SIAB - AneeB Analisi Bioenergetica Area Nascita Età Evolutiva

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ADOLESCENZA COME “CANTIERE” DELL’INTEGRAZIONEPrendermi cura di persone adolescenti in psicoterapia e riflettere sull’ado...
31/08/2026

ADOLESCENZA COME “CANTIERE” DELL’INTEGRAZIONE

Prendermi cura di persone adolescenti in psicoterapia e riflettere sull’adolescenza in un gruppo di lavoro dedicato (faccio parte della SIAB – AneeB), mi sta permettendo di apprezzare la valenza di alcuni principi teorici e tecniche bioenergetiche anche in età evolutiva. Si tratta di strumenti davvero preziosi per affiancare chi sta attraversando l'adolescenza: un periodo complesso di crescita e trasformazione, in cui si gettano le basi dell'Io adulto e si prende consapevolezza della propria identità sociale.
Non è un caso che alcuni concetti cardine della Bioenergetica come il grounding, l'integrazione corpo-mente e la regolazione dell'energia siano oggi ampiamente riconosciuti e integrati anche dai più attuali approcci teorici, soprattutto quelli sostenuti dalla letteratura neuroscientifica. In questo articolo desidero esplorare proprio questo terreno d'incontro, descrivendo i fertili intrecci tra l'Analisi Bioenergetica e i principi della Neurobiologia Interpersonale, cornice concettuale di un celebre saggio di Daniel Siegel: "La mente adolescente".
Siegel parte dai contributi delle neuroscienze affettive adottando un’ottica multidisciplinare, per sviluppare una visione complessa, dinamica ed olistica dell’essere umano e delle sue interazioni. Nei suoi scritti, l'autore fa frequente riferimento al concetto di integrazione come via regia per la salute e il benessere, e definisce l’adolescenza un «cantiere dell’integrazione cerebrale».
Secondo Daniel Siegel, uno dei compiti fondamentali della preadolescenza e dell’adolescenza è quello di costruire la «scala della mente», usa dunque un’immagine in cui il cervello viene rappresentato come una casa a due piani, da mettere meglio in comunicazione tra loro.
Al Piano Terra si trovano il tronco encefalico e il sistema limbico, compresa l’amigdala. Questo “cervello inferiore” è pienamente operativo fin dalla nascita: gestisce i riflessi, le risposte istintive di attacco o fuga e le emozioni primarie legate alla sopravvivenza.
Al Piano Alto è collocata la corteccia cerebrale e, in particolare, la corteccia prefrontale, sede della razionalità, dell'empatia, dell’autocontrollo, della flessibilità e della pianificazione. In questo “cervello superiore” si valutano le conseguenze delle proprie azioni e si prendono decisioni ponderate; il suo processo di maturazione è però molto lungo, si completa solo intorno ai 25 anni di età.
Durante l'adolescenza, il cervello va incontro a profonde modifiche strutturali. Il cervello inferiore, situato al «piano terra», è molto reattivo, sollecitato dalle spinte ormonali e dall'iperattivazione del sistema di ricompensa. Al «piano superiore», invece, il cervello è ancora un cantiere aperto: la corteccia prefrontale è in piena fase di sviluppo e le scale che collegano i due livelli devono essere fortificate. Siegel spiega così l'impulsività, gli sbalzi d'umore e le risposte emotive intense tipiche di questa età.
Il focus della Neurobiologia Interpersonale è la comprensione di come i fenomeni corporei cerebrali giochino un ruolo importante nei processi di cambiamento e di crescita. In questo paradigma, il concetto di integrazione si riferisce primariamente al collegamento tra aree diverse del cervello, attraverso un'integrazione verticale (tra piano terra e piano alto) e orizzontale (tra emisfero destro ed emisfero sinistro). L’Analisi Bioenergetica arricchisce questo dialogo mettendo in gioco il corpo tutto intero. Il concetto di integrazione viene esteso lungo l'asse testa-piedi, sostenendo che l'equilibrio psicofisico si raggiunge quando l'energia può scorrere liberamente dalla testa al bacino, fino al reale radicamento a terra (grounding). In questo modo, il principio della “mente incarnata e relazionale” — una mente non riducibile alla sola attività cerebrale, ma estesa al sistema nervoso autonomo, alla neurocezione e ai sistemi endocrino, immunitario e muscolare — trova nella pratica bioenergetica una concreta traduzione clinica, legata all’esperienza psicocorporea diretta.
Tornando alla metafora del "cantiere", un'altra questione fondamentale, durante l’adolescenza, riguarda la gestione del sistema energetico, che deve essere reso più efficiente e adeguato sia alle nuove risorse disponibili, sia ai cambiamenti strutturali in atto. In questo scenario, il contributo dell’approccio bioenergetico offre spunti di grande interesse. Alexander Lowen, fondatore dell’Analisi Bioenergetica, individua la salute psicofisica nell’integrazione fluida di due polarità energetiche complementari:
L’energia aggressiva: intesa come spinta assertiva verso il mondo, capace di tracciare confini sani.
L’energia tenera: legata alla sensibilità, all’empatia, alla cooperazione e alla capacità di intimità.
Un sistema energetico davvero efficiente impara ad armonizzare queste due forze: l’aggressività sana offre una struttura protettiva alla parte tenera, permettendole di esprimersi in sicurezza; al contempo, la tenerezza modula la spinta aggressiva, trasformandola in una forza costruttiva al servizio della crescita.
Come evidenzia Livia Geloso (trainer SIAB), il lavoro dedicato al bilanciamento energetico e all'autoregolazione assume un'importanza fondamentale durante l’adolescenza. La capacità di regolarsi e la padronanza emotiva si sviluppano grazie a esperienze psicocorporee seguite da momenti di riflessione. Per gli adolescenti, questo percorso significa imparare a percepire il flusso della propria energia, riconoscere le tensioni che lo ostacolano e sperimentare come l'ascolto del corpo offra la possibilità di fare buon uso dell’energia e di modularla, con effetti positivi sulla relazione con sé stessi e con gli altri.

FRANCESCA GORI, PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SIAB ANEEB

Ansia sociale in adolescenza: quando il giudizio degli altri diventa un pesoC'è un momento, tra i 12 e i 18 anni, in cui...
20/07/2026

Ansia sociale in adolescenza: quando il giudizio degli altri diventa un peso

C'è un momento, tra i 12 e i 18 anni, in cui lo sguardo degli altri smette di essere neutro. Entrare in classe, parlare in un gruppo, mandare un messaggio e aspettare la risposta: ogni gesto sembra sotto esame. Cuore che accelera prima di un incontro, viso che si arrossa, voce che si blocca, il bisogno di controllare più volte come si è vestiti o cosa si è scritto in chat, sensazione di essere sbagliati o fuori posto. Sono i sintomi più comuni dell'ansia sociale adolescenziale, e non vanno letti sempre come tratti patologici, sono piuttosto il segnale di un lavoro psicologico enorme che sta accadendo sotto la superficie.
Quel lavoro ha una funzione specifica: è il compito evolutivo dell'identità psicosociale. In questa fase l'adolescente deve capire chi è, provando ruoli diversi davanti a uno specchio sociale che restituisce continuamente un giudizio. È un'operazione delicata, fatta di tentativi ed errori, e per riuscire ha bisogno di uno spazio protetto in cui sbagliare senza conseguenze permanenti.
Oggi lo spazio protetto per sperimentare è sempre più raro. I social media trasformano ogni prova d'identità in una pubblicazione: una foto, una storia, un commento restano visibili, contati in like, esposti al giudizio di un pubblico molto più ampio di quello reale. Il rimuginio dopo aver postato qualcosa, il bisogno di controllare le notifiche, la paura di essere esclusi da una chat di gruppo sono la versione digitale della stessa ansia di sempre, ma amplificata: non si sperimenta più solo davanti a pochi compagni, ma davanti a uno schermo che non dimentica. Anche per questo, in alcuni casi la morsa dell’ansia è così forte che l’evitamento delle occasioni sociali diventa l’unica scelta possibile. Evitare dà sollievo immediato, ma ha un prezzo: proprio quelle occasioni informali sono la palestra in cui l'identità si mette alla prova nel modo più naturale. Rinunciarci troppo spesso significa avere meno occasioni per allenarsi a stare nel gruppo, e la volta successiva l'ansia si presenta ancora più forte.
Questa tensione non resta solo nella mente: si deposita nel corpo. Petto contratto, respiro corto, spalle alzate, uno stato di allerta costante che il corpo impara a portare come abitudine.
Il lavoro bioenergetico allora può offrire qualcosa di prezioso ed il grounding è probabilmente lo strumento più semplice ed efficace: sentire il peso del corpo sulle gambe, il contatto pieno dei piedi con il pavimento, il respiro che scende fino alla pancia invece di fermarsi al petto. Il primo effetto è quello di interrompere il pilota automatico dell’ansia (pensieri veloci, sguardo rivolto all'esterno, corpo contratto) e riportano l'attenzione a un punto stabile, il proprio appoggio fisico.
Per un adolescente che si sente costantemente osservato e giudicato, avere un ancoraggio corporeo di questo tipo non è un dettaglio secondario: significa avere un posto sicuro a cui tornare quando la mente si affolla di pensieri su cosa penseranno gli altri. Un corpo più radicato regge meglio l'incertezza, tollera meglio lo sguardo altrui e permette all'adolescente di continuare a provare le tante identità che deve ancora esplorare, senza che ogni tentativo si trasformi in una minaccia da cui fuggire.

LAURA CIRIONI PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SIAB ANEEB

18/07/2026
Preparandosi al suo arrivo...L'impulso Vitale è tanto più forte quanto più siamo motivati a vivere quando ci sentiamo am...
13/07/2026

Preparandosi al suo arrivo...
L'impulso Vitale è tanto più forte quanto più siamo motivati a vivere quando ci sentiamo amati ed amiamo possediamo la motivazione principale per restare ancorati all'esistenza. L'amore materno è per il nascituro come una Magica Stella Polare che lo guida sostenendolo nelle prove e radicandolo nella vita. Nell'ultimo trimestre potrebbero aumentare il numero dei piccoli disturbi fastidiosi come maggiore affaticabilità, sudorazione, difficoltà nella digestione, tuttavia la relazione che la mamma approfondisce con il suo bambino aprirà dinanzi a sé spazi sempre più entusiasmanti per la comunicazione e la conoscenza reciproca, aiutandola a superare serenamente ogni eventuale difficoltà.
Questo è anche il momento ideale per iniziare a prendere in considerazione la scelta dell'ambiente giusto per il parto, può essere utile procedere con un pizzico di pianificazione preliminare insieme al compagno/marito in modo tale da poter condividere le responsabilità e le scelte... per esempio durante il travaglio, il parto...quale tipo di assistenza ritieni necessaria ed indispensabile per la tutela della vostra Intimità e tranquillità e quale per la vostra sicurezza e come vorresti che nascesse il vostro piccino, quale accoglienza desideri abbia tuo figlio/a, che tipo di accudimenti desideri porgere al tuo bambino/a durante i primi giorni dopo il parto...discutetene trovando un accordo e poi trascrivete la lista delle vostre aspettative. Il lavoro preliminare che avete fatto insieme vi servirà come filo conduttore e punto di riferimento impedendovi di lasciarvi influenzare o fuorviare rispetto ai vostri reali desideri. ("Comunicazione e dialogo dei 9 mesi" Gabriella Ferrari)

"Quest'istante della nascita, questo momento di fragilità estrema, come bisogna rispettarlo! Il bambino è tra due mondi. Su una soglia. Esita. Non fategli fretta. Non spingetelo. Lasciatelo entrare... Ecco. Tutto è pronto: penombra, silenzio, raccoglimento. Il tempo si è fermato. Il bambino può giungere".
Frederick Leboyer

Dott.ssa Mariarita Sclavi psicologa e psicoterapeuta Aneeb

02/07/2026

Ci sono lutti di cui si parla poco.
Lutti che non lasciano fotografie di compleanni, ricordi di vacanze o anni condivisi.

Eppure lasciano un'assenza immensa.

Il LUTTO PERINATALE è anche questo: piangere qualcuno che hai conosciuto profondamente prima ancora di poterlo conoscere davvero.

Non perdi solo un bambino.
Perdi un FUTURO IMMAGINATO.
Perdi il giorno in cui lo avresti TENUTO tra le braccia.
Perdi il SUONO DELLA SUA VOCE che non hai mai sentito.
Perdi una versione di te che stava NASCENDO INSIEME A LUI.

E quando quel lutto arriva dopo anni di attesa, dopo tentativi, speranze e paure, il dolore può assumere una forma ancora più complessa.

Perché insieme alla perdita arriva spesso un'altra domanda, silenziosa e spaventosa:
"E adesso?"

Per molte donne il dolore non riguarda soltanto ciò che è accaduto, riguarda anche ciò che potrebbe non accadere più.

Il tempo che passa.
L'età che avanza.
L'incertezza sul futuro.
La paura di sperare ancora.
La paura che una nuova gravidanza possa riportare la stessa ferita.

Ci si ritrova sospese tra due sofferenze.
Da una parte il desiderio di diventare madre.
Dall'altra il timore di rivivere un dolore che ha cambiato tutto.

E forse una delle cose più difficili da spiegare è proprio questa:
non si soffre soltanto per il bambino che si è perso.
Si soffre anche per la perdita della fiducia con cui si guardava al futuro.

Dopo un trauma, ciò che prima era una possibilità remota diventa una realtà concreta.
Non hai più paura perché sei pessimista,
Hai PAURA perché SAI.
Perché hai attraversato qualcosa che pensavi appartenesse alla vita degli altri.

Eppure, nonostante tutto, il desiderio spesso continua a vivere.
Ferito.
Fragile.
A volte nascosto.
Ma vivo.

Se hai vissuto un lutto perinatale e ti senti sola, se senti che il tuo dolore viene minimizzato, se ti sembra che il mondo sia andato avanti troppo in fretta mentre tu sei rimasta ferma in quel momento, sappi che il tuo dolore ha dignità:

Il tuo BAMBINO è ESISTITO.

Il tuo AMORE è ESISTITO .

LA TUA MATERNITA' CONTA.

Anche quando gli altri non sanno trovare le parole.
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Siamo terapeute e terapeuti bioenergetici impegnati in un progetto di sostegno psicologico.
Offriamo le prime 20 sedute a tariffa agevolata (40€), con un primo colloquio gratuito.
Il percorso può poi proseguire con tariffe calmierate.
📍 Roma
📞 333 901 5484
✉️ [email protected]

Non è “solo stanchezza”.È quel momento in cui torni a casa la sera e senti che non hai più nulla da dare, ma tutti conti...
07/06/2026

Non è “solo stanchezza”.

È quel momento in cui torni a casa la sera e senti che non hai più nulla da dare, ma tutti continuano a chiedere.

Un figlio piccolo, un altro ancora più piccolo. Il lavoro che non si ferma. Il sonno che non si recupera. E poi la vita di coppia che, piano piano, smette di essere uno spazio di incontro e diventa solo gestione, logistica, resistenza.

In queste condizioni non si tratta di “reggere di più”.

Si tratta di un sistema che ha smesso di avere recupero.

Quando il tempo per sé scompare — dormire, riposare, stare nel corpo, avere silenzio, sentirsi coppia e non solo genitori — il mondo interno si irrigidisce. Diventa tutto più reattivo, più corto, più nervoso.

E spesso anche l’intimità cambia volto: non sparisce perché manca l’amore, ma perché manca lo spazio mentale ed emotivo per sentirlo.

Questo tipo di sovraccarico, oggi, viene sempre più riconosciuto come una forma di esaurimento da accudimento e stress cronico, spesso vicino a forme di burnout genitoriale e di coppia.

Non è una fragilità individuale.

È un sovraccarico relazionale e sistemico.

E proprio per questo non si risolve “stringendo i denti”, ma costruendo nuove condizioni: confini più chiari, aiuti reali, spazi di recupero, e un sostegno che non lasci soli dentro la complessità della genitorialità.

Il lavoro psicologico, in questo senso, non è solo cura del sintomo: è ricostruzione di uno spazio possibile.

Un esempio importante in questa direzione è il lavoro della Società Italiana di Analisi Bioenergetica, che attraverso il sostegno psicologico alla genitorialità e alla coppia lavora proprio su corpo, regolazione emotiva e qualità del contatto, aiutando a ripristinare quelle risorse che la quotidianità tende a erodere.

Perché la genitorialità non dovrebbe essere una condizione di sopravvivenza.
Ma un’esperienza che, pur nella fatica, possa ancora avere spazio per il respiro, il contatto e la possibilità di sentirsi vivi dentro la relazione.

DOTTORESSA ROBERTA PI***LO, PSICOLOGA PSICOTERAPEUTA SIAB ANEEB

27/05/2026

NOI PAPÀ

Noi papà dovremmo metterci bene in testa che diventare padre non significa niente, la grandezza dell’essere papà sta nell’assumersi la responsabilità di farlo una volta che lo si è diventati. Senza mezze misure, senza scuse che tengano. Il lavoro, gli impegni, tutti noi papà ne abbiamo. Ma questo non vuol dire un bel nulla. Questo è un alibi bello e buono per tirarsi indietro. Perché un buon papà non si misura nel numero di ore passate coi propri figli, un buon papà si misura nella qualità del tempo che gli si dedica. Un buon papà lo sa che perdersi l’opportunità di alzare il livello di quella qualità sarebbe uno spreco troppo grande, imperdonabile. Perché un buon papà non si misura nel numero di ore passate coi propri figli. Un buon papà si misura nei baci sulle cosce mentre gli cambia il pannolino, negli abbracci nel lettone prima di addormentarsi naso a naso, nelle favole della buonanotte, nei saluti col magone prima di lasciarli a scuola o nei sorrisi a mille denti quando li vai a riprendere. Un buon papà è un buon papà se quel tempo passato insieme lo spreme fino all’ultima goccia. Che sia un minuto o una giornata intera.

Indirizzo

Via Magna Grecia 128
Rome
00183

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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