Anna Maria Giannini

Anna Maria Giannini Professore Ordinario di psicologia generale, psicologia giuridica e forense - “Sapienza” Università di Roma.

Direttrice del Dipartimento di Psicologia e Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia Giuridica e Forense e Criminologica

01/06/2026

❤️ Le emozioni non sono il problema. Il problema è come le gestiamo.
Tutte e tutti proviamo emozioni.
Sempre.
La paura, la rabbia, la gelosia, il dolore, la gioia fanno parte della nostra esperienza umana. Non esistono emozioni “sbagliate” da eliminare o reprimere.
La vera domanda è un'altra:
👉 come regoliamo ciò che proviamo?
👉 come trasformiamo le emozioni in comportamenti?
Spesso sentiamo dire: “Ha agito per gelosia” oppure “Ha perso il controllo per la rabbia”. Ma le emozioni, da sole, non spiegano un comportamento.
La gelosia non uccide.
La rabbia non aggredisce.
Sono le nostre modalità di gestione delle emozioni a fare la differenza.
Anche le emozioni che consideriamo negative hanno una funzione importante.
La paura, per esempio, ci protegge dai pericoli.
La rabbia ci segnala che qualcosa non va, che un limite è stato superato.
A volte, però, alcune emozioni diventano una copertura.
Può essere più facile esprimere rabbia che riconoscere il dolore.
Più semplice reagire con aggressività che entrare in contatto con la paura o la disperazione.
E quando non riusciamo a dare un nome a ciò che sentiamo, il rischio è che l'emozione trovi altre strade, spesso problematiche.
Per questo educare alle emozioni significa prima di tutto imparare a riconoscerle, comprenderle e regolarle.
📌 Primo appuntamento del lunedì dedicato alle emozioni.
📌 Nel prossimo incontro parleremo di un tema fondamentale: il rapporto tra emozioni e adolescenza.

Caso di Pietracatella Nelle indagini per avvelenamento o omicidio, il cerchio investigativo tende progressivamente a res...
28/05/2026

Caso di Pietracatella
Nelle indagini per avvelenamento o omicidio, il cerchio investigativo tende progressivamente a restringersi all’ambiente familiare e alle persone più vicine alle vittime. L’analisi dei dispositivi digitali – chat, contenuti, utilizzi e movimenti – rappresenta oggi uno strumento fondamentale per ricostruire relazioni, abitudini e possibili incongruenze. Gli investigatori procedono per livelli successivi di approfondimento, ascoltando inizialmente le persone informate sui fatti e valutando ogni elemento utile alla ricostruzione delle dinamiche.

Caso Pamela Genini
Le dichiarazioni pubbliche di un indagato possono avere una funzione strategica sul piano comunicativo e psicologico. Esporsi mediaticamente, rispondere alle domande dei giornalisti e guidare il racconto su sé stessi spesso risponde al bisogno di trasmettere un’immagine di spontaneità, normalità o innocenza. In alcuni casi, gli elementi contestati vengono reinterpretati all’interno di una narrazione persecutoria o complottistica, che però deve poi essere verificata sul piano investigativo e probatorio.

Caso Garlasco
Nei casi ad alta esposizione mediatica, anche le dichiarazioni dei familiari contribuiscono alla costruzione dell’immagine pubblica dell’indagato. Sul piano giuridico, ciò che conta restano le prove; tuttavia, sul piano psicologico e mediatico, la rappresentazione pubblica di una persona può incidere sul clima emotivo che accompagna il procedimento. La strategia difensiva tende spesso a contrastare fenomeni di “mostrificazione”, lavorando sulla rivalutazione dell’immagine personale dell’indagato sia nell’opinione pubblica sia nel contesto mediatico.

Caso di Pietracatella Nelle indagini per avvelenamento o omicidio,...

Un grazie di cuore alla  per aver sostenuto questa importante giornata di sensibilizzazione sulla Violenza contro le Don...
26/05/2026

Un grazie di cuore alla per aver sostenuto questa importante giornata di sensibilizzazione sulla Violenza contro le Donne in occasione dell’incontro - Quando la Violenza non Finisce: Responsabilità e Futuro.

25/05/2026

🧠 La risposta non è il controllo. È la prevenzione.
Comprendere gli adolescenti oggi non è semplice.
Vivono in un mondo complesso, veloce, pieno di stimoli e pressioni.
Per questo la vera sfida educativa non può essere soltanto “correggere” i comportamenti quando il problema esplode.
La chiave è accompagnare la crescita.
👉 educare al rispetto
👉 educare al dialogo
👉 ma soprattutto educare al riconoscimento delle emozioni
Aiutare un adolescente a capire cosa prova, dare un nome a ciò che sente, significa offrirgli strumenti per non trasformare rabbia, paura o frustrazione in comportamenti pericolosi.
E questo può farlo solo un adulto presente.
La famiglia.
La scuola.
Gli allenatori.
Tutti quei punti di riferimento che abitano la quotidianità dei ragazzi.
Essere presenti, però, non significa essere invasivi.
L’equilibrio è delicato:
esserci abbastanza da accogliere,
ma non troppo da soffocare.
È nello spazio del dialogo che le emozioni possono essere riconosciute, comprese e trasformate.
Ed è lì che nasce la prevenzione più importante.
📌 Si chiude qui il nostro percorso del lunedì dedicato agli adolescenti.
📌 Continueremo ad aprire spazi di riflessione su temi che riguardano tutti noi.

Quanto accaduto a Modena, con un’auto lanciata sulla folla, lascia inevitabilmente ferite profonde non solo fisiche, ma ...
18/05/2026

Quanto accaduto a Modena, con un’auto lanciata sulla folla, lascia inevitabilmente ferite profonde non solo fisiche, ma anche psicologiche. In situazioni di questo tipo, l’impatto emotivo è fortissimo: immagini, suoni e sensazioni tendono a fissarsi nella memoria e possono tornare in modo intrusivo anche nei giorni successivi, interferendo con il sonno, con la concentrazione e con la quotidianità.
Di fronte a esperienze traumatiche caratterizzate dalla paura, dal rischio di vita e dall’esposizione a scene drammatiche, il tempo rappresenta spesso un elemento fondamentale nel processo di elaborazione. Quando però il peso emotivo continua a essere troppo intenso, diventa importante chiedere supporto e non affrontare da soli le conseguenze del trauma.
In mezzo alla violenza dell’accaduto, emergono anche gesti di straordinaria solidarietà: persone che, in maniera istintiva, hanno scelto di esporsi per aiutare gli altri e tentare di fermare il pericolo. Azioni che raccontano il valore dell’empatia, del senso civico e della capacità umana di mettere il bene collettivo davanti alla paura.
Tragedie di questo tipo colpiscono anche le comunità coinvolte, che si trovano improvvisamente al centro dell’attenzione mediatica. Spesso il nome di un luogo finisce per rimanere legato a un episodio di cronaca nera, con conseguenze pesanti per chi quel territorio lo vive ogni giorno.
A tutto questo si aggiunge il dolore dei familiari delle vittime, che oltre alla sofferenza della perdita devono confrontarsi con il racconto pubblico della tragedia, con ricostruzioni mediatiche e con una continua esposizione emotiva.

Quanto accaduto a Modena, con un’auto lanciata sulla folla, lascia inevitabilmente ferite profonde non solo fisiche, ma anche psicologiche. In situazioni di ...

18/05/2026

🔎 Quando la violenza diventa una risposta alla frustrazione.
La frustrazione fa parte della crescita.
Sentire di non riuscire, incontrare ostacoli, vivere delusioni: sono esperienze inevitabili, soprattutto in adolescenza.
Ma le modalità con cui queste emozioni vengono gestite possono essere molto diverse.
👉 C’è chi cerca dialogo, confronto, aiuto
👉 E chi invece reagisce con aggressività e violenza
È in questo scenario che diventano inquietanti alcuni dati diffusi dal CNR:
un numero crescente di adolescenti dichiara di uscire con un coltello.
Le motivazioni?
“Per sicurezza.”
“Perché può servire.”
“Perché lo fanno tutti.”
“Tanto non lo userò.”
Frasi che devono farci riflettere.
Non significa che tutti gli adolescenti siano violenti.
Non dobbiamo generalizzare né alimentare allarmismi.
Ma è vero che una parte del mondo adolescenziale sta iniziando a percepire la violenza come:
👉 una soluzione ai problemi
👉 una forma di protezione
👉 persino una modalità di appartenenza
E questo è il punto più delicato:
quando il gruppo normalizza certi comportamenti, il rischio è che l’aggressività venga vista come qualcosa di “necessario” per essere accettati o riconosciuti.
Comprendere questi segnali è fondamentale.
Non per giudicare gli adolescenti, ma per capire il mondo emotivo e sociale in cui stanno crescendo.
📌 Terzo appuntamento del lunedì dedicato agli adolescenti
📌 Comprendere non significa giustificare, ma imparare a intervenire prima

Nel caso Garlasco, oggi più che mai, emerge un punto fondamentale: il confine tra indizi, interpretazioni e prove reali....
15/05/2026

Nel caso Garlasco, oggi più che mai, emerge un punto fondamentale: il confine tra indizi, interpretazioni e prove reali.
Intercettazioni, soliloqui, appunti personali, ricerche online, contenuti ascoltati o ripetuti. Tutto contribuisce a delineare un profilo psicologico e comportamentale, ma in un’aula di tribunale non basta “apparire plausibili”: serve che ogni elemento trovi un aggancio concreto ai fatti.
È proprio qui che si gioca la partita tra accusa e difesa.
Da una parte, l’ipotesi che certe parole, certe frasi e certi dettagli non potessero essere conosciuti da nessun altro. Dall’altra, la tesi secondo cui quei contenuti sarebbero stati semplicemente ripetuti, ascoltati in podcast o “recitati” in una sorta di soliloquio inconsapevole.
Due letture opposte. Entrambe, almeno per ora, considerate possibili.
Ed è questo l’aspetto più inquietante della vicenda: se le nuove piste dovessero davvero cambiare il quadro, significherebbe che un errore enorme è stato commesso allora… oppure rischia di esserlo oggi.
Nel frattempo, resta il peso umano di una storia che continua a travolgere famiglie, legami personali e vite private, sotto una pressione mediatica costante.
La verità giudiziaria, però, non può basarsi sulle suggestioni. Deve riuscire a trasformare gli indizi in prove solide, verificabili, inattaccabili.
E fino a quel momento, ogni parola pesa.

Nel caso Garlasco, oggi più che mai, emerge un punto fondamentale: il confine tra indizi, interpretazioni e prove reali.Intercettazioni, soliloqui, appunti p...

Nel dibattito sul caso Garlasco emerge anche una riflessione sugli aspetti psicologici legati al dolore, ai sospetti e a...
13/05/2026

Nel dibattito sul caso Garlasco emerge anche una riflessione sugli aspetti psicologici legati al dolore, ai sospetti e alla costruzione delle convinzioni nel tempo.
I soliloqui fatti, ad esempio in macchina, possono rappresentare uno spazio mentale utile per mettere ordine nei pensieri, ridurre l’ansia o esprimersi con maggiore libertà. Allo stesso tempo, viene sottolineato come la mente umana possa arrivare anche a “fingere con se stessa”.
Particolarmente delicato appare il peso emotivo di rimettere in discussione una verità consolidata negli anni. Una convinzione che, oltre al piano giudiziario, può assumere anche una funzione psicologica di elaborazione e sopravvivenza al trauma.
Il ritorno a uno stato di dubbio e sospensione viene descritto come un forte scossone emotivo e cognitivo, soprattutto in presenza di un rapporto di fiducia costruito nel tempo verso le istituzioni e le sentenze.

Nel dibattito sul caso Garlasco emerge anche una riflessione sugli aspetti psicologici legati al dolore, ai sospetti e alla costruzione delle convinzioni nel...

11/05/2026

🧠 Essere adolescenti oggi è ancora più complesso.
L’adolescenza è sempre stata una fase instabile, fatta di cambiamenti, conflitti interiori e ricerca di sé.
Ma oggi c’è un elemento in più:
la continua esposizione a un mondo aperto, velocissimo, pieno di stimoli.
Gli adolescenti crescono immersi in contenuti, immagini, modelli di vita.
Alcuni utili.
Altri profondamente inadatti alla loro età.
I social e gli influencer non propongono solo intrattenimento.
Propongono identità.
👉 come apparire
👉 come vivere
👉 cosa desiderare
👉 chi essere
E per chi sta costruendo lentamente la propria identità, tutto questo ha un impatto enorme.
L’adolescente osserva, confronta, imita.
Cerca punti di riferimento in figure che sembrano “arrivate”, realizzate, sicure.
Ma spesso quelle immagini raccontano versioni semplificate della realtà, scorciatoie che nella vita reale non esistono.
E allora il conflitto interiore diventa ancora più difficile da gestire.
La domanda “chi sarò?” oggi si confronta con infinite possibilità, modelli e pressioni.
Trovare la propria identità richiede tempo, spazio e pensiero.
E non è affatto semplice.
📌 Secondo appuntamento del lunedì dedicato agli adolescenti
📌 Continuiamo a entrare nel loro mondo, senza semplificarlo

Le ipotesi investigative emerse nelle ultime ore nei confronti di Andrea Sempio necessitano ancora di riscontri concreti...
09/05/2026

Le ipotesi investigative emerse nelle ultime ore nei confronti di Andrea Sempio necessitano ancora di riscontri concreti e approfondimenti accurati prima di poter essere considerate fondate.
In particolare, l’eventuale movente legato a un rifiuto presupporrebbe una dinamica relazionale pregressa e una serie di elementi che dovranno essere verificati nel dettaglio dagli inquirenti.
🎙️ Al centro dell’attenzione anche il tema delle intercettazioni e del cosiddetto “soliloquio”, rispetto al quale restano aperte diverse interpretazioni: da una possibile forma di elaborazione interiore a un semplice commento a un podcast, come sostenuto dalla difesa.
Per questo motivo viene ribadita l’importanza di analizzare integralmente i contenuti audio e non limitarsi agli estratti diffusi pubblicamente.

📌 𝐈𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚, 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞𝐫𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐬𝐮𝐠𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐝 𝐞𝐥𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐢𝐥𝐞𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞. Su Rai Play la puntata integrale

Le ipotesi investigative emerse nelle ultime ore nei confronti di Andrea Sempio necessitano ancora di riscontri concreti e approfondimenti accurati prima di ...

Indirizzo

Rome

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Anna Maria Giannini pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi

Digitare