30/10/2026
Oggi scrivo da professionista, ma soprattutto da persona profondamente amareggiata.
In questo periodo siamo immersi nei GLO. Ore di confronti, spiegazioni, strategie condivise, indicazioni su come comprendere e gestire le difficoltà dei bambini, soprattutto quelle comportamentali.
Eppure, troppo spesso, ho la sensazione che tutto questo rimanga soltanto sulla carta.
Si continua a parlare di bambini che disturbano, che non ascoltano, che non rispettano le regole. Si continua a chiedere ai genitori di intervenire, di fare qualcosa, di trovare soluzioni.
Ma quanto siamo davvero disposti, noi adulti, a cambiare il nostro approccio?
Non voglio generalizzare. Conosco insegnanti straordinari, preparati e profondamente attenti ai bisogni dei loro alunni. Ma incontro anche situazioni in cui manca la conoscenza del funzionamento neurodivergente e, cosa ancora più dolorosa, la disponibilità a mettersi in discussione.
E sapete cosa mi pesa di più?
Pensare a quei bambini che ogni giorno vengono rimproverati, fraintesi, etichettati. A quelli che iniziano a sentirsi sbagliati. E alle loro famiglie, che troppo spesso si ritrovano sole a difenderli.
Sono triste.
Perché possiamo fare tutti i GLO del mondo, scrivere i migliori PEI e condividere le strategie più efficaci, ma se poi non cambiamo il nostro modo di guardare e accompagnare questi bambini, tutto questo perde significato.
L’inclusione non è una dichiarazione di intenti. È una responsabilità quotidiana.
E un bambino che fatica a regolare il proprio comportamento non ha bisogno dell’ennesimo adulto che gli ricordi quanto sia difficile.
Ha bisogno di qualcuno che sappia aiutarlo. E che abbia davvero voglia di farlo. 🤎
Dott.ssa Federica Rizza
Neuropsicologa e Psicoterapeuta
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