19/05/2026
Il termine «microbiota intestinale», si riferisce alla comunità microbica che popola il colon. Le comunità che abitano il nostro intero tratto gastro-intestinale sono il risultato di una colonizzazione avvenuta già nei primi momenti della nascita ad opera di microrganismi derivanti dalla madre e dall’ambiente circostante. Il modo in cui veniamo al mondo e il modo in cui verremo nutriti durante i primi mesi determinerà il nostro profilo microbiologico intestinale, che continuerà a mutare nel corso della vita. La relazione tra l’ospite e le colonie è di tipo simbiotico commensale, in particolare, nell’intestino, l’ospite offre ai microrganismi il materiale che non riesce a digerire con i suoi enzimi (ad esempio le fibre), i microrganismi se ne nutrono, lo rielaborano e in cambio restituiscono metaboliti importanti (come la vitamina K e gli acidi grassi a catena corta), senza comportare malattia. Quando questo sistema funziona e le colonie si trovano in equilibrio tra loro, l’intestino si trova in uno stato di omeostasi fisiologica chiamato eubiosi. Quando avviene uno squilibrio tra le specie microbiche (può insorgere in seguito a stress, dieta squilibrata, assunzione di farmaci, patologie) allora si parla di disbiosi, uno stato che può determinare risvolti patologici anche a livello sistemico. La disbiosi intestinale è correlata a varie malattie, comprese quelle a carattere infiammatorio come le artropatie. Numerose sono le specie batteriche ad abitare il nostro intestino, appartenenti a 6 phyla dominanti: Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria, Proteobacteria, Fusobacteria, e Verrucomicrobia. È importante che il rapporto Firmicutes/Bacteroidetes rimanga in uno stato di equilibrio, sbilanciamenti sono correlati a varie patologie. Una delle specie più importanti è Akkermansia muciniphila, appartenente al phyla Verrucomicrobia. Questo batterio è un commensale dall’effetto benefico in grado di favorire il mantenimento dell’integrità della barriera epiteliale intestinale e di proteggere dalle malattie infiammatorie. A. muciniphila si nutre di muco intestinale e prospera quando vengono ridotte le calorie. E’ inversamente associata alle malattie infiammatorie croniche. Gli acidi grassi a catena corta vengono prodotti dai batteri intestinali quando metabolizzano quei carboidrati complessi che noi non riusciamo a digerire. Queste molecole sono di fondamentale importanza nella regolazione dell’appetito e sullo stato infiammatorio. Il butirrato e il propionato hanno un potente effetto anti-infiammatorio perché sono in grado di contrastare le vie di produzione di molecole pro-infiammatorie. Un abitante del nostro intestino, il Faecalibacterium prausnitzii è un ottimo produttore di butirrato. Invece il Phascolarctobacterium è associato alla produzione di propionato. Sia butirrato che propionato sono in grado di migliorare i livelli di proteina C reattiva sierica.
Conoscere lo stato di salute del proprio microbiota è importante!