08/09/2026
Il modo in cui siamo stati cresciuti può influenzare profondamente il modo in cui, da adulti, ci relazioniamo con i nostri figli. Le esperienze vissute nell'infanzia, infatti, contribuiscono a costruire il nostro modo di vivere le emozioni, la vicinanza, il conflitto e il bisogno dell'altro. Questo però non implica necessariamente che il nostro passato determini il nostro modo di essere genitori, ciò che può fare la differenza è la capacità di comprenderlo e integrarlo.
Essere cresciuti con genitori affettuosi e disponibili può facilitare lo sviluppo di una buona capacità di riconoscere e accogliere i bisogni dei propri figli, mentre chi ha sperimentato freddezza, distanza emotiva o scarsa attenzione può incontrare maggiori difficoltà nel riconoscere e tollerare le emozioni dei propri bambini. Può accadere, per esempio, di reagire con irritazione davanti al pianto del figlio senza comprendere immediatamente che quella reazione è collegata anche al proprio passato e al modo in cui, da bambini, si è imparato a vivere la vulnerabilità.
Molte di queste esperienze, inoltre, non rimangono necessariamente nella memoria sotto forma di ricordi chiari e narrabili. Possono invece lasciare tracce implicite, che si manifestano attraverso reazioni automatiche, convinzioni e modalità relazionali apprese nel corso dell'infanzia. In questo modo possiamo arrivare a ripetere, senza volerlo, alcuni schemi che abbiamo sperimentato nella nostra famiglia di origine.
Per interrompere questo processo è utile sviluppare una narrazione coerente della propria storia, riuscendo a comprendere ciò che abbiamo vissuto, ciò che ci è mancato, le emozioni che abbiamo potuto esprimere e quelle che abbiamo invece dovuto reprimere, e soprattutto il modo in cui queste esperienze continuano eventualmente a influenzarci nel presente.
Quando riusciamo a fare questo lavoro, il passato può smettere di agire esclusivamente attraverso automatismi e diventare qualcosa che possiamo osservare e comprendere. Possiamo allora riconoscere che una reazione appartiene alla nostra storia senza essere necessariamente la risposta più adeguata a ciò che sta accadendo nel presente.
Quando riusciamo a riconoscere ciò che appartiene al nostro passato, possiamo evitare che sia il passato a rispondere al posto nostro.
Possiamo fermarci, osservare ciò che sta accadendo dentro di noi e domandarci che cosa stia realmente accadendo nella relazione con nostro figlio.
Per questo motivo, non è necessario aver avuto un'infanzia perfetta per diventare buoni genitori. Anche chi ha vissuto esperienze dolorose può costruire con i propri figli un legame sicuro, soprattutto quando riesce a elaborare ciò che ha ricevuto e ciò che è mancato. La consapevolezza diventa il terreno su cui è possibile interrompere una trasmissione automatica della sofferenza e trasformare la propria storia in una risorsa relazionale.
G.V.