08/09/2021
"Arigato Tokyo. Sono sul volo di ritorno per l’Italia. Ho messo la medaglia nello zaino e a volte lo riapro per controllare che sia ancora lì, che sia tutto vero e che non me la sia sognata addormentandomi in aereo.
Sarò sempre la solita, imperfetta Ambra e, anche se ho vinto l’oro alla Paralimpiade, per me sarà sempre più facile correre rispetto a camminare. Qualche giorno prima della gara, mi hanno tolto la protesi da cammino perché mi dava fastidio e ho dovuto utilizzare le stampelle, proprio come ai vecchi tempi, anche se con quelle è difficilissimo muoversi, cascano ovunque, non hai mai le mani libere: già soltanto andare in mensa era una missione, meno male che mi hanno aiutato gli altri. Ho notato parecchi sguardi di pietà soltanto perché ero una ragazza senza una gamba e con le stampelle: «Se sapeste quanto corro, forse mi guardereste in un altro modo».
In quegli attimi, mi sembrava di essere tornata indietro a quando ero appena uscita dall’ospedale e non avevo ancora la protesi, le persone mi fissavano impietosite e io ero lì zitta, ma avrei voluto dirgli: «Sono un’atleta, non un caso umano e non avete idea di quanto correrò forte appena potrò farlo».
In Italia, le barriere architettoniche sono tante, ma ancor di più quelle mentali: se cominciassimo ad abbattere queste ultime, sarebbe tutto molto più semplice.
Dopo il mio incidente del 2019, mi diede forza l’ammirazione di medici ed infermieri, i quali mi attribuivano delle potenzialità motivazionali da mettere a disposizione di chi non avesse avuto la forza di rimettersi in gioco con la vita. A queste persone consiglierei di affacciarsi al mondo paralimpico, dove il significato fare sport raggiunge livelli impensabili, dove si è grandi a prescindere dalla prestazione e dove ogni atleta è un campione. Alle Olimpiadi si creano eroi. Alle Paralimpiadi arrivano gli eroi".
L'intervento completo di Ambra Sabatini è su La Stampa