Dott. Giulio Blasilli

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Dott. Giulio Blasilli Giulio Blasilli, psicologo (Albo A – Lazio n. 32236). Psicologo clinico e sociologo. https://www.miodottore.it/giulio-blasilli/psicologo/roma

Parlo di salute a 360 gradi con uno sguardo su emozioni, relazioni e fenomeni contemporanei.

A volte una frase ci colpisce perché riesce a esprimere qualcosa che sentiamo, ma che non avevamo ancora trovato il modo...
16/10/2026

A volte una frase ci colpisce perché riesce a esprimere qualcosa che sentiamo, ma che non avevamo ancora trovato il modo di dire. Altre volte ci invita a fermarci, a rivedere un pensiero o a guardare con più attenzione ciò che stiamo vivendo. Le parole possono offrirci questo: un piccolo spazio per ascoltarci e riflettere.

💬 Che cosa ti ha fatto pensare questa frase? Se ti va, raccontamelo nei commenti.

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Henry Molaison poteva conversare con una persona e, poco dopo, non ricordare di averla incontrata. La sua storia mostra ...
16/10/2026

Henry Molaison poteva conversare con una persona e, poco dopo, non ricordare di averla incontrata. La sua storia mostra quanto la memoria conti nella possibilità di costruire una continuità tra ciò che accade e ciò che diventiamo.

Nel 1953, a 27 anni, fu sottoposto dal neurochirurgo William Beecher Scoville a un intervento sperimentale per un’epilessia grave, resistente ai farmaci. Furono asportate bilateralmente porzioni delle regioni temporali mediali, comprendenti parti dell’ippocampo e strutture adiacenti. Le crisi si ridussero, ma comparve una profonda amnesia anterograda: Henry aveva enormi difficoltà a formare nuovi ricordi duraturi di fatti ed episodi.

Non aveva dimenticato tutto. Conservava parte dei ricordi precedenti, competenze linguistiche e la capacità di mantenere informazioni per breve tempo, se non intervenivano distrazioni. Poteva seguire una conversazione, ma successivamente non ricordarla. Questa distinzione impedisce di descriverlo come una persona priva di memoria.

Gli studi condotti dalla neuropsicologa Brenda Milner rivelarono qualcosa di decisivo: Henry migliorava in alcuni compiti motori pur senza ricordare di averli già eseguiti. Poteva apprendere un’abilità senza conservare il ricordo cosciente dell’esperienza. Il caso H.M. contribuì così a dimostrare che la memoria comprende sistemi differenti.

Nella vita quotidiana, però, quella scoperta corrispondeva a una difficoltà concreta: trattenere un incontro, aggiornare la propria storia, riconoscere come familiare ciò che era accaduto da poco. La conoscenza scientifica nasceva dall’osservazione di una persona che continuava ad avere bisogni, emozioni e relazioni.
La sua vicenda richiama una responsabilità professionale: valutare un intervento significa considerare anche le conseguenze sull’autonomia e sulla vita quotidiana, oltre al sintomo che si vuole ridurre. E una compromissione della memoria richiede tutele adeguate, senza diventare il motivo per escludere la persona dall’ascolto e dalle decisioni che la riguardano.

Prendi il telefono, pensi a una persona che vorresti sentire, poi lo rimetti giù. “Magari disturbo.” “L’ultima volta ho ...
16/10/2026

Prendi il telefono, pensi a una persona che vorresti sentire, poi lo rimetti giù. “Magari disturbo.” “L’ultima volta ho chiamato io.” “Se avesse voglia di parlarmi, si farebbe sentire.” Nel frattempo passa un altro giorno. Dietro questa esitazione possono esserci ragioni diverse: il timore di essere respinti, il desiderio di sentirsi cercati, la stanchezza di prendere sempre l’iniziativa.
A volte vorremmo ricevere una telefonata perché rappresenterebbe qualcosa di più di una conversazione: ci farebbe sentire presenti nei pensieri di qualcuno, importanti anche senza doverci fare avanti. È un bisogno comprensibile. Il problema nasce quando interpretiamo il silenzio come una risposta certa sul nostro valore o sull’affetto dell’altro, pur senza sapere che cosa stia succedendo nella sua vita. Quel silenzio può avere significati diversi, e talvolta due persone finiscono per aspettarsi a vicenda, entrambe convinte di non essere abbastanza desiderate. Fare il primo passo può aiutare a capire: un messaggio semplice, come “oggi ti ho pensato, mi farebbe piacere sentirti”, esprime un desiderio senza trasformarlo in un rimprovero. Conta però anche la storia del rapporto. Se sei sempre tu a cercare, proporre e mantenere il contatto, la tua fatica merita attenzione: non sei tenuto a sostenere da solo una relazione. La reciprocità non richiede di contare ogni telefonata, ma di poter riconoscere, nel tempo, un interesse che arriva anche dall’altra parte. Possiamo concederci di cercare qualcuno e, insieme, osservare come risponde alla nostra presenza.
Quando vorresti chiamare ma rinunci, che cosa ti trattiene di più: la paura di disturbare o il desiderio di essere cercato?

Nel novembre 1941 Rosemary Kennedy, sorella del futuro presidente degli Stati Uniti, aveva 23 anni quando fu sottoposta ...
16/10/2026

Nel novembre 1941 Rosemary Kennedy, sorella del futuro presidente degli Stati Uniti, aveva 23 anni quando fu sottoposta a una lobotomia prefrontale, disposta dal padre ed eseguita da Walter Freeman e James Watts. L’intervento compromise gravemente il linguaggio e la capacità di camminare. Trascorse gran parte della vita successiva in una struttura assistenziale.

Rosemary aveva difficoltà intellettive, ma prima dell’operazione viaggiava, frequentava occasioni sociali e amava ballare. Ridurre la sua storia alla disabilità impedisce di riconoscere la persona che era, con interessi, legami e possibilità di sviluppo.

La lobotomia interrompeva connessioni delle regioni frontali, coinvolte nella regolazione del comportamento, nella pianificazione e nella vita emotiva. Fu proposta per diversi disturbi psichici quando le possibilità di intervento erano limitate. Nel 1949 Egas Moniz ricevette il Nobel per il lavoro sulla leucotomia. Il riconoscimento storico non cancella i danni prodotti né rendeva sufficienti le prove disponibili.

La vicenda pone una questione decisiva: come viene definito il miglioramento? Una persona meno reattiva o più facile da gestire può aver perso iniziativa e autonomia. La riduzione di un comportamento problematico, considerata isolatamente, non dimostra un beneficio complessivo.

Per chi lavora nella salute mentale, la responsabilità deontologica richiede di valutare prove, rischi, alternative e conseguenze sulla vita quotidiana. Il consenso informato deve essere comprensibile, libero e sostenuto nel tempo; una difficoltà intellettiva non autorizza a escludere automaticamente la persona dalle decisioni che la riguardano.

Leggere il passato richiede attenzione al suo contesto, senza assolverlo. La storia di Rosemary mostra quanto sia pericoloso confondere le esigenze della famiglia o dell’istituzione con il benessere individuale. Il criterio con cui valutare un intervento deve includere la dignità, i diritti e la qualità di vita di chi lo riceve.

Buongiorno ☀️Ogni giorno può essere un piccolo spazio per fermarsi, respirare e lasciare che una frase ci accompagni per...
16/10/2026

Buongiorno ☀️

Ogni giorno può essere un piccolo spazio per fermarsi, respirare e lasciare che una frase ci accompagni per qualche minuto.

Le parole non risolvono tutto, ma a volte arrivano nel momento giusto e ci aiutano a guardare ciò che stiamo vivendo da una prospettiva diversa, riconoscere qualcosa di noi o semplicemente concederci un momento di riflessione.

💬 Quale pensiero ti ha colpito di più? Se ti va, raccontamelo nei commenti.

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Dott. Giulio Blasilli
Psicologo clinico

Mentre affrontava un tumore, una lavoratrice di una scuola di Lucca ha ricevuto un licenziamento e la richiesta di resti...
15/10/2026

Mentre affrontava un tumore, una lavoratrice di una scuola di Lucca ha ricevuto un licenziamento e la richiesta di restituire quasi 98mila euro. Secondo le cronache, il tribunale ha disposto il reintegro e bloccato il recupero delle somme, giudicando il licenziamento illegittimo e discriminatorio. Una vicenda che porta a riflettere su quanto possa diventare difficile affrontare la malattia quando vengono meno anche le sicurezze quotidiane.

Una diagnosi oncologica può interrompere la continuità della propria vita. Cambiano i ritmi, il rapporto con il corpo e i progetti; anche decisioni prima semplici possono dipendere da esami, appuntamenti e condizioni fisiche imprevedibili. Le reazioni sono diverse per ciascuno, ma poter contare su alcuni punti fermi può aiutare a sostenere questa incertezza.

Il lavoro può essere uno di questi riferimenti. Garantisce un reddito, ma può rappresentare anche autonomia, relazioni e riconoscimento. Per alcune persone, mantenerne il legame significa conservare uno spazio della propria identità che la malattia non occupa interamente. Per altre è necessario fermarsi. Nessuna delle due esigenze dovrebbe diventare una misura del valore personale.

Il timore di perdere il posto può aggiungere alla preoccupazione per la salute quella per le spese e per il futuro della famiglia. Non conosciamo il vissuto di questa donna, ma sappiamo quanto le condizioni materiali possano pesare sul benessere psicologico. L’angoscia non nasce sempre da un pensiero da correggere: talvolta risponde a una minaccia concreta.

Qui emerge una contraddizione sociale. Invitiamo chi si ammala a essere forte, mentre rischiamo di lasciargli il compito di difendere da solo le condizioni necessarie per affrontare ciò che vive. Anche l’insistenza sul coraggio può diventare un peso, se non lascia spazio alla stanchezza e al bisogno di aiuto.
Una decisione favorevole può ripristinare una tutela, senza cancellare automaticamente l’incertezza attraversata.

Accanto alle cure, servono contesti nei quali ammalarsi non significhi dover giustificare continuamente il proprio diritto a fermarsi.

A volte impariamo a nasconderci per sentirci accettati: tratteniamo un entusiasmo, svalutiamo una capacità, rinunciamo a...
15/10/2026

A volte impariamo a nasconderci per sentirci accettati: tratteniamo un entusiasmo, svalutiamo una capacità, rinunciamo a dire ciò che pensiamo per paura di essere giudicati. Quando l’approvazione degli altri diventa indispensabile, anche mostrarci per come siamo può metterci a disagio. Tornare a darci spazio richiede tempo, soprattutto se abbiamo imparato che essere apprezzati significa essere sempre accomodanti. Possiamo cominciare dalle piccole occasioni in cui ci permettiamo di esprimere un desiderio, riconoscere un nostro merito o condividere qualcosa che ci rende felici, senza sminuirlo subito.

Prima sapevi quasi tutto della loro giornata. Poi, gradualmente, hai cominciato a conoscere soltanto quello che scelgono...
15/10/2026

Prima sapevi quasi tutto della loro giornata. Poi, gradualmente, hai cominciato a conoscere soltanto quello che scelgono di raccontarti. I figli crescono anche così: prendono decisioni senza consultarti, costruiscono legami di cui non fai parte, trovano un modo di vivere che può essere diverso da quello che avevi immaginato. Puoi essere felice della loro autonomia e, nello stesso tempo, sentire la mancanza di quando cercavano più spesso la tua presenza. Questi sentimenti possono convivere, senza renderti un genitore egoista o incapace di lasciarli andare.
Dopo anni trascorsi a organizzare una parte importante della vita intorno alle loro necessità, il cambiamento riguarda anche te: il tempo a disposizione, le abitudini, il modo in cui ti senti utile e riconosciuto. A volte viene spontaneo continuare a dare indicazioni, intervenire prima che chiedano o vivere una telefonata in meno come un segnale di distanza. Ma la frequenza con cui un figlio ti cerca, da sola, non misura l’affetto che prova. Costruire una relazione tra adulti richiede nuovi equilibri, che possono includere chiedere “vuoi un consiglio o preferisci che ti ascolti?”, rispettare ciò che desiderano tenere per sé e raccontare anche qualcosa della propria vita. Può esserci spazio per dire “mi farebbe piacere vederti”, lasciando all’altro la possibilità di trovare insieme un momento, senza dover dimostrare il proprio amore attraverso la disponibilità continua. Nel frattempo, meritano attenzione anche le tue amicizie, gli interessi rimandati e i desideri che negli anni hanno avuto meno spazio. Non tutti vivono questo passaggio allo stesso modo, e trovare una nuova vicinanza può richiedere tempo.
Essere genitori continua ad avere valore anche quando i figli hanno meno bisogno del nostro intervento e più bisogno che riconosciamo le persone che sono diventate. Qual è il cambiamento che hai sentito di più nel rapporto con i tuoi figli, oppure con i tuoi genitori, diventando adulto?

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Rome

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Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 08:00 - 21:00
Venerdì 08:00 - 21:00
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