Nutrizionista Clinico - Dott.ssa Loredana Vesci

Nutrizionista Clinico - Dott.ssa Loredana Vesci Nutrizionista presso gli studi professionali:
Via Gustavo Cacini 57 e Via Luigi Perna 51. Visita Nutrizionale

PhD, Dottorato di ricerca in Scienze Biochimiche e dell'Alimentazione

Master in Dietologia e Nutrizione Clinica
Master in Nutrizione Clinica di II livello

Laurea pluriennale in Scienze Biologiche
indirizzo clinico, Università di Roma "Sapienza"

P.I. 11868861003

FORMAGGI CON CAGLIO VEGETALE?Fattori religiosi e richieste recenti di alcuni vegetariani spingono la ricerca a studiare ...
03/08/2026

FORMAGGI CON CAGLIO VEGETALE?
Fattori religiosi e richieste recenti di alcuni vegetariani spingono la ricerca a studiare sostituti del caglio animale per produrre il formaggio.

La minore disponibilità e l’aumento dei prezzi del caglio di vitello, insieme alla domanda crescente di formaggio, ha portato nel mondo ad esplorare enzimi alternativi, capaci di sostituire il caglio tradizionale nella produzione del formaggio.

Parecchi enzimi (proteasi) derivati da diverse piante (Carica papaya, Ananas comosus, Ficus carica, and Cucumis melo), in grado di cagliare il latte, sono già disponibili per la tecnologia della preparazione del formaggio, ma sono ancora parzialmente adatti per l’uso.
La loro eccessiva attività proteolitica contribuisce allo sviluppo di un sapore amaro, mentre sono confinati a generare formaggi molli e creme acide.
Tra i coagulanti delle piante, l’actinidina appare essere un sostituto del caglio promettente per il suo sito idrolitico di azione e vengono fatti molti sforzi per ottenere le stesse proprietà sensoriali avvertite con il consumo di formaggi da caglio animale.

Le ricerche proseguono per individuare coagulanti non animali, sostituti del caglio animale nell’industria del latte, per soddisfare il mercato in aumento dei consumatori Kosher (ebraismo) e Halal (islam) e dei vegetariani.

Rif. Nicosia Foods 2022 Foods 2022, 11, 871.

KOMBUCHA, NON SONO TUTTI UGUALIUno studio pubblicato su Food Chemistry ha analizzato i kombucha preparati con tè diversi...
30/07/2026

KOMBUCHA, NON SONO TUTTI UGUALI
Uno studio pubblicato su Food Chemistry ha analizzato i kombucha preparati con tè diversi, mostrando che le bevande hanno proprietà antiossidanti differenti.
Il kombucha negli ultimi anni ha acquisito molta popolarità diventando una delle bevande fermentate più consumate in tutto il mondo, grazie al suo aroma particolare. Viene preparato dalla fermentazione di tè, zucchero, acqua e SCOBY (coltura di batteri simbiotici e lievito). A seconda del tè usato si ottengono kombucha con aroma, chimica e attività antiossidante peculiari, secondo gli scienziati dell’Università Medica Wroclav. Tra i tè utilizzati nella fermentazione, quelli che conferivano maggiore attività antiossidante, neutralizzante i radicali liberi dannosi per le cellule, risultavano il tè verde e oolong, rispetto al tè nero, tè bianco o tè pu-erh.
Il kombucha da tè verde aveva un aroma più fresco e vegetale, quello da oolong note più forti di fiori e frutta, quello da tè nero e pu-erh aromi più ricchi e terrosi. Aromi distinti, perché i tè sono una matrice con vari contenuti di polifenoli, catechine, caffeina ed altri composti bioattivi che vengono metabolizzati dai microorganismi SCOBY durante la fermentazione in sostanze con profili chimici e aromatici tipici. I lieviti convertono gli zuccheri in alcol e anidride carbonica, questi ultimi sono trasformati dai batteri in acidi organici, acido acetico e acido gluconico che danno il sapore acidulo, mentre i polifenoli vengono modificati in composti aromatici volatili. Risultato finale, la bevanda acquisisce un sapore unico e lievemente frizzante.
La ricerca attuale sta esplorando su come la fermentazione possa migliorare la biodisponibilità di composti bioattivi, conferendo benefici al nostro microbiota intestinale.
Rif: Chandran et al. Food Chemistry, 2026; 514: 149160.

VITAMINA D, BISOGNA ASSUMERLA ANCHE D’ESTATE?Dopo i 60 anni l'esposizione solare estiva non è sufficiente, ma è necessar...
16/07/2026

VITAMINA D, BISOGNA ASSUMERLA ANCHE D’ESTATE?
Dopo i 60 anni l'esposizione solare estiva non è sufficiente, ma è necessario il supporto di dieta e integratori.

La vitamina D, coinvolta nel metabolismo osseo e del sistema immunitario va controllata periodicamente per mantenere i livelli ematici normali.
L’80-90% di vitamina D viene prodotta dal nostro organismo mediante esposizione ai raggi solari UVB. mentre il 10-20% è assunta con alcuni alimenti (salmone, sgombro, aringa, olio di fegato di merluzzo, tuorlo d'uovo, funghi o cibi addizionati).
In certi casi è necessario associare alla dieta la vitamina D come integratore, ad esempio in soggetti celiaci, vegani o anziani, visto che la produzione endogena di vitamina D si riduce del 13% ogni 10 anni di vita con l’invecchiamento della pelle.
Da tenere presente che le creme solari SPF 30+, utili per non danneggiare la pelle, nello stesso tempo limitano la produzione di vitamina D, pertanto bisogna agire con dieta e integratori per sostenerne il fabbisogno giornaliero.

SOVRACRESCITA BATTERI INTESTINO TENUE (SIBO), COME GESTIRLAStudio pubblicato su Medical Science nel giugno 2026 ha anali...
02/07/2026

SOVRACRESCITA BATTERI INTESTINO TENUE (SIBO), COME GESTIRLA
Studio pubblicato su Medical Science nel giugno 2026 ha analizzato gli studi clinici per eradicare la SIBO.

La SIBO, aumento anormale del numero di batteri nell’intestino tenue, è una disbiosi intestinale di tipo fermentativo che può essere causata da vari fattori. I più comuni: un lungo uso di inibitori di p***a protonica che riduce la capacità battericida dello stomaco e aumenta il flusso dei batteri dalla bocca all’intestino tenue; la chirurgia bariatrica che danneggia la funzione battericida dello stomaco; la gastrectomia ed altri interventi chirurgici. L’incremento di batteri nell’intestino tenue non è da sottovalutare, visto che questi possono traslocare mediante la vena porta al fegato producendo malattie epatiche e cirrosi.
La diagnosi della SIBO avviene con il breath test mediante il quale si misurano gas idrogeno e metano prodotti dall’eccesso di batteri nell’intestino tenue, capaci di metabolizzare i carboidrati. L’abbondanza di idrogeno induce diarrea, di metano, costipazione.
Le linee guida danno informazioni limitate sull’efficacia di vari agenti per trattare la SIBO.
Dalla valutazione degli studi clinici condotta dai ricercatori russi dell’Università Sechenov, emerge che l’antibiotico rifaximina (dose di 1.6 gr al giorno per 5 giorni) era capace di eliminare la SIBO nell’80% dei casi. Dopo terapia antibiotica, nei casi di costipazione, venivano usati lassativi: il procinetico prucalopride che accelera la peristalsi intestinale oppure il Lubiprostone (24 mcg due volte al giorno per 2 settimane) che stimola l’intestino a produrre fluido ricco di cloruro, aumentando il volume fecale.
I probiotici più efficaci per contrastare la SIBO risultavano VSL #3, consorzio di diversi probiotici e Saccharomyces boulardii CNCM I-745. La dieta low fodmap (a basso contenuto di zuccheri fermentabili), associata alla terapia farmacologica era utile per eliminare l’alitosi presente nella SIBO.
Il simeticone e supplementi a base di erbe, somministrati per ridurre il gonfiore, non erano, invece, validi.
Rif: Roman Maslennikov et al. Med. Sci. 2026, 14, 3003.

ESISTE UN PROBIOTICO PER PERDERE PESO E AUMENTARE LA SAZIETA’?Il probiotico Hafnia alvei HA4597R può aiutare nel dimagri...
21/05/2026

ESISTE UN PROBIOTICO PER PERDERE PESO E AUMENTARE LA SAZIETA’?
Il probiotico Hafnia alvei HA4597R può aiutare nel dimagrimento, dai dati di uno studio clinico condotto in Francia.

Lo studio clinico randomizzato in doppio cieco condotto su 236 soggetti in sovrappeso mostrava che il probiotico Hafnia alvei HA4597R, somministrato insieme ad una dieta ipocalorica, due capsule al giorno per tre mesi, induceva una maggiore riduzione di peso significativa rispetto al placebo. I soggetti reclutati avevano un maggiore senso di sazietà ed una diminuzione della circonferenza dei fianchi.
Il meccanismo di azione di questo probiotico risiede nel fatto che produce un peptide ClpB
sazietogenico che mima l’effetto di alfa-MSH (ormone alfa-melanocita stimolante) prodotto dall’ipofisi, coinvolto nel bilancio energetico. Questi dati suggeriscono ancora una volta il ruolo del microbiota intestinale su controllo del peso e senso di fame-sazietà.
Rif: Dechelotte et al. Nutrients 2021; 13: 1902.

ENDOMETRIOSI, QUALE DIETA SEGUIRE?Nell’ultimo studio pubblicato nel 2026 dagli scienziati del Pennington Biomedical Rese...
12/05/2026

ENDOMETRIOSI, QUALE DIETA SEGUIRE?
Nell’ultimo studio pubblicato nel 2026 dagli scienziati del Pennington Biomedical Research Center di Los Angeles, sono stati analizzati i modelli nutrizionali più idonei per ridurre i sintomi dell’endometriosi.

L’endometriosi è una condizione cronica complessa, multifattoriale ed estrogeno dipendente che influenza più di 190 milioni di donne nel mondo. Caratterizzata da dolore pelvico ciclico, infertilità e infiammazione sistemica, impatta la qualità della vita interferendo con salute mentale, lavoro, relazioni e benessere sessuale. Le opzioni di trattamento sono ancora limitate. Per ridurre i sintomi, molte donne si rivolgono al nutrizionista per avere una dieta specifica.
Gli studi clinici retrospettivi hanno mostrato che i modelli nutrizionali mediterraneo e “low fodmap”, a basso contenuto di zuccheri fermentabili, sono in grado di diminuire il dolore associato all’endometriosi, mediante inibizione di infiammazione sistemica, permeabilità intestinale, disregolazione immunitaria e ipersensibilità viscerale.
In particolare:
-La dieta mediterranea ricca di frutta, ortaggi, cereali integrali e olio di oliva, contiene antiossidanti, acidi grassi omega 3 e polifenoli che riducono citochine proinfiammatorie e stress ossidativo: gli omega3, ad esempio, abbassano i livelli di prostaglandine, stimolanti il dolore nell’endometriosi.
-La dieta low fodmap, esclude i carboidrati fermentabili a corta catena (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) che aumentano il distress gastrointestinale, il contenuto di acqua gastrico e la produzione di gas, mediante fermentazione batterica, ossia attenua quegli zuccheri che provocano gonfiore, ipersensibilità viscerale, costipazione o diarrea, sintomi tipici della sindrome del colon irritabile (IBS). Questa dieta è idonea per le donne con endometriosi, poichè appaiono essere tre volte più propense a sviluppare l’IBS.
Rif: Wilder et al. Endometriosis: Pathophysiology and the Potential Role of Diet Adv Physiol Educ. 2026; 50: 146–153.

FARMACI ANTI OBESITA’ O DIETOTERAPIA?Nell’analisi clinica controllata a lungo termine emerge che il peso corporeo torna ...
07/05/2026

FARMACI ANTI OBESITA’ O DIETOTERAPIA?
Nell’analisi clinica controllata a lungo termine emerge che il peso corporeo torna a quello iniziale dopo cessazione dei farmaci, mentre il calo peso viene mantenuto con la dietoterapia.
L’obesità, condizione cronica recidivante, influenza due miliardi di adulti nel mondo e aumenta il rischio di mortalità prematura. Il peso corporeo viene gestito con dietoterapia (diete a bassa energia unite ad attività fisica), ma recentemente nuovi farmaci agonisti dei recettori GLP-1 come semaglutide (nomi commerciali Ozempic e Wegovy) e doppio agonista GLP-1 e GIP (glucoso dipendenti insulinotropici) come tirzepatide (nome commerciale Mounjaro) hanno trasformato la routine del trattamento dell’obesità.
In una meta analisi condotta recentemente è stata confrontata l’efficacia dei farmaci anti obesità sulla gestione peso rispetto alla dietoterapia in assenza di farmaci. Dopo aver valutato 28 studi clinici randomizzati mirati a studiare il cambiamento del peso dopo cessazione dei farmaci, è stato osservato che i pazienti incrementavano di peso di 0.4 kg al mese e tornavano all’obesità iniziale velocemente nel giro di 1.4 anni. Oltre al peso anche i marker cardiometabolici (glicemia, colesterolo e trigliceridi e pressione arteriosa) ricomparivano alterati come erano prima del trattamento coi farmaci.
Di contro, la dietoterapia mostrava benefici per la salute cardiometabolica anche dopo 5 anni dalla fine del programma, perché chi intraprende dietoterapia acquisisce competenze che aiutano a mantenere perdita di peso e parametri metabolici normali a lungo termine.
In conclusione:
1) I farmaci anti obesità hanno successo iniziale per perdere peso agendo su stimoli di fame e sazietà, ma minano il valore della dietoterapia.
2) Chi decide di assumere farmaci anti obesità dovrebbe essere consapevole del guadagno di peso dopo fine trattamento.
3) Le analisi di questo lavoro rafforzano l’importanza della prevenzione primaria e suggeriscono cautela nell’uso dei farmaci anti obesità.
Rif: West et al. Weight regain after cessation of medication for weight management: systematic review and meta-analysis the bmj | BMJ 2026;392:e085304

ACQUA FRIZZANTE, PUO’ ACCELERARE IL METABOLISMO?Una nuova ricerca suggerisce che può aumentare il processamento del gluc...
06/05/2026

ACQUA FRIZZANTE, PUO’ ACCELERARE IL METABOLISMO?
Una nuova ricerca suggerisce che può aumentare il processamento del glucosio nel sangue e l’energia.
L’analisi pubblicata, recentemente, da BMJ Nutrition Prevention and Health ha osservato che l’acqua frizzante carbonata può essere un mezzo valido per dare un senso di sazietà, ridurre la fame, velocizzare la digestione e diminuire lievemente i livelli di glucosio ematico.
I dati ottenuti suggerivano, comunque, che questa capacità dell’acqua frizzante non è in grado di far ottenere una perdita di peso significativa senza dieta ed esercizio fisico.
Nello stesso lavoro è emerso anche che l’acqua carbonata può peggiorare le condizioni gastrointestinali pre-esistenti di soggetti con gonfiore intestinale, gas, sindrome del colon irritabile e reflusso gastroesofageo, pertanto il consumo è consigliato in assenza di disturbi gastrointestinali.
Rif. Takahashi A et al. Can carbonated water support weight loss? BMJ Nutrition Prevention 2025; 8: 347.

CAFFE’ E TE’, ASSOCIATI AD UN MINOR RISCHIO DI DEMENZAStudio clinico dei ricercatori di Harvard ha mostrato che caffè e ...
25/03/2026

CAFFE’ E TE’, ASSOCIATI AD UN MINOR RISCHIO DI DEMENZA

Studio clinico dei ricercatori di Harvard ha mostrato che caffè e tè rallentano il declino cognitivo.
I ricercatori di Harvard hanno reclutato 131821 partecipanti per indagare sull’azione del consumo giornaliero di caffè e tè. I risultati hanno rivelato che l’assunzione moderata di caffè con caffeina, 2-3 tazze al giorno o di tè, 1-2 tazze al giorno, era associata ad una riduzione del rischio di demenza, ad un rallentamento del declino cognitivo e ad una migliore conservazione delle abilità cognitive.
Le ragioni di queste osservazioni si spiegano perchè caffè e tè contengono composti come polifenoli e caffeina, capaci di contrastare infiammazione e danno cellulare evidenti nel declino cognitivo, supportando la funzione cerebrale.
Rif Zhang et al. Coffee and Tea Intake, Dementia Risk, and Cognitive Function. JAMA, 2026; 335 (11): 961.

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28/02/2026

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Indirizzo

Via Gustavo Cacini 57
Rome
00125

Orario di apertura

Lunedì 14:30 - 20:30
Martedì 14:30 - 20:30
Mercoledì 14:30 - 20:30
Giovedì 14:30 - 20:30
Venerdì 14:30 - 20:30
Sabato 09:00 - 12:00

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