16/09/2026
L’altro giorno una persona mi chiedeva cosa mi ha spinto a diventare psicologo. E’ stata una bella occasione per ricordare un momento specifico della mia adolescenza che ha influenzato le scelte future.
Credo fossero i primi anni del liceo, avrò avuto 14 o 15 anni, e da poco scoprivo il piacere della lettura autonoma. Prendevo dalla libreria di casa i titoli che mi ispiravano di più e passavo bellissime ore in loro compagnia. Iniziai dai grandi classici: “Zanna bianca”, “20.000 leghe sotto i mari”, “La capanna dello zio Tom” ecc… Poi un giorno trovai un testo diverso, una sorta di manualone in chiave divulgativa che affrontava i principali argomenti di psicologia. Ne rimasi folgorato, amore a prima vista. Sebbene fosse enorme, lo lessi tutto con pazienza, un po’ ogni giorno. Spaziava dai test di intelligenza, allo sviluppo cerebrale, alle differenze di genere, ai meccanismi di difesa, ai fenomeni sociali e alla psicopatologia. Ormai aveva acceso in me la scintilla della curiosità; volevo sapere tutto dei misteri del comportamento umano e quando arrivò il momento di scegliere la facoltà universitaria non avevo dubbi. Il mio entusiasmo resistette anche alla sensibilità da facocero del mio professore di matematica che in uno sventurato giorno si mise a fare “orientamento” a noi ragazzi.
“E lei che vuole fare all’università?” (ci dava del lei).
“Psicologia professore!”, risposi pieno di entusiasmo.
Mi mandò letteralmente a quel paese, imprecando da solo. Non apprezzava le facoltà umanistiche. Rimasi a bocca aperta come uno scemo chiedendomi semplicemente perché.
Parentesi tragicomica a parte, conservo ancora con affetto il libro di cui parlavo. Lo potete vedere in foto.