24/07/2026
Molti arrivano in terapia con una domanda:
"Come si chiama quello che mi sta succedendo?"
È una domanda profondamente umana. Dare un nome al dolore può farci sentire meno soli e darci l'illusione di poterlo controllare.
Ma c'è un momento in cui la domanda cambia.
Non è più: "Che disturbo ho?"
Diventa: "Che cosa sta cercando di raccontarmi questo dolore?"
È lì che inizia il vero lavoro terapeutico. Un lavoro che non riguarda solo le diagnosi, ma la storia, il corpo, le emozioni e la relazione con noi stessi.
Nel carosello ti racconto una riflessione che accompagna spesso il mio lavoro come psicoterapeuta.
💛 Mi piacerebbe sapere anche la tua esperienza.
Hai mai sentito il bisogno di dare un nome a quello che stavi vivendo? Raccontamelo nei commenti.