Dott. Luigi Massimo Sacco

Dott. Luigi Massimo Sacco Consulente scientifico per la ricerca e sviluppo in Implantologia e biomateriali.

Laurea in Odontoiatria e protesi Dentale
Master II livello in Implantologia e Protesi Applicata
Post-Graduate in Periodontal surgery and Implantology
Perfezionato in Ausili cosmetici e medicina Estetica MASTER II LIVELLO in Medicina Estetica in Odontoiatria
Docente presso l'Università degli studi di Chieti "G.D'Annunzio"
presso i corsi di perfezionamento:
"Chirurgia Orale e Rigenerazione Ossea"

"Ausili cosmetici e Medicina Estetica in Odontoiatria"
Socio attivo IADR( International Association for Dental Research )
CED ( Community European for Dental Research )
Autore di 65 lavori scientifici nazionali e internazionali a carattere di clinica e ricerca in campo chirurgico e implantologico.

28/03/2026

**Quel dente che si muove**

Succede così. Stai mangiando, o passi la lingua sui denti prima di dormire, e lo senti: un dente che oscilla. Poco. Ma abbastanza da farti preoccupare.

La prima reazione è il panico. La seconda è Google. La terza — se sei fortunato — è chiamare qualcuno che sappia davvero cosa sta succedendo.

Questo articolo esiste per il momento tra la seconda e la terza reazione. Per darti informazioni solide, scritte da chi se ne intende, prima che tu prenda decisioni basate su forum o paure.

# # Perché un dente diventa mobile

Il dente non è saldato all'osso. È sospeso in un'amaca, una f***a rete di fibre — il legamento parodontale — che lo ancora all'osso alveolare. Questa struttura è viva, si adatta, si rigenera. Ma ha un limite.

**La parodontite** è la causa numero uno. L'infiammazione cronica, alimentata dai batteri del biofilm sottogengivale, attiva gli osteoclasti — le cellule che riassorbono l'osso. L'osso scende, il supporto diminuisce, il dente inizia a muoversi. Il processo è lento, silenzioso, e quasi sempre indolore fino agli stadi avanzati. La piorrea — come la chiamano ancora molti pazienti — è esattamente questo.

**Il trauma occlusale** è il secondo grande responsabile. Quando un dente riceve forze eccessive — per un'otturazione alta, un contatto prematuro, o una malposizione — il legamento parodontale si allarga per adattarsi. Il dente diventa più mobile. Se il parodonto è sano, la mobilità è reversibile una volta eliminata la causa. Ma se c'è già perdita ossea da parodontite, il trauma occlusale diventa un acceleratore: è quello che chiamiamo trauma occlusale secondario (Fan & Caton, 2018).

Tuttavia, in assenza di infezione microbica, il trauma occusale non può causare alcun danno. È stato dimostrato ripetutamente da decine di studi.

**Il bruxismo** merita un discorso a parte. Chi serra o digrigna i denti genera forze enormi — fino a dieci volte quelle della masticazione normale — per ore, di notte, senza controllo cosciente. Il danno è cumulativo: usura dello smalto, fratture radicolari, e sì, mobilità. Se il bruxista ha anche la parodontite, la combinazione è devastante.

**La gravidanza.** L'aumento di progesterone (fino a trenta volte i livelli normali) e di estrogeni (fino a dieci volte) rilassa il legamento parodontale e aumenta la permeabilità vascolare gengivale (Peruga et al., 2023). Il risultato è una mobilità transitoria che si risolve dopo il parto. Ma attenzione: se sotto c'è una parodontite non diagnosticata, la gravidanza la peggiora.

**Il trauma diretto** — una caduta, un colpo — può causare mobilità acuta per danno al legamento o frattura radicolare. In questo caso il quadro è diverso e richiede una valutazione immediata.

# # Quanto si muove: la classificazione

Non tutte le mobilità sono uguali. Il sistema che usiamo in clinica è la classificazione di Miller, ancora oggi il riferimento più diffuso:

**Grado 0** — Mobilità fisiologica. Il dente si muove meno di 0,2 mm. È normale. Tutti i denti hanno un minimo gioco.

**Grado 1** — Mobilità lieve. Il dente si sposta tra 0,2 e 1 mm in senso orizzontale (vestibolo-linguale). Il paziente spesso non se ne accorge.

**Grado 2** — Mobilità moderata. Lo spostamento supera 1 mm, anche in senso mesio-distale. Il paziente lo sente.

**Grado 3** — Mobilità grave. Il dente si muove in tutte le direzioni, inclusa quella verticale — si abbassa nel suo alveolo. È il grado che spaventa di più, e a ragione.

La correlazione tra mobilità e gravità della malattia parodontale è forte: la mobilità secondo Miller correla con la perdita di attacco clinico con un coefficiente di 0,92 (Gupta et al., 2019). Non è un numero astratto. Significa che la mobilità che senti con le dita racconta, con buona approssimazione, quanta struttura di supporto hai perso.

# # Cosa si può ancora fare

Qui sta il punto che cambia tutto: la mobilità non è una sentenza. È un segnale. E il segnale ha un significato diverso a seconda del grado e della causa.

**Se la causa è il trauma occlusale su parodonto sano**, basta rimuovere l'interferenza — aggiustamento occlusale, rifacimento di un restauro alto, bite per il bruxismo. La mobilità regredisce.

**Se la causa è la parodontite**, il trattamento è la terapia parodontale. Il primo passo è sempre non chirurgico: scaling, root planing, istruzioni di igiene, controllo dei fattori di rischio. I risultati possono sorprendere. Chatzopoulos et al. (2025) hanno dimostrato in uno studio retrospettivo su larga scala che la terapia parodontale non chirurgica riduce significativamente la mobilità dentale, con un effetto proporzionale alla gravità iniziale. I denti con mobilità di grado 2 mostravano il miglioramento più marcato.

Se la risposta non chirurgica non basta, si passa alla chirurgia — rigenerativa nelle lesioni infraossee, resettiva dove la rigenerazione non è indicata.

**Lo splintaggio** — collegare i denti mobili tra loro con una fibra composita — è un'opzione per stabilizzare denti che rispondono alla terapia ma mantengono una mobilità residua. L'evidenza non è univoca: una revisione sistematica recente (Karcgc et al., 2022) mostra che lo splintaggio non migliora la sopravvivenza a lungo termine in modo statisticamente significativo, ma in clinica resta uno strumento utile per il comfort del paziente e la distribuzione delle forze occlusali.

# # Quando è troppo tardi

Ecco la domanda vera. Quella che il paziente non fa, ma pensa.

La mobilità di grado 3 — il dente che si muove anche verticalmente — indica quasi sempre una perdita di supporto osseo tale da rendere la prognosi sfavorevole. Peditto et al. (2024), in una revisione sistematica e meta-analisi con follow-up minimo di 10 anni, hanno calcolato che i denti mobili hanno un rischio di estrazione quasi triplo rispetto ai denti stabili (HR: 2,85; IC 95%: 1,88–4,32). E il rischio cresce proporzionalmente al grado di mobilità.

Ma "troppo tardi per il dente" non significa "troppo tardi per te". Significa che il percorso cambia: dall'conservazione si passa alla sostituzione.

L'estrazione (solo dei denti non conservabili) viene seguita dalla riabilitazione implantare. E qui entra in gioco una questione che conosco bene: spesso il paziente con parodontite avanzata ha un osso residuo ridotto — esattamente la condizione che molti considerano un ostacolo all'impianto. Ma l'espansione crestale permette di inserire impianti anche in creste sottili, senza ricorrere a innesti ossei da siti donatori. L'osso del paziente viene espanso, non aggiunto. È una filosofia diversa.

# # Il tempo è il fattore

Quello che fa la differenza tra un dente salvato e un dente perso è quasi sempre il tempo. Non la tecnica, non il materiale, non il costo. Il tempo.

La parodontite è una malattia cronica che progredisce se non trattata. Ogni mese di ritardo è osso che se ne va — e l'osso perso non torna da solo. Il riassorbimento segue regole biologiche precise che non aspettano le nostre decisioni.

La classificazione parodontale del 2017 ha introdotto il concetto di staging e grading proprio per questo: non basta sapere quanta struttura hai perso (staging), serve sapere quanto velocemente la stai perdendo (grading). Un paziente giovane, fumatore, con diabete non compensato e mobilità di grado 2 ha una prognosi completamente diversa da un sessantenne sano con lo stesso grado di mobilità.

# # Cosa puoi fare tu, adesso

Se senti un dente che si muove, non aspettare che smetta. Non smetterà.

Prenota una visita da un parodontologo. Non un controllo generico — una visita parodontale con sondaggio completo, radiografie e valutazione della mobilità. La diagnosi parodontale è il primo atto terapeutico.

Se hai le gengive che sanguinano quando lavi i denti, quello è il segnale che precede la mobilità. Intervieni prima.

Se stringi i denti di notte, parlane col tuo dentista. Un bite può proteggere il parodonto da forze che da solo non puoi controllare.

E se ti dicono che il dente è da togliere, chiedi cosa viene dopo. Perché dopo non è il vuoto. È un piano.

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Scrivo su Bonebenders per cercare di rispondere alle domande che i pazienti mi rivolgono in studio e online e che non trovano spiegato bene da nessuna parte. Niente pubblicità, niente miracoli. Solo quello che funziona, dal punto di vista di chi ci lavora ogni giorno.

Scrivo anche per i cari colleghi, per motivi analoghi.

Se ti interessa capire davvero cosa succede dentro la tua bocca, seguimi per non perderti i prossimi articoli.


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