25/11/2024
Oggi sono arrabbiata, delusa, stanca, impotente. La mia non è quel tipo di stanchezza rassegnata, di chi non ce la fa più a sopportare il modo in cui va il mondo e si accascia sul comodo divano della propria vita borghese a guardare alla tv le tragedie degli altri senza fare niente… no, la mia è la stanchezza rabbiosa di chi questo dolore lo ascolta quotidianamente con le proprie orecchie, di chi raccoglie le testimonianze di donne che vengono giudicate, criticate e condannate per la loro “debolezza”, per la loro “incapacità” ad uscire da situazioni d’abuso; donne che non vengono credute quando decidono di aprirsi con qualcuno, che non vengono ascoltate o peggio ancora rivittimizzate, attribuendo loro la responsabilità di ciò che gli sta capitando. Donne che vengono trattate da pu***na in tribunale nel bel mezzo del processo per stupro e violenza domestica contro il loro ex; o che vengono rimandate a casa dal proprio abuser perché “signora non ha un appuntamento. Per denunciare è necessario che lei torni domani”. Potrei stilare una lista infinita di tutte le forme di abuso e rivittimizzazione che le donne subiscono quotidianamente, ma lo scopo non è istigare, ma accendere una riflessione che duri un po’ di più di una semplice giornata.
La mia personale riflessione è che sono stanca ed arrabbiata. Stanca che queste riflessioni smuovano la coscienza sociale soltanto in alcune giornate dell’anno, quando si commemora qualcosa o quando una di noi viene uccisa; stanca di dover pensare che nel 2024 siamo costrette a dover scendere in piazza per urlare cose che dovremmo ormai dare per scontate, come la tutela ed il rispetto dei nostri diritti umani… si, perché ci si dimentica troppo spesso che tutte le forme di abuso rappresentano una gravissima violazione dei diritti umani. Se conosci qualcuno che può essere vittima di violenza, non giudicarla per come pensi che dovrebbe reagire: non è incapacità, è paura. Rimani a disposizione, offrile ascolto e appoggio senza alcun tipo di pressione. Credile. Ascoltata. Non giudicarla. E denuncia se sei testimone diretto della violenza. Non rimanere in silenzio. Non girarti dall’altra parte. È sempre il 25 novembre.