Dott.ssa Eliana Marzano Psicologa

Dott.ssa Eliana Marzano Psicologa Psicoterapeuta dell’eta evolutiva, adolescenza e dell’età adulta.

29/01/2026

in diretta streaming dall'isola di durante il Convegno "LA GONDOLA DEI FOLLI"Igor si è laureato all'Università Statale di Milano nel 1981 ...

12/12/2025

Dopo la proposta di Igor Sibaldi dal palco del seminario "Maestri Invisibili - Spaziotempo", e grazie all'entusiasmo dei partecipanti, abbiamo creato questo ...

10/04/2024

"Oggi la si chiama "resilienza", una volta la si chiamava "forza d´animo", Platone la nominava "tymoidés" e indicava la sua sede nel cuore.
Il cuore è l´espressione metaforica del "sentimento", una parola dove ancora risuona la platonica "tymoidés".Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell´anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un´altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita.
La forza d´animo, che è poi la forza del sentimento, ci difende da questa estraneità, ci fa sentire a casa, presso di noi. Qui è la salute. Una sorta di coincidenza di noi con noi stessi, che ci evita tutti quegli "altrove" della vita che non ci appartengono e che spesso imbocchiamo perché altri, da cui pensiamo dipenda la nostra vita, semplicemente ce lo chiedono, e noi non sappiamo dire di no.
Il bisogno di essere accettati e il desiderio di essere amati ci fanno percorrere strade che il nostro sentimento ci fa avvertire come non nostre, e così l´animo si indebolisce e si ripiega su se stesso nell´inutile fatica di compiacere agli altri. Alla fine l´anima si ammala, perché la malattia, lo sappiamo tutti, è una metafora, la metafora della devianza dal sentiero della nostra vita. Bisogna essere se stessi, assolutamente se stessi.
Questa è la forza d´animo. Ma per essere se stessi occorre accogliere a braccia aperte la nostra ombra. Che è poi ciò che di noi stessi rifiutiamo.
Quella parte oscura che, quando qualcuno ce la sfiora, ci sentiamo "punti nel vivo". Perché l´ombra è viva e vuole essere accolta. Anche un quadro senza ombra non ci dà le sue figure. Accolta, l´ombra cede la sua forza.
Cessa la guerra tra noi e noi stessi. Siamo in grado di dire a noi stessi:
"Ebbene sì, sono anche questo". Ed è la pace così raggiunta a darci la forza d´animo e la capacità di guardare in faccia il dolore senza illusorie vie di fuga.
"Tutto quello che non mi fa morire, mi rende più forte", scrive Nietzsche.
Ma allora bisogna attraversare e non evitare le terre seminate di dolore.
Quello proprio, quello altrui. Perché il dolore appartiene alla vita allo stesso titolo della felicità. Non il dolore come caparra della vita eterna, ma il dolore come inevitabile contrappunto della vita, come fatica del quotidiano, come oscurità dello sguardo che non vede via d´uscita. Eppure la cerca, perché sa che il buio della notte non è l´unico colore del cielo.
Di forza d´animo abbiamo bisogno soprattutto oggi perché non siamo più sostenuti da una tradizione, perché si sono rotte le tavole dove erano incise le leggi della morale, perché si è smarrito il senso dell´esistenza e incerta s´è fatta la sua direzione. La storia non racconta più la vita dei nostri padri, e la parola che rivolgiamo ai figli è insicura e incerta.
Gli sguardi si incontrano solo per evitarsi. Siamo persino riconoscenti al ritmo del lavoro settimanale che giustifica l´abituale lontananza dalla nostra vita. E a quel lavoro ci attacchiamo come naufraghi che attendono qualcosa o qualcuno che li traghetti, perché il mare è minaccioso, anche quando il suo aspetto è trasognato.
Passiamo così il tempo della nostra vita, senza sentimento, senza nobiltà, confusi tra i piccoli uomini a cui basta, secondo Nietzsche: "Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute".
Perché ormai della vita abbiamo solo una concezione quantitativa. Vivere a lungo è diventato il nostro ideale. Il "come" non ci riguarda più, perché il contatto con noi stessi s´è perso nel rumore del mondo.
Passioncelle generiche sfiorano le nostre anime assopite. Ma non le risvegliano. Non hanno forza. Sono state acquietate da quell´ideale di vita che viene spacciato per equilibrio, buona educazione. E invece è sonno, dimenticanza di sé. Nulla del coraggio del navigante che, lasciata la terra che era solo terra di protezione, non si lascia prendere dalla nostalgia, ma incoraggia il suo cuore. Il cuore non come languido contraltare della ragione, ma come sua forza, sua animazione, affinché le idee divengano attive e facciano storia. Una storia più soddisfacente."

Umberto Galimberti

13/03/2024

⭕ LA MAPPA NON È IL TERRITORIO (soprattutto in psicologia) - di Emanuele Casale

è questa una saggia verità espressa da Alfred Korzybski, padre della semantica. Ma l'antico Oriente lo sapeva molto bene già millenni prima, ovvero che la dottrina non è l'essenza.

Siamo arrivati oggi ad un momento storico senza precedenti nel quale abbiamo accumulato così tante "mappe", mappe di conoscenza, "mappe spirituali", "mappe psicologiche", con cui però gran parte di noi si sono identificati, dimenticandosi appunto che sono solo "mappe" e non il territorio.

Non comprendiamo più questo messaggio del Buddha:

"La dottrina è come una zattera che vi serve ad attraversare un fiume. Quando siete giunti sulla sponda opposta, lasciatela andare."

Questo salto, questo lasciare andare la "mappa", anche dopo tanto tempo, è il punto cruciale di tutta una vita, di tutta una trasformazione radicale dell'essere.

È un salto che porta a una dimensione che difficilmente si può pensare appartenga ancora all'uomo soltanto. Con questo salto, probabilmente, si diventa ciò che vi è subito dopo l'uomo... e che ancora non consociamo.

Getto via la mappa per arrivare, finalmente, al territorio, dove probabilmente sono sempre stato, o dove invece non sono mai arrivato per quanto concentrato fossi sulle "mappe".

Trasportando questo discorso sul piano della ricerca in psicologia, e specificamente l'area della ricerca sulla coscienza, possiamo renderci conto degli "orrori" epistemologici in cui andiamo incontro quando si sentono affermazioni perentorie come "La coscienza è il cervello", "la teoria X spiega cos'è la coscienza", "Il gene X spiega cos'è l'amore", "la teoria psicoanalitica di un certo orientamento ci dice cos'è questo o quell'altro circa la natura di...".

Dobbiamo stare molto attenti in tale campo come ci ricorda Jung. La psiche non ha un punto di riferimento esterno ad essa, non ha un punto di archimede, per cui essa rientra in uno dei pochi casi in cui qualcosa studia se stessa dall'interno, non avendo un osservatore esterno perché è essa stessa l'oggetto di studio: la psiche stessa.

È la lezione magistrale di Jung, che ogni scienziato, filosofo e psicologo ha il dovere di ricordarsi.

La cautela epistemologica che mira alla complessità non è mai abbastanza.
Dobbiamo a Jung oggi questo guardare alla complessità psichica lontano da ogni riduzionismo che sia filosofico, "scientista", psicoanalitico, religioso.

(di Emanuele Casale - scrittore e psicologo clinico)
_____________________

🌀 ENTRA nel canale Telegram 📲 http://t.me/jungitalia1

👥 PRENOTA la tua seduta qui: https://bit.ly/PrenotaSeduta

18/02/2024

Quali sono le caratteristiche degli adulti ad alto potenziale cognitivo, ovvero gifted o plusdotati? Anche emotive e di personalità.

22/01/2024

La "rêverie" è un processo in cui si creano metafore che conferiscono forma all’esperienza che l’analista fa delle dimensioni inconsce della relazione

14/12/2023

Hillman affronta in questo breve saggio il tema del tradimento. Che senso ha il tradimento nella vita psicologica?

27/11/2023

Ciò che conta è esistere, ed è più raro di quello che si creda. Avere un compito quotidiano e svolgerlo bene; e nello stesso tempo prestare attenzione a ciò che avviene dentro di noi, oltre che all’esterno, essere coscienti della vita in tutte le sue forme, in tutte le sue espressioni. Seguire le grandi regole, ma anche dare libero corso agli aspetti meno conosciuti del nostro essere.

Carl G. Jung

23/11/2023
16/10/2023

Quando la scarpa calza

L’artigiano Chui disegnava a mano libera come con il compasso o la squadra e le sue dita facevano emergere forme dal nulla. Questo perché la sua mente non si frapponeva e il suo spirito restava libero e rilassato.
Quando la scarpa calza perfettamente ti dimentichi del piede; quando la cintura è comoda ti dimentichi della pancia; quando la mente è rilassata ti dimentichi del giusto e dello sbagliato. Nessuna inquietudine, nessun desiderio, solo una tranquilla adesione alle cose. Comincia con il facile: il modo giusto per muoversi con facilità è dimenticare il modo giusto e la facilità.

Zhuangzi, XIX

☯️

☯️
22/09/2023

☯️

«Se prima cado in depressione e per un po’ non posso produrre alcunché, più questo tempo si prolunga, migliore sarà il prodotto finale. Così addirittura, tendo a diffidare di quello che scrivo quando non ho prima una depressione. So che è roba di poco valore, che non viene veramente, per così dire, dalla pancia. Per far qualcosa di buono, si deve essere giù di corda per un lungo periodo. Il che può prendere la forma della depressione o semplicemente del fatto che nulla succeda. La vita procede: si fa ogni mattina colazione, si lavora, non si ha alcun sogno interessante e il tutto è solo noia assoluta. Sterilità. Non accade nulla.

Una volta ho attraversato un periodo del genere: stavo diventando molto impaziente e pensavo: «Ok, questa è la fine. Divento vecchia. Sono finita». E così via. Poi, in sogno, vidi una fessura nella terra, con sopra una spiegazione molto scientifica su come scaturisce una sorgente. C’era sopra dell’erba, poi del terriccio, poi della terra più solida, poi dell’argilla compatta. C’erano grosse gocce di pioggia che cadevano. E poi qualcuno che spiegava l’andamento della pioggia: qui penetra, là si accumula e, dopo un certo tempo, improvvisamente, una sorgente sgorgherà come una fontana. Tale era la spiegazione nel sogno. Io pensai: «Bene. Ora so che devo aspettare la pioggia.» Era un’esperienza meravigliosa. Ero andata a letto e, rivolta all’inconscio, avevo detto: «Non ho sogni, non succede niente. Per favore mandami un sogno per spiegare la situazione!».

Un’altra volta sognai che andavo alla stazione centrale: c’erano manovre di smistamento e un uomo con un berretto rosso proprio in quell’istante si stava infilando sotto due vagoni per agganciarli insieme. Quando riemerse, mi fece un ampio sorriso e disse: «Ci vuole sempre molto tempo perché un nuovo convoglio possa uscire dalla stazione...». Vedete? L’inconscio non può produrre a comando. Avviene attraverso un lungo processo, quasi che esso debba radunare e bilanciare le sue forze. Se si pensa alla psiche come a un sistema autoregolante, sembra che le energie debbano essere tutte al posto giusto prima che qualcosa di nuovo possa emergere.»

Marie-Louse Von Franz
La gatta. Una fiaba sulla redenzione del femminile. (pag. 32)



Un regno dove Re e Regina stanno insieme senza Eros, tanto che lei non può che esser sterile. Un secondo regno dove il Re ha perso la moglie, non ce la fa, si dà al bere e diventa uno sconfortante alcoolizzato. Ma uno dei suoi figli sembra promettere la rinascita del regno, quando incontrerà una principessa-gatta: è la figlia inaspettata, ma maledetta, della Regina del primo regno. Marie-Louse Von Franz, figlia spirituale di Jung, ci svela il significato psicologico di questa fiaba.

Prendilo 👇 qui
https://amzn.to/3LyEjEG

Indirizzo

Monteverde
Rome
00151

Orario di apertura

09:00 - 17:00

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott.ssa Eliana Marzano Psicologa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Digitare