Dott.ssa Giorgia Zecchino Psicologa - Psicoterapeuta

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Dott.ssa Giorgia Zecchino Psicologa - Psicoterapeuta Giudice Onorario Corte D'appello di L'Aquila - Sezione Minori Sono la Dott.ssa Giorgia Zecchino, abilitata alla professione di Psicologa - Psicoterapeuta.

Sono specializzata in psicoterapia familiare e seguo l’approccio sistemico-relazionale il quale valorizza l’individuo nei suoi sistemi interpersonali di riferimento ed individua nelle relazioni l’unità di base dei processi umani. Ho proseguito la mia formazione in ambito giuridico con il Master universitario di II livello in "Psichiatria forense dell'età evolutiva”. Ho svolto attività di ricerca p

resso il Tribunale per i Minorenni di Roma in ambito civile sulla valutazione delle competenze genitoriali in collaborazione con la Facoltà di “Medicina e Psicologia” dell’Università “Sapienza” di Roma. Faccio parte della Rete di Salute Perinatale dell'Ordine degli Psicologi del Lazio e nella mia attività clinica mi occupo delle varie situazioni intorno all'evento nascita: gravidanza, sonno e pianto del bambino, Pma e infertilità di coppia, lutto perinatale. Ho frequentato, in qualità di psicologa, il pronto soccorso psichiatrico dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Nel corso degli anni ho acquisito una vasta esperienza lavorativa nei contesti educativi, in particolare nei servizi per l'infanzia e per le famiglie, valutazione delle competenze genitoriali e affidamento familiare. Sono socio ordinario A.Na.PP. (Associazione Nazionale Psicologi - Psicoterapeuti) la quale intende contribuire alla diffusione di una cultura e di una pratica psicologica che affianchi e sostenga gli individui e le organizzazioni in percorsi costruttivi di cambiamento. Tramite l'associazione ho aderito al progetto "Salta in Rete". Effettuo consulenza e sostegno psicologico ad adulti, giovani adulti ed adolescenti con l'obiettivo principale di promuovere il benessere delle persone. Lavoro con coppie e famiglie, svolgo interventi sulla genitorialità normale e vulnerabile, famiglie multiproblematiche, separazioni dei genitori e conflitti relazionali. Infine, ho aderito alle convenzioni stipulate con il CNOP Consiglio Nazionale degli Psicologi elencate sul mio profilo psicologi.psy.it/Giorgia.Zecchino

10/08/2026

No, non è tutto ok.

In questi giorni la stampa ha raccontato la polemica suscitata da questa campagna pubblicitaria di una nota marca di smartphone.

La rappresentazione rischia di far apparire normale, innocuo e persino desiderabile l’uso del telefono fin dalla primissima infanzia.

Da pediatra devo dirlo con chiarezza: uno smartphone non è un giocattolo per un neonato o per un bambino molto piccolo.

L’esposizione precoce e prolungata agli schermi è associata a possibili conseguenze su:
* sviluppo del linguaggio e capacità di comunicare;
* qualità e durata del sonno;
* attenzione e autoregolazione;
* movimento, gioco libero ed esplorazione;
* relazione tra bambino e adulto.

Il problema non è soltanto ciò che il bambino guarda.

È soprattutto ciò che lo schermo può sostituire: parole, sguardi, contatto, lettura, manipolazione degli oggetti e interazioni reali.

La Società Italiana di Pediatria raccomanda di evitare i dispositivi sotto i due anni.

Cosa possono fare concretamente i genitori?

* Non mettere lo smartphone in mano al bambino per calmarlo, farlo mangiare o distrarlo.

* Tenere spenti gli schermi durante i pasti e prima di dormire.

* Evitare la televisione accesa come sottofondo.

* Preferire voce, libri, canzoni, gioco libero e attività all’aperto.

* Dare il buon esempio, limitando anche l’uso del proprio telefono durante i momenti condivisi.

* Nei bambini più grandi, scegliere contenuti adatti all’età, guardarli insieme e stabilire tempi e regole chiare.

Non si tratta di colpevolizzare i genitori, che spesso ricorrono allo smartphone per stanchezza o necessità.

Si tratta di non lasciare che una pubblicità trasformi una pratica rischiosa in un gesto normale.

Un telefono può essere un ottimo prodotto.

Ma nelle mani di un bambino così piccolo, no: non è “tutto ok”.

03/08/2026
26/07/2026

Non è una novità che il corpo sia diventato nel nostro tempo un oggetto privilegiato di attenzione. La vera novità è che esso sembra essere diventato un oggetto di culto, il luogo privilegiato di una vera e propria religione. Negli ultimi anni le palestre si sono moltiplicate, come nel Medioevo si moltiplicavano le chiese o i monasteri. Lo stesso febbrile attivismo, la stessa militanza fideistica. Se la Chiesa si prendeva cura dell’anima dei suoi fedeli, la palestra si prende cura del corpo dei suoi accoliti. Come accade per i luoghi religiosi di culto anche nelle palestre si deve entrare con regolarità, disciplina e devozione. La logica sacrificale appare la stessa: rinuncia al piacere immediato nel nome di una salvezza futura. I muscoli definiti, gli addominali scolpiti, la schiena possente, le gambe muscolose, la pelle tatuata. Si tratta di un nuovo oggetto di culto e di una nuova fede. Ma quale? Quella nel carattere immortale del corpo. È questo il fantasma inconscio che permea la nuova religione. Per questa ragione il corpo non deve essere flaccido, grasso, gonfio, non deve mostrare nessuna stanchezza, non deve invecchiare, non deve essere corrotto dalla malattia, non deve esibire alcuna imperfezione. Più precisamente, si tratta di eliminare ogni traccia della carne, ovvero di ciò che ricorda la sua drastica finitezza. Il corpo palestrato tende ad assomigliare sempre meno a un organismo vivente e sempre più ad un materiale industriale.

Al link "Una nuova religione", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1vt8RPNABaExhmh6UjDoe41tdhrB5K5OL/view?usp=share_link

Proteggere l’infanzia non significa tenere i bambini lontani dal mondo. Significa custodire il loro diritto a incontrarl...
10/07/2026

Proteggere l’infanzia non significa tenere i bambini lontani dal mondo.
Significa custodire il loro diritto a incontrarlo rispettando i tempi del loro sviluppo, senza anticipare esperienze, aspettative e significati che ancora non appartengono alla loro età.

🎓 L’ADULTIZZAZIONE DELL’INFANZIA

L’adultizzazione dell’infanzia non inizia con un rossetto, uno smalto, uno smartphone o un videogioco.
Inizia molto prima.

Inizia ogni volta che, senza rendercene conto, guardiamo i bambini e le bambine con occhi da adulti e attribuiamo loro bisogni, azioni, desideri e significati che appartengono al nostro mondo, non al loro.

Succede quando diciamo a una bambina:
«Sembri una piccola donna.»

Quando chiediamo a un bambino di tre anni: «Hai la fidanzatina?» oppure: «Quello è il tuo fidanzato?»
Eppure, per lui o per lei, quella è semplicemente una relazione fatta di gioco, curiosità, vicinanza, affetto e scoperta reciproca. È il piacere di cercarsi, di giocare insieme, di ridere, di condividere un’esperienza.
Siamo noi adulti, spesso inconsapevolmente, a darle un significato che appartiene al nostro mondo.

Succede quando ci preoccupiamo più che un bambino sia sempre ordinato, pulito e “alla moda” che felice di saltare in una pozzanghera, sporcandosi.

Quando ogni esperienza diventa un’occasione da fotografare e condividere sui social prima ancora di essere vissuta.

Quando il compleanno è organizzato per stupire gli adulti o se stessi più che per rispondere ai desideri autentici dei bambini.

Quando riempiamo ogni pomeriggio di attività perché il tempo libero ci sembra tempo perso.

Quando ci entusiasmiamo perché un bambino «ragiona come un grande», ma fatichiamo a riconoscere il valore del suo gioco spontaneo, delle sue domande improbabili, del suo bisogno di muoversi, immaginare, arrabbiarsi, annoiarsi e fare pace.

L’infanzia non è una preparazione alla vita.
È vita. Qui e ora.

Non è un’anticamera dell’età adulta da attraversare il più velocemente possibile.
È un tempo prezioso, con bisogni, linguaggi, diritti e modi propri di stare al mondo.

Un bambino non ha bisogno di essere un piccolo adulto.
Ha bisogno di correre senza una meta.
Di costruire una capanna con una coperta.
Di osservare una formica per dieci minuti.
Di sporcarsi senza preoccuparsi.
Di inventare mondi con una scatola di cartone.
Di non recitare, ricevere diplomi e cappelli da laureati.
Di avere amici, non fidanzati.
Di sentirsi accolto per ciò che è oggi, non apprezzato per quanto assomiglia a ciò che sarà domani.

Proteggere l’infanzia non significa tenere i bambini lontani dal mondo. Sotto una invisibile campana di vetro. Significa custodire il loro diritto a incontrarlo rispettando i tempi del loro sviluppo, senza anticipare esperienze, aspettative e significati che ancora non appartengono alla loro età.

Perché crescere non è una corsa.
Ogni età ha una sua dignità.
Ogni età ha una sua bellezza.

E forse il compito più grande degli adulti non è accelerare l’infanzia, ma avere il coraggio di difenderla.
Il cor-aggio di stare, ogni giorno, dalla parte dei bambini e delle bambine. 🌿

Atelier della Pedagogista

‼️
04/06/2026

‼️

𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐦𝐛𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐢 𝐁𝐨𝐫𝐝𝐢𝐠𝐡𝐞𝐫𝐚.

Davvero può succedere nell’Italia di oggi che una bambina di due anni sia seviziata a lungo ed alla fine uccisa dalla madre e dal compagno della madre?
Davvero può accadere che tutto questo avvenga sotto gli occhi terrorizzati delle sue sorelline?
Davvero è possibile che tutto questo avvenga senza che un pediatra se ne accorga e senza che i servizi sociali di un paese civile
siano messi in condizione di intervenire ?
L’idea scellerata per cui i bambini appartengono ai loro genitori partorisce in realtà questo e tanti altri tipi di mostri. Come ampiamente dimostrato dai dati sul maltrattamento delle decine di migliaia di bambini ospitati nelle comunità, non perché vengono rapiti dalle assistenti sociali, ma perché debbono essere protetti dalla violenza e dalla trascuratezza di genitori incapaci di dare loro le cure di cui tutti i bambini hanno bisogno. Non riesco a non pensarci tutte le volte che politici, come Meloni e Salvini, fanno finta di commuoversi per i bambini di Bibbiano o della famiglia nel bosco. Dimenticando che dipende da loro, dalla loro ignoranza e dalla loro incuria la debolezza dei servizi, medici e sociali, che non intercettano le vicende della bambina che muore nella sua casa di Bordighera e che troppo tardi intercettano quelle di tanti altri bambini vittime di violenza e di tutti quegli adolescenti di cui ci si occupa solo quando commettono dei reati e che delinquono, abitualmente, proprio perché di loro ci si è occupati poco e male quando erano piccoli.
Il dato da cui si dovrebbe partire in realtà è quello per cui i genitori che si rivolgono ai pediatri e, in caso di necessità, ai consultori o ai servizi sociali sono persone che svolgono in modo adeguato la loro funzione di genitori e che quelli che fuggono dai pediatri e dai servizi sono i genitori più fragili, quelli che più avrebbero bisogno di aiuto. Rendere obbligatorie le visite pediatriche prevedendo anche l’idea degli interventi domiciliari per chi ha una responsabilità sanitaria e sociale sui bambini potrebbe essere un primo passo importante sulla strada della prevenzione, ma richiederebbe un potenziamento dei servizi di cui troppi politici continuano ad ignorare la necessità. Facile, molto più facile commuoversi (fare finta di commuoversi) per fare propaganda politica. Lasciando ai giornali il compito di indignarsi per le sevizie inflitte ad una bambina di due anni sotto gli occhi delle sue sorelline e ai magistrati il compito di comminare pene adeguate agli autori di un reato che si sarebbe potuto e dovuto evitare.
Luigi Cancrini

30/05/2026

Una spiegazione chiara e precisa sull'essere genitore.

Nessun esperto può dire esattamente cosa fare o dire con il proprio figlio.
Può offrire strumenti, prospettive e conoscenze.

La genitorialità non è l'applicazione di una tecnica. È un incontro tra due persone che crescono insieme.

Più che cercare la risposta giusta, forse dovremmo imparare a farci le domande giuste.

"Gli uomini passano, le idee restano."Come iniziare ad insegnare ai bambini!
23/05/2026

"Gli uomini passano, le idee restano."

Come iniziare ad insegnare ai bambini!

L'anno scolastico sta per terminare e vorrei condividere una riflessione  lavorando da tempo allo sportello d’ascolto. S...
21/05/2026

L'anno scolastico sta per terminare e vorrei condividere una riflessione lavorando da tempo allo sportello d’ascolto.
Si parla spesso dei ragazzi, del loro disinteresse, della loro fragilità, della difficoltà a comunicare con loro. Eppure, da vicino, ciò che emerge è qualcosa di diverso: un bisogno profondo e autentico di essere ascoltati.
I giovani cercano spazi in cui poter esprimere ciò che provano senza paura di essere giudicati, cercano adulti capaci di fermarsi davvero ad ascoltare.
Dietro comportamenti che a volte vengono etichettati come “problemi”, ci sono spesso emozioni non riconosciute, fatiche silenziose, domande ancora senza risposta.
In questo percorso, la scuola può fare molto, ma non può essere sola. Il ruolo della famiglia resta fondamentale: è nel dialogo quotidiano, nella presenza, nella capacità di esserci anche nei momenti difficili che si costruiscono basi solide per il benessere dei ragazzi.
Forse la vera sfida è proprio questa: saper ascoltare, contenere e accompagnare, senza fretta di dare risposte, ma con la disponibilità a stare nelle domande.
I ragazzi, nonostante tutto, continuano a cercarci ed hanno bisogno di trovarci.


20/05/2026
GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE MATERNA 🗣La maternità non è solo gioia: può portare con sé fragilità, solitudine,...
06/05/2026

GIORNATA MONDIALE DELLA SALUTE MENTALE MATERNA 🗣

La maternità non è solo gioia: può portare con sé fragilità, solitudine, ansia e depressione. Parlare apertamente di salute mentale materna è il primo passo per abbattere i silenzi che troppo spesso lasciano le donne sole proprio nel momento in cui avrebbero più bisogno di sostegno.

È necessario un impegno da parte delle istituzioni: servizi accessibili, percorsi di accompagnamento alla genitorialità, supporto psicologico integrato e politiche che tutelino davvero il benessere delle madri.

Una comunità che si prende cura delle madri è una comunità più forte.

Indirizzo

Viale Etiopia, 18
Rome
00199

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 19:00
Martedì 09:30 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 19:00
Venerdì 09:30 - 19:00
Sabato 09:30 - 19:00

Telefono

+393487598167

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