Bioenergetica Roma - Arianna Orelli Psicologa e Psicoterapeuta

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Bioenergetica Roma - Arianna Orelli Psicologa e Psicoterapeuta Sostegno Psicologico, Psicoterapia- Analisi Bioenergetica, Classi di Esercizi, Salute e Benessere Pagina gestita dalla dott.ssa Arianna Orelli.

Attività terapeutiche, formative e divulgative relative all'integrazione Mente-Corpo-Emozioni-Relazioni in Bioenergetica.

30/08/2026

"Forse il problema non è che abbiamo bisogno degli altri. Il problema è aver trasformato quel bisogno in qualcosa di cui vergognarsi. Siamo esseri vulnerabili e dipendiamo dagli altri molto prima di sapere chi siamo. Continueremo, in modi diversi, a dipenderne per tutta la vita.
La libertà non consiste nel cancellare questa fragilità, ma nell'imparare ad abitarla senza consegnare a nessuno le chiavi di noi stessi. Perché il contrario della libertà non è avere bisogno degli altri. È smettere di essere sé stessi per paura di perderli."

ESATTAMENTE!

"Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:“che cosa...
12/02/2026

"Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi
“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:
“che cosa sto ancora portando che non è mio?” Ricostruire una genealogia diversa
non significa rinnegare le origini. Significa interrompere la trasmissione automatica del trauma. Dare un nome a ciò che era solo destino. Restituire all’umano una forma abitabile."

La genealogia affettiva: ciò che ereditiamo prima delle parole: Come le genealogie affettive producono evitamento, anaffettività e dipendenza
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Non ereditiamo solo un cognome, una storia familiare o un patrimonio materiale.
Ereditiamo campi affettivi, disposizioni emotive, gerarchie invisibili. Ereditiamo il modo in cui l’amore è stato possibile o impossibile prima di noi.Ogni essere umano nasce dentro una geometria relazionale già data. Uno spazio in cui qualcuno occupa troppo posto, qualcun altro troppo poco.
Uno spazio dove il potere può mascherarsi da cura, e il silenzio da rispetto. Questa è la genealogia affettiva: non ciò che viene raccontato, ma ciò che viene agito, ripetuto, trasmesso. Molti traumi non si trasmettono come eventi, ma come assetti.
Non come ricordi coscienti, ma come posture interiori: chi deve adattarsi,
chi può dominare, chi deve tacere per essere amato.
È per questo che alcune famiglie funzionano come sistemi chiusi, inermi davanti al cambiamento. Non perché manchi l’intelligenza o la buona volontà, ma perché il legame è organizzato attorno a asimmetrie non negoziabili. Padri assenti e madri dominanti. Madri invischianti e padri emotivamente evaporati. Fratelli o sorelle che occupano lo spazio dell’altro, non per cattiveria, ma per continuità sistemica.
Il trauma, in questi contesti, non è solo ciò che accade. È ciò che non può essere detto.
È ciò che non trova parola, limite, contenimento. E così passa di corpo in corpo,
di generazione in generazione. Quando una genealogia affettiva resta sbilanciata,
la vita adulta diventa spesso il tentativo inconsapevole di riparare ciò che non è stato riparato prima. Si cercano relazioni che riproducono lo stesso campo di potere.
Si resta fedeli a ferite antiche scambiandole per destino. Il funerale, in questo senso, non è un evento isolato. È spesso la messa in scena finale di una geometria mai riequilibrata.
Un rito svuotato, amministrativo,
perché la famiglia non ha mai imparato ad accompagnare davvero i passaggi. Ma il punto clinico non è la denuncia.
È la possibilità. Il lavoro terapeutico inizia quando una persona smette di chiedersi
“di chi è la colpa?” e inizia a domandarsi:
“che cosa sto ancora portando che non è mio?” Ricostruire una genealogia diversa
non significa rinnegare le origini. Significa interrompere la trasmissione automatica del trauma. Dare un nome a ciò che era solo destino. Restituire all’umano una forma abitabile. Questo capitolo non parla di famiglie “sbagliate”. Parla di sistemi feriti.
E del coraggio possibile di non consegnare alle generazioni successive le stesse geometrie che ci hanno tenuti piccoli. Come le genealogie affettive producono evitamento, anaffettività e dipendenza
Le genealogie affettive non trasmettono solo storie, ruoli o valori. Trasmettono assetti relazionali, cioè modi di stare in relazione prima ancora di scegliere come farlo.
Quando una famiglia è attraversata da geometrie sbilanciate di potere — un genitore dominante, uno assente, fratelli schiacciati o iper-responsabilizzati — ciò che passa non è un trauma “episodico”, ma un campo affettivo deformato. Da lì nascono tre grandi organizzazioni difensive. Evitamento
Nasce dove la relazione è stata intrusiva, controllante o imprevedibile. Il bambino impara presto che: avvicinarsi espone al controllo, esprimere bisogni attiva richieste o punizioni, l’intimità non è sicura. L’evitamento non è freddezza. È una distanza appresa per restare integro. Nelle genealogie sbilanciate, l’evitante è spesso colui che: ha visto troppo, ha sentito troppo, ha dovuto chiudersi per non soccombere. Anaffettività. Nasce dove l’affetto non è stato assente, ma non mentalizzabile. Famiglie in cui: si “faceva il proprio dovere” ma non si sentiva, l’emozione non trovava linguaggio, il corpo veniva ignorato o disciplinato. L’anaffettività non è mancanza di sentimenti. È un congelamento protettivo del sentire. Spesso è l’eredità di genealogie in cui: sentire era un lusso, il dolore non poteva essere accolto, la vulnerabilità non aveva testimoni. Dipendenza affettiva. Nasce dove l’amore è stato condizionato, intermittente o competitivo. Qui il bambino impara che: l’amore va meritato, l’attenzione è scarsa, l’altro è il luogo della sopravvivenza emotiva. La dipendenza non è bisogno eccessivo. È fame antica non saziata. Nelle genealogie sbilanciate, il dipendente è spesso colui che: ha dovuto contendersi l’amore, è stato usato come regolatore emotivo dell’adulto, ha imparato che senza l’altro non esiste. Queste organizzazioni non sono scelte. Sono adattamenti intelligenti a contesti non abitabili. Il problema non è che si siano formate. Il problema è quando vengono scambiate per identità: “Io sono così” invece di “ Io sono diventato così per sopravvivere”. Il lavoro clinico (e umano ) Non consiste nel correggere i comportamenti,
ma nel ricostruire la genealogia affettiva:. vedere da dove viene quella postura,
restituirle dignità, e poi, lentamente, dismetterla. Solo così l’evitamento può diventare scelta, l’anaffettività può tornare sensibilità, la dipendenza può trasformarsi in legame. Non si guarisce tradendo la propria storia. Si guarisce smettendo di esserne prigionieri.
✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

Repost! :) "La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la cond...
09/02/2026

Repost! :)

"La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità della bellezza. Libertà, grazia e bellezza sono gli attributi naturali di ogni organismo animale. La libertà è l'assenza di repressione interiore del flusso delle sensazioni, la grazia è l'espressione di questo flusso nel movimento e la bellezza è una manifestazione dell'armonia interiore generata dal flusso. Sono indice di un corpo sano e, perciò, di una mente sana.
La natura primaria di tutti gli esseri umani è di essere aperti alla vita e all'amore. Nella nostra cultura l'atteggiamento di difesa, la corazza, la diffidenza e la chiusura sono diventati una seconda natura. Sono i mezzi che adottiamo per proteggerci dalle offese; ma, quando diventiamo caratteriologici o strutturati nella personalità, questi atteggiamenti costituiscono un'offesa più grave e una mutilazione maggiore di quelle sofferte in origine."

da "Bioenergetica" di

(foto )

"La bioenergetica si propone l'obiettivo di aiutare la gente a riconquistare la sua natura primaria - la condizione di libertà, lo stato di grazia e la qualità della bellezza. Libertà, grazia e bellezza sono gli attributi naturali di ogni organismo animale. La libertà è l'assenza di repressione interiore del flusso delle sensazioni, la grazia è l'espressione di questo flusso nel movimento e la bellezza è una manifestazione dell'armonia interiore generata dal flusso. Sono indice di un corpo sano e, perciò, di una mente sana.
La natura primaria di tutti gli esseri umani è di essere aperti alla vita e all'amore. Nella nostra cultura l'atteggiamento di difesa, la corazza, la diffidenza e la chiusura sono diventati una seconda natura. Sono i mezzi che adottiamo per proteggerci dalle offese; ma, quando diventiamo caratteriologici o strutturati nella personalità, questi atteggiamenti costituiscono un'offesa più grave e una mutilazione maggiore di quelle sofferte in origine."

da "Bioenergetica" di Alexander Lowen

(foto Gregory Colbert)

Uuuuuhhhh "non c'è chimica!"Quante volte si sente dire...una frase che spesso parla di difese.
23/01/2026

Uuuuuhhhh "non c'è chimica!"
Quante volte si sente dire...una frase che spesso parla di difese.

«Non è scoccata la scintilla»: quando l’assenza di chimica diventa una difesa

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

“ Non è scoccata la scintilla.” “ Non ho sentito le farfalle nello stomaco.” “ Mancava la chimica.” Frasi comuni, apparentemente innocue, spesso pronunciate come se dicessero tutto. Come se bastassero a spiegare una scelta, una rinuncia, una chiusura. Ma cosa stiamo davvero dicendo quando le usiamo? Nel linguaggio contemporaneo la “chimica” è diventata un criterio sovrano. Se c’è, si va avanti.
Se non c’è, si chiude. Il problema non è riconoscere le sensazioni corporee, sono informazioni preziose, ma trasformarle in giudizio definitivo, senza interrogarsi. Perché la chimica non è una verità neutra. È una reazione. E ogni reazione ha una storia.
Le “farfalle nello stomaco” sono spesso segnali di: eccitazione, attivazione, aspettativa, allarme sottile. In molte persone non indicano sicurezza, ma riattivazione di schemi conosciuti: instabilità, distanza, imprevedibilità. Ciò che ci accende subito non è sempre ciò che ci fa bene. A volte è ciò che ci è familiare. Esiste un aspetto meno detto: per alcune persone, la mancanza di scintilla non è mancanza di interesse, ma mancanza di difesa. Una relazione che non scatena subito intensità può: sembrare “piatta”, sembrare “noiosa”, sembrare “senza magia”. In realtà può essere semplicemente non caotica. E per chi è abituato a legami attivati dall’ansia o dall’attesa, la quiete può essere vissuta come vuoto. Dire “non ho sentito la chimica” permette di: non esporsi, non restare,non attraversare il tempo dell’incontro.
È una frase che chiude senza conflitto apparente. Ma spesso chiude prima che qualcosa possa prendere forma. Non tutto ciò che conta nasce immediatamente. Alcuni legami non scoppiano: crescono. La domanda non è: “ C’è stata la scintilla?” La domanda è: Che tipo di attivazione cerco. Cosa confondo con attrazione? Cosa mi spaventa della calma? Quanto tollero il tempo dell’altro? Senza queste domande, la chimica diventa un alibi elegante. Certo, a volte l’assenza di attrazione è reale. Non tutto va forzato. Ma c’è una grande differenza tra: non sentire nulla, e non reggere ciò che non è immediatamente intenso. Confondere le due cose porta a ripetere sempre la stessa storia, con volti diversi. La maturità affettiva inizia quando smettiamo di chiederci solo:
“Cosa sento subito?” e iniziamo a chiederci: “ Cosa potrei sentire se restassi?” Non per dovere. Non per calcolo. Ma per verità. Perché non tutta la vita arriva come un colpo di fulmine. Alcune cose bussano piano. E se non siamo capaci di ascoltare ciò che non fa rumore, continueremo a chiamare “chimica” solo ciò che ci scuote, anche quando ci consuma.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE."In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori de...
09/12/2025

TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE.

"In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori del corpo e della personalità. La mente e i genitali non hanno niente a che vedere con il cuore o tra di loro. La mente è per fare soldi, i genitali per fare baldoria, e il cuore, il povero cuore, ha perso la sua unione con il mondo perché è stato allontanato dalla mente e dai genitali. ...
L'unità del corpo si mantiene a un livello profondo, biologico; la separazione sopra descritta incide sulla coscienza di sé, distruggendo il senso di essere un tutt'uno, di interezza, di completezza. In tale situazione la coscienza di sé è confinata alla testa, la sede dell'Io. L'identità soggettiva che risiede nel cervello possiede ancora un cuore e gli organi genitali, ma non si identifica con essi, perché quando si vive con la testa, si considera il corpo uno strumento di sé o dell'Io. L'attività sessuale si riduce allora a una prestazione diretta a dare dimostrazione di abilità maschile o femminile. Non viene vissuta come espressione d'amore.
Questa scissione funzionale dell'unità del corpo...separa la consapevolezza della mente e le sue funzioni dai sentimenti del cuore e dall'attività sessuale degli organi genitali. La separazione di questi tre aspetti della personalità avviene attraverso un restringimento delle vie di passaggio: il collo, che congiunge la testa al torace, e la vita, che congiunge il torace al bacino.
L'effetto di queste divisioni è di isolare il cuore. Il cuore è bloccato nella cassa toracica come in una forma di custodia protettiva: nessuno lo può raggiungere e così nessuno può fargli del male."

tratto da "Amore, Sesso e Cuore" di Alexander Lowen

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09/12/2025

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TESTA, CUORE E GENITALI: UNITA' E SCISSIONE.

"In effetti, non abbiamo fatto altro che separare i tre segmenti maggiori del corpo e della personalità. La mente e i genitali non hanno niente a che vedere con il cuore o tra di loro. La mente è per fare soldi, i genitali per fare baldoria, e il cuore, il povero cuore, ha perso la sua unione con il mondo perché è stato allontanato dalla mente e dai genitali. ...
L'unità del corpo si mantiene a un livello profondo, biologico; la separazione sopra descritta incide sulla coscienza di sé, distruggendo il senso di essere un tutt'uno, di interezza, di completezza. In tale situazione la coscienza di sé è confinata alla testa, la sede dell'Io. L'identità soggettiva che risiede nel cervello possiede ancora un cuore e gli organi genitali, ma non si identifica con essi, perché quando si vive con la testa, si considera il corpo uno strumento di sé o dell'Io. L'attività sessuale si riduce allora a una prestazione diretta a dare dimostrazione di abilità maschile o femminile. Non viene vissuta come espressione d'amore.
Questa scissione funzionale dell'unità del corpo...separa la consapevolezza della mente e le sue funzioni dai sentimenti del cuore e dall'attività sessuale degli organi genitali. La separazione di questi tre aspetti della personalità avviene attraverso un restringimento delle vie di passaggio: il collo, che congiunge la testa al torace, e la vita, che congiunge il torace al bacino.
L'effetto di queste divisioni è di isolare il cuore. Il cuore è bloccato nella cassa toracica come in una forma di custodia protettiva: nessuno lo può raggiungere e così nessuno può fargli del male."

tratto da "Amore, Sesso e Cuore" di Alexander Lowen

20/11/2025

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI DIRITTI DELL' INFANZIA E DELL' ADOLESCENZA

Essere volut3 bene.
In ogni caso.
Incondizionatamente.
Ad ogni latitudine.

Indirizzo

Via Luigi Fincati 13
Rome
00154

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