Passi e parole - Logopedia Neuropsicomotricità Tutor DSA e ADHD

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Neuropsicomotricità - Pet Therapy

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Gruppi di supporto all’apprendimento

🎒🎒 “La scuola è ricominciata, ma alcuni sembrano non riuscire proprio a ripartire.”In terapia e anche nelle nostre case,...
02/10/2026

🎒🎒 “La scuola è ricominciata, ma alcuni sembrano non riuscire proprio a ripartire.”

In terapia e anche nelle nostre case, in questi giorni, capita di vedere bambini che 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗮𝗻𝗼, 𝘀𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗻𝗼, 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗴𝗼𝗻𝗼, 𝘀𝗶 𝗶𝗿𝗿𝗶𝗴𝗶𝗱𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝗼, discutono per ogni richiesta o sembrano non riuscire più a fare cose che prima facevano.

🧠 𝗖𝗲𝗿𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗽𝗶𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲, tenendo sempre conto che ogni caso è a sé.

👉 Per alcuni bambini e ragazzi, il rientro a scuola rappresenta una vera e propria 𝗥𝗜𝗖𝗛𝗜𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗗𝗔𝗧𝗧𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢. Infatti, dopo un periodo in cui i ritmi sono stati più liberi, ricominciano improvvisamente molte richieste contemporaneamente:
𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗳𝗿𝘂𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶, 𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀, 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶.

➡️ 𝗔𝗗𝗔𝗧𝗧𝗔𝗥𝗦𝗜 non significa semplicemente “volerlo fare”. Significa riuscire a 𝗺𝗼𝗱𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 in funzione di una nuova situazione, tollerare che qualcosa non vada come vorremmo, interrompere un’attività piacevole, accettare una richiesta esterna, spostare l’attenzione, gestire la frustrazione e riprendere un compito anche quando non ne abbiamo voglia.
Sono tutte competenze che 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 in tutti i bambini.

🫯 Per un bambino con una maggiore 𝗿𝗶𝗴𝗶𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗮, una ridotta tolleranza alla frustrazione o difficoltà di 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, tutto questo può richiedere uno sforzo enorme.
Per questo alcuni bambini, dopo poche settimane di scuola, sembrano già esausti.

È possibile che 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗱𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, per loro, sia semplicemente molto più alto.
Come ricordiamo spesso 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗳𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼.

➡️➡️ATTENZIONE
COMPRENDERE 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 GIUSTIFICARE 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.
Significa dare il giusto significato per poter intervenire e supportare ogni persona nel modo corretto.

# #

🎂 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝘃𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼.Vogliamo raccontarvi di un bambino che, ogni anno, nel giorno in c...
24/09/2026

🎂 𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝘃𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼.

Vogliamo raccontarvi di un bambino che, ogni anno, nel giorno in cui è lui il festeggiato, sceglie di pensare anche agli altri. ❤️

Quest’anno è arrivato al nostro centro con un bellissimo ciambellone da condividere e, come sempre, con una piccola sorpresa per ciascuno dei bambini presenti: una bustina con dei regalini, preparata appositamente per gli amici.
Questo gesto è diventato una piccola tradizione perché viene ripetuto ogni anno. E le tradizioni, quando sono fatte di cura e attenzione verso gli altri, possono diventare preziose occasioni di crescita.

Perché crescere significa anche imparare che la felicità non è fatta soltanto di ciò che riceviamo, ma anche di ciò che possiamo 𝗱𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶.

🌱 𝗜𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝗲𝗿𝗲.
💛 𝗣𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗶.
🤝 𝗦𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼.
😊 𝗣𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗴𝗶𝗼𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝘂𝗻’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮.
🎁 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗴𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼.

La ricerca sullo sviluppo infantile ci racconta che i comportamenti prosociali – come condividere, aiutare e donare – si sviluppano fin dai primi anni e possono essere sostenuti dalle esperienze quotidiane.

E ci dice anche qualcosa di molto bello: per i bambini, fare qualcosa per gli altri può essere fonte di emozioni positive, soprattutto quando nasce da una scelta spontanea e non da un obbligo.

Per questo non pensiamo che ai bambini si debba insegnare semplicemente a 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗯𝗿𝗮𝘃𝗶 o a fare regali.
Possiamo, piuttosto, offrire loro occasioni per sperimentare quanto può essere bello 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗶 𝗰𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗶.

Perché quel piccolo sacchettino, alla fine, non contiene soltanto un regalino.
Contiene un messaggio:

𝗢𝗴𝗴𝗶 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝗺𝗮 𝘃𝗼𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗯𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝗲. ❤️

E forse è proprio da questi piccoli gesti che, un passo alla volta, si impara a stare bene insieme.

🎈 𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗳𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝘁𝗼.

E grazie per averci ricordato che la gioia, quando viene condivisa, può diventare ancora più grande. 💛

𝗡𝗢𝗡 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗣𝗨Ò 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗢𝗥𝗜𝗧À. 🧩Scuola, terapie, sport, compiti, attività extrascolastiche, visite, impegni familiar...
23/09/2026

𝗡𝗢𝗡 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗣𝗨Ò 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗢𝗥𝗜𝗧À. 🧩

Scuola, terapie, sport, compiti, attività extrascolastiche, visite, impegni familiari…

Settembre è il mese della riorganizzazione e spesso al solo pensiero di dover pianificare tutto, ci sentiamo già stressati. Quando gli impegni sono tanti, il problema non è trovare un posto in più nell’agenda.
𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗕𝗟𝗘𝗠𝗔 È 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗥𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗩𝗜𝗘𝗡𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔.

🎯 Qui arriva la parte più difficile: come si scelgono le priorità?

Un primo passo può essere quello di dividere gli impegni in tre categorie.

🔴 𝗖𝗜Ò 𝗖𝗛𝗘 È 𝗡𝗘𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗥𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗔

Sono le attività che rispondono a un bisogno concreto e attuale.

Per esempio: una terapia di cui il bambino ha bisogno in questo momento, un percorso di valutazione, un impegno scolastico importante o una necessità familiare.

🟡 𝗖𝗜Ò 𝗖𝗛𝗘 È 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘, 𝗠𝗔 𝗣𝗨Ò 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗚𝗘𝗦𝗧𝗜𝗧𝗢

Sono attività che hanno valore, ma che possono essere organizzate con maggiore flessibilità.

Ad esempio uno sport, un'attività extrascolastica o un corso che il bambino ama, ma che può essere ridotto, spostato o temporaneamente sospeso se il periodo è particolarmente impegnativo.

🟢 𝗖𝗜Ò 𝗖𝗛𝗘 𝗣𝗨Ò 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔𝗥𝗘

Non significa che non sia importante.
Significa semplicemente che, 𝗜𝗡 𝗤𝗨𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗠𝗢𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢, non è una priorità.

E c'è una domanda ancora più importante da farsi:

💭 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢 𝗥𝗜𝗠𝗔𝗡𝗘 𝗔𝗟 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗢?

Perché quando programmiamo la settimana, tendiamo a inserire tutto ciò che “deve essere fatto” e dimentichiamo di programmare ciò che serve per stare bene. Tempo per giocare, per riposare, per stare in famiglia, semplicemente per non avere nulla da fare. ❤️

𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗔𝗡𝗔 𝗣𝗜𝗘𝗡𝗔 𝗡𝗢𝗡 È 𝗡𝗘𝗖𝗘𝗦𝗦𝗔𝗥𝗜𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗜𝗠𝗔𝗡𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗖𝗔.

Prima di aggiungere un nuovo impegno, ti suggeriamo di provare a rispondere a queste domande:

👉 È davvero necessario in questo momento?
👉 Quale beneficio porta al bambino?
👉 Quanto tempo e quanta energia richiede?
👉 Cosa dovremmo togliere o ridurre per inserirlo?

𝗢𝗥𝗚𝗔𝗡𝗜𝗭𝗭𝗔𝗥𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜𝗚𝗡𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔 𝗙𝗔𝗥 𝗘𝗡𝗧𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢.
Significa scegliere, in base al momento che stiamo vivendo, ciò che serve davvero.

🎯 𝗦𝗜 𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗙𝗔𝗥𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗭𝗜𝗢 𝗔 𝗖𝗜Ò 𝗖𝗛𝗘, 𝗜𝗡 𝗤𝗨𝗘𝗟 𝗠𝗢𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢, 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗜 𝗣𝗜Ù.

📚 𝗜 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗙𝗜𝗟𝗜 𝗗𝗜 𝗗𝗜𝗦𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗔Sapevi che quando si parla di dislessia è possibile distinguere diversi profili? Vediamo...
21/09/2026

📚 𝗜 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗙𝗜𝗟𝗜 𝗗𝗜 𝗗𝗜𝗦𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗔

Sapevi che quando si parla di dislessia è possibile distinguere diversi profili?
Vediamo quali➡️

🔤 𝗗𝗜𝗦𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗔 𝗙𝗢𝗡𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗖𝗔
Il bambino può avere maggiore difficoltà a leggere 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗼 𝗻𝗼𝗻-𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲, perché deve trasformare correttamente ogni lettera o gruppo di lettere in suono.

👉 Esempio: davanti a “LUPA” può leggere “LUNA” oppure, davanti a “MORPITA”, può bloccarsi o leggerla in modo molto incerto.

📖 𝗗𝗜𝗦𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗔 𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗖𝗔𝗟𝗘
La difficoltà riguarda maggiormente il riconoscimento 𝗿𝗮𝗽𝗶𝗱𝗼 𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗮𝘁𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 delle parole già conosciute.

👉 Esempio: davanti alla parola “cane”, che conosce bene, può procedere lentamente, leggendo “c-a-n-e” invece di riconoscerla immediatamente come parola intera.

🔄 𝗗𝗜𝗦𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗔 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗔
Sono presenti difficoltà che coinvolgono 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝗺𝗯𝗶 𝗶 𝗺𝗲𝗰𝗰𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮.

👉 Esempio: il bambino può leggere lentamente anche parole molto familiari come “casa”, ma avere ancora più difficoltà davanti a una parola nuova o a una non-parola come “mepilo”.

⚠️ 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘: questi sono esempi semplificati. Nella realtà i profili di dislessia sono più complessi e non sempre rientrano perfettamente in una sola categoria.

Per questo una valutazione non guarda soltanto 𝗾𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶 fa un bambino, ma anche 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗲𝗿𝗿𝗼𝗿𝗶 𝗳𝗮, come legge parole e non-parole, quanto è fluente e quali strategie utilizza.

🎯 Conoscere il profilo di difficoltà permette di progettare un intervento 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗺𝗶𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼.

🫶👉 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗘: 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗔𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗔 𝗙𝗔𝗥𝗘 𝗜 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗜 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜?L’autonomia non significa “fare tutto da soli” e non è una gar...
14/09/2026

🫶👉 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗘: 𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗣𝗢𝗦𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗔𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗔 𝗙𝗔𝗥𝗘 𝗜 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗜 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜?

L’autonomia non significa “fare tutto da soli” e non è una gara a chi arriva prima. Significa imparare, gradualmente, a prendersi cura di sé, delle proprie cose e delle proprie responsabilità.

Ecco una piccola mappa orientativa delle autonomie che possiamo- e dobbiamo - 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲, 𝗮𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 nel corso della crescita. 💛

📌 𝗣𝗜𝗖𝗖𝗢𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗣𝗣𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗘

𝗗𝗮𝗶 𝟮 𝗮𝗶 𝟯 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Mangiare con le posate e bere dal bicchiere.
• Togliere alcuni indumenti.
• Mettere a posto i giochi.
• Lavarsi e asciugarsi le mani con aiuto.

𝗗𝗮𝗶 𝟰 𝗮𝗶 𝟱 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Vestirsi e svestirsi quasi da soli.
• Usare il bagno.
• Lavarsi i denti con supervisione.
• Mangiare in autonomia.
• Preparare una semplice merenda.
• Riordinare i propri oggetti.

𝗗𝗮𝗶 𝟲 𝗮𝗶 𝟳 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Vestirsi completamente.
• Gestire scarpe, cerniere e bottoni.
• Preparare lo zaino.
• Apparecchiare e sparecchiare.
• Tagliare cibi semplici con un coltello adatto.
• Prepararsi una merenda.
• Curare l’igiene personale.

𝗗agli 𝟴 ai 𝟭𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Preparare una colazione o un pranzo semplice.
• Usare forno o fornelli con supervisione e secondo le regole di sicurezza.
• Organizzare il materiale scolastico.
• Gestire piccoli acquisti.
• Preparare i vestiti.
• Occuparsi di semplici faccende domestiche.

𝗗agli 𝟭𝟭 ai 𝟭𝟯 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Preparare un pasto semplice.
• Gestire il proprio bucato con supporto.
• Organizzare lo studio e gli impegni.
• Usare il denaro in modo consapevole.
• Muoversi in autonomia in contesti conosciuti.
• Imparare a leggere orari e percorsi dei mezzi pubblici.

𝗗agli 𝟭𝟰 ai 𝟭𝟲 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Preparare il pranzo anche per sé.
• Fare la spesa seguendo una lista.
• Gestire il proprio tempo.
• Occuparsi delle proprie cose.
• Utilizzare autobus e metropolitana su percorsi conosciuti.
• Imparare a organizzare spostamenti più complessi.
• Gestire piccole responsabilità quotidiane.

𝗗ai 𝟭𝟳 ai 𝟭𝟴 𝗮𝗻𝗻𝗶
• Organizzare in autonomia la giornata.
• Preparare i pasti e fare la spesa.
• Gestire il bucato e gli spazi personali.
• Utilizzare i mezzi pubblici anche su percorsi nuovi.
• Gestire appuntamenti e impegni.
• Pianificare un viaggio semplice.
• Occuparsi delle proprie responsabilità personali.

📌 𝗔𝗧𝗧𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘: queste non sono scadenze rigide. Ogni bambino ha tempi, caratteristiche e bisogni diversi. Alcune autonomie possono essere raggiunte prima, altre richiedere più tempo o supporti specifici.

𝗘 𝗖’𝗘̀ 𝗨𝗡 𝗔𝗦𝗣𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗗𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗥𝗗𝗔𝗥𝗘:

Le autonomie non si sviluppano all’improvviso solo perché un bambino diventa ragazzo.

Se per anni ci siamo sostituiti a lui in tutto, è difficile aspettarsi che, arrivato a 16 o 18 anni, sappia improvvisamente organizzarsi, prepararsi da mangiare, gestire i propri impegni o muoversi da solo.

Le competenze si costruiscono 𝗨𝗡 𝗣𝗢’ 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗩𝗢𝗟𝗧𝗔, attraverso l’esperienza, la pratica e la possibilità di sperimentarsi.

Per questo, più che lamentarci in adolescenza del fatto che “non sa fare niente da solo”, dovremmo chiederci:

👉 “Quali occasioni di autonomia gli abbiamo dato finora?”

👉 “Quali attività possiamo iniziare a lasciargli fare, anche se ci mette più tempo o non le fa esattamente come le faremmo noi?”

👉 “Quale aiuto possiamo ridurre gradualmente?”

𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗦𝗖𝗘 quando smettiamo di sostituirci ai nostri figli e iniziamo ad accompagnarli verso il fare.

Non serve aspettare che siano “pronti” per tutto. Serve offrire loro occasioni, strumenti, tempo e fiducia.

RUBRICA : RISPOSTE E CURIOSITÀ.Domande di facebook di genitori ed insegnanti.Risponde la nostra terapista.👉In realtà com...
13/09/2026

RUBRICA : RISPOSTE E CURIOSITÀ.
Domande di facebook di genitori ed insegnanti.

Risponde la nostra terapista.

👉In realtà come per la dislessia si possono distinguere diversi profili di discalculia, anche se non è corretto dire che ne " esistono due tipi" .

Gli addetti ai lavori però lo dovrebbero sapere e, se la valutazione è fatta bene, anche spiegare in maniera chiara a genitori ed insegnanti del bambino.
Questo perché è fondamentale per direzionare correttamente l' intervento ed il supporto

In modo semplice, possiamo dire che c'è la discalculia che si definisce procedurale e che riguarda soprattutto la difficoltà nell’eseguire correttamente le procedure del calcolo, come incolonnare, fare i riporti o applicare i passaggi di un’operazione.

La discalculia dei fatti aritmetici invece riguarda la difficoltà nel recuperare in modo automatico risultati semplici, come le tabelline o le addizioni.

Esistono anche difficoltà legate al senso del numero, cioè alla comprensione delle quantità, del valore dei numeri.

Nella pratica clinica quasi in tutti i bambini che incontriamo questi profili coesistono. Però la cosa fondamentale è capire che non bisogna fermarsi all’etichetta “discalculia”, ma comprendere quale aspetto del numero e del calcolo risulta maggiormente compromesso perché solo così si può impostare un intervento mirato.

Per quanto riguarda la memorizzazione avanti e indietro?

Facciamo una distinzione.
Imparare alcune tabelline a memoria può essere utile anche per un bambino con discalculia, rispettando i suoi tempi e le sue capacità. Considerare la memorizzazione delle tabelline un obiettivo obbligatorio non è corretto.
In tutta onestà, la memorizzazione meccanica avanti e indietro come " recitazione" delle tabelline, potrebbe non essere funzionale per molto bambini, non solo per i bambini con discalculia.
Infatti il fatto che in bambino sappia " recitare " perfettamente la tabellina non garantisce che abbia compreso il concetto di moltiplicazione o che sia in grado di recuperare un fatto numerico ( ad esempio di rispondere alla domanda :" quanto fa 7x8?)

E tu cosa ne pensi ?

Racconta nei commenti o scrivi in privato la tua esperienza!!! Ti risponderemo volentieri 💪🌹

Mentre noi studiamo c'è qualcuno che si è messo comodo a dormire♥️Studiare e fare i compiti in un ambiente sereno, con i...
07/09/2026

Mentre noi studiamo c'è qualcuno che si è messo comodo a dormire♥️
Studiare e fare i compiti in un ambiente sereno, con i nostri cagnolini al fianco, può rendere ogni momento più motivante e piacevole. 🐾📚
Nel nostro lavoro di tutoraggio, terapia e IAA, crediamo nel valore di un contesto accogliente, capace di favorire benessere e apprendimento.

Ci sono giochi che sembrano semplici… e invece raccontano tantissimo. 💛Una manina che sceglie, prova, afferra.Gli occhi ...
23/08/2026

Ci sono giochi che sembrano semplici… e invece raccontano tantissimo. 💛

Una manina che sceglie, prova, afferra.
Gli occhi che osservano.
Il corpo che si muove, si aggiusta, cerca un equilibrio.
E, soprattutto, la curiosità di scoprire “come funziona”.

Dietro un’attività così semplice si allenano tante competenze: motricità fine, coordinazione occhio-mano, attenzione, esplorazione, problem solving e capacità di fare tentativi.

Ma la cosa più bella è che tutto questo può accadere senza che il bambino lo viva come un “esercizio”.

Perché quando imparare passa attraverso il gioco, la scoperta e il piacere di fare… il bambino non sta semplicemente giocando.
Sta costruendo competenze, un piccolo passo alla volta. 🌱💕

Oggi vi facciamo entrare un po’ più da vicino nel nostro studio… e vi mostriamo una piccola parte del materiale che util...
21/08/2026

Oggi vi facciamo entrare un po’ più da vicino nel nostro studio… e vi mostriamo una piccola parte del materiale che utilizziamo durante i percorsi di tutoraggio. 📚🧩🔢

Cartine da costruire e ricostruire, regioni da collocare al loro posto, cubetti di legno per “vedere” le frazioni, linee dei numeri, lettere mobili, libri, giochi, strumenti per la matematica e tanto altro ancora.

A qualcuno potrebbe sembrare semplicemente… tanto materiale.

Per noi, invece, è una possibilità.

La possibilità di spiegare uno stesso concetto in modi diversi.

Perché quando un bambino fa fatica ad apprendere, e in particolare quando è presente un DSA, non sempre basta ripetere la stessa spiegazione un po’ più lentamente o più volte.

A volte bisogna cambiare strada.

Se un concetto spiegato a parole non è ancora chiaro, forse può diventarlo attraverso un’immagine.
Se l’immagine non basta, possiamo provare a costruirlo.
Possiamo spostarlo, toccarlo, ordinarlo, confrontarlo, rappresentarlo.

Possiamo partire da qualcosa di concreto e, passo dopo passo, arrivare a qualcosa di più astratto.

Prendiamo le frazioni.

Possiamo leggerle sul libro.
Possiamo disegnarle.
Possiamo rappresentarle con dei simboli.

Ma possiamo anche prendere dei cubetti, dividerli, comporli e scomporli, mettere letteralmente “nelle mani” del bambino l’idea di parte e di intero.

La ricerca educativa suggerisce che manipolativi e diverse rappresentazioni possono essere strumenti utili per sostenere la comprensione, in particolare quando aiutano il bambino a creare un ponte tra ciò che può fare concretamente e il concetto astratto che deve comprendere. Una revisione sistematica sugli interventi con bambini con difficoltà di apprendimento matematico ha inoltre evidenziato risultati promettenti, pur sottolineando che la qualità delle prove disponibili non permette conclusioni semplicistiche: non basta, insomma, “dare dei cubetti” perché avvenga l’apprendimento. È fondamentale il modo in cui lo strumento viene scelto, utilizzato e collegato al concetto che rappresenta.

Ed è proprio questo il motivo per cui per noi avere a disposizione tanto materiale è così prezioso.

Non perché ogni bambino debba usare tutto.

Ma perché non sappiamo in anticipo quale sarà la strada che, per quel bambino, in quel momento, gli permetterà di dire:

“Ah… adesso ho capito!”

E spesso quella strada non è una sola.

Per questo, quando possiamo, preferiamo lavorare in presenza.

Non perché pensiamo che l’online non possa essere utile. La didattica e il tutoraggio a distanza possono rappresentare una risorsa importante in molte situazioni, soprattutto quando permettono di garantire continuità, flessibilità o accesso a un intervento che altrimenti sarebbe difficile raggiungere.

E anche il digitale può offrire strumenti interessanti: una sintesi della ricerca sui “manipolativi virtuali”, ad esempio, ha rilevato miglioramenti nelle prestazioni matematiche di studenti con difficoltà di apprendimento, anche se gli stessi autori sottolineano la necessità di ulteriori studi per confermare e approfondire questi risultati.

Ma per molti dei bambini con cui lavoriamo, soprattutto quando l’apprendimento ha bisogno di passare attraverso esperienze concrete, poter scegliere un oggetto, prenderlo in mano, spostarlo sul tavolo, confrontarlo con un altro, costruire e modificare una rappresentazione mentre ragioniamo insieme… per noi ha un valore enorme.

La presenza ci permette di avere davanti non solo uno schermo, ma un intero “spazio di apprendimento”.

Perché imparare non significa sempre trovare subito la risposta giusta. A volte significa avere la possibilità di provare un’altra strada. E poi un’altra ancora.

Finché quella strada, finalmente, diventa comprensibile.❤️
Perché dietro ogni scatola, ogni linea dei numeri e ogni piccolo cubetto ci sono tante volte in cui un “non ci riesco” si è trasformato in:

“Ah, ma allora è facile!” 😊💪❤️

🎒 𝗥𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗶  𝗔𝗗𝗛𝗗 𝗲 𝗗𝗦𝗔?Il rientro dopo la pausa estiv...
20/08/2026

🎒 𝗥𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗲 𝗿𝗮𝗴𝗮𝘇𝘇𝗶 𝗔𝗗𝗛𝗗 𝗲 𝗗𝗦𝗔?

Il rientro dopo la pausa estiva non significa soltanto riprendere libri e quaderni. Per molti bambini e ragazzi con 𝗔𝗗𝗛𝗗 𝗲 𝗗𝗦𝗔, significa riattivare routine, organizzazione, attenzione e strategie di studio.

E qui il ruolo dei genitori può essere prezioso. Ma attenzione: 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗿𝘀𝗶 𝗮𝗹 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗼.

🧠 La ricerca sul 𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝘁 𝘁𝗿𝗮𝗶𝗻𝗶𝗻𝗴 nell’ADHD mostra l’importanza di intervenire non solo sul comportamento del bambino, ma anche sull’ambiente e sulle modalità con cui gli adulti strutturano le richieste. In particolare, risultano importanti la gestione delle situazioni che precedono il comportamento e il rinforzo dei comportamenti adeguati.

Per questo, al rientro a scuola possiamo provare a:

🔹 𝗥𝗶𝗽𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗱𝘂𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗼𝘂𝘁𝗶𝗻𝗲
Orari di sonno, preparazione dello zaino, momento dei compiti e pause dovrebbero tornare prevedibili.

🔹 𝗥𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼
Una piccola agenda, una checklist o una sequenza di passaggi può ridurre il carico organizzativo, particolarmente importante quando sono coinvolte le funzioni esecutive.

🔹 𝗦𝗽𝗲𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗶𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶
“Fai i compiti” è una richiesta molto diversa da: “Prendiamo il diario, scegliamo da quale materia iniziare e facciamo il primo esercizio”.

🔹 𝗔𝗶𝘂𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗹𝗼𝗿𝗼
Per i ragazzi con DSA questo significa favorire l’uso degli strumenti compensativi e delle strategie già individuate, anziché trasformare ogni compito in una lunga attività di affiancamento.

🔹 𝗟𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗮
Una recente meta-analisi sul coinvolgimento dei genitori nei compiti evidenzia che è soprattutto il sostegno all’autonomia, e non il controllo diretto, ad associarsi a risultati scolastici migliori.

🔹 𝗥𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼
“Ti sei impegnato”, “Hai trovato una strategia”, “Sei riuscito a organizzarti” sono messaggi che aiutano il bambino a costruire senso di competenza e consapevolezza delle proprie risorse.

📚 Riferimenti scientifici: la riflessione si basa sulla letteratura relativa al parent training nell’ADHD, al coinvolgimento genitoriale nei compiti e agli interventi di supporto alle famiglie di bambini e ragazzi con difficoltà di apprendimento.

Indirizzo

Via Di Settebagni 294 B
Rome
00139

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 19:00
Martedì 14:00 - 19:00
Mercoledì 14:00 - 19:00
Giovedì 14:00 - 19:00
Venerdì 14:00 - 19:00
Sabato 09:00 - 13:00

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