27/02/2023
Sarebbe facile arrabbiarsi dinanzi a queste immagini, scagliarsi -come hanno già fatto in molti- contro chi, privo di qualsiasi empatia, rispetto e tatto, chiede un selfie a una persona in lutto. Noi no, non faremo questo. L’accento non lo metteremo sul «chi», tanto che abbiamo preferito coprirne i volti. Cercheremo di mettere in evidenza il «cosa» nelle sue conseguenze più profonde.
Ogni volta che qualcuno con i suoi gesti ignora i tuoi bisogni, finisce per offendere i tuoi sentimenti, il pudore e finanche la tua dignità. Sottomette la tua intera identità a una manifestazione ingrata del suo ego.
Qualcuno penserà «ma che esagerazione! È solo una foto»
No. Non è solo una foto, è la violazione di un confine! Chi segue la nostra pagina, avrà già imparato che se in geografia violare un confine equivale a invadere, in psicologia tale violazione corrisponde a una forma di abuso emotivo. Una molestia pesante, invadente e ricorrente nella vita dei personaggi famosi che, se ci riflettiamo, sono vittime due volte: da un lato subiscono le pressioni sociali (dire di «no» li esporrebbe alla gogna mediatica) e, dall’altro, subiscono l’abuso da parte di un pubblico esibizionista e del tutto alessitimico (che ha zero empatia).
Con questo post vorremmo chiedere a tutti di fare uno sforzo di empatia, anzi, qualora dovessero mancare le capacità empatiche, appellatevi al buon senso, al raziocinio, alla riflessione! Chiedetevi: «l’azione che sto per compiere o la frase che sto per pronunciare, rispetta la dignità di chi ho di fronte?»
Ponetevi questa sacrosanta domanda, prima di tutto. Perché prima di tutto, non ci siete solo voi e i vostri bisogni, prima di tutto c’è il «saper vivere» e chi antepone se stesso a tutti, dimostra di non saper campare e ha davvero tanto da imparare.
- Psicoadvisor