22/01/2026
⚕️ In passato, lo sviluppo di metastasi peritoneali da carcinoma colorettale era considerato lo stadio terminale della malattia, con una sopravvivenza dei pazienti che, una volta fatta la diagnosi, raramente superava i 6 mesi.
🩺 A partire dai primi anni ’80, 𝐏𝐚𝐮𝐥 𝐒𝐮𝐠𝐚𝐫𝐛𝐚𝐤𝐞𝐫 ha sviluppato una strategia chirurgica basata su una procedura oggi nota come 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨𝐧𝐞𝐜𝐭𝐨𝐦𝐢𝐚 o 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢𝐝𝐮𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 (𝐂𝐑𝐒), che prevede l’asportazione completa di tutti gli impianti peritoneali, associata alla somministrazione, al termine dell’intervento, di una chemioterapia intraperitoneale ipertermica, nota come 𝐇𝐈𝐏𝐄𝐂.
💉 Questa combinazione terapeutica (CRS+HIPEC) è stata inizialmente utilizzata per il trattamento delle neoplasie appendicolari mucinose a basso grado (LAMNs), responsabili della sindrome nota come 𝐩𝐬𝐞𝐮𝐝𝐨𝐦𝐢𝐱𝐨𝐦𝐚, e solo successivamente è stata adattata al trattamento delle metastasi peritoneali (PM) da carcinoma colorettale.
💊 Per quest’ultima indicazione terapeutica, purtroppo, i risultati oncologici ottenuti sono stati meno incoraggianti del previsto, a causa della maggiore aggressività di questa forma neoplastica e della necessità che la terapia chirurgica fosse integrata con la chemioterapia sistemica, eventualmente associata a farmaci biologici, i quali, almeno fino a oggi, hanno raramente dimostrato un reale controllo della diffusione metastatica.
🥼 Per tale motivo, come si può osservare nella figura del post di oggi, tratta dall’esperienza del centro di Manchester, nel tempo l’adozione dei trattamenti CRS+HIPEC per le PM da carcinoma colorettale è stata proporzionalmente ridotta rispetto al numero complessivo dei pazienti osservati, riservando la procedura a casi estremamente selezionati.
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