Mirella Caruso psicoterapeuta psicoanalitico

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Mirella Caruso psicoterapeuta psicoanalitico Di cosa mi occupo. Colloqui e psicoterapia. Psicoanalisi. Analisi e comprensione delle situazioni conflittuali, ripetitive, frustranti. Difficoltà relazionali.

Disagio esistenziale, difficoltà a trovare senso. Analisi e comprensione della mancanza di un progetto. Disturbi sessuali
Disturbi ansiosi
Disturbi dell'umore. Disturbi somatoformi (ipocondria e patofobia). Analisi del sé, comprensione di aspetti inconsci della propria personalità. Consulenza. Colloqui di sostegno utili:
Situazione di ansia o confusione legate a una problematica specifica,
nelle relazioni, nei gruppi, contesti lavorativi. Ansia e angoscia legate a malattie organiche. Disagio da post-covid. Colloqui anche via web qualora si sia impossibilitati a recarsi in studio. Per maggiori info consultare il mio sito www.mirellacaruso.it Potete inviarmi una mail all'indirizzo [email protected], vi risponderò appena possibile. Oppure, sentiamoci direttamente.

10/09/2026

Da psicologionline.net

Non so dove andrà a finire

Gentilissimi,
sono una ragazza di 28 anni, in una relazione di un anno e mezzo con un mio coetaneo. E una relazione molto dolce, serena, lui mi fa stare tranquilla come non mai e scherziamo tanto. Nel corso della relazione abbiamo avuto più volte problemi per la scarsa frequenza dei rapporti, cosa che lui attribuisce a uno stato di insoddisfazione lavorativa che purtroppo pervade anche altri ambiti della vita, tra cui la nostra relazione.
Per cui ho provato con gentilezza a consigliargli di rivolgersi a un professionista per uscire da questa situazione di stallo.
Purtroppo, complice anche una personalità abbastanza tendente alla procrastinazione, questa cosa non si è mai concretizzata, e spesso fugava l'argomento dicendomi che scegliere il professionista e l'approccio giusto è difficile.
In questi ultimi due mesi la situazione diventava insostenibile e non solo abbiamo avuto problemi nella nostra vita sessuale, ma ho notato anche una scarsa intraprendenza in generale (ad esempio ero sempre io a chiedergli di uscire e fare cose insieme). Lui sa benissimo di avere a che fare con una ragazza molto estroversa che ama fare esperienze, e che questa condizione mi fa soffrire. Durante una discussione mi dice che è vero che lui adesso è più chiuso perché è di umore basso, ma è anche vero che io "non riesco a stare sola, non riesco a stare tranquilla e ho sempre bisogno di fare cose". La sua affermazione mi ha ferita tanto, perché nella vita sono sempre stata apprezzata anche per la mia intraprendenza e per la mia voglia di vivere, cose che lui prende come dei difetti. Nel frattempo la frequenza dei rapporti diminuisce sempre di più.
In questi giorni faccio una vacanza con delle amiche e conosciamo un gruppo di ragazzi. L'unico fidanzato inizia a legare di più con me e prendendo più confidenza, a parte farmi dei complimenti palesi (non solo sull'aspetto fisico, ma anche sulla mia estroversione e sulla mia simpatia, cose che per ovvie ragioni mi fanno molto piacere in questo momento), ci apriamo sulle nostre rispettive relazioni che hanno delle ferite molto simili. Succede che andiamo in spiaggia a vedere l'alba e ci baciamo e ci stringiamo con molta passione.
Fortunatamente ci fermiamo lì, ma gia stavo iniziando a covare sensi di colpa. Prima di salutarci ci diamo un abbraccio intensissimo, così forte che sembrava mi stesse entrando in corpo. Durante l'abbraccio mi dice di stargli benissimo, che tutto andra bene e si risolverà, che sono speciale ed è stato bellissimo conoscermi...tutte parole che continuano a rimbombarmi in testa. Torno al mio alloggio e scoppio in un pianto disperato per quello che ho fatto, la prima cosa che faccio è vedere le foto con il mio ragazzo sul cellulare.
Decido di parlare con mia madre di questa situazione e lei mi dice che la cosa che conta di più in questo momento non è risolvere la questione del tradimento con lui ma i motivi che mi hanno portata a farlo, dunque, capire fino a che punto vale la pena di mandare avanti questa relazione (ulteriormente ferita) dal momento in cui ci sono queste divergenze (a detta di molte persone indipendenti dal suo brutto periodo: lui caratterialmente è comunque così). Una volta tornata dalle ferie (tra l'altro a breve lui verrà a casa dei miei) ho intenzione di iniziare un percorso per aiutarmi a capire meglio la situazione e il mio modus operandi all'interno di essa; intanto mi affido ai vostri pareri per avere uno spunto di riflessione da parte di professionisti e trovare qualcuno di adatto.
In attesa di un vostro gentile riscontro, vi auguro una buona serata.

Gentile B., per ciò che riguarda la situazione psichica del suo ragazzo descritto come una persona INTROVERSA , con poca iniziativa e con la tendenza a rimandare le decisioni, le posso dire che può essere difficile scegliere un/una psicoterapeuta, ma forse non è poi così difficile. Dopo aver capito sommariamente l’impostazione clinica del terapeuta, è molto proficuo affidarsi al proprio istinto, capire se una persona può essere in sintonia col proprio modo di vedere il mondo e affidarsi. Il/la terapeuta porta difatti la propria persona all’interno della terapia, il proprio mondo interiore, anche se questo deve essere accuratamente controllato nelle sedute. Un terapeuta troppo pragmatico difficilmente sarà quello giusto per una persona tendente all’introspezione, che abbia voglia di esplorare la sua psiche perché non ci si orienta più.
La sua ESTROVERSIONE la porta alla ricerca di esperienze, avventure, a gustare la vita come è giusto che sia in una ragazza di 28 anni.
C’è qualcosa che l’ha messa in crisi. Non credo sia soltanto il senso di colpa per il «tradimento». Probabilmente è proprio questo essere estroversa in relazione agli altri che ha scatenato qualcosa nella sua interiorità. Giustamente, sente la necessità di approfondire.
Un caro saluto.

01/08/2026

Mancanza di desiderio sessuale

Buongiorno a tutti. Vorrei avere un punto di vista psicologico su una situazione che mi sta facendo riflettere molto. Ho 28 anni e sto con il mio ragazzo da quasi 7 anni. Da sempre lui ha avuto un desiderio sessuale maggiore del mio, ma nell'ultimo anno sento che il mio desiderio nei suoi confronti si è ridotto ulteriormente. C'è però una differenza importante tra l'inizio della nostra relazione e oggi. Nei primi anni provavo desiderio nei suoi confronti, ma molto spesso non prendevo io l'iniziativa perché ero timida, mi imbarazzava espormi e aspettavo che fosse lui a fare il primo passo. Quindi il desiderio c'era, semplicemente facevo fatica a mostrarlo o a essere io quella che iniziava. Oggi, invece, la sensazione è diversa. Non è solo una questione di iniziativa: spesso quello slancio spontaneo proprio non nasce. La cosa che mi confonde maggiormente è che durante i periodi in cui siamo lontani non sento una mancanza di desiderio sessuale. Anzi, spesso penso a lui in quel senso, immagino situazioni intime, sento il desiderio di avere rapporti e capita che questo desiderio sia presente anche molto frequentemente, quasi quotidianamente. Quando poi ci rivediamo dopo settimane di distanza, il primo giorno insieme c'è molta passione e il desiderio che avevo sentito durante la lontananza sembra concretizzarsi. Tuttavia, già dal secondo o terzo giorno, mi capita di sentirmi nuovamente "spenta" e quello stimolo spontaneo tende a diminuire. Di conseguenza, nella maggior parte dei casi è lui a prendere l'iniziativa. Questa cosa mi fa stare male perché so che, dal suo punto di vista, può essere vissuta come una mancanza di desiderio nei suoi confronti. In realtà io vorrei anche essere quella che lo cerca per prima, perché mi piacerebbe fargli sentire di essere desiderato, ma spesso mi accorgo che quello slancio non arriva. La cosa che mi confonde è che non mi considero una persona poco interessata alla sessualità. Fin dall'adolescenza ho sempre vissuto serenamente l'autoerotismo e tuttora, quando sono sola, provo desiderio. Non credo si possa parlare di monotonia nel senso classico del termine, perché viviamo ancora una relazione a distanza e non condividiamo la quotidianità. Inoltre, nel corso degli anni abbiamo cercato di mantenere viva la nostra intimità, sperimentando fantasie e introducendo qualche novità nella sfera sessuale. Allo stesso tempo, non mi sento emotivamente distante da lui. Mi piace cercare il contatto fisico, stare abbracciati sul divano, guardarci un film, scambiarci coccole e vivere momenti di tenerezza. Quello che sembra essersi affievolito è il desiderio sessuale spontaneo quando siamo insieme. Mi chiedo quindi come possa verificarsi una situazione del genere. Ogni chiave di lettura può essere utile. Grazie a chi vorrà aiutarmi.

Buongiorno Elena, mi sembra di capire che state vivendo una relazione a distanza e vi incontrate per periodi non troppo lunghi. Il suo desiderio si manifesta in modo evidente quando siete lontani per poi nascondersi già dal secondo giorno di convivenza. Se è così, andrebbe approfondita questa difficoltà a lasciarsi andare quando state insieme, forse una paura della convivenza, di dividere uno spazio con un altro o anche la paura di perdersi. O di perdere il controllo. Sono tutte tematiche che meriterebbero di essere approfondite. Buona giornata.

03/07/2026

Ciò che ci circonda entra a far parte del nostro corpo, delle viscere, del sangue.
Grazie a Cristina Todde, anestesista del Fatebenefratelli per la condivisione.

23/04/2026

Autosabotaggio o istinto di conservazione?

Salve,
scrivo per chiedere un consiglio su una situazione che sto vivendo da circa due settimane.
Sono stata per sei anni in una relazione importante: convivevamo, avevamo progetti comuni e anche un cane. Tuttavia, nel tempo ci sono stati molti litigi. Ho scoperto che durante la relazione lui utilizzava Tinder quando era in trasferta e usciva con altre donne. Inoltre, ho scoperto che si era risentito con la sua ex e aveva persino progettato di tornare con lei, facendole credere che tra noi fosse finita, cosa non vera. Successivamente ha interrotto anche quella relazione, dicendo di amarmi.
Dopo anni segnati da tradimenti e conflitti, a gennaio ha deciso di lasciarmi, sostenendo di non riuscire più a sostenere le continue discussioni. Questo è avvenuto poco dopo aver acquistato una casa, anche in prospettiva di costruire una famiglia insieme.
Nei tre mesi successivi ho cercato in tutti i modi di recuperare il rapporto, ma lui è sempre stato fermo nella sua decisione. Poi, improvvisamente, è tornato da me chiedendomi di ricominciare. Ho accettato, ma con molta esitazione, soprattutto per il cambiamento improvviso e apparentemente immotivato.
Da due settimane si comporta come una persona estremamente innamorata e presente. Tuttavia, non riesco a comprendere questa trasformazione così repentina. Gli ho chiesto sincerità e trasparenza, e mi ha promesso che non mi mentirà più. Nonostante ciò, continuo a provare un forte senso di dubbio e la sensazione che ci sia qualcosa di poco chiaro.
Non so se i miei dubbi siano autosabotaggio o un segnale sano di protezione.
Mi chiedo se dovrei lavorare sulla fiducia oppure ascoltare questo disagio come un campanello d’allarme, considerando ciò che è successo tra noi.

Gentile M. io credo che bisogna ascoltare i segnali che arrivano dalla nostra mente, dalle sensazioni, dalle percezioni, dalle intuizioni. Ciò che è "laterale" ai ragionamenti, alla logica, alle convinzioni ferree, ha la sua importanza e spesso sono quelle piccole percezioni che sono corrette. E' l'inconscio che è "più avanti" e ha compreso molto prima. Non possiamo attribuirgli un carattere di verità assoluta, può essere vero o no, certamente quella sensazione non è da mettere da parte. Capita no? A volte diciamo a noi stessi, ma io lo avevo già capito! E ce lo diciamo troppo tardi. Si dia tempo al tempo. Se lui ha seriamente idea di restare, lo farà. Se ruota da una donna all'altra, se non decide, sarebbe importante per lui orientarsi e capire ciò che desidera veramente. Se ha voglia di andare, messaggiando su Tinder non è difficile incontrare un'altra donna e vedrà che sarà tutto chiaro a breve. Un caro saluto.

19/04/2026

Da psicologionline.net
Travestirsi da donna

buongiorno, sono un uomo di 66 anni sposato felicemente e sono sempre stato etero, premetto che essendo libero professionista ho un piccolo studio dove lavoro da solo. Da qualche tempo, precisamente una decina di anni fa, ho scoperto il piacere che provo quando mi travesto da donna. Tutto cominciò ad un carnevale quando una coppia di amici propose una festa tra amici in cui coppia vestiva i panni dell'altro. Quella sera indossando abiti femminili, scoprii che mi sentivo bene e a mio agio, una sensazione piacevolissima. Per riprovare quelle sensazioni ho iniziato ad acquistare qualche capo che indossavo in ufficio. Sono arrivato ad avere tanti vestiti, scarpe ed accessori da riempire due valige grandi. Ho letto in rete una quantità di articoli sul crossdressing e quindi mi è chiaro che in ognuno di noi maschi c'è una componente femminile, ma può crescere ed essere predominante? Dico questo perchè ci sono un paio di cose che ho notato e che mi hanno sconvolto: 1) quando arrivo in ufficio è diventato impellente dovermi travestire e lavorare enfemme ed ho notato che i miei movimenti, il modo di camminare sui tacchi, il modo di chinarsi o di sedersi e unire le ginocchia mi sembrano molto femminili e sono sicuramente spontanei 2) non ho mai e dico mai pensato o immaginato un rapporto omossessuale, eppure quando sono in abiti femminili con lingerie, calze tacchi trucco etc etc molto spesso mi assale la voglia di trovarsi coinvolta (uso il femminile) in una relazione con un uomo e questo mi sconvolge e spaventa. Ho letto che travestirsi può portare una forma di eccitazione ed ho sempre pensato che si riferisse all'erezione maschile, e non è il mio caso perchè il mio pene è come se si rimpicciolisse (come quando fa molto freddo) la mia è solo "eccitazione" (si può chiamare così?) mentale e questo mi spaventa. Grazie.

Gentile T. , è un’esperienza non proprio isolata la sua, ed è sperimentata spesso nell’intimità con l’altro partner e sentita come un gioco. Lo fanno anche i bambini quando vestono i panni del fratello o della sorella per presentarsi al richiamo dei genitori con le vesti dell’altro. In questo caso la situazione è vissuta come puro divertimento e tutto finisce con una grande risata. Perché si fa? In quella circostanza, il bambino vuole sperimentare la reazione e come risponde il genitore se lui avesse un altro sesso o anche cosa si sente se si appartiene all’altro sesso. Praticando il crossdressing, seppure strettamente in privato, si è sentito bene e ha sperimentato una piacevole sensazione di benessere. Una situazione che ora la preoccupa perché non sa in che direzione potrà portarla. Non c’è una risposta buona o efficace che noi qui possiamo darle su cosa la spinga a spogliarsi dei suoi panni, del suo ruolo e a vestire quelli del sesso opposto. Il focus,, seguendo il suo vissuto, qui dovrebbe indirizzarsi in primo luogo su che cosa le piace dell’essere femminile e ciò che ritiene non possa essere di pertinenza del genere maschile. Quando un uomo si traveste da donna e lo vediamo anche in Tv o a Teatro, le caratteristiche femminili sono molto accentuate e si “recita” il modo di fare di una femmina che in realtà vediamo poco. Una femmina-femmina. E’ molto difficile incontrarla sull’autobus. Molti sono attratti dalla capacità di seduzione o anche dal potere che il corpo femminile può esercitare sul maschio e in molti contesti sociali. La donna che seduce e spinge a far fare ciò che desidera. (Mettendo da parte il fatto che poi si ritrova ingabbiata in quella situazione). Sarei molto curiosa di sapere che lavora fa e per chi lavora. Ciò’ che la spaventa veramente è la possibilità che questo “rituale” possa prendere il sopravvento e portarla a uscire fuori da quella stanza e cercare il maschio. Fino a quando funziona come gioco che dà piacere va bene, ma il “rituale” ha le sue esigenze e porta sempre ad aumentare il suo raggio d’azione. Non possiamo darle quindi una risposta sensata e che la possa aiutare: le situazioni e i vissuti sono tanti e variano da persona a persona. Una psicoterapia anche focalizzata su questa tematica, potrebbe esserle di aiuto. Un caro saluto.

08/04/2026

Da psicologionline.net

IL peso del confronto

Sono una studentessa universitaria a cui manca solo la tesi per concludere il proprio percorso. Negli ultimi tempi ho incontrato diverse difficoltà legate a questo ultimo passo, ma non è su questo che vorrei soffermarmi.
Quello che sento più importante condividere riguarda il modo in cui questa situazione sta influenzando la mia vita personale e, in particolare, i miei rapporti sociali. All’università ho conosciuto un gruppo di amiche con cui ho condiviso tanto, e a cui tengo ancora molto. Tuttavia, oggi mi trovo in una posizione diversa rispetto alla loro.
Loro hanno già iniziato a lavorare, hanno raggiunto una stabilità economica e una quotidianità che appare serena e soddisfacente. Io invece mi sento ancora ferma, come se fossi rimasta indietro, bloccata in una fase che non riesco a superare. Questo divario, anche se non è colpa di nessuno, pesa molto su come mi percepisco.
Negli ultimi tempi ho iniziato a evitare di uscire con loro. Non perché non voglia stare insieme, ma perché ho paura di come potrei sentirmi. Ho il timore che il confronto, anche involontario, possa farmi stare peggio, alimentando un senso di inadeguatezza e inferiorità che già faccio fatica a gestire.
Non è facile da ammettere, ma spesso mi sento “da meno”. E proprio per proteggermi da queste emozioni, finisco per allontanarmi da persone a cui tengo. È una situazione che mi fa soffrire, perché da una parte desidero mantenere quei legami, dall’altra sento il bisogno di preservare il mio equilibrio psicologico.
Ultimamente mi capita spesso di vedere le foto dei momenti che condividono insieme, uscite, viaggi, serate. In quelle immagini io non ci sono, e questa assenza mi fa male. Mi fa rendere conto che, mentre cerco di proteggermi da ciò che provo, sto anche rinunciando a momenti belli della mia vita, occasioni che forse non torneranno più nello stesso modo.
Questa consapevolezza mi mette davanti a un conflitto difficile da gestire: da una parte il desiderio di esserci, di continuare a condividere esperienze con loro; dall’altra la paura che quelle stesse situazioni possano farmi sentire ancora più inadeguata.
A questo si aggiunge un altro timore che mi pesa molto: ho la sensazione che loro non comprendano fino in fondo ciò che sto vivendo. Ho paura che il mio allontanamento venga interpretato come disinteresse o chiusura, e che con il tempo questo possa portarmi a perderle.

Gentile Anna, ho incontrato nel mio lavoro con le persone che hanno frequentato il mio studio, situazioni molto simili a ciò che lei descrive e che non sono poi così infrequenti. Studenti a un passo dalla laurea, con pochi esami da fare che non riescono ad andare avanti. . Manca poco, eppure un blocco interiore arriva a sconvolgere i loro piani e a impedire di poter proseguire. Lei scrive che questa situazione, pur causandole disagio, non è proprio al centro dei pensieri e del suo malessere. Io sposterei il focus proprio su questa difficoltà. Giustamente lei stessa scrive, è come se fosse bloccata in una fase che non riesce a superare. Anna, ciascuno di noi si trova ad affrontare nella vita dei momenti di passaggio, situazioni che richiedono un po’ di sforzo e di impegno, ma che ci permettono poi di passare a un momento evolutivo successivo e a un cambiamento. La domanda è: cosa farà dopo la laurea? Pensa di trovare un lavoro e dove, andrà a vivere da sola? Come si sentirà in questa nuova fase di vita “più adulta”, le mancherà qualcosa? Le sue amiche le offrono un modello di vita appagato e vincente, difficile da immaginare per se stessa in questo momento. Anzi, si sente da meno ed esclusa dai loro incontri e da quelle emozioni vive che si sentono in genere in un gruppo di amiche. Si è allontanata per non sentire il lacerante confronto. E qui il conflitto, il ribollio interiore: vorrebbe esserci, ma non può concederselo. Stare con loro, partecipare, ma non può' mostrarsi, deve nascondersi. Se vogliamo ricorrere a una metafora teatrale, è come se le sue amiche fossero sempre presenti nella sua mente per non lasciarla andar via e spingere a non mollare e a raggiungerle. Loro sono avanti, è Anna che deve fare il salto. Se la dinamica delle sue emozioni è questa ( scriviamo qui basandoci su poche righe e non avendo la persona davanti), il blocco da affrontare riguarderebbe la difficoltà a passare da una fase della vita a un’altra, a crescere, a diventare grandi. Un caro saluto.

17/03/2026

Da psicologionline.net
Incapacità di adattarmi alle nuove situazioni.

Salve, mi chiamo Riccardo ho 35 anni e scrivo in quanto da un bel pò di tempo non riesco ad adattarmi facilmente a situazioni nuove. Capisco che ad un carta età il carattere diventi immutabile per larga parte, però vorrei capire come tornare ad essere una persona che riesce a capire e ad adattarsi facilmente ai nuovi contesti in quanto in questo periodo non riesco a stare bene
Grazie

Gentile Riccardo, mi domandavo, leggendo le sue poche righe, quali possano essere le situazioni nuove che le provocano difficoltà di adattamento. In un mondo che cambia velocemente, a volte può essere complicato capire in che direzione orientare i propri progetti e le aspirazioni e che cosa possiamo fare noi per vivere in armonia con gli altri senza sacrificare il proprio modo di essere. Si sente bloccato, ma non necessariamente quel blocco è da superare mettendolo da parte con un colpo di spugna. Mi spiego meglio. Che cos’è che le impedisce l’adattamento a situazioni nuove, che cos’è che non accetta? C’è qualcosa che non accetta nel modo di fare delle persone oppure c’è qualcosa nel suo comportamento che le impedisce di vivere le varie situazioni sociali con tranquillità...Forse che lei ha un modo di fare o dei valori che difficilmente possono essere in accordo con situazioni nuove? Oppure, è molto probabile, ma sarebbe da approfondire, è come se lei dovesse “recuperare” qualcosa prima di poter vivere situazioni nuove che la porterebbero a un ulteriore cambiamento. Snaturandolo. Non è pronto. C’è qualcosa che non accetta e che la mantiene fermo. Capire com’è la natura di questo freno potrebbe aiutarla a decidere cosa prendere e cosa lasciare e soprattutto in che direzione vorrebbe indirizzare la sua vita, ai progetti che ha in mente e come vorrebbe essere. Riuscire a comprendere i nuovi contesti in cui si è “immersi” in una società liquida che si trasforma velocemente come scriveva Baumann, e adattarsi è certo una grande capacità, ma non necessariamente è una scelta intelligente. Adattarsi a ciò che il contesto sociale impone non porta da nessuna parte ed è la strada verso l’insoddisfazione e l’infelicità. Possedere altresì una certa elasticità mentale per interagire in modo armonico nei vari contesti sociali senza tradire le proprie inclinazioni è una via auspicabile che porta verso il benessere. A 35 anni la mente è ancora così elastica per poterlo fare. Un caro saluto.

14/03/2026

Da psicologionline.net
Anestesia emotiva

Buongiorno, mi capita spesso di non provare emozioni. Rendermene conto e sentirmi strana: in tante situazioni (molto brutte o molto belle) sono consapevole di dover provare determinate emozioni di forte gioia o forte tristezza, ma non le provo, sento che non provo proprio niente. Il che mi fa molto strano perché sono sempre stata una ragazza molto emotiva ed ho sempre sentito a fondo ogni emozione. Non ho recentemente trascorso eventi particolarmente traumatici. Non so a cosa ricondurre questa cosa, se non allo stress che può aver causato il lavoro a turni? Vi prego di darmi consigli.

Gentile Emma, sentirsi emotivamente distaccati e lontani dalle situazioni è un meccanismo difensivo della mente per proteggersi e difendersi da emozioni e situazioni difficili da gestire e apparentemente immodificabili. Ci si sente in una posizione nella vita in cui si sta fermi, circondati da niente. Questo “distacco” può essere di intensità variabile: si può passare dall’indifferenza verso persone o situazioni che non ci interessano ad altre più complicate nelle quali l’emozione viene allontanata da sé e il corpo si “chiude” su se stesso e reagisce con freddezza verso l’esterno in una sorta di "congelamento" oppure semplicemente si percepisce solo apatia, distacco, mancanza di motivazioni. Come se la spinta vitale presente in ciascuno di noi si fosse nascosta da qualche parte. Lo stress per i turni di lavoro può essere un motivo scatenante del disagio, ma è molto probabile che alla base ci possa essere una situazione interiore di fatica, di difficoltà a condividere con gli altri sentimenti positivi o anche l’idea che non ne valga la pena. Cosa posso consigliarle.. Sarebbe opportuna fare un’attenta valutazione e una diagnosi per comprendere quando è iniziato questo stato emotivo e che cosa oggi le provoca disagio. Le consiglierei ancora di non trascurare e di non aspettare che passi da sé oppure di attribuire l’unica responsabilità allo stress lavorativo che potrebbe essere solo una causa apparente ma non sufficiente per farla sentire così assente e indifferente. Un caro saluto.

09/03/2026

Da psicologionline.net
Come dimenticare una persona che ha provocato molta sofferenza?

Buongiorno,
vorrei sapere perchè ho spesso pensieri intrusivi sul mio ex. Mi spiego abbiamo avuto una relazione molto intensa e passionale, ma anche piena di difficolta per via del suo carattere davvero instabile. Passava dall' odio all' amore in un attimo e si litigava spesso per motivi banali. Sono sicura che non abbia dimenticato la sua ex che pure lo ha tradito e si è rifatta una vita, Mi sembrava che non fosse felice (gli ho chiesto più volte di andarsene, se era quello che desiderava) Ha negato ma bastava veramente poco per farlo arrabbiare e chiudere in se stesso, con sparizioni che duravano giorni. Oltra a ricordarmi a come stava bene da solo. Era uno strazio emotivo, seppur cercassi di essere più autonoma che mai.
All' ennesima discussione per un motivo banale, temendo anche l'ennesima situazione di stallo e sofferenza, si sono invertite le parti, l'ho trattato malissimo, cacciato da casa mia, dicendo che ero disposta a continuare soltanto con una terapia di coppia. Per 2 giorni mi manda messaggi da buffone e ride di me e della mia idea della terapia. Ora lo evito apertamente, se lo vedo mi saluta ma non ricambio, so che si aspettava tornassi come un tempo, ma sono arrabbiata e non lo faccio per scena. Questo rancore pero non mi fa bene, immagino addirittura di fargli del male fisicamente e sono preoccupata. Cosa posso fare a parte vedere uno psicologo?

Gentile Manuela, lei è passata da una situazione di “passività” a una nella quale ha reagito e ha detto basta, anche in modo deciso. Nella prima ha sopportato le alterazioni dell’umore del suo ex che rapidamente passava dall’odio all’amore con rapidi sbalzi, per poi andarsene e rinchiudersi in se stesso, senza farsi vivo. Probabilmente è una persona che avrebbe un'urgente bisogno di terapia, ma capita anche che non si è ancora maturi per potersi aprire davanti a uno/a psicoterapeuta. Ha poi reagito, sbattendogli la porta in faccia. Lasciandole dentro rancore e pensieri intrusivi che non le fanno bene. Soprattutto quel pensiero insopportabile di fargli del male. Si può immaginare quella rabbia interiore che la disturba. Come mai? Crede di aver reagito troppo in ritardo, aver perso del tempo, non essere riuscita a portare avanti una relazione coinvolgente e che era iniziata come intensa e passionale? Penso che si attribuisca delle colpe per come è andata la storia, per non aver reagito prima, per aver sopportato, per essere stata troppe volte lasciata senza spiegazioni. E forse è venuto fuori un aspetto di sé che non le è piaciuto. Cosa può fare? Lasciarlo andare. E riprendere la sua vita.

22/02/2026

Da psicologi-italia.net
Situazione imbarazzante.

Salve a tutti, ho 23 anni e da un po’ mi frequento con una ragazza. Da qualche settimana ho dei problemi intimi, diciamo così, che non riesco a risolvere con i farmaci classici perché temo di non sapere bene come comportarmi, quindi sto valutando di andare da una ginecologa. Ora, i problemi sono molti riguardo a questa cosa: il primo è che dovrei andarci da sola, essendo mia madre invalida e nemmeno a conoscenza di questa frequentazione. Quindi mi provoca molta ansia dover andare da sola per la prima volta a visita. In più, temo di essere ancora vergine perché non ho mai avuto rapporti con uomini e mai sanguinato. Non so cosa raccontare alla dottoressa, ho paura che mi giudicherà, ho paura che non dire nulla su una frequentazione possa inficiare la diagnosi, ho paura infatti di qualche malattia infettiva, non lo so. Sono spaventata e non so cosa fare.

Buongiorno Maria, spinta da quei problemi intimi, ha preso un’ottima decisione: quella di farsi controllare da una ginecologa per poter avere una diagnosi e una cura. Finalmente ha deciso e a 23 anni è giunto il momento per occuparsi del proprio corpo. La paura del giudizio pesa e la blocca, anche se un professionista serio non commenta e non giudica se sa fare bene il proprio mestiere. La paura del giudizio. Credo Maria che lei debba fare i conti con l’omosessualità tenuta nascosta, non rivelata né alla mamma e chissà a quante altre persone. Non è semplice vivere nascondendo i propri desideri, l’orientamento sessuale, ciò che si è: ci si costringe a vivere in modo falso e angosciante, con la continua paura di essere scoperti, giudicati e condannati con giudizi taglienti e sprezzanti. Mi chiami, se lo desidera, sono disponibile anche a colloqui online.

Indirizzo

Via Livio Mariani 7 Roma, Via Malvolta 3 Bologna 40137
Rome
00149

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