Mirella Caruso psicoterapeuta psicoanalitico

Mirella Caruso psicoterapeuta psicoanalitico Di cosa mi occupo. Colloqui e psicoterapia. Psicoanalisi. Analisi e comprensione delle situazioni conflittuali, ripetitive, frustranti. Difficoltà relazionali.

Disagio esistenziale, difficoltà a trovare senso. Analisi e comprensione della mancanza di un progetto. Disturbi sessuali
Disturbi ansiosi
Disturbi dell'umore. Disturbi somatoformi (ipocondria e patofobia). Analisi del sé, comprensione di aspetti inconsci della propria personalità. Consulenza. Colloqui di sostegno utili:
Situazione di ansia o confusione legate a una problematica specifica,
nel

le relazioni, nei gruppi, contesti lavorativi. Ansia e angoscia legate a malattie organiche. Disagio da post-covid. Colloqui anche via web qualora si sia impossibilitati a recarsi in studio. Per maggiori info consultare il mio sito www.mirellacaruso.it Potete inviarmi una mail all'indirizzo [email protected], vi risponderò appena possibile. Oppure, sentiamoci direttamente.

01/08/2026

Mancanza di desiderio sessuale

Buongiorno a tutti. Vorrei avere un punto di vista psicologico su una situazione che mi sta facendo riflettere molto. Ho 28 anni e sto con il mio ragazzo da quasi 7 anni. Da sempre lui ha avuto un desiderio sessuale maggiore del mio, ma nell'ultimo anno sento che il mio desiderio nei suoi confronti si è ridotto ulteriormente. C'è però una differenza importante tra l'inizio della nostra relazione e oggi. Nei primi anni provavo desiderio nei suoi confronti, ma molto spesso non prendevo io l'iniziativa perché ero timida, mi imbarazzava espormi e aspettavo che fosse lui a fare il primo passo. Quindi il desiderio c'era, semplicemente facevo fatica a mostrarlo o a essere io quella che iniziava. Oggi, invece, la sensazione è diversa. Non è solo una questione di iniziativa: spesso quello slancio spontaneo proprio non nasce. La cosa che mi confonde maggiormente è che durante i periodi in cui siamo lontani non sento una mancanza di desiderio sessuale. Anzi, spesso penso a lui in quel senso, immagino situazioni intime, sento il desiderio di avere rapporti e capita che questo desiderio sia presente anche molto frequentemente, quasi quotidianamente. Quando poi ci rivediamo dopo settimane di distanza, il primo giorno insieme c'è molta passione e il desiderio che avevo sentito durante la lontananza sembra concretizzarsi. Tuttavia, già dal secondo o terzo giorno, mi capita di sentirmi nuovamente "spenta" e quello stimolo spontaneo tende a diminuire. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi è lui a prendere l'iniziativa. Questa cosa mi fa stare male perché so che, dal suo punto di vista, può essere vissuta come una mancanza di desiderio nei suoi confronti. In realtà io vorrei anche essere quella che lo cerca per prima, perché mi piacerebbe fargli sentire di essere desiderato, ma spesso mi accorgo che quello slancio non arriva. La cosa che mi confonde è che non mi considero una persona poco interessata alla sessualità. Fin dall'adolescenza ho sempre vissuto serenamente l'autoerotismo e tuttora, quando sono sola, provo desiderio. Non credo si possa parlare di monotonia nel senso classico del termine, perché viviamo ancora una relazione a distanza e non condividiamo la quotidianità. Inoltre, nel corso degli anni abbiamo cercato di mantenere viva la nostra intimità, sperimentando fantasie e introducendo qualche novità nella sfera sessuale. Allo stesso tempo, non mi sento emotivamente distante da lui. Mi piace cercare il contatto fisico, stare abbracciati sul divano, guardarci un film, scambiarci coccole e vivere momenti di tenerezza. Quello che sembra essersi affievolito è il desiderio sessuale spontaneo quando siamo insieme. Mi chiedo quindi come possa verificarsi una situazione del genere. Ogni chiave di lettura può essere utile. Grazie a chi vorrà aiutarmi.

Buongiorno Elena, mi sembra di capire che state vivendo una relazione a distanza e vi incontrate per periodi non troppo lunghi. Il suo desiderio si manifesta in modo evidente quando siete lontani per poi nascondersi già dal secondo giorno di convivenza. Se è così, andrebbe approfondita questa difficoltà a lasciarsi andare quando state insieme, forse una paura della convivenza, di dividere uno spazio con un altro o anche la paura di perdersi. O di perdere il controllo. Sono tutte tematiche che meriterebbero di essere approfondite. Buona giornata.

03/07/2026

Ciò che ci circonda entra a far parte del nostro corpo, delle viscere, del sangue.
Grazie a Cristina Todde, anestesista del Fatebenefratelli per la condivisione.

23/04/2026

Autosabotaggio o istinto di conservazione?

Salve,
scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.
Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

Gentile M. io credo che bisogna ascoltare i segnali che arrivano dalla nostra mente, dalle sensazioni, dalle percezioni, dalle intuizioni. Ciò che è "laterale" ai ragionamenti, alla logica, alle convinzioni ferree, ha la sua importanza e spesso sono quelle piccole percezioni che sono corrette. E' l'inconscio che è "più avanti" e ha compreso molto prima. Non possiamo attribuirgli un carattere di verità assoluta, può essere vero o no, certamente quella sensazione non è da mettere da parte. Capita no? A volte diciamo a noi stessi, ma io lo avevo già capito! E ce lo diciamo troppo tardi. Si dia tempo al tempo. Se lui ha seriamente idea di restare, lo farà. Se ruota da una donna all'altra, se non decide, sarebbe importante per lui orientarsi e capire ciò che desidera veramente. Se ha voglia di andare, messaggiando su Tinder non è difficile incontrare un'altra donna e vedrà che sarà tutto chiaro a breve. Un caro saluto.

19/04/2026

Da psicologionline.net
Travestirsi da donna

buongiorno, sono un uomo di 66 anni sposato felicemente e sono sempre stato etero, premetto che essendo libero professionista ho un piccolo studio dove lavoro da solo. Da qualche tempo, precisamente una decina di anni fa, ho scoperto il piacere che provo quando mi travesto da donna. Tutto cominciò ad un carnevale quando una coppia di amici propose una festa tra amici in cui coppia vestiva i panni dell'altro. Quella sera indossando abiti femminili, scoprii che mi sentivo bene e a mio agio, una sensazione piacevolissima. Per riprovare quelle sensazioni ho iniziato ad acquistare qualche capo che indossavo in ufficio. Sono arrivato ad avere tanti vestiti, scarpe ed accessori da riempire due valige grandi. Ho letto in rete una quantità di articoli sul crossdressing e quindi mi è chiaro che in ognuno di noi maschi c'è una componente femminile, ma può crescere ed essere predominante? Dico questo perchè ci sono un paio di cose che ho notato e che mi hanno sconvolto: 1) quando arrivo in ufficio è diventato impellente dovermi travestire e lavorare enfemme ed ho notato che i miei movimenti, il modo di camminare sui tacchi, il modo di chinarsi o di sedersi e unire le ginocchia mi sembrano molto femminili e sono sicuramente spontanei 2) non ho mai e dico mai pensato o immaginato un rapporto omossessuale, eppure quando sono in abiti femminili con lingerie, calze tacchi trucco etc etc molto spesso mi assale la voglia di trovarsi coinvolta (uso il femminile) in una relazione con un uomo e questo mi sconvolge e spaventa. Ho letto che travestirsi può portare una forma di eccitazione ed ho sempre pensato che si riferisse all'erezione maschile, e non è il mio caso perchè il mio pene è come se si rimpicciolisse (come quando fa molto freddo) la mia è solo "eccitazione" (si può chiamare così?) mentale e questo mi spaventa. Grazie.

Gentile T. , è un’esperienza non proprio isolata la sua, ed è sperimentata spesso nell’intimità con l’altro partner e sentita come un gioco. Lo fanno anche i bambini quando vestono i panni del fratello o della sorella per presentarsi al richiamo dei genitori con le vesti dell’altro. In questo caso la situazione è vissuta come puro divertimento e tutto finisce con una grande risata. Perché si fa? In quella circostanza, il bambino vuole sperimentare la reazione e come risponde il genitore se lui avesse un altro sesso o anche cosa si sente se si appartiene all’altro sesso. Praticando il crossdressing, seppure strettamente in privato, si è sentito bene e ha sperimentato una piacevole sensazione di benessere. Una situazione che ora la preoccupa perché non sa in che direzione potrà portarla. Non c’è una risposta buona o efficace che noi qui possiamo darle su cosa la spinga a spogliarsi dei suoi panni, del suo ruolo e a vestire quelli del sesso opposto. Il focus,, seguendo il suo vissuto, qui dovrebbe indirizzarsi in primo luogo su che cosa le piace dell’essere femminile e ciò che ritiene non possa essere di pertinenza del genere maschile. Quando un uomo si traveste da donna e lo vediamo anche in Tv o a Teatro, le caratteristiche femminili sono molto accentuate e si “recita” il modo di fare di una femmina che in realtà vediamo poco. Una femmina-femmina. E’ molto difficile incontrarla sull’autobus. Molti sono attratti dalla capacità di seduzione o anche dal potere che il corpo femminile può esercitare sul maschio e in molti contesti sociali. La donna che seduce e spinge a far fare ciò che desidera. (Mettendo da parte il fatto che poi si ritrova ingabbiata in quella situazione). Sarei molto curiosa di sapere che lavora fa e per chi lavora. Ciò’ che la spaventa veramente è la possibilità che questo “rituale” possa prendere il sopravvento e portarla a uscire fuori da quella stanza e cercare il maschio. Fino a quando funziona come gioco che dà piacere va bene, ma il “rituale” ha le sue esigenze e porta sempre ad aumentare il suo raggio d’azione. Non possiamo darle quindi una risposta sensata e che la possa aiutare: le situazioni e i vissuti sono tanti e variano da persona a persona. Una psicoterapia anche focalizzata su questa tematica, potrebbe esserle di aiuto. Un caro saluto.

08/04/2026

Da psicologionline.net

IL peso del confronto

Sono una studentessa universitaria a cui manca solo la tesi per concludere il proprio percorso. Negli ultimi tempi ho incontrato diverse difficoltà legate a questo ultimo passo, ma non è su questo che vorrei soffermarmi.
Quello che sento più importante condividere riguarda il modo in cui questa situazione sta influenzando la mia vita personale e, in particolare, i miei rapporti sociali. All’università ho conosciuto un gruppo di amiche con cui ho condiviso tanto, e a cui tengo ancora molto. Tuttavia, oggi mi trovo in una posizione diversa rispetto alla loro.
Loro hanno già iniziato a lavorare, hanno raggiunto una stabilità economica e una quotidianità che appare serena e soddisfacente. Io invece mi sento ancora ferma, come se fossi rimasta indietro, bloccata in una fase che non riesco a superare. Questo divario, anche se non è colpa di nessuno, pesa molto su come mi percepisco.
Negli ultimi tempi ho iniziato a evitare di uscire con loro. Non perché non voglia stare insieme, ma perché ho paura di come potrei sentirmi. Ho il timore che il confronto, anche involontario, possa farmi stare peggio, alimentando un senso di inadeguatezza e inferiorità che già faccio fatica a gestire.
Non è facile da ammettere, ma spesso mi sento “da meno”. E proprio per proteggermi da queste emozioni, finisco per allontanarmi da persone a cui tengo. È una situazione che mi fa soffrire, perché da una parte desidero mantenere quei legami, dall’altra sento il bisogno di preservare il mio equilibrio psicologico.
Ultimamente mi capita spesso di vedere le foto dei momenti che condividono insieme, uscite, viaggi, serate. In quelle immagini io non ci sono, e questa assenza mi fa male. Mi fa rendere conto che, mentre cerco di proteggermi da ciò che provo, sto anche rinunciando a momenti belli della mia vita, occasioni che forse non torneranno più nello stesso modo.
Questa consapevolezza mi mette davanti a un conflitto difficile da gestire: da una parte il desiderio di esserci, di continuare a condividere esperienze con loro; dall’altra la paura che quelle stesse situazioni possano farmi sentire ancora più inadeguata.
A questo si aggiunge un altro timore che mi pesa molto: ho la sensazione che loro non comprendano fino in fondo ciò che sto vivendo. Ho paura che il mio allontanamento venga interpretato come disinteresse o chiusura, e che con il tempo questo possa portarmi a perderle.

Gentile Anna, ho incontrato nel mio lavoro con le persone che hanno frequentato il mio studio, situazioni molto simili a ciò che lei descrive e che non sono poi così infrequenti. Studenti a un passo dalla laurea, con pochi esami da fare che non riescono ad andare avanti. . Manca poco, eppure un blocco interiore arriva a sconvolgere i loro piani e a impedire di poter proseguire. Lei scrive che questa situazione, pur causandole disagio, non è proprio al centro dei pensieri e del suo malessere. Io sposterei il focus proprio su questa difficoltà. Giustamente lei stessa scrive, è come se fosse bloccata in una fase che non riesce a superare. Anna, ciascuno di noi si trova ad affrontare nella vita dei momenti di passaggio, situazioni che richiedono un po’ di sforzo e di impegno, ma che ci permettono poi di passare a un momento evolutivo successivo e a un cambiamento. La domanda è: cosa farà dopo la laurea? Pensa di trovare un lavoro e dove, andrà a vivere da sola? Come si sentirà in questa nuova fase di vita “più adulta”, le mancherà qualcosa? Le sue amiche le offrono un modello di vita appagato e vincente, difficile da immaginare per se stessa in questo momento. Anzi, si sente da meno ed esclusa dai loro incontri e da quelle emozioni vive che si sentono in genere in un gruppo di amiche. Si è allontanata per non sentire il lacerante confronto. E qui il conflitto, il ribollio interiore: vorrebbe esserci, ma non può concederselo. Stare con loro, partecipare, ma non può' mostrarsi, deve nascondersi. Se vogliamo ricorrere a una metafora teatrale, è come se le sue amiche fossero sempre presenti nella sua mente per non lasciarla andar via e spingere a non mollare e a raggiungerle. Loro sono avanti, è Anna che deve fare il salto. Se la dinamica delle sue emozioni è questa ( scriviamo qui basandoci su poche righe e non avendo la persona davanti), il blocco da affrontare riguarderebbe la difficoltà a passare da una fase della vita a un’altra, a crescere, a diventare grandi. Un caro saluto.

17/03/2026

Da psicologionline.net
Incapacità di adattarmi alle nuove situazioni.

Salve, mi chiamo Riccardo ho 35 anni e scrivo in quanto da un bel pò di tempo non riesco ad adattarmi facilmente a situazioni nuove. Capisco che ad un carta età il carattere diventi immutabile per larga parte, però vorrei capire come tornare ad essere una persona che riesce a capire e ad adattarsi facilmente ai nuovi contesti in quanto in questo periodo non riesco a stare bene
Grazie

Gentile Riccardo, mi domandavo, leggendo le sue poche righe, quali possano essere le situazioni nuove che le provocano difficoltà di adattamento. In un mondo che cambia velocemente, a volte può essere complicato capire in che direzione orientare i propri progetti e le aspirazioni e che cosa possiamo fare noi per vivere in armonia con gli altri senza sacrificare il proprio modo di essere. Si sente bloccato, ma non necessariamente quel blocco è da superare mettendolo da parte con un colpo di spugna. Mi spiego meglio. Che cos’è che le impedisce l’adattamento a situazioni nuove, che cos’è che non accetta? C’è qualcosa che non accetta nel modo di fare delle persone oppure c’è qualcosa nel suo comportamento che le impedisce di vivere le varie situazioni sociali con tranquillità...Forse che lei ha un modo di fare o dei valori che difficilmente possono essere in accordo con situazioni nuove? Oppure, è molto probabile, ma sarebbe da approfondire, è come se lei dovesse “recuperare” qualcosa prima di poter vivere situazioni nuove che la porterebbero a un ulteriore cambiamento. Snaturandolo. Non è pronto. C’è qualcosa che non accetta e che la mantiene fermo. Capire com’è la natura di questo freno potrebbe aiutarla a decidere cosa prendere e cosa lasciare e soprattutto in che direzione vorrebbe indirizzare la sua vita, ai progetti che ha in mente e come vorrebbe essere. Riuscire a comprendere i nuovi contesti in cui si è “immersi” in una società liquida che si trasforma velocemente come scriveva Baumann, e adattarsi è certo una grande capacità, ma non necessariamente è una scelta intelligente. Adattarsi a ciò che il contesto sociale impone non porta da nessuna parte ed è la strada verso l’insoddisfazione e l’infelicità. Possedere altresì una certa elasticità mentale per interagire in modo armonico nei vari contesti sociali senza tradire le proprie inclinazioni è una via auspicabile che porta verso il benessere. A 35 anni la mente è ancora così elastica per poterlo fare. Un caro saluto.

14/03/2026

Da psicologionline.net
Anestesia emotiva

Buongiorno, mi capita spesso di non provare emozioni. Rendermene conto e sentirmi strana: in tante situazioni (molto brutte o molto belle) sono consapevole di dover provare determinate emozioni di forte gioia o forte tristezza, ma non le provo, sento che non provo proprio niente. Il che mi fa molto strano perché sono sempre stata una ragazza molto emotiva ed ho sempre sentito a fondo ogni emozione. Non ho recentemente trascorso eventi particolarmente traumatici. Non so a cosa ricondurre questa cosa, se non allo stress che può aver causato il lavoro a turni? Vi prego di darmi consigli.

Gentile Emma, sentirsi emotivamente distaccati e lontani dalle situazioni è un meccanismo difensivo della mente per proteggersi e difendersi da emozioni e situazioni difficili da gestire e apparentemente immodificabili. Ci si sente in una posizione nella vita in cui si sta fermi, circondati da niente. Questo “distacco” può essere di intensità variabile: si può passare dall’indifferenza verso persone o situazioni che non ci interessano ad altre più complicate nelle quali l’emozione viene allontanata da sé e il corpo si “chiude” su se stesso e reagisce con freddezza verso l’esterno in una sorta di "congelamento" oppure semplicemente si percepisce solo apatia, distacco, mancanza di motivazioni. Come se la spinta vitale presente in ciascuno di noi si fosse nascosta da qualche parte. Lo stress per i turni di lavoro può essere un motivo scatenante del disagio, ma è molto probabile che alla base ci possa essere una situazione interiore di fatica, di difficoltà a condividere con gli altri sentimenti positivi o anche l’idea che non ne valga la pena. Cosa posso consigliarle.. Sarebbe opportuna fare un’attenta valutazione e una diagnosi per comprendere quando è iniziato questo stato emotivo e che cosa oggi le provoca disagio. Le consiglierei ancora di non trascurare e di non aspettare che passi da sé oppure di attribuire l’unica responsabilità allo stress lavorativo che potrebbe essere solo una causa apparente ma non sufficiente per farla sentire così assente e indifferente. Un caro saluto.

09/03/2026

Da psicologionline.net
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?

Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice (gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai.
All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti, l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?

Gentile Manuela, lei è passata da una situazione di “passività” a una nella quale ha reagito e ha detto basta, anche in modo deciso. Nella prima ha sopportato le alterazioni dell’umore del suo ex che rapidamente passava dall’odio all’amore con rapidi sbalzi, per poi andarsene e rinchiudersi in se stesso, senza farsi vivo. Probabilmente è una persona che avrebbe un'urgente bisogno di terapia, ma capita anche che non si è ancora maturi per potersi aprire davanti a uno/a psicoterapeuta. Ha poi reagito, sbattendogli la porta in faccia. Lasciandole dentro rancore e pensieri intrusivi che non le fanno bene. Soprattutto quel pensiero insopportabile di fargli del male. Si può immaginare quella rabbia interiore che la disturba. Come mai? Crede di aver reagito troppo in ritardo, aver perso del tempo, non essere riuscita a portare avanti una relazione coinvolgente e che era iniziata come intensa e passionale? Penso che si attribuisca delle colpe per come è andata la storia, per non aver reagito prima, per aver sopportato, per essere stata troppe volte lasciata senza spiegazioni. E forse è venuto fuori un aspetto di sé che non le è piaciuto. Cosa può fare? Lasciarlo andare. E riprendere la sua vita.

22/02/2026

Da psicologi-italia.net
Situazione imbarazzante.

Salve a tutti, ho 23 anni e da un po’ mi frequento con una ragazza. Da qualche settimana ho dei problemi intimi, diciamo così, che non riesco a risolvere con i farmaci classici perché temo di non sapere bene come comportarmi, quindi sto valutando di andare da una ginecologa. Ora, i problemi sono molti riguardo a questa cosa: il primo è che dovrei andarci da sola, essendo mia madre invalida e nemmeno a conoscenza di questa frequentazione. Quindi mi provoca molta ansia dover andare da sola per la prima volta a visita. In più, temo di essere ancora vergine perché non ho mai avuto rapporti con uomini e mai sanguinato. Non so cosa raccontare alla dottoressa, ho paura che mi giudicherà, ho paura che non dire nulla su una frequentazione possa inficiare la diagnosi, ho paura infatti di qualche malattia infettiva, non lo so. Sono spaventata e non so cosa fare.

Buongiorno Maria, spinta da quei problemi intimi, ha preso un’ottima decisione: quella di farsi controllare da una ginecologa per poter avere una diagnosi e una cura. Finalmente ha deciso e a 23 anni è giunto il momento per occuparsi del proprio corpo. La paura del giudizio pesa e la blocca, anche se un professionista serio non commenta e non giudica se sa fare bene il proprio mestiere. La paura del giudizio. Credo Maria che lei debba fare i conti con l’omosessualità tenuta nascosta, non rivelata né alla mamma e chissà a quante altre persone. Non è semplice vivere nascondendo i propri desideri, l’orientamento sessuale, ciò che si è: ci si costringe a vivere in modo falso e angosciante, con la continua paura di essere scoperti, giudicati e condannati con giudizi taglienti e sprezzanti. Mi chiami, se lo desidera, sono disponibile anche a colloqui online.

31/01/2024

Da psicologi-italia.net

Ruoli familiari
Buonasera, mi chiamo Susanna e vorrei un parere esperto in merito a specifiche dinamiche della mia famiglia. Ho avuto un padre affettuoso ma purtroppo periferico rispetto a mia madre, genitore e coniuge dominante. Seconda di 4 figli, intorno ai 13 anni, mia madre inizia a esprimere rabbia nei miei confronti, rabbia legata al fatto che iniziai a frequentare un ragazzo che a lei non piaceva. Mi vietava di uscire e, un pomeriggio, dopo essere rientrata da una breve uscita con la "complicità " di mia sorella maggiore, mi accolse all'ingresso di casa prendendomi per i capelli, sferrandomi calci e pugni...mia sorella aveva fatto la spia. Da allora, mi picchiò diverse volte, restò settimane senza rivolgermi la parola, mi faceva seguire dai miei fratelli più piccoli. Insomma, a tutti fu evidente che ero quella sbagliata della famiglia. Per cui, anche i miei fratelli e mia sorella hanno assorbito questa opinione di me...la pecora nera...e si sono sempre arrogati il diritto di prevaricare su di me. Io sono cresciuta anelando amore incondizionato, che ho trovato in mio padre ma, dal momento che l'ho sempre desiderato da mia madre e dai miei fratelli, ho cercato di piacere loro in ogni modo: sono stata accondiscendente, non ho detto dei no che avrei voluto dire perché non potevo fare ciò che mi chiedevano, ho per lungo tempo chiesto consigli perché profondamente insicura; ho a volte raccontato dei complimenti che ricevevo per cercare di attirare l'attenzione di mia madre, che mi ha sempre detto che sono br**ta e che niente mi sta bene addosso ( non sono mai stata br**ta, anzi, però mi sono sentita tale per molto tempo). Sono sempre stata brava negli studi e mi sono laureata a pieni voti perché amavo studiare e ho raggiunto i miei obiettivi professionali. Ma c'è sempre quel vuoto: perché mia madre non mi ama incondizionatamente? Oggi, ho imparato a dire no quando non mi è possibile fare ciò che la famiglia mi chiede. Sono presente ma svincolata dall'obbligo di esserci sempre. Sono soddisfatta di aver raggiunto questo obiettivo. Mio padre è morto 4 anni fa e ne sento la mancanza. Ho 2 figli e un marito. Ho sofferto di attacchi di panico per diversi anni e, anche lì, ero la malata della famiglia. Ho smesso di condividere altri attacchi di panico...proprio oggi, mentre esprimevo un mio parere a mia madre che esprimeva squalifica per ciò che dicevo, le ho chiesto la ragione di ciò. Mi ha risposto che non le piaccio...ho realizzato che ancora oggi prova ciò che provava per me 30 anni fa.,.

Gentile Susanna, è davvero difficile poterle dare una risposta che sia sensata poiché potrebbe essere ricercata all'interno di un percorso di psicoterapia individuale, che non è sintetizzabile in poche righe. Si pone delle domande e percepisce ancora una ferita per non essere stata considerata e amata come avrebbe voluto. Un desiderio lancinante di essere accettata che non è mai stato accolto. Nulla. Una cosa che emerge in modo evidente dal suo scritto è la vicinanza a suo padre il quale l'ha amata "senza se e senza ma". Descrive però la posizione di suo padre all'interno della famiglia come "periferica", un uomo poco presente o troppo poco considerato. Chi comanda è la madre. Sarebbe interessante approfondire questa tematica riguardo ai ruoli familiari, alle dinamiche relazionali, a quale sia stato il suo posto all'interno della famiglia. E' stata brava ed è andata avanti, perseguendo i suoi interessi. Rimane quella ferita che brucia e la sensazione di essere stato oggetto di una profonda ingiustizia.
Un caro saluto.

Indirizzo

Via Livio Mariani 7 Roma, Via Malvolta 3 Bologna 40137
Rome
00149

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