05/05/2026
𝟔 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨: 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞
“Rosso di rabbia”
“Incavolato nero”
“Verde d’invidia”
“Futuro roseo”
“Bugia bianca”
“Zona grigia”
Queste espressioni d’uso quotidiano lasciano intendere l’interconnessione tra colore ed emozioni. Infatti, l’essere umano tende a pensare e ad esprimersi anche attraverso i colori. Il colore segna profondamente la nostra esigenza emozionale e sociale (Kastan, Farthing, 1984). I nostri stati d’animo hanno un colore, come ci racconta il film “Inside out”: la gioia è gialla, la tristezza blu, la rabbia rossa, la paura violacea e il disgusto verde. Attraverso l’esperienza sensoriale del colore vengono veicolati alcuni messaggi, che arrivano alla mente istantaneamente, molto prima di un discorso logico razionale.
Molte canzoni esprimono emotività attraverso l’uso dei colori: “Acqua azzurra, acqua chiara" (1969) di Lucio Battisti e Mogol è una celebrazione dell'amore puro e della serenità, che simboleggia un ritorno alla semplicità e alla natura; "Del Verde" (2015) è una canzone di Calcutta che racconta l'amore incondizionato e il desiderio di fuggire dalla vita cittadina per rifugiarsi in un sentimento puro e semplice; "Purple Rain" (1984) di Prince simboleggia la purificazione, la spiritualità e la necessità di affrontare i momenti di crisi (la "pioggia viola”); “Rosso di rabbia" (2020) di Anastasio è un inno alla rabbia inespressa che diventa energia distruttiva e creativa.
Nella società delle immagini il colore informa, come nelle mappe. Seduce, come in pubblicità. Narra, come al cinema. Valorizza, come nei cosmetici. Distingue, come negli alimenti. Oppone, come nella segnaletica stradale. Nasconde, come nelle tute mimetiche. Si ammira, come nelle opere d’arte. Soggettivamente, piace o non piace (Falcinelli, 2017).
L’arte è uno dei canali elettivi attraverso cui il colore può esprimere stati emotivi. Vasilij Kandinskij, nelle sue teorie sull’uso dei colori, stabilì un nesso tra l’opera d’arte e la dimensione spirituale, affermando che l’anima e l’arte si influenzano a vicenda. L’artista analizzò la reazione dell’osservatore davanti ad un’opera d’arte e parlò di due effetti: uno puramente fisico e superficiale, l’altro, più profondo, attraverso il quale emerge la vera forza psichica del colore, che fa emozionare. In “Lo spirituale nell’arte” (1909) scrisse: “In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. E’ chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima (Kandinskij,1909).
Secondo lo storico e psicoanalista Ernst Kris (1952), il colore è una traccia diretta dell’attività psichica profonda: non comunica solo in maniera logica, ma agisce a livello pre-verbale ed emotivo, quasi come un sogno visivo in stato di veglia. Secondo Kris, inoltre, l’artista entra temporaneamente in uno stato più primitivo e, da lì, emergono contenuti inconsci anche attraverso il colore, organizzati e trasformati in opera. Così, il colore veicola impulsi, emozioni, conflitti.
L’arte diventa, quindi, uno spazio dove l’inconscio si proietta, il colore diventa materia emotiva e lo spettatore partecipa con la propria psiche.
Per concludere, possiamo immaginarci l’arte e il colore come la stanza d’analisi, dove artista-spettatore e paziente-analista si esprimono, esplorano e comunicano attraverso l’inconscio, verso opere artistico-psicoanalitiche.
𝑀𝑖𝑐ℎ𝑒𝑙𝑎 𝐵𝑒𝑛𝑖𝑛𝑖