Dott. Giulio Blasilli

Dott. Giulio Blasilli Giulio Blasilli, psicologo (Albo A – Lazio n. 32236). Psicologo clinico e sociologo. https://www.miodottore.it/giulio-blasilli/psicologo/roma

Parlo di salute a 360 gradi con uno sguardo su emozioni, relazioni e fenomeni contemporanei.

A volte pensiamo che ciò che viviamo sia troppo personale per essere compreso dagli altri.Eppure proprio le emozioni più...
20/06/2026

A volte pensiamo che ciò che viviamo sia troppo personale per essere compreso dagli altri.

Eppure proprio le emozioni più intime — fragilità, paura, desiderio di essere accolti, bisogno di sentirsi visti — sono spesso quelle che ci rendono più vicini.

Carl Rogers ci ricorda che ciò che portiamo dentro non ci isola necessariamente: può diventare un ponte.

Perché quando troviamo il coraggio di essere autentici, spesso scopriamo che la nostra esperienza parla anche a qualcun altro.

Jung ci ricorda che guardarsi dentro non è sempre un gesto semplice.Spesso è più facile restare fuori da sé: inseguire a...
20/06/2026

Jung ci ricorda che guardarsi dentro non è sempre un gesto semplice.

Spesso è più facile restare fuori da sé: inseguire aspettative, confrontarsi con gli altri, vivere di automatismi, cercare conferme nel mondo esterno. Ma a un certo punto, per crescere davvero, diventa necessario fermarsi e rivolgere lo sguardo verso ciò che accade dentro.

Guardarsi dentro significa riconoscere desideri, paure, ferite, contraddizioni. Significa smettere di vivere solo in superficie e iniziare a comprendere meglio perché reagiamo in un certo modo, cosa ci muove, cosa ci blocca, cosa continuiamo a evitare.

Non è un percorso sempre comodo.

A volte porta a incontrare parti di noi che abbiamo lasciato in ombra. Ma proprio lì può iniziare una forma più autentica di consapevolezza.

Perché non basta sognare una vita diversa.
Serve anche svegliarsi a sé stessi.

Rallentare non significa perdere tempo.A volte significa tornare a sentire cosa conta davvero, dare spazio al respiro e ...
20/06/2026

Rallentare non significa perdere tempo.
A volte significa tornare a sentire cosa conta davvero, dare spazio al respiro e recuperare un contatto più gentile con sé stessi.

Buongiorno psicologico 🌿
Coltiva ogni giorno ciò che ti fa stare bene.

Ci sono momenti in cui vorremmo che fosse la realtà a cambiare.Vorremmo che cambiassero le persone, le situazioni, il pa...
19/06/2026

Ci sono momenti in cui vorremmo che fosse la realtà a cambiare.

Vorremmo che cambiassero le persone, le situazioni, il passato, le risposte che non abbiamo ricevuto, le ferite che non abbiamo scelto. Ed è umano desiderarlo, soprattutto quando ciò che viviamo pesa o sembra ingiusto.

Ma non sempre abbiamo potere su quello che accade fuori da noi.

A volte l’unico spazio davvero possibile è quello interiore: il modo in cui leggiamo ciò che viviamo, il significato che proviamo a costruire, la posizione che scegliamo di assumere davanti a una difficoltà.

Frankl, con il suo pensiero, ci ricorda proprio questo: anche quando non possiamo controllare tutto, possiamo ancora interrogarci su come attraversare ciò che ci accade.

Non è una frase semplice, né consolatoria.
Non significa che basti “pensare positivo”.
Significa riconoscere che, anche dentro situazioni difficili, l’essere umano conserva una possibilità: cercare un senso, scegliere un atteggiamento, non lasciare che il dolore diventi l’unica definizione di sé.

A volte cambiare noi stessi non vuol dire adattarsi passivamente.

Vuol dire trovare un modo più consapevole, più dignitoso e più autentico per continuare a vivere anche quando la realtà non cambia come avremmo voluto.

“Diventa ciò che sei” è una delle frasi più potenti attribuite a Nietzsche, perché non parla semplicemente di cambiament...
19/06/2026

“Diventa ciò che sei” è una delle frasi più potenti attribuite a Nietzsche, perché non parla semplicemente di cambiamento, ma di autenticità.

Non significa inventarsi da zero, diventare qualcun altro o inseguire un’immagine ideale di sé. Significa, piuttosto, attraversare il percorso difficile di riconoscersi.

Capire cosa ci appartiene davvero e cosa invece abbiamo assorbito per compiacere, adattarci, sopravvivere, essere accettati. Significa distinguere la propria voce dal rumore delle aspettative esterne.

Diventare ciò che si è richiede coraggio, perché spesso implica lasciare cadere maschere, ruoli, abitudini e definizioni che per molto tempo ci hanno protetto, ma che a un certo punto iniziano anche a limitarci.

Non è un invito alla perfezione.
È un invito alla verità.

A volte crescere significa proprio questo: smettere di rincorrere ciò che dovremmo essere e iniziare, con più consapevolezza, a incontrare ciò che siamo davvero.

Calvino ci ricorda che la leggerezza non è superficialità.Non significa prendere la vita con indifferenza, né evitare ci...
19/06/2026

Calvino ci ricorda che la leggerezza non è superficialità.

Non significa prendere la vita con indifferenza, né evitare ciò che pesa. Significa, piuttosto, trovare un modo più umano per attraversare la complessità senza lasciarsene schiacciare.

A volte pensiamo che la profondità debba avere sempre il volto della fatica, del peso, della tensione. Ma non è necessariamente così. Si può essere profondi anche mantenendo uno sguardo capace di respiro, di misura, di essenzialità.

La leggerezza, quando è autentica, non toglie valore alle cose.
Le rende più abitabili.

Forse è anche questo un segno di maturità: non negare il peso della vita, ma imparare a portarlo senza farci travolgere del tutto.

Non tutte le giornate vanno affrontate con durezza.A volte la vera forza sta nel trattarsi con più comprensione, sopratt...
19/06/2026

Non tutte le giornate vanno affrontate con durezza.
A volte la vera forza sta nel trattarsi con più comprensione, soprattutto quando tutto sembra pesare di più.

Buongiorno psicologico 🌿
La gentilezza verso di te è già una forma di equilibrio.

Sta circolando in queste ore una riflessione che, al di là della polemica del momento, merita attenzione: se anche quest...
19/06/2026

Sta circolando in queste ore una riflessione che, al di là della polemica del momento, merita attenzione: se anche quest’anno, alla Maturità 2026, nella tipologia A non fosse presente un’autrice, non saremmo davanti solo a una curiosità scolastica. Sarebbe anche un segnale culturale.

Perché la scuola non trasmette soltanto nozioni. Trasmette anche simboli, gerarchie, riferimenti. Decide, almeno in parte, quali voci vengono percepite come centrali, autorevoli, “classiche”, e quali invece continuano a restare più ai margini.

Il punto non è fare una gara tra uomini e donne, né inserire un nome femminile per semplice bilanciamento. Il punto è chiedersi come mai, in un patrimonio letterario ricchissimo anche di scrittrici fondamentali, la loro presenza continui a essere così poco rappresentata in uno dei momenti più simbolici del percorso scolastico.

Non è solo una questione di programma.
È una questione di sguardo.

Leggere un’autrice non significa fare un favore a qualcuno. Significa ampliare l’orizzonte culturale, offrire agli studenti una visione più completa della letteratura, della sensibilità umana e della complessità del pensiero.

Forse dovremmo iniziare a considerare questa non come una rivendicazione, ma come una normalità ancora da costruire.

Perché la cultura, quando è davvero tale, non esclude: rappresenta, apre, restituisce pluralità. E forse anche la scuola, oggi più che mai, dovrebbe interrogarsi su questo.

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