Dottor. Giulio Blasilli

Dottor. Giulio Blasilli Giulio Blasilli, psicologo (Albo A – Lazio n. 32236). Psicologo clinico e sociologo. Uno sguardo su emozioni, relazioni e fenomeni contemporanei.

A volte pensiamo che crescere significhi stravolgere tutto.Cambiare vita, cambiare strada, diventare improvvisamente div...
06/06/2026

A volte pensiamo che crescere significhi stravolgere tutto.

Cambiare vita, cambiare strada, diventare improvvisamente diversi, più forti, più sicuri, più risolti.

Ma forse la crescita, spesso, è qualcosa di molto più silenzioso.

È iniziare a guardare la propria vita con più verità.
Riconoscere ciò che non ci fa più bene.
Dare un nome a quello che sentiamo.
Accorgerci dei bisogni che abbiamo ignorato troppo a lungo.
Smettere di raccontarci che va tutto bene quando dentro qualcosa chiede ascolto.

Non sempre crescere vuol dire andare altrove.

A volte vuol dire restare, ma con uno sguardo nuovo.
Vuol dire abitare la propria storia con più consapevolezza.
Vuol dire smettere di fuggire da sé stessi e iniziare, piano piano, a capirsi davvero.

E forse è proprio da lì che qualcosa cambia.

Crescere oggi fa paura.Non perché siamo più fragili di prima, ma perché spesso ci viene chiesto di scegliere presto, cap...
06/06/2026

Crescere oggi fa paura.

Non perché siamo più fragili di prima, ma perché spesso ci viene chiesto di scegliere presto, capire presto, riuscire presto, essere stabili presto. Come se la vita avesse una tabella precisa da rispettare e ogni esitazione fosse un fallimento.

Ma la paura di crescere non è solo paura del futuro.

A volte è paura di sbagliare strada. Di perdere tempo. Di deludere le aspettative degli altri. Di non diventare ciò che si pensava di dover essere. Di restare indietro mentre tutti sembrano andare avanti.

E così, a volte, restare fermi sembra proteggerci.

Rimandiamo decisioni, evitiamo cambiamenti, ci convinciamo che non sia ancora il momento. Ma il rinvio non sempre toglie l’ansia: spesso la rende solo più silenziosa, più nascosta, più difficile da riconoscere.

La verità è che non sempre si cresce sentendosi pronti.

A volte si cresce proprio mentre si ha paura. Mentre si hanno dubbi. Mentre non si sa bene dove si sta andando. Mentre si prova a conoscersi un po’ di più, senza pretendere di avere già tutte le risposte.

Forse maturare non significa diventare invincibili.

Significa imparare a stare nella complessità senza scappare sempre da sé stessi. Significa accettare che crescere può fare paura, ma che quella paura non deve per forza decidere tutto al posto nostro.

A volte il sabato può ricordarci qualcosa di semplice ma essenziale: rallentare, fermarsi un momento e tornare a sentire...
06/06/2026

A volte il sabato può ricordarci qualcosa di semplice ma essenziale: rallentare, fermarsi un momento e tornare a sentire ciò di cui abbiamo davvero bisogno. Concedersi tempo per sé non è egoismo, ma un modo concreto per rispettarsi e ritrovare equilibrio dentro giornate spesso piene di richieste e rumore.

Anche un gesto piccolo può diventare cura: una pausa, un silenzio, una passeggiata, un respiro più consapevole. Spesso è proprio lì, nelle cose più semplici, che possiamo ritrovare energia, chiarezza e un contatto più autentico con noi stessi.

La gratitudine non è solo dire grazie, ma imparare a riconoscere il valore di ciò che spesso diamo per scontato. Non can...
05/06/2026

La gratitudine non è solo dire grazie, ma imparare a riconoscere il valore di ciò che spesso diamo per scontato. Non cancella le difficoltà, ma può cambiare il modo in cui attraversiamo le giornate, aiutandoci a vedere anche ciò che ci sostiene, ci nutre e ci fa bene.

A volte basta poco per ritrovare questo sguardo: una presenza sincera, un momento di calma, qualcosa che c’è già e che, se accolto davvero, può restituirci un senso più pieno del presente. Coltivare gratitudine significa anche questo: dare spazio a ciò che conta, anche nelle piccole cose.

Zerocalcare ha questa capacità rara: prende cose che sembrano piccole, quotidiane, quasi laterali, e le trasforma in dom...
04/06/2026

Zerocalcare ha questa capacità rara: prende cose che sembrano piccole, quotidiane, quasi laterali, e le trasforma in domande enormi.

Due Spicci parla di amicizia, scelte, colpa, paura di crescere, responsabilità, legami che cambiano forma e verità difficili da dire. Ma lo fa senza renderle mai astratte. Le mette dentro scene semplici, dialoghi apparentemente leggeri, momenti in cui si ride e subito dopo ci si accorge che quella risata stava coprendo qualcosa di molto più profondo.

Forse è proprio qui la forza della serie: raccontare quanto possa essere complicato diventare adulti quando non hai davvero la sensazione di esserlo. Quando vorresti fare la cosa giusta, ma non sai quale sia. Quando vuoi bene a qualcuno, ma non sempre riesci ad aiutarlo. Quando ti porti addosso colpe, dubbi, contraddizioni e quella sensazione scomoda di non essere mai abbastanza pronto.

Non è una serie che dà risposte facili. E forse per questo arriva così tanto.

Perché parla di una generazione che spesso prova a cavarsela con ironia, sarcasmo e cinismo, ma sotto sotto continua a cercare senso, appartenenza, legami veri e un modo meno doloroso di stare al mondo.

E allora quei “due spicci” diventano molto più di un’immagine ironica: diventano il simbolo di quello che proviamo a mettere insieme quando ci sembra di avere poco. Poche certezze, poche energie, poche risposte. Ma ancora abbastanza umanità per chiederci chi siamo, cosa stiamo evitando e cosa possiamo provare a salvare.

Forse la profondità di Due Spicci sta proprio qui: nel ricordarci che crescere non significa avere tutto chiaro, ma iniziare a guardare con più verità anche ciò che fa male.

Tra ciò che ci accade e il modo in cui reagiamo esiste uno spazio.A volte è uno spazio piccolo, quasi impercettibile. Al...
04/06/2026

Tra ciò che ci accade e il modo in cui reagiamo esiste uno spazio.

A volte è uno spazio piccolo, quasi impercettibile. Altre volte è faticoso da trovare, soprattutto quando siamo travolti dalla rabbia, dalla paura, dalla delusione o dal dolore.

Eppure, proprio lì può nascere qualcosa di importante.

Non sempre possiamo scegliere quello che viviamo. Non sempre possiamo controllare gli eventi, le parole degli altri, le difficoltà che incontriamo o le ferite che ci portiamo dentro.

Ma possiamo provare, passo dopo passo, a scegliere come stare dentro ciò che accade.

Non significa non soffrire.
Non significa reagire sempre bene.
Non significa avere sempre tutto sotto controllo.

Significa concedersi la possibilità di fermarsi, ascoltarsi, comprendere cosa si muove dentro di sé e rispondere con maggiore consapevolezza.

Forse una parte della nostra libertà interiore nasce proprio da qui: dal non lasciare che ogni ferita decida al posto nostro chi dobbiamo diventare.

A volte ci sentiamo in ritardo perché guardiamo troppo il passo degli altri.Vediamo persone che sembrano arrivare prima,...
04/06/2026

A volte ci sentiamo in ritardo perché guardiamo troppo il passo degli altri.

Vediamo persone che sembrano arrivare prima, capire prima, scegliere prima, costruire prima. E senza accorgercene iniziamo a misurare il nostro valore con un tempo che non è il nostro.

Ma non tutti fioriscono nello stesso momento.

Ci sono percorsi che hanno bisogno di più silenzio, più tentativi, più cadute, più domande. Ci sono fasi in cui non stiamo fallendo: stiamo solo imparando a conoscerci meglio, a capire cosa vogliamo davvero, a rispettare i nostri tempi senza rincorrere continuamente quelli degli altri.

Non sei in ritardo solo perché la tua strada è diversa.

Forse stai crescendo in modo meno visibile, ma più profondo.
Forse stai imparando a non forzarti.
Forse stai preparando qualcosa che oggi ancora non si vede.

E anche questo è crescita.

Essere presenti non significa fare tutto perfettamente, ma scegliere di abitare davvero ciò che stiamo vivendo, senza re...
04/06/2026

Essere presenti non significa fare tutto perfettamente, ma scegliere di abitare davvero ciò che stiamo vivendo, senza restare sempre proiettati altrove. In una quotidianità che spesso ci porta a correre, anticipare e inseguire, fermarsi un momento e tornare al presente può diventare un gesto semplice ma profondamente prezioso.

A volte la presenza nasce proprio da piccoli atti: un respiro più consapevole, uno sguardo più attento, la capacità di ascoltare ciò che sentiamo senza scappare subito via. Ed è lì che possiamo ritrovare più chiarezza, più contatto con noi stessi e un modo più autentico di stare nella nostra vita.

Il ghosting viene spesso raccontato come una cosa semplice: qualcuno sparisce e basta.In realtà, per chi lo subisce, rar...
04/06/2026

Il ghosting viene spesso raccontato come una cosa semplice: qualcuno sparisce e basta.

In realtà, per chi lo subisce, raramente è così semplice.

Non c’è solo l’assenza dell’altro. C’è il vuoto che lascia. Ci sono i dubbi che iniziano a girare nella mente. Ci si chiede se si è detto qualcosa di sbagliato, se si è chiesto troppo, se non si era abbastanza interessanti, abbastanza importanti, abbastanza “giusti”.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più faticosi: il ghosting non interrompe solo una relazione o una conoscenza. Interrompe anche il senso. Lascia qualcosa di sospeso, senza spiegazione, senza chiusura, senza un posto chiaro in cui mettere ciò che si è vissuto.

Dire la verità può essere scomodo.
Può ferire.
Può deludere.

Ma sparire, a volte, ferisce di più.

Perché una chiusura, anche difficile, riconosce comunque l’esistenza dell’altro. Il silenzio totale, invece, rischia di cancellarla.

Questo non significa che ogni distanza sia ghosting, né che ogni allontanamento debba trasformarsi in una lunga spiegazione. Ma quando un legame, anche breve, viene interrotto senza parola, senza responsabilità e senza rispetto, qualcosa resta aperto nell’altro.

E forse il punto sta anche qui: la maturità emotiva non è restare per forza.
È saper andare via senza trattare l’altro come se non fosse mai esistito.

Vi è mai capitato di vivere il ghosting, da una parte o dall’altra?

A volte cerchiamo pace fuori da noi: in una risposta, in un cambiamento improvviso, in qualcosa che finalmente sistemi t...
03/06/2026

A volte cerchiamo pace fuori da noi: in una risposta, in un cambiamento improvviso, in qualcosa che finalmente sistemi tutto.

Ma non sempre la pace arriva quando la vita diventa perfetta.

A volte arriva piano, quando iniziamo ad ascoltarci davvero.
Quando smettiamo di ignorare quello che sentiamo.
Quando diamo spazio ai nostri bisogni, ai nostri limiti, alle nostre emozioni.

Non significa avere tutto risolto.
Significa iniziare a stare con sé stessi con un po’ più di gentilezza.

E forse, da lì, qualcosa dentro comincia a respirare meglio.

Indirizzo

Rome

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 21:00
Martedì 08:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 21:00
Giovedì 08:00 - 21:00
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Sito Web

https://www.miodottore.it/giulio-blasilli/psicologo/roma

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