08/08/2026
Quello che ho visto nell’inchiesta di Fanpage.it mi ha lasciata senza parole.
Esistono gruppi online in cui l’anoressia e la bulimia non vengono riconosciute per quello che sono: malattie. Vengono trasformate in un obiettivo da raggiungere, in una sfida, in qualcosa per cui ricevere “consigli” e persino essere seguiti da veri e propri “coach”.
Persone che insegnano a non mangiare, a nascondere il cibo, a mettere in atto comportamenti di compensazione.
Fermiamoci un attimo a pensarci: stiamo parlando di persone che prendono una malattia e la trasformano in un percorso da inseguire.
E la cosa più inquietante è che spesso tutto questo avviene online, in spazi apparentemente invisibili, dove una persona fragile può entrare cercando semplicemente qualcuno che la capisca e ritrovarsi invece dentro una spirale che alimenta la malattia.
Non è motivazione.
Non è disciplina.
Non è uno stile di vita.
E soprattutto non è un gioco.
È un disturbo alimentare.
Parlarne è importante, ma dobbiamo farlo con responsabilità: senza glorificare la magrezza, senza condividere metodi o “trucchi” e senza trasformare questi contenuti in nuovi manuali per chi sta male.
Perché dietro uno schermo non sappiamo mai chi sta leggendo.
E magari, proprio in questo momento, c’è una ragazza o un ragazzo che ha bisogno di sentirsi dire una cosa completamente diversa:
non devi diventare più malata per essere abbastanza. Puoi chiedere aiuto.