30/04/2026
Nel 1923, l’antropologo austriaco Martin Gusinde registrò l’immagine di una donna e di un bambino selk'nam nella Terra del Fuoco. Quella fotografia è diventata un documento raro e prezioso: uno degli ultimi vestigi di una cultura che ha resistito per quasi 10.000 anni negli angoli più estremi del mondo.
I selk'nam, conosciuti anche come ona, si riconoscevano come il popolo di Karukinka — la terra in cui vivevano. Erano cacciatori-raccoglitori nomadi, organizzati in clan e guidati dal consiglio degli anziani e dagli sciamani (xo’on), custodi delle tradizioni spirituali. Il loro mondo non era delimitato da confini o mappe, ma da spiriti, storie e rituali. Tra questi rituali, il più importante era l’Hain, una cerimonia di iniziazione dei giovani, in cui mito e realtà si mescolavano in una rappresentazione sacra che coinvolgeva l’intera comunità.
Tuttavia, il XIX secolo segnò l’inizio di una devastazione. L’arrivo dei colonizzatori europei portò bestiame, recinzioni, malattie e una violenza brutale. Venivano offerte ricompense per ogni selk'nam ucciso, senza distinzione di età o genere. Quello che per questo popolo era territorio ancestrale, per i colonizzatori era solo un ostacolo all’espansione. Il risultato fu un genocidio che distrusse quasi completamente il loro modo di vivere.
Le fotografie di Gusinde, scattate negli ultimi anni di questa cultura tradizionale, oggi commuovono e impressionano. Volti dipinti, corpi saldi davanti a un paesaggio freddo e inospitale, sguardi che sembrano attraversare il tempo come un appello silenzioso: “non dimenticateci”.
E, in effetti, non sono stati dimenticati. Nonostante sia stato profondamente colpito, il popolo selk'nam non è scomparso. Oggi i loro discendenti vivono in Cile e in Argentina e, negli ultimi anni, si stanno rafforzando nella lotta per il riconoscimento, i diritti e la ricostruzione della propria identità culturale.
Questa storia è, allo stesso tempo, un monito e un segno di speranza: anche dopo secoli di silenzio, gli echi dell’Hain continuano a vivere.