta con sé cambiamenti. Che siano gentili, che rispettino i tuoi tempi e la tua storia,
che nascano dall’ascolto e non dalla fretta. Cambiamenti che non chiedano di diventare altro, ma che accompagnino, passo dopo passo, verso una presenza più autentica e consapevole.

Buon anno.

Che tu possa attraversarlo con passo possibile, ascoltando ciò che ti fa bene
e riconoscendo ciò che merita spazio.

Che tu possa sentirti, giorno dopo giorno,
più presente a te stesso, più in sintonia con ciò che conta davvero.

A volte il Natale si avvicina in silenzio e sembra sussurrarti che devi essere felice, anche quando dentro senti tutt’al...
24/12/2025

A volte il Natale si avvicina in silenzio e sembra sussurrarti che devi essere felice, anche quando dentro senti tutt’altro.

È un messaggio sottile ma insistente, che può creare un corto circuito emotivo: l’idea che il Natale debba, per definizione, coincidere con gioia, luce, entusiasmo e gratitudine. Così, a volte, finiamo per indossare un umore di facciata, mentre dentro abitano emozioni meno luminose.

Da terapeuta, sento importante ricordare che le emozioni non hanno stagioni e non seguono il calendario.
La felicità non arriva a comando solo perché è Natale. Le luci, le musiche, le attese amplificano ciò che già c’è.

La serenità diventa più intensa.
La fatica pesa di più.
La nostalgia risuona più forte.
Le assenze si fanno più presenti.
Concedersi un Natale autentico significa, prima di tutto, darsi il permesso di sentire. Ascoltare ciò che si muove dentro senza giudizio, rispettare i propri limiti e i propri tempi, smettere di confondere la condivisione con la forzatura, scegliere la verità emotiva invece dell’immagine perfetta.

Per qualcuno Natale è casa.
Per qualcuno è vuoto.
Per qualcuno è confusione.
Per qualcuno è semplicemente normalità.

E tutto questo ha valore.

Perché la cura emotiva nasce quando smettiamo di chiederci come dovremmo sentirci e iniziamo ad ascoltare come stiamo davvero.

Quando il Natale porta con sé aspettative difficili da sostenere, può essere sufficiente fermarsi un momento, respirare e concedersi gentilezza: spesso è da lì che prende forma un modo più autentico di stare, dentro e fuori di sé.

Auguro a ciascuno un Natale che non chieda di essere perfetto, ma solo vero. Un Natale che sappia accogliere ciò che c’è, con rispetto, presenza e umanità.

Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina

L' ANSIA NON È UN'ETICHETTA MA UNA VOCE CHE CHIEDE ASCOLTOL’ansia è una parola che usiamo spesso, dai mille significati,...
26/10/2025

L' ANSIA NON È UN'ETICHETTA MA UNA VOCE CHE CHIEDE ASCOLTO

L’ansia è una parola che usiamo spesso, dai mille significati, un’emozione antica che nasce per proteggerci.

È una parola che incontro spesso in terapia come nella vita: nei racconti delle persone che accompagno e negli sguardi di chi prova a tenere tutto sotto controllo, anche quando dentro sente di vacillare.
È una parola che si carica di paure, aspettative, desideri di tregua e che, allo stesso tempo, rivela la nostra capacità di sentire profondamente.

Nei bambini, l’ansia può essere la paura di separarsi, la difficoltà di fidarsi, il bisogno di sicurezza in un mondo che cresce più in fretta di loro.
Negli adolescenti, può essere il battito accelerato davanti al giudizio degli altri, la sensazione di non essere “abbastanza”, il desiderio di riconoscimento.
Negli adulti, spesso, diventa il peso del controllo, la fatica di mantenere tutto in equilibrio: lavoro, famiglia, relazioni, aspettative.
È quel filo teso tra ciò che si è e ciò che si deve essere, tra ciò che si sente e ciò che si mostra.

Ma l’ansia non è una persona.
Non è un’etichetta, né una condanna.
È un segnale.
Un messaggio che ci invita ad ascoltare qualcosa dentro di noi: un bisogno, un limite, una parte che chiede cura e spazio per essere accolta.

Perché dentro l’ansia c’è la nostra sensibilità, la nostra capacità di sentire, la nostra attenzione al mondo.
C’è la parte di noi che vuole fare bene, che ha paura di sbagliare, che desidera essere accolta e compresa. C’è il nostro bisogno di sicurezza, di relazione, di senso.

Il lavoro psicologico non consiste nel “eliminare” l’ansia, ma nel dare significato a ciò che ci comunica.
Nel riconoscere che dietro ogni paura c’è un messaggio, dietro ogni tensione un bisogno, dietro ogni pensiero che corre troppo, una parte di noi che chiede di essere ascoltata.

Non si tratta di “spegnere” l’ansia, ma di imparare a leggerla. Di trasformarla da ostacolo a strumento di consapevolezza, da peso a voce che orienta, da confusione a spazio di incontro con noi stessi.

Non si guarisce dall’ansia cancellandola, ma abbracciando ciò che vuole insegnarci, perché tutto ciò che impariamo ad accogliere, smette di farci male.

Le nostre reazioni sono il linguaggio silenzioso della nostra storia interiore. Dietro a un gesto impulsivo, a un muro c...
12/09/2025

Le nostre reazioni sono il linguaggio silenzioso della nostra storia interiore.

Dietro a un gesto impulsivo, a un muro che si alza o a una reazione di difesa, c’è sempre la storia delle ferite che ci hanno segnato e degli abbracci che ci hanno sostenuto. La nostra storia affettiva si manifesta nelle esperienze di ogni giorno. Non è un segno di fragilità, ma l’espressione di una memoria emotiva che continua a vivere in noi.

Anche le parole che scegliamo raccontano di noi.
Non sono semplicemente strumenti per spiegare o descrivere: sono fili che cercano connessioni. In ciò che diciamo c’è spesso il bisogno di amare, di rassicurare, di essere visti e riconosciuti. Anche le parole più semplici, se ascoltate davvero, portano con sé una richiesta di vicinanza.

Anche i silenzi, spesso vissuti come assenza, sono invece attese cariche di significato. Il silenzio è spesso il linguaggio più n**o dell’anima: lì si nasconde il bisogno di essere accolti senza condizioni, compresi senza dover spiegare, amati senza dover chiedere.

In ogni reazione, parola o silenzio, non c’è solo l’eco del passato: c’è anche il nostro modo di cercare oggi amore, sicurezza e appartenenza.

Imparare a leggere questi segni, in noi e negli altri, è un atto di cura profonda: ci ricorda che dietro ogni comportamento c’è sempre un cuore che tenta di proteggersi e, allo stesso tempo, di incontrare l’altro.

DAL DOLORE ALLA CONSAPEVOLEZZA: COMPRENDERE LA MANIPOLAZIONE GENITORIALE Subire la manipolazione da parte di un genitore...
26/05/2025

DAL DOLORE ALLA CONSAPEVOLEZZA: COMPRENDERE LA MANIPOLAZIONE GENITORIALE

Subire la manipolazione da parte di un genitore è un'esperienza che ferisce nel profondo, minando la fiducia in sé stessi e la propria identità. Non è un semplice litigio, ma una lenta erosione del senso di sicurezza. Il paradosso di doverci difendere da chi dovrebbe amarci incondizionatamente crea un conflitto interiore doloroso, portando la mente in un labirinto dove l'amore si mescola al controllo e il bisogno di protezione si scontra con l'istinto di sopravvivenza emotiva.

La rabbia che ne deriva è intensa, un'eco del bambino interiore che non si è sentito ascoltato. È il dolore di non essere stati visti per ciò che si era, ma plasmati secondo i bisogni altrui. Questa pressione interna può portare a reazioni intense e difficili da gestire.

Per chi non ha vissuto dinamiche simili, può sembrare incredibile. Eppure, accade. Spesso, i genitori manipolatori usano la manipolazione per colmare vuoti interiori, vedendo i figli come un'estensione di sé da cui ottenere conferme. Il pensiero sottostante è spesso: "Se non fai come voglio, soffro, quindi è colpa tua", un'idea distorta ma sentita come reale.

Alcuni genitori manipolano per non sentirsi persi, usando il controllo come una stampella emotiva. Alla base c'è spesso una confusione tra amore e bisogno, un "ti amo" che in realtà significa "ho bisogno di te per sentirmi qualcuno".

Riconoscere la manipolazione è il primo passo per liberarsi. Inizia così un processo di separazione mentale, creando uno spazio interiore libero dal giudizio genitoriale.
Si può riscrivere la propria storia, uscendo dai confini imposti, dando spazio alla rabbia, ascoltandola come un segnale, coltivando l'empatia verso sé stessi, riconoscendo la propria forza di sopravvivenza.

Sfuggire alla manipolazione genitoriale è un atto d'amore verso sé stessi, un percorso che può fare paura perché mette in discussione figure importanti. Ma è anche una rinascita, un passo verso la propria verità interiore, verso una voce che non ha bisogno di giustificarsi. Non si è sbagliati per il dolore, la rabbia o il bisogno di confini.

Si è umani e ogni emozione è una risposta sana a una realtà che ha ferito.

Vi auguro una Pasqua di rinascita interiore, un momento per accogliere le nuove opportunità che la vita ci offre, propri...
20/04/2025

Vi auguro una Pasqua di rinascita interiore, un momento per accogliere le nuove opportunità che la vita ci offre, proprio come la primavera che sboccia intorno a noi.

Che possiate riscoprire la serenità nelle piccole cose, la gioia nei legami affettivi e la speranza in un futuro che, nonostante le sfide, porta sempre con sé la promessa di un nuovo inizio.

La Pasqua ci ricorda la forza della resilienza, la capacità di superare i momenti difficili e di trasformarli in nuove possibilità.

Vi auguro di coltivare questa forza dentro di voi, di accogliere le vostre vulnerabilità come parte della vostra umanità e di trovare la pace nell'accettazione di ciò che è.

Possa questa giornata portarvi amore, comprensione e la consapevolezza che, anche nei momenti di oscurità, la luce è sempre pronta a risorgere.

Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina

L’aspettativa nasce quasi sempre da un’immagine ideale che ci creiamo nella mente. Speriamo che il nostro partner, l’ami...
15/04/2025

L’aspettativa nasce quasi sempre da un’immagine ideale che ci creiamo nella mente. Speriamo che il nostro partner, l’amico, il collega, persino una situazione, si svolgano secondo un copione che abbiamo scritto noi. Alimentiamo la speranza che gli altri pensino e agiscano come faremmo noi, mossi dai nostri stessi valori e priorità.
Questa tendenza a desiderare coerenza e prevedibilità negli altri e negli eventi è profondamente umana. Ci fa sentire al sicuro, ci dà l’illusione di avere un certo controllo sul mondo che ci circonda. Ma cosa succede quando questa prevedibilità viene meno? Ci sentiamo disorientati, quasi traditi da una realtà che non si conforma ai nostri desideri.

Una delle trappole più insidiose in cui cadiamo è quella di proiettare sugli altri il nostro modo di essere. Inconsciamente, attribuiamo loro le nostre stesse motivazioni, i nostri standard, il nostro sistema di valori.
Ci aspettiamo una certa reazione perché noi avremmo reagito così. Ma la verità è che ogni persona è un universo a sé, con la propria storia, i propri pensieri e il proprio modo unico di affrontare la vita.

La delusione che contattiamo non deriva tanto dalle azioni degli altri, quanto dalle aspettative che noi stessi abbiamo costruito. Spesso, ci sentiamo feriti o frustrati non perché l’altro ha fatto qualcosa di sbagliato in assoluto, ma perché non ha soddisfatto un’immagine idealizzata che avevamo nella nostra mente. Abbiamo ignorato la sua individualità, la sua libertà di essere diverso da noi.

La buona notizia è che, una volta compreso questo meccanismo, possiamo iniziare a liberarcene. Riconoscere che le nostre aspettative sono una nostra responsabilità è il primo passo fondamentale. Non possiamo controllare il comportamento degli altri, né possiamo piegare la realtà ai nostri desideri. Ma abbiamo un potere immenso: quello di gestire le nostre aspettative.
Imparare a farlo è un vero e proprio percorso di crescita personale. Significa accettare l’incertezza che è intrinseca alla vita, essere flessibili di fronte agli imprevisti e aperti al cambiamento. Vuol dire abbandonare l’illusione di poter prevedere e controllare tutto, per abbracciare la ricchezza e la complessità del mondo che ci circonda.
Invece di focalizzarci su come vorremmo che le cose fossero, proviamo a concentrarci su come sono. Impariamo ad osservare gli altri per quello che sono realmente, con le loro peculiarità e le loro differenze. Questo non significa abbassare i nostri standard o rinunciare ai nostri desideri, ma piuttosto ancorarli alla realtà, distinguendo ciò che è sotto il nostro controllo da ciò che non lo è.

Coltivare la consapevolezza delle nostre aspettative, interrogarle e, quando necessario, ridimensionarle, ci permette di vivere in modo più sereno e autentico. Ci libera dal peso della delusione e ci apre alla bellezza delle relazioni umane nella loro unicità e imprevedibilità.

Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina

Il peso del giudizio: quando le opinioni degli altri diventano un fardelloQuante volte ci siamo sentiti limitati, frenat...
08/04/2025

Il peso del giudizio: quando le opinioni degli altri diventano un fardello

Quante volte ci siamo sentiti limitati, frenati, quasi imprigionati dal di ciò che gli altri potrebbero pensare di noi? Il peso del altrui può diventare un fardello opprimente, una voce costante che sussurra insicurezze e dubbi.

Ma cosa succederebbe se iniziassimo a guardare dentro di noi, a riscoprire la bellezza della nostra ?

L' accettazione di sé è un viaggio, un percorso interiore che ci conduce verso libertà di riconoscerci per ciò che siamo.
Significa accogliere le nostre imperfezioni, imparare a perdonarci per gli errori del passato, ascoltare la propria voce interiore cercando di distinguere tra le voci esterne, spesso critiche e giudicanti, e la nostra, quella che conosce i nostri desideri e i nostri valori più profondi.

Il giudizio altrui è solo un'opinione: non permettiamo che definisca il nostro valore, che limiti il nostro potenziale, che offuschi quello che siamo. Prendiamoci del tempo per riflettere su cosa ci fa sentire autentici e vivi, quali sono i nostri valori fondamentali, cosa ci impedisce di accettarci completamente e quali sono i piccoli passi che possiamo compiere per accettarci meglio.

Perché siamo noi gli unici artefici della nostra felicità. Scegliamo di vivere una vita autentica, libera dal peso del giudizio, abbracciando la bellezza della nostra unicità.

Dr.ssa Valeria Izzi - Psicologa Roma Tiburtina

Intraprendere un percorso terapeutico non è mai semplice. Richiede coraggio per affrontare le proprie fragilità, per mos...
20/03/2025

Intraprendere un percorso terapeutico non è mai semplice. Richiede coraggio per affrontare le proprie fragilità, per mostrarsi vulnerabili all'interno di una relazione che accoglie e sostiene, ma che allo stesso tempo può far emergere aspetti dolorosi della propria vita.

Il processo terapeutico richiede tempo, a volte mesi, persino anni, affinché le ferite interiori possano finalmente emergere e trovare un posto nella propria storia personale.

Emozioni difficili e ricordi inattesi sono spesso custoditi con vergogna e possono essere vissuti come una forma di tradimento quando vengono portati alla luce. Alcuni ricordi dolorosi possono riaffiorare inaspettatamente, lasciando senza fiato e causando giornate faticose, pensieri negativi e sintomi indesiderati. A volte, si può avere la sensazione di stare peggio o di essere bloccati, senza via d'uscita.

Nonostante le difficoltà, la terapia offre un luogo sicuro in cui affrontare il dolore e aprirsi a se stessi. La consapevolezza di non essere soli in questo percorso, di poter guardare la paura e il dolore da vicino, di affrontarli, è ciò che rende possibile il cambiamento.

Perché la terapia non protegge dal dolore, ma offre gli strumenti per affrontarlo e superarlo.

Indirizzo

Via Dei Durantini, 22/b
Rome
00157

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