ComeStai

ComeStai Comestai è il centro per il trattamento dei Disturbi Alimentari che lavora sia online che in presenza (Roma).

Che tu soffra di un Disturbo Alimentare o che viva accanto a chi affronta un DCA, Comestai è qui accompagnarti nel percorso di recovery.

10/09/2026

Non l’abbiamo scelto a caso: Piazza Municipio 84, vista sul Maschio Angioino, il mare sullo sfondo, e da oggi anche un pezzo di Comestai.

Dopo Roma, sentivamo che era il momento di allargarci per far sì che sempre più persone potessero trovare, vicino casa, un’équipe pronta ad accoglierle.

Quindi vi presentiamo il nuovo centro Comestai per il trattamento dei Disturbi Alimentari, in partnership con 💜

Al suo interno troverete professionisti formati nei DCA, pronti ad ascoltarvi e ad accompagnarvi in un percorso di cura su misura.

Un grazie speciale a , che anche questa volta ci ha aiutato ad arredare gli spazi, proprio come per il centro di Roma 🤍

Presto vi comunicheremo la data dell’inaugurazione e da quel momento questo spazio sarà anche vostro.

📍 Piazza Municipio 84, Napoli

Quando qualcuno che amiamo affronta un disturbo alimentare, spesso ci sentiamo soli: quali sono le parole giuste? Cosa p...
05/09/2026

Quando qualcuno che amiamo affronta un disturbo alimentare, spesso ci sentiamo soli: quali sono le parole giuste? Cosa posso fare per offrire un aiuto concreto? Come sto io, mentre provo a stare accanto?

In Comestai non vogliamo lasciare nessuno solo ad affrontare tutto questo: dal 12 settembre riparte il progetto “La stanza accanto”, gruppi di supporto per genitori e familiari di chi soffre di un DCA.

Non un percorso per “sapere cosa fare”, ma uno spazio per attraversare l’incertezza senza restarci soli, condotto sempre da professionisti dell’area terapeutica, familiare e nutrizionale di Comestai.

I gruppi ci accompagneranno fino a Giugno 2027: possono essere seguiti online o in presenza presso il nostro centro di Roma, e sono gratuiti.

Perché stare accanto è già molto, e nessuno dovrebbe farlo senza sostegno.

Nella bio trovi il link per iscriverti 💜

Per molto tempo abbiamo imparato a vedere alcuni corpi ovunque: nelle pubblicità, nei film, nei feed. Sono quasi sempre ...
02/09/2026

Per molto tempo abbiamo imparato a vedere alcuni corpi ovunque: nelle pubblicità, nei film, nei feed. Sono quasi sempre corpi giovani, magri, conformi e performativi, ripetuti così tanto spesso da diventare misura di confronto per tutti gli altri.

E poi ci sono i corpi che vediamo meno. Quelli che vengono raccontati solo attraverso un prima e un dopo, una storia di “riscatto” o magari sulla base di una diagnosi. Quelli compaiono solo quando c’è qualcosa da correggere.

Ma un corpo non dovrebbe aver bisogno di trasformarsi per meritarsi di occupare uno spazio.

La rappresentazione non è soltanto questione di immagini, ma ha un valore di appartenenza. Attraverso le immagini impariamo cosa è normale, accettabile e desiderabile. E, a volte, persino sentirsi legittimato a esistere senza dover chiedere scusa.

Anche per questo parlare di rappresentazione significa parlare di stigma, di salute mentale e del modo in cui guardiamo alle persone.

Perché nessun corpo dovrebbe essere considerato troppo grande, troppo vecchio, troppo diverso, troppo imperfetto per essere raccontato.

La domanda, allora, non è solo chi vediamo.
È: chi stiamo ancora scegliendo di non vedere?

Quando parliamo di weight stigma (o stigma sul peso), la tentazione è di ridurlo a sguardi, commenti e battute fuori luo...
01/09/2026

Quando parliamo di weight stigma (o stigma sul peso), la tentazione è di ridurlo a sguardi, commenti e battute fuori luogo. Purtroppo, lo stigma non si ferma lì: entra negli studi medici, nelle sale d’attesa, nelle modalità con cui la persona viene accolta e visitata.

I dati che abbiamo condiviso raccontano una parte di questa dinamica: più stigma, più comportamenti alimentari disfunzionali, meno fiducia nel sistema sanitario.

Parlare di weight stigma non significa puntare il dito contro i professionisti della salute, né mettere in discussione il loro lavoro. Significa, piuttosto, rendere visibile un fenomeno che può essere difficile da riconoscere e che può influenzare il modo in cui una persona vive il proprio percorso di cura.

Perché sensibilizzare sullo stigma significa anche creare maggiore consapevolezza: nelle persone che lo subiscono, ma anche in chi si prende cura di loro.

Quando si parla di disturbi alimentari, la parola “volontà” ritorna sempre, in un modo o nell’altro. Soprattutto, in chi...
28/08/2026

Quando si parla di disturbi alimentari, la parola “volontà” ritorna sempre, in un modo o nell’altro. Soprattutto, in chi lo ritiene un capriccio e pensa che basti volerlo, per stare bene.

È un’idea comoda, perché sposta il problema fuori dal contesto: dalla famiglia, dalla scuola, dal lavoro, persino dal modo in cui la nostra cultura ci ha insegnato a parlare al nostro corpo. Un peso che diventa, inevitabilmente, di chi soffre.

Ma prima di accusare qualcuno di aver scelto di star male, dovremmo chiedere a noi stessi: “io, se potessi, deciderei di stare male?”.

La risposta è scontata.

Quando non sei in pace con il tuo corpo, esistono giorni di pioggia e giorni di sole.I primi li attraversi con difficolt...
25/08/2026

Quando non sei in pace con il tuo corpo, esistono giorni di pioggia e giorni di sole.

I primi li attraversi con difficoltà, pensi che non passeranno mai, sembra che ad ogni ora si portino via un po’ di te. Il tuo corpo non vuoi neanche guardarlo perché, se lo fai, ti accorgi che racchiude tutti i difetti di cui hai paura.

E poi ci sono i giorni di sole. Quelli in cui il corpo è il mezzo che hai per vivere a pieno, quello che ti permette una lunga nuotata e che chi ti ama, abbraccia con amore.

Ma quel corpo è sempre lo stesso.
Cambia solo il modo in cui impariamo a percepirlo.

Non può esistere una vita che contenga solo solo giorni di sole.

Ma possiamo maturare una consapevolezza: il corpo è solo un corpo, che ci fa attraversare ogni giorno, anche quelli in cui abbiamo bisogno dell’ombrello.

22/08/2026

Un messaggio per chi si sente in dovere di tenere tutto sotto controllo, anche in vacanza, anche quando dovrebbe solo riposare (ma che vale tutto l’anno!) 💜

Facciamo ancora fatica a riconoscere i disturbi alimentari perché ci basiamo spesso unicamente sui cambiamenti del corpo...
17/08/2026

Facciamo ancora fatica a riconoscere i disturbi alimentari perché ci basiamo spesso unicamente sui cambiamenti del corpo.

In realtà, il peso e le sue variazioni, sono gli ultimi segnali di un mare in cui navigano tanti piccoli indizi nascosti, spesso normalizzati dalla società.

Nessuno di questi comportamenti, da solo, può portare ad una diagnosi certa. Ma insieme, e nel tempo, possono raccontare qualcosa a cui prestare attenzione.

Se pensi di vivere un rapporto difficile con il cibo e con il corpo, puoi sempre chiedere aiuto: compila il questionario in bio e prenota un primo colloquio gratuito 💜

All’esterno può apparire come indecisione, magari “lentezza”, nel prendere una decisione che tutto sommato, per la maggi...
29/07/2026

All’esterno può apparire come indecisione, magari “lentezza”, nel prendere una decisione che tutto sommato, per la maggior parte delle persone, è semplice e richiede pochi minuti.

In realtà dietro c’è una testa piena di pensieri che corrono, alla ricerca della decisione più veloce ma al tempo stesso rassicurante, che tenga conto delle numerose regole imposte dalla malattia.

Ordinare un piatto significa dover sopportare i sensi di colpa, l’assenza di un controllo sugli ingredienti e le calorie, la vergogna di non riuscire a raccontare la propria difficoltà a chi è seduto al tavolo.

Chi non ha mai vissuto questa esperienza difficilmente riesce a immaginare cosa si nasconda dietro le scelte, anche quelle più semplici.

Se questo “viaggio” ti risuona, perché lo vivi in prima persona o conosci qualcuno che ci deve fare i conti, sappi che puoi sempre chiedere aiuto.

In Comestai il primo colloquio è gratuito: compila il questionario al link in bio o scrivici al 348 4946838 💜

C’è una distanza spesso silenziosa tra “clinicamente miglioratə” e “mi sento guaritə”.Uno studio pubblicato su The Conve...
27/07/2026

C’è una distanza spesso silenziosa tra “clinicamente miglioratə” e “mi sento guaritə”.

Uno studio pubblicato su The Conversation ha cercato di misurare proprio quello: non i sintomi, ma l’esperienza soggettiva della guarigione.

E i dati che emergono ribaltano alcune assunzioni di fondo su come valutiamo il percorso di ripresa.

La guarigione personale, fatta di autoaccettazione, relazioni, autonomia, non sempre coincide con i parametri clinici.

Dobbiamo tenere in considerazione anche questi segnali per comprendere pienamente il concetto di cura.

Perché stare bene non si misura solo su una scala.

Indirizzo

Via Bernardino Alimena 111
Rome
00173

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