Mario D. Roffi Medico Psicoterapeuta

Mario D. Roffi Medico Psicoterapeuta Ognuno di noi ha una storia da raccontare, e a volte serve qualcuno che ci aiuti a darle un senso.

Nel mio lavoro di psicoterapeuta, cammino accanto alle persone, aiutandole a conoscersi meglio e a trovare nuove strade per stare bene.

Un mio mentore una volta mi ha detto questa frase: “ognuno procede al ritmo delle proprie ferite”. A volte i terapeuti s...
29/03/2026

Un mio mentore una volta mi ha detto questa frase: “ognuno procede al ritmo delle proprie ferite”.

A volte i terapeuti sono tentati di procedere a ritmi più rapidi dei ritmi interni delle persone che hanno in cura. Chiamati da un desiderio di efficienza, magari dal desiderio di rispondere a ciò che talvolta gli stessi pazienti chiedono: una soluzione rapida al problema percepito (spesso formulato come una richiesta di “risolvere il sintomo”).

Mi capita spesso di constatare che nei primi mesi di terapia il sintomo manifesto tende a migliorare, ammorbidirsi, diventare meno pervasivo e invalidante, ma quasi sempre il paziente rimane ben oltre, e la terapia prende nuove direzioni. Il miglioramento è dovuto a una combinazione di fattori (dal “semplice” - ma non facile - aver iniziato a prendersi cura di sé, all’acquisizione di strumenti per entrarci in contatto e declinarlo in un contesto più ampio), ma ben presto ci si rende conto che quello era solo un segnale, per qualcosa di più profondo che aveva bisogno di essere ascoltato.

Nel rispondere a quel desiderio di efficienza che i pazienti stessi non di rado impongono a se stessi, spesso anche con grande severità, potremmo essere tentati di cercare di accelerare il processo, nel tentativo di “aggiustare” la persona, di rispondere al suo desiderio conscio di essere aggiustato, piuttosto che al desiderio, più celato, se non completamente alieno, di entrare in contatto con delle parti di sé rimaste confinate troppo a lungo, e di poter trovare lo spazio per esprimerle. Rischiando così di perdere di vista il ritmo del loro processo e forse, anche di dimenticarci che noi stessi procediamo al ritmo delle nostre ferite.

Confinare quelle parti potrebbe essere stato necessario per anni, o in alcuni casi anche per decenni, per proteggersi da ferite profonde, per tentare con i mezzi che si aveva a disposizione di superare momenti e situazioni difficili.

Per trovare la strada è necessario procedere al ritmo di quelle ferite… chi l’avrebbe detto che quasi trent’anni dopo avrei visto con altri occhi l’adagio (non a caso) preferito dalle nonne: “chi va piano va sano e va lontano”.

Nel suo saggio Rethinking Positive Thinking, l’autrice Gabriele Oettingen, mette in discussione, e appunto ripensa, il c...
16/03/2026

Nel suo saggio Rethinking Positive Thinking, l’autrice Gabriele Oettingen, mette in discussione, e appunto ripensa, il concetto di pensiero positivo, che sempre di più negli ultimi decenni ha permeato la società.

L’idea che il pensiero positivo debba essere un mantra da ripetersi senza soluzione di continuità per poter realizzare i propri desideri, ha visto una diffusione e una popolarizzazione senza precedenti, anche con il contributo di libri come The Secret, che appunto teorizzano che la visualizzazione dei nostri futuri successi sia quello che ci separa dall’ottenerli veramente.

Oettingen, pur preservando in una certa misura il valore della capacità di immaginare e rappresentare mentalmente i percorsi per realizzare i propri desideri, offre una cornice e una prospettiva che permette di contestualizzarli, e di dare una rappresentazione più umana del rapporto con i propri desideri.

Riflette ad esempio su come spesso l’immaginazione dei futuri successi può rappresentare una gratificazione di facile accesso, che esaurisce la spinta a intraprendere le azioni per poter effettivamente perseguire i propri obiettivi. Un mio paziente, un giovane studente universitario americano, mi racconta spesso i suoi piani e progetti per eccellere nel suo percorso accademico e nella vita in generale, attingendo anche molto proprio da quell’universo di self-help particolarmente popolare negli USA (e a ricaduta anche in Europa). Salvo poi trovarsi però in grandi difficoltà nella quotidianità fatta di fatiche spesso difficili e noiose del processo di apprendimento, così come di qualsiasi obiettivo che ambisca ad uscire dal tracciato di ciò che è già noto e acquisito.

Schiacciato tra un’immagine idealizzata e irrealistica di quello che potrebbe, anzi dovrebbe, essere (un “pensiero positivo” ipertrofico, che non riesce a confrontarsi con la realtà) e le fisiologiche difficoltà che incontra sul cammino, finisce facilmente per esserne paralizzato, e passare le giornate in una sofferta inadempienza.

L’autrice ha elaborato il concetto di “mental contrasting”, sostenendo che il pensiero positivo può essere utile, ma deve essere anche accompagnato da un onesto confronto - nell’immaginazione stessa - con gli ostacoli e le difficoltà che ogni percorso richiede per poter raggiungere un obiettivo. Un modello all’apparenza estremamente semplice, ma non altrettanto facile: fantasticare è a costo zero, guarda te se devo intenzionalmente mettere le scocciature anche nelle mie fantasticherie!

Aiutare il mio paziente, incarnando quella pazienza e tolleranza della frustrazione che fa ancora fatica a sostenere, a confrontarsi con tali difficoltà, così come con le fantasie idealizzate di successo, è uno degli elementi che gli consente, pur con gli attriti del caso, di fare i piccoli passi nella direzione del suo desiderio, invece di restare incastrato nelle fantasia dei passi da gigante che vorrebbe fare nelle sue immaginazione, ma che fatica ad accettare che sono, per il momento, molto più lunghi della sua gamba.

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TERAPIA CON IL PR********VOLa descrizione più efficace che abbia incontrato per definire la terapia online, l'ho trovata...
12/03/2026

TERAPIA CON IL PR********VO
La descrizione più efficace che abbia incontrato per definire la terapia online, l'ho trovata nel romanzo autobiografico "Forse dovresti parlarne con qualcuno" della terapeuta Lori Gottlieb:

Dite quello che volete sulle meraviglie della tecnologia, ma fare sedute attraverso uno schermo sarebbe […] "fare terapia con il pr********vo”.

Mi capita spesso che i pazienti mi chiedano della possibilità di fare le sedute online, e la risposta — forse per alcuni vagamente insoddisfacente — è grosso modo sempre la stessa: la videochiamata non è la stessa cosa, ma è un'opzione discreta, quindi è un'alternativa da usare solo in condizioni di impossibilità. Un mezzo che ci permette di dare continuità, laddove l'unica alternativa sarebbe interrompere o rendere eccessivamente discontinua la terapia.

Per quanto efficace, non credo che adotterò l'espressione "terapia con il pr********vo" con i miei pazienti, forse un po' troppo colorita. Credo però che in questo contesto possa rappresentare un'opportunità per riflettere sul senso dell'incontrarsi in presenza.

Un mio docente e mentore una volta mi disse: "vorresti incontrare la tua fidanzata online, avendo la possibilità di incontrarvi di persona?". Per chi ha l'obiezione pronta, penso che possiamo serenamente concordare che la risposta non cambia nemmeno se parliamo di incontrare un amico o persona con cui ci sia una certa intimità.
Ma cos'è che rende così diverso incontrarsi di persona? Ci sono tante risposte pragmatiche che possiamo dare: dalla percezione del corpo nella sua totalità, ossia del linguaggio che non passa attraverso le parole, ma attraverso le impercettibili danze dei corpi di due persone che dialogano; alla modesta — ma non insignificante — latenza che la mediazione dei microfoni impone al ritmo delle interazioni.

Ho però la sensazione che le risposte pragmatiche non esauriscano il senso più profondo e intimo dell'incontrarsi di persona. Abitare uno stesso luogo ha delle implicazioni che vanno al di là di quello che possiamo definire cognitivamente. La condivisione di uno spazio genera un'atmosfera che trasforma quel filo invisibile che unisce due persone che si relazionano, e che non è replicabile con un succedaneo.
La terapia con il pr********vo è una discreta alternativa. Ma non è la stessa cosa.

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IL TESORO NELL'IMMONDIZIAUna trentrina d'anni fa Nelson Molina, spazzino di New York, ha iniziato a raccogliere e collez...
09/03/2026

IL TESORO NELL'IMMONDIZIA
Una trentrina d'anni fa Nelson Molina, spazzino di New York, ha iniziato a raccogliere e collezionare oggetti e opere che per qualche motivo catturavano la sua attenzione. La sua collezione ha progressivamente preso forma, fino a trasformarsi nel Trash Museum, una sorta di galleria d'arte permanente, di cui è il curatore.
Sono incappato in questa storia attraverso Austin Kleon, un artista e scrittore che nel raccontare la vicenda di Molina mostra come a volte in quella che consideriamo immondizia possano trovarsi delle gemme nascoste.
Qualcosa di simile avviene anche con la nostra psiche. Parti della nostra interiorità che nel tempo ci siamo abituati a ritenere scorie, scarti, appunto immondizia, e che finiamo per recludere in degli angoli oscuri della nostra psiche, dei remoti cassetti chiusi con doppia mandata in cui riteniamo di dover mettere aspetti ritenuti inaccettabili.
Intanto queste parti recluse, disattese per così tanto tempo, crescono e si trasformano in qualcosa di sempre più minaccioso e ingestibile, cercano spiragli e tentano l'evasione ogni volta che possono, e quando ci riescono lo fanno senza che siamo in grado di riconoscerle o attribuire loro senso e significato, come schegge impazzite.
Imparare a conoscerci, significa anche iniziare a dialogare con queste parti, scoprire cosa stanno cercando di comunicare, e che spesso c'è qualcosa di valore, che vale la pena recuperare e integrare.

13/03/2025

🎭 Dentro di noi esistono molte voci… e tutte meritano ascolto 🎭

Ti è mai capitato di sentire dentro di te pensieri contrastanti? Una parte di te vuole rischiare, mentre un’altra ha paura. Una parte si sente forte, mentre un’altra si sente fragile. Questo accade perché ognuno di noi è composto da tante parti, ognuna con una propria voce, emozioni e bisogni.

Spesso alcune parti vengono messe a tacere, perché scomode o dolorose. Ma il vero benessere non nasce dal combatterle, bensì dal dar loro ascolto e riconoscimento.

✨ In terapia lavoriamo proprio su questo: creare un dialogo tra le parti, permettendo a ciascuna di esprimersi e sentirsi accolta. Quando ogni parte trova spazio, smette di urlare per essere ascoltata e inizia a collaborare con le altre.

💭 Qual è una parte di te che senti di ignorare o trascurare?

📖 “Per poter vivere una vita libera dalla paura, dalla rabbia e dalla vergogna, è importante accogliere le parti. Tutte devono sentirsi al sicuro, qualcuno deve prendersi cura di loro.” – Janina Fisher

04/03/2025

"Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma rendendo cosciente l’oscurità." – C.G. Jung (Opere Vol. 13)

Tendiamo a fuggire dal dolore e dalle parti di noi che non vogliamo vedere. Eppure, proprio lì si trova la chiave della trasformazione. Affrontare il nostro lato oscuro non significa esserne sopraffatti, ma riconoscerlo e integrarlo, così da non esserne dominati.

Indirizzo

Via Cesare Pascarella, 34
Rome
00153

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00

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