Dott.ssa Roberta Bartocci Biologa Nutrizionista

Indicazioni Sito Web Contatta lo studio

Dott.ssa Roberta Bartocci Biologa Nutrizionista Biologa nutrizionista esperta in calo di peso con alimentazione vegetale, anche con approcci low carb e keto veg

𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐖𝐞𝐠𝐨𝐯𝐲 𝐨 𝐌𝐨𝐮𝐧𝐣𝐚𝐫𝐨?Wegovy e Mounjaro non sono una scorciatoia e non nascono per sosti...
09/10/2026

𝐈𝐧 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐚𝐬𝐢 𝐬𝐜𝐞𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐮𝐦𝐞𝐫𝐞 𝐖𝐞𝐠𝐨𝐯𝐲 𝐨 𝐌𝐨𝐮𝐧𝐣𝐚𝐫𝐨?

Wegovy e Mounjaro non sono una scorciatoia e non nascono per sostituire una corretta alimentazione o l'attività fisica.

Ci sono persone che, nonostante abbiano seguito per un periodo adeguato un'alimentazione equilibrata, praticato attività fisica con costanza e sperimentato diverse strategie nutrizionali, continuano a trovarsi in una situazione di stallo del peso.

In questi casi, continuare a sentirsi dire semplicemente "mangia meno e muoviti di più" non è solo poco utile, ma spesso aumenta la frustrazione di chi si impegna senza ottenere risultati.

È importante distinguere tra chi ha provato numerose diete restrittive senza continuità e chi, invece, ha realmente adottato uno stile di vita sano e sostenibile nel tempo. Per queste persone, soprattutto quando il sovrappeso o l'obesità rappresentano un rischio per la salute, un supporto farmacologico può avere senso.

Wegovy e Mounjaro sono infatti farmaci autorizzati per il controllo del peso nelle persone con obesità o, in determinate condizioni, con sovrappeso. Come tutti i farmaci presentano possibili effetti collaterali, che devono essere valutati insieme ai benefici e ai rischi legati all'eccesso di peso.

La vera domanda non è se siano una scorciatoia, ma come utilizzarli nel modo più efficace all'interno di un percorso più ampio di cambiamento delle abitudini e dello stile di vita.

👉 Per approfondire l'argomento, leggi l'articolo dedicato sul blog e guarda il primo video della miniserie su alimentazione vegetale e farmaci per il dimagrimento sul mio canale YouTube. 💚

"Con Wegovy o Mounjaro mangio molto meno, quindi sto facendo bene?"Non sempre.Una delle situazioni che vedo più spesso è...
07/10/2026

"Con Wegovy o Mounjaro mangio molto meno, quindi sto facendo bene?"

Non sempre.

Una delle situazioni che vedo più spesso è questa: l'appetito diminuisce molto e si finisce per mangiare poco, ma in modo poco strutturato.

Frutta, qualche verdura, qualche cracker, una manciata di frutta secca.

Può sembrare un'alimentazione sana, ma rischia di essere povera di proteine e di alcuni nutrienti importanti.

Quando le quantità si riducono, la qualità diventa ancora più importante.

Per chi segue un'alimentazione vegetale è utile imparare a riconoscere le fonti proteiche più efficaci, come tofu, tempeh, lupini e legumi, e scegliere con attenzione anche yogurt e bevande vegetali, che non sono tutti uguali dal punto di vista nutrizionale.

Mangiare meno può essere una conseguenza del farmaco.
Nutrirsi bene resta una scelta da costruire ogni giorno.

📖 Approfondisci l'argomento nell'articolo dedicato sul blog e guarda il primo video della miniserie su YouTube.
Trovi i link nei commenti qui sotto!👇

Wegovy e Mounjaro, semaglutide e tirzepatide, ovvero farmaci agonisti del GLP-1, si stanno diffondendo moltissimo come r...
05/10/2026

Wegovy e Mounjaro, semaglutide e tirzepatide, ovvero farmaci agonisti del GLP-1, si stanno diffondendo moltissimo come risposta farmacologica a obesità e sovrappeso. Si tratta di una realtà che non può essere ignorata.

Il dato più aggiornato e autorevole è il Rapporto OsMed 2025 di AIFA, pubblicato nell’agosto 2026. AIFA segnala una crescita molto forte di semaglutide e tirzepatide: considerando il canale privato, nel 2025 i loro consumi sono aumentati complessivamente dell’85,7% rispetto al 2024, mentre la spesa è cresciuta del 75,8%.

Il dato sulla tirzepatide è ancora più eloquente: nel 2025 è diventata il primo farmaco di fascia A acquistato privatamente dagli italiani per spesa, con 225,5 milioni di euro pagati direttamente dai cittadini. A questi si aggiungono 123,4 milioni a carico del SSN. Per semaglutide AIFA riporta invece 430 milioni di euro a carico del SSN e 162,7 milioni acquistati privatamente.

Eppure, c’è un dibattito che accompagna la diffusione di farmaci come Wegovy e Mounjaro: è giusto utilizzarli per dimagrire? Sono una scorciatoia? Non sarebbe meglio semplicemente mangiare meno e fare più attività fisica?

La mia posizione non è né entusiasticamente a favore né pregiudizialmente contro.

Penso che siano farmaci e che, come tali, vadano utilizzati quando ce n’è realmente bisogno. Non per perdere qualche chilo e diventare super skinny, come stiamo vedendo per alcune star dello spettacolo, ma quando il peso rappresenta davvero un problema e le altre strade sono state tentate seriamente.

Ma su cosa si basa il meccanismo d’azione di questi farmaci e quando ha senso prenderli in considerazione?

Per approfondire, ti invito a leggere l'articolo dedicato sul mio blog e guardare il primo video della miniserie su YouTube.
Link nei commenti qui sotto!

𝑫𝒊𝒆𝒕𝒂 𝒄𝒉𝒆𝒕𝒐𝒈𝒆𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒗𝒆𝒈𝒆𝒕𝒂𝒍𝒆: 𝒆̀ 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒉𝒆𝒕𝒐𝒔𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒄𝒂𝒓𝒏𝒆, 𝒑𝒆𝒔𝒄𝒆 𝒐 𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒄𝒊𝒏𝒊?La risposta è sì.In u...
02/10/2026

𝑫𝒊𝒆𝒕𝒂 𝒄𝒉𝒆𝒕𝒐𝒈𝒆𝒏𝒊𝒄𝒂 𝒗𝒆𝒈𝒆𝒕𝒂𝒍𝒆: 𝒆̀ 𝒅𝒂𝒗𝒗𝒆𝒓𝒐 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒆𝒏𝒕𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒊𝒏 𝒄𝒉𝒆𝒕𝒐𝒔𝒊 𝒔𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒄𝒂𝒓𝒏𝒆, 𝒑𝒆𝒔𝒄𝒆 𝒐 𝒍𝒂𝒕𝒕𝒊𝒄𝒊𝒏𝒊?

La risposta è sì.

In una dieta keto vegana o vegetariana si usano alternative vegetali ricche di grassi buoni e proteine: tofu, tempeh, seitan, lupini, proteine vegetali isolate, frutta secca e semi oleosi.

⚠️ Ma attenzione a un errore molto comune: l'uso di questi alimenti proteici concentrati non significa che la dieta chetogenica sia iperproteica. Anzi, un eccesso di proteine può addirittura ostacolare l'ingresso e il mantenimento della chetosi.

Cosa si esclude? Cereali come riso, grano, orzo, farro, quinoa, mais e avena.
In certi casi, valutati singolarmente, possono rientrare piccole quantità di legumi (ceci, fagioli, lenticchie) oltre a soia e lupini, che si prestano particolarmente bene a un approccio keto. Spazio anche ai cibi fermentati — crauti, miso, kombucha senza zuccheri aggiunti — perché la fermentazione abbatte i carboidrati.

Da quando ho scritto il mio libro Keto Veg, ho ricevuto richieste non solo da vegani e vegetariani, ma anche da persone onnivore che volevano ridurre il consumo di prodotti animali per motivi etici, ambientali o di salute.

La versione vegetale della dieta chetogenica porta con sé vantaggi in più rispetto a quella onnivora:

✅ minore impatto ambientale
✅ maggiore effetto antinfiammatorio e antiossidante
✅ miglior equilibrio ormonale
✅ supporto al microbiota

Certo, non mancano le difficoltà: la selezione degli alimenti si restringe e la vita sociale può complicarsi un po'.

Ma per chi affronta patologie o uno stallo di peso dovuto a un metabolismo "ingolfato", i benefici valgono quasi sempre la sfida — soprattutto considerando che si tratta, in genere, di un percorso di poche settimane, non di una scelta per sempre.

Un consiglio che do sempre ai miei pazienti: non pensare a cosa manca (pane, pasta, pizza), ma concentrarsi su quanto di buono resta — in una dieta keto ben fatta, i grassi non mancano, e nemmeno il sapore.

👉 Vuoi scoprire cosa mangiare in una dieta keto vegetale, quali integratori considerare e leggere il caso di chi, grazie a questo approccio, ha sbloccato uno stallo di peso che durava da mesi?
Trovi l'articolo completo sul blog — link nei commenti!

E se vuoi portare la dieta chetogenica vegetale dalla teoria alla tavola, nel mio libro Keto Veg trovi oltre 70 ricette e un menù completo per 30 giorni 📖

𝐃𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚: 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚? La dieta chetogenica è un regime a basso contenuto di car...
29/09/2026

𝐃𝐢𝐞𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞𝐭𝐨𝐠𝐞𝐧𝐢𝐜𝐚: 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐫𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨𝐬𝐚?

La dieta chetogenica è un regime a basso contenuto di carboidrati che porta il corpo in uno stato chiamato chetosi: l'organismo inizia a usare i grassi come fonte primaria di energia, al posto dei carboidrati.

Quando si pensa a una dieta chetogenica, si pensa quasi sempre a carne 🥩, pesce 🐟 e uova 🍳, perché questi alimenti sono naturalmente quasi privi di carboidrati.

Ma non è l'unica strada: quando ce n'è bisogno, anche per chi segue un approccio vegetale è possibile applicare una dieta chetogenica vegan. 🌿

Il dimagrimento è il beneficio più conosciuto, ma non è l'unico. Chi la segue in modo corretto può notare anche:

✅ Migliore sensibilità insulinica
✅ Maggiore concentrazione e chiarezza mentale
✅ Riduzione dell'infiammazione sistemica
✅ Miglior controllo dell'appetito
✅ Maggiore efficienza metabolica
✅ Miglioramento del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi)

Eppure, intorno alla keto circolano ancora tanta confusione e pregiudizi. Il più comune? Confonderlo con la chetoacidosi diabetica: una condizione pericolosa, ma completamente diversa per livelli di chetoni e contesto fisiologico.

Si ricorre alla chetogenica, sempre valutandola con un professionista esperto, quando altri approcci non hanno funzionato, quando c'è un sospetto malfunzionamento nella regolazione glicemica, o in presenza di condizioni infiammatorie come le malattie autoimmuni.

Non esiste "la" dieta keto: esistono protocolli diversi, più o meno sostenibili, più o meno restrittivi, inclusa la versione vegetale. 🌱

E qui nasce il problema più grande: spesso vengono proposti protocolli preconfezionati, rigidi e costosi, anche a chi non ne avrebbe affatto bisogno.
Il risultato? Squilibri, un rapporto col cibo che si complica, e pregiudizi che si alimentano da soli.

Se pensi alla keto come a una scorciatoia per dimagrire in fretta, il rischio è tornare al punto di partenza, o stare anche peggio.

Perdere peso in modo sano e duraturo richiede tempo, gradualità, e il rispetto dei ritmi del proprio corpo e della propria mente.

👉 Vuoi capire se e quando la dieta chetogenica può fare davvero al caso tuo? Trovi l'approfondimento completo nell'articolo sul mio blog e ne parlo anche nel video dedicato sul mio canale YouTube. Link nei commenti! 🎥

Se ti interessa approfondire l'approccio 100% vegetale, ho dedicato proprio a questo il mio libro Keto Veg 📖

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐢𝐦𝐚𝐠𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚C'è un motivo per cui perdere peso è così difficile, ed è la motivazione...
25/09/2026

𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐝𝐢𝐦𝐚𝐠𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐞𝐭𝐚

C'è un motivo per cui perdere peso è così difficile, ed è la motivazione: fluttua per natura, soprattutto quando pensiamo che il calo debba essere veloce e lineare.

Quando arriva un momento di calo motivazionale (e prima o poi arriva sempre) rischia di mandare all'aria tutto il percorso, se non sappiamo come affrontarlo.

Uno dei meccanismi più comuni è usare il cibo come ricompensa.
Non è debolezza: ha una base fisiologica precisa.
Un picco di glucosio, per il nostro cervello emotivo, vale quanto una coccola o un riconoscimento, perché agisce sugli stessi centri di ricompensa.
Il problema è che lo paghiamo con qualcosa che assomiglia a una piccola dipendenza.
E se ci mettiamo di mezzo lo stress, la voglia di compensare con il cibo può sfuggirci facilmente di mano.

Non si tratta di reprimere le emozioni, ma di imparare a gestirle, altrimenti si rischia di sentirsi sopraffatti dal cibo, invece che padroni delle proprie scelte.

C'è poi un altro livello, fatto di automatismi che si ripetono senza che ce ne accorgiamo.
Quando viviamo con il pilota automatico, anche un'indicazione semplice come "metti le verdure a ogni pasto" può diventare difficilissima da applicare, soprattutto se per anni ci siamo abituati a fare diversamente.
E quando qualcosa richiede troppa fatica, prima o poi lo abbandoniamo.

La buona notizia?
Questi automatismi si possono disinnescare.
Non servono più forza di volontà o l'ennesima dieta rigida, ma un metodo che lavori davvero su motivazione, emozioni e abitudini.

👉 Se ti riconosci in questo e vuoi affrontare il tuo percorso in modo diverso, prenota una call gratuita con me dal sito www.robertabartocci.it: parliamo della tua situazione e valutiamo insieme la strada più adatta a te.

Se stai cercando di perdere 15 kg o di più, probabilmente hai già provato di tutto: diete rigide, programmi fai-da-te, p...
22/09/2026

Se stai cercando di perdere 15 kg o di più, probabilmente hai già provato di tutto: diete rigide, programmi fai-da-te, prodotti dimagranti che promettevano risultati miracolosi… senza mai ottenere i risultati che veramente desideravi.

O forse, almeno all’inizio, hai visto il numero sulla bilancia scendere ma poi non sei riuscita a mantenere il tuo peso forma.

È deludente e frustrante, lo so, e l’idea di metterti di nuovo a dieta ti spaventa, perché hai paura di un nuovo fallimento.

Quando si tratta di perdere 15, 20 o 30 kg è diverso dal doverne perdere 4 o 5.

Quando si tratta di perdere ben più del 10% del proprio peso, infatti, la questione cambia completamente.

E non è solo una faccenda di fisiologia ma anche di pensieri, convinzioni ed emozioni legate al cibo.

Superare il 10% del calo del proprio peso è una soglia che il nostro cervello osserva come un cambiamento importante.

È quasi un riassetto a livello globale, che coinvolge l’intero corpo.

Con il nuovo grasso “a disposizione” (cioè con una diversa quantità di tessuto adiposo), l’organismo deve riorganizzare la situazione ormonale.

Molti ormoni, infatti, sono grassi dal punto di vista chimico, e il corpo deve trovare nuovi equilibri.

Ma c’è molto di più. 👇👇👇

Per approfondire, continua a leggere l'articolo dedicato sul mio blog.
Link nel primo commento qui sotto.

«Quanta fame senti?»«Non lo so.»Quando faccio questa domanda, a volte vedo comparire un’espressione smarrita.La persona ...
17/09/2026

«Quanta fame senti?»
«Non lo so.»

Quando faccio questa domanda, a volte vedo comparire un’espressione smarrita.

La persona sa dirmi che ore sono, che cosa prevede lo schema e quanti grammi dovrebbe mangiare.

Ma non sa dirmi quanta fame sente.

Semplicemente, per anni, non le è stato chiesto, non se lo è chiesto, non lo ha più sentito.

Le è stato detto:
👉 mangia alle 16;
👉 mangia dieci mandorle;
👉non superare questa quantità;
👉 se hai ancora fame, devi resistere.

Quando le decisioni vengono prese sempre dall’esterno, i segnali del corpo finiscono inevitabilmente in secondo piano.

E allora l’invito ad “ascoltarsi” può suonare persino irritante.

Ascoltare che cosa?
Come si distingue la fame da un’abitudine?
Come si capisce se uno spuntino è stato sufficiente?
E se il corpo sembra non dare risposte chiare?

Non credo che basti dire: «Fidati del tuo corpo».

La capacità di regolarsi non ricompare per magia. Ha bisogno di essere allenata attraverso esperienze abbastanza stabili da poter essere osservate.

Ed è proprio qui che lo spuntino può diventare uno strumento molto utile.

È più piccolo e meno complesso di un pasto principale. Si trova tra due pasti e ha un compito abbastanza preciso: placare una fame che sta crescendo, ma permetterci di arrivare al pasto successivo con il giusto appetito.

Per questo può diventare una piccola palestra di ascolto.

Prima dello spuntino:
Che cosa sento?
È fame fisica oppure sono stanca, annoiata o semplicemente abituata a mangiare a quest’ora?
Quanto è intensa?
Quanto manca al pasto successivo?

Subito dopo:
La fame si è placata?
Mi sento soddisfatta?
Oppure avverto ancora il bisogno di mangiare?

Al pasto successivo:
Come ci sono arrivata?
Con una fame ingestibile?
Senza alcun appetito?
Oppure con una fame presente, ma gestibile?

Questa ultima domanda è particolarmente importante.

Se arrivo a cena ancora molto affamata, forse quello spuntino vegetale era troppo piccolo o poco saziante.

Se non ho più appetito, potrebbe essere stato troppo abbondante oppure troppo vicino al pasto.

Se arrivo con una fame tranquilla, che mi consente ancora di scegliere e gustare la cena, probabilmente quantità e composizione hanno svolto bene il loro compito.

Non si tratta di trovare la risposta perfetta al primo tentativo.

Una volta potresti mangiare troppo poco, un’altra troppo, un’altra ancora scoprire che lo spuntino non ti serviva affatto.

Non sono errori. Sono informazioni che ti aiutano a regolarti meglio la volta successiva.

Da bambini questa capacità era molto più spontanea. Potevamo divorare una merenda dopo un pomeriggio trascorso a correre e lasciarne metà il giorno dopo, senza domandarci quale fosse la porzione corretta.

Da adulte, dopo anni di orari, diete, divieti e quantità prestabilite, non possiamo semplicemente tornare indietro. Possiamo però costruire una competenza nuova: mettere insieme ciò che sentiamo con ciò che sappiamo della nostra giornata.

Quanta fame ho.
Che cosa ho mangiato prima.
Quanto manca al pasto.
Quale spuntino vegetale potrebbe sostenermi.
Che effetto ha avuto su di me.

È uno degli allenamenti che utilizzo nei miei percorsi. Non per togliere immediatamente ogni riferimento esterno, ma per evitare che quel riferimento diventi indispensabile per sempre.

Perché una quantità prescritta può essere un buon punto di partenza.

Il traguardo, però, è riuscire gradualmente a capire quando quella quantità è adatta, quando va modificata e quando non serve proprio mangiare.

📽️ Nel nuovo video sul mio canale YouTube parlo di questo argomento.

📝 Nell’articolo sul blog trovi l’approfondimento completo sugli spuntini vegetali, con criteri ed esempi pratici.

Imparare ad ascoltarsi non significa seguire ciecamente ogni impulso.
Significa fermarsi, osservare l’effetto delle proprie scelte e usare quell’esperienza per scegliere meglio la volta successiva. ❤️

«Dottoressa, quanta frutta secca devo mangiare come spuntino?».«Dipende».Ed è proprio questa la risposta che, almeno all...
15/09/2026

«Dottoressa, quanta frutta secca devo mangiare come spuntino?».

«Dipende».

Ed è proprio questa la risposta che, almeno all’inizio, molte persone non vorrebbero ricevere.

Preferirebbero sentirsi dire:
dieci mandorle;
tre noci;
venti grammi di pane;
uno yogurt da 125 grammi.

Una quantità precisa rassicura. Dice che cosa fare, evita il rischio di sbagliare e toglie la fatica di dover scegliere.

Quando si mangia vegetale e si vuole dimagrire, questa esigenza diventa ancora più evidente. La frutta secca è nutriente, pratica e saziante, ma viene anche percepita come molto calorica e poi , sempre la solita frutta secca, può stancare.

Così la domanda non è soltanto:
«Quanta ne serve per saziarmi?».

Spesso è anche:
«Quanta posso mangiarne senza compromettere il dimagrimento?».

E allora si contano le mandorle.

Non perché 6 o 10 siano sempre la quantità giusta, ma perché rappresentano un confine sicuro. Se mi fermo lì, ho fatto bene. Se ne mangio dodici, può comparire la sensazione di aver trasgredito.

Dopo molte diete, siamo abituate a pensare che la competenza alimentare consista nel seguire correttamente le quantità decise da qualcun altro.

Ma la fame di oggi non è necessariamente uguale a quella di ieri.

Può cambiare in base a ciò che abbiamo mangiato a pranzo, all’attività fisica, al tempo che manca alla cena, al sonno, allo stress e alla fase della vita che stiamo attraversando.

Una quantità indicata dal nutrizionista può essere un riferimento molto utile, soprattutto all’inizio. Il problema nasce quando rimane l’unico criterio disponibile.

Perché allora mangiamo le dieci mandorle anche se non abbiamo fame.

Oppure le finiamo e restiamo affamate, ma pensiamo di non poter aggiungere altro.

In entrambi i casi, la quantità prescritta prende il posto delle informazioni che arrivano dal corpo.

Ed è qui che lo spuntino diventa particolarmente interessante.

Rispetto a un pasto principale è più piccolo, più semplice da osservare e ha un compito molto preciso: placare una fame che sta crescendo, quando manca ancora troppo al pasto successivo, ma permetterci di arrivare a quel pasto con il giusto appetito.

La quantità adeguata, quindi, non è soltanto quella che entra correttamente nello schema.

È quella che svolge questo compito.

Se dopo lo spuntino la fame rimane intensa, potrebbe essere stato insufficiente.

Se a cena non abbiamo più alcun appetito, potrebbe essere stato eccessivo o troppo vicino al pasto.

Se arriviamo con una fame presente ma gestibile, probabilmente quantità e composizione hanno funzionato.

Questo non significa che dobbiamo conoscere istintivamente la risposta fin dal primo tentativo. E neppure che i riferimenti nutrizionali non servano.

Significa usarli come punto di partenza, non come una gabbia.

Nei miei percorsi non voglio soltanto dirti quante mandorle mangiare oggi. Voglio aiutarti a capire, nel tempo, se quella quantità risponde alla tua fame, quale effetto produce e quando deve essere modificata.

Perché se al termine di un percorso sai ancora mangiare soltanto seguendo un file, vuol dire che hai ricevuto delle istruzioni, ma non hai ancora acquisito vera autonomia.

Nel nuovo video sul mio canale YouTube parlo proprio di come scegliere la quantità dello spuntino e di come usarlo per allenare fame e sazietà.

Nell’articolo sul blog trovi l’approfondimento completo sugli spuntini vegetali, con criteri ed esempi pratici.

Quindi sì, posso dirti da quanta frutta secca partire.
Ma non vorrei che tu dovessi chiedermelo per sempre.

«Dottoressa, ma come spuntino vegetale che cosa posso mangiare? Un frutto? Qualche mandorla?».È una domanda che ascolto ...
10/09/2026

«Dottoressa, ma come spuntino vegetale che cosa posso mangiare? Un frutto? Qualche mandorla?».

È una domanda che ascolto spessissimo.

Come se, quando si mangia vegetale, tutte le possibilità si restringessero improvvisamente a queste due alternative. Un frutto quando si vuole stare “leggeri”; la famosa manciata di mandorle quando si cerca qualcosa di un po’ più saziante.

Il punto, però, non è soltanto trovare qualche idea in più.

Dietro questa domanda c’è anche il modo in cui siamo abituati a considerare lo spuntino: una parte secondaria dell’alimentazione, un piccolo riempitivo da collocare tra pranzo e cena, possibilmente con poche calorie.

E invece, in un percorso di dimagrimento vegetale, anche lo spuntino (quando serve) dovrebbe avere una funzione precisa.

Non è necessario farlo se non senti fame. Ma se la fame sta crescendo e manca ancora molto al pasto successivo, dovrebbe riuscire a fermarla e sostenerti per il tempo necessario, permettendoti comunque di arrivare a pranzo o a cena con il giusto appetito (⚠️SPOILER: la prossima settimana parlerò di questo aspetto strategico e niente affatto banale)

Non affamata al punto da perdere capacità di scelta.

Ma neppure così sazia da mangiare il pasto successivo soltanto perché “è ora”.

Per questo anche lo spuntino può avere una sua identità metabolica. E il frutto, pur essendo una scelta perfettamente adeguata per moltissime persone, non è automaticamente la soluzione migliore per tutti e in qualsiasi momento della giornata.

Se la regolazione della glicemia è meno efficiente, la fame è più consistente o mancano ancora diverse ore alla cena, un frutto da solo può non essere la scelta migliore. In questi casi accompagnarlo con una fonte proteica può aiutare a modulare la risposta glicemica e a prolungare la sazietà.

Questa precisione diventa ancora più importante quando non siamo più giovanissime, abbiamo alle spalle molte diete o ci troviamo in perimenopausa o postmenopausa. In queste fasi la gestione della glicemia, la massa muscolare, la sazietà e la distribuzione delle proteine nella giornata meritano maggiore attenzione.

Non significa trasformare ogni merenda in un calcolo da laboratorio.

Significa riconoscere che, in un percorso di dimagrimento, anche lo spuntino può avere una sua identità metabolica.

Per spuntino metabolico non intendo qualcosa che “accende il metabolismo” o fa magicamente bruciare più calorie.

Intendo uno spuntino composto tenendo conto:

✔️ della fame presente;
✔️ del tempo che manca al pasto;
✔️ della risposta glicemica;
✔️ dell’apporto proteico;
✔️ dell’effetto che avrà sulla fame al pasto successivo.

Ma allora bisogna inserire sempre qualcosa di proteico?

Non necessariamente in senso assoluto. Se avverti una fame lieve e il pasto è vicino, anche un frutto può essere sufficiente.

In un percorso di dimagrimento vegetale, però, prestare attenzione alla quota proteica anche nello spuntino è fondamentale. Il frutto o la galletta da soli, in molti casi, non sono adeguati al compito che lo spuntino deve svolgere.

E le possibilità vegetali non si esauriscono nella solita coppia mela-mandorle:

✅ yogurt di soia con semi e frutta;
✅ pane con hummus o crema di arachidi;
✅ lupini e olive;
✅ edamame;
✅ un piccolo panino preparato con pane proteico;
✅ uno shake proteico vegetale, quando indicato.

La domanda da porsi, quindi, non è soltanto:

“Qual è lo spuntino più sano?”

Ma:

“Che cosa deve fare oggi questo spuntino per me?”

Deve fermare una fame già consistente? Sostenermi fino a una cena lontana? Accompagnare un allenamento? Completare una giornata rimasta povera di proteine?

La composizione dipende dalla risposta.

E poi c’è la quantità.

Quanta frutta secca? Quanto yogurt? Quanto pane con hummus?

Una quantità troppo piccola potrebbe non svolgere la funzione necessaria. Una troppo abbondante potrebbe cancellare l’appetito del pasto successivo.

È un aspetto tutt’altro che banale, che affronterò nel prossimo contenuto, perché il bisogno di ricevere sempre una quantità precisa da seguire ha molto a che fare anche con la nostra relazione con il cibo.

Nei miei percorsi lavoriamo anche su questo: non consegnare semplicemente un elenco di merende, ma imparare a scegliere lo spuntino in base alla sua funzione e verificare quale effetto produce.

📽️ Nel nuovo video sul mio canale YouTube ti racconto che cos’è uno spuntino vegetale capace di sostenerti davvero.

📝 Nell’articolo sul blog trovi altri esempi e un approfondimento su sazietà, quantità e rapporto con la fame.

Indirizzo

Via Oderisi Da Gubbio 254
Rome
00146

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Dott.ssa Roberta Bartocci Biologa Nutrizionista pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott.ssa Roberta Bartocci Biologa Nutrizionista:

Scelte rapide

Condividi

Categoria