15/10/2026
Oggi abbiamo completato sutra 2.44 degli Yoga Sutra. Ci parla di Ishvara Pranidhana come di un modo per accedere al samadhi. Patanjali pone questa dimensione accanto a Tapas e Svadhyaya, gli altri due elementi del Kriya Yoga.
Tapas è la costanza, la disciplina e la capacità di non disperdere continuamente le nostre energie, in modo appropriato.
Svadhyaya è lo studio di sé, ma anche l’approfondimento degli insegnamenti da dentro la meditazione, che diventano sempre più vivi attraverso la nostra esperienza.
Ishvara Pranidhana è invece la capacità di lasciare andare la presa, di abbandonare la necessità di controllare tutto e di aprirci a uno spazio di profonda stabilità e pace. Di ricordare che esiste una dimensione che ci supporta, che tutto è flusso di intelligenza e che esistono delle dinamiche ben precise con cui le cose si manifestano in questa dimensione. Che esistono altre dinamiche inafferrabili e da dentro possiamo coglierne il movimento senza l’esigenza di dover chiedere il perché e come.
Questo mi ricorda ciò che spesso viene definito in Mindfulness come il passaggio da FARE pratica ad ESSERE pratica.
Quando siamo in unione non abbiamo più domande, paure, attaccamento, senso di separazione. Tutto è percepito come se fosse “fresco” e nuovo per la prima volta.
Ed è proprio qui che la pratica assume una dimensione diversa.
Senza Kriya Yoga la pratica è arida, mero esercizio fisico, semplice tecnica apneistica o concentrazione intesa come decentramento attentivo, costrizioni morali imposizioni che mortificano il desiderio.
Insieme, queste tre dimensioni permettono alla pratica di andare oltre la tecnica e di diventare un percorso vivo, nel quale disciplina e amore non sono in contraddizione, ma si sostengono reciprocamente.
Il rifiuto di questo percorso ci spinge a mettere elementi inutili: musiche, pesi, caprette e gatti, sostanze allucinogene, rituali inventati.
La domanda, allora, non è soltanto quanto pratichiamo o quali esperienze riusciamo a raggiungere. La domanda è: quale qualità di presenza, di comprensione e di amore stiamo coltivando attraverso la nostra pratica?