Studio di Psicoterapia Dott.ssa Valentina Berruti

Studio di Psicoterapia Dott.ssa Valentina Berruti Come Psicoterapeuta, svolgo attività clinica di sostegno e cura ad individui, coppie e famiglie.

Lo scambio di embrioni ci pone di fronte a una delle paure più profonde che chi fa  un percorso di PMA puo' attraversare...
09/08/2026

Lo scambio di embrioni ci pone di fronte a una delle paure più profonde che chi fa un percorso di PMA puo' attraversare.

È un evento gravissimo, che non dovrebbe accadere, e che inevitabilmente può riattivare nelle persone che affrontano la fecondazione assistita timori, dubbi e una domanda molto umana: “Come posso fidarmi?”

Credo però che sia importante, proprio in questo momento, provare a tenere insieme più prospettive.

Gli errori nelle procedure sanitarie sono possibili, anche quando vengono messi in atto protocolli e sistemi di sicurezza. L'essere umano è fallibile. Questo non significa accettare l'errore o considerarlo inevitabile: significa riconoscere che la sicurezza nasce dalla capacità di individuare ciò che non ha funzionato, assumersene la responsabilità e costruire procedure ancora più efficaci perché possa non ripetersi.

Eventi come questo, per quanto eccezionali, hanno anche la possibilità di generare un cambiamento e di spingere a interrogarsi ancora più profondamente sui sistemi di controllo e sulla sicurezza dei percorsi di PMA.

Ma c'è un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: quello psicologico.

Perché qui non ci sono soltanto procedure, embrioni, protocolli e responsabilità professionali. Ci sono famiglie che stanno vivendo qualcosa di difficilissimo da elaborare, con vissuti, paure e decisioni che possono avere conseguenze profonde.

E ci sono anche professionisti coinvolti in un evento che può avere un impatto umano e psicologico enorme.

Mi auguro quindi che, accanto all'accertamento delle responsabilità e alla revisione delle procedure, il sostegno psicologico venga considerato una priorità per tutte le persone coinvolte.

In situazioni così complesse non esistono soltanto soluzioni tecniche. Esistono persone, relazioni, desideri, aspettative, identità e progetti di vita.

Il mio pensiero va alle famiglie coinvolte e ai professionisti che stanno vivendo questa situazione.

Mi auguro che si possa trovare una soluzione che sappia tenere insieme responsabilità, sicurezza e, soprattutto, tutti gli aspetti umani di questa vicenda. Dott.ssa Valentina Berruti - Psicoterapeuta

04/08/2026

Come inviare le coppie a un soatwgno psicoligico durante i percorsi di fecondazione assistita

L'amore per la stortura ....
02/08/2026

L'amore per la stortura ....

Ho raccontato in un vecchio e fortunato libro del mio primo giorno di scuola: una maestra arcigna guardò i nostri volti di bambini emozionati e spaventati dalla solennità dell’occasione per intimorirci dicendoci: «Voi siete tutti delle viti storte e io sono il paletto e il filo di ferro. E il mio compito è quello di raddrizzarvi!». Una versione botanica dell’educazione si imponeva così come variante coerente di quella moralmente disciplinare che aveva ispirato la nostra scuola prima della grande e giusta contestazione del ’68. Ma cosa vede oggi un educatore quando guarda un bambino che come ogni bambino è storto a suo modo? Sempre una vite storta da raddrizzare, un difetto da correggere oppure una promessa?
Il carattere quasi classico di questa domanda tende oggi a riproporsi con urgenza. In un tempo dove il discorso educativo è allo sbando, l’ideale della normalizzazione disciplinare sembra ottenere sempre più consensi. Tutto deve funzionare e rientrare nei parametri efficientistici della prestazione. L’educazione rischia in questo modo di ridursi a una pratica di addestramento: correggere, disciplinare, adattare. Eppure dovrebbe esistere un’altra idea possibile dell’educazione che non rimpianga la virile imposizione del dovere e della disciplina come necessarie fortificazioni dell’Ego. Si tratta di un’idea il cui presupposto è quello di non considerare la stortura della vite come un incidente da eliminare, ma come l’espressione più propria della singolarità. Educare, in questa prospettiva, non significa conformare la vita a un ideale prestabilito ma valorizzare il piano inclinato, le attitudini particolari, i talenti, persino le stramberie non come rilievi irregolari da piallare, ma come manifestazioni del proprio desiderio più autentico. Per questa ragione l’educazione dovrebbe implicare come suo presupposto etico non l’odio, ma l’amore per la stortura.

Al link, "Amare la stortura", il mio articolo di oggi su Repubblica: https://drive.google.com/file/d/1mQc_s3xunUZ4DM0yOPrqanyJYNaVcoNo/view?usp=sharing

Cover: dalla mostra "A cuore aperto", di Claudio Parmiggiani.

01/08/2026

In questi giorni il caso Debora Rasio ha acceso un acceso dibattito sulle creme solari.Personalmente non mi interessa en...
29/07/2026

In questi giorni il caso Debora Rasio ha acceso un acceso dibattito sulle creme solari.

Personalmente non mi interessa entrare nel merito della questione scientifica. Mi interessa molto di più ciò che questa vicenda ci racconta sul rapporto tra medicina, comunicazione e bisogno umano di certezze.

Da anni lavoro con coppie che affrontano percorsi di Procreazione Medicalmente Assistita e, ogni giorno, ascolto domande come:

"Dottoressa, secondo lei riusciremo ad avere un bambino?"

È una domanda che nessun professionista può davvero soddisfare.

La medicina può offrire le migliori evidenze disponibili, spiegare le probabilità, proporre il percorso più appropriato. Ma non può promettere un risultato.

Eppure le persone non cercano solo informazioni.

Cercano soprattutto di sentirsi al sicuro.

Credo che qui si giochi una delle sfide più importanti della comunicazione sanitaria.

I social premiano le affermazioni assolute: "funziona", "non funziona", "fa bene", "fa male". La scienza, invece, procede per ipotesi, probabilità, revisioni e continuo aggiornamento delle conoscenze.

Come psicoterapeuta penso che il compito non sia eliminare l'incertezza, ma aiutare le persone a tollerarla senza sentirsi sole.

Per questo credo che oggi una delle competenze più importanti per un professionista sanitario non sia soltanto conoscere la letteratura scientifica, ma imparare a comunicare l'incertezza con chiarezza, empatia e umiltà.

Forse è proprio qui che medicina e psicologia dovrebbero incontrarsi.

Perché, a volte, la frase più difficile da pronunciare è anche la più autentica:

"Questo è ciò che sappiamo oggi. Questo è ciò che ancora non sappiamo. Continuiamo a studiare per comprenderlo meglio."

Paradossalmente, credo che sia proprio questa consapevolezza dei limiti della conoscenza a rendere un professionista più autorevole, non meno.

E voi cosa ne pensate?

Quanto conta, per voi, il modo in cui un professionista comunica l'incertezza? E vi è mai capitato di sentirvi rassicurati non perché vi aveva dato una certezza, ma perché aveva saputo accompagnarvi nella complessità?

22/07/2026

Ma quali parole utilizzare per definire i donatpri di gameti? Diretta il 7 luglio 2026 alle 14.00
04/07/2026

Ma quali parole utilizzare per definire i donatpri di gameti? Diretta il 7 luglio 2026 alle 14.00

Vi aspettiamo il 9 Giugno 2026 alle 15.00. Durante la diretta si approfondira' il tema del significato sel supporto psic...
05/06/2026

Vi aspettiamo il 9 Giugno 2026 alle 15.00. Durante la diretta si approfondira' il tema del significato sel supporto psicologico per chi sta decidendo la donazione di gameti.

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