08/07/2026
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Dal 1996 al 2023 i posti letto negli ospedali italiani sono passati da 358.309 a 176.317: più della metà è sparita in meno di trent'anni. A presentare i dati alla Commissione Affari Sociali della Camera, nel corso di un'audizione sull'attuazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea), è stata Nicoletta Panuzzi, della Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell'Istat. La contrazione ha colpito in modo più netto il settore pubblico, che ha perso il 53,7% dei posti letto, rispetto al privato accreditato (-38,4%).
Al taglio dei posti letto si affianca quello del personale: i medici di medicina generale erano 37mila nel 2013 e sono scesi a poco meno di quel numero nel 2024, con circa 8mila unità in meno. Il problema è anche anagrafico. Nel 2024 quasi un terzo dei medici aveva tra i 65 e i 69 anni, e la quota sale a oltre un terzo per i pediatri di libera scelta, il che significa che una parte significativa del corpo medico è prossima al pensionamento senza un ricambio generazionale strutturato.
Sul fronte della spesa, i dati del 2025 mostrano che il sistema sanitario italiano vale 190,1 miliardi di euro, l'8,4% del Pil. Dal 2019 al 2025 l'incremento medio annuo è stato del 3,4%, con la componente pubblica - 140,8 miliardi, il 74,1% del totale - che è cresciuta al ritmo del 3,6% annuo, leggermente più della privata (2,9%) e di quella direttamente a carico delle famiglie (2,2%). La spesa cresce, dunque, ma il quarto restante - quello che non passa dal finanziamento pubblico - pesa sempre di più sui bilanci familiari, in un contesto in cui l'offerta ospedaliera si è dimezzata e il personale che regge il sistema sta invecchiando più velocemente di quanto venga rinnovato.