05/05/2026
Nevralgia del pudendo: quando il dolore pelvico cronico diventa invalidante (ma i muscoli possono darti una rispettosa mano)
Chi soffre di nevralgia del pudendo conosce una forma di dolore che è difficile persino da descrivere agli altri.
Un bruciore, una f***a, una pressione costante nella zona perineale, genitale o rettale che non lascia tregua. Un dolore che peggiora stando seduti e migliora in piedi o sdraiati. Che rende impossibili gesti quotidiani normalissimi: lavorare, guidare, avere rapporti intimi, a volte anche solo indossare certi vestiti.
È una condizione che isola, perché è invisibile. Non si vede dall'esterno, spesso non compare negli esami strumentali, e questo rende il percorso ancora più difficile: chi ne soffre si trova spesso a dover dimostrare che il proprio dolore esiste davvero, dopo anni di visite e diagnosi mancate.
Vale la pena capire cosa sta succedendo dal punto di vista anatomico, perché avere un quadro chiaro del meccanismo è già di per sé qualcosa di utile.
Il nervo pudendo è il principale nervo sensitivo e motorio della zona perineale. Origina dal plesso sacrale, passa attraverso il grande forame ischiatico, costeggia il legamento sacrotuberoso e rientra nel bacino attraverso il piccolo forame ischiatico, per poi attraversare il canale di Alcock, uno spazio fibroso stretto all'interno del muscolo otturatore interno.
È questo il punto critico.
Il nervo pudendo percorre per un tratto significativo il suo cammino all'interno o nelle immediate vicinanze di strutture muscolari e legamentose: il piriforme, l'otturatore interno, i legamenti sacrotuberoso e sacrospinosо.
Quando questi muscoli sono cronicamente contratti e accorciati, il nervo non trova lo spazio di cui ha bisogno per scorrere liberamente. Viene compresso, stirato, irritato in modo continuo. E un nervo irritato in modo continuo sviluppa una sensibilizzazione progressiva: con il tempo, risponde al dolore anche a stimoli minimi, o anche in assenza di stimoli veri e propri.
Non è il nervo che è "rotto". È il tunnel muscolare e fasciale che lo circonda che è diventato troppo stretto.
Questo spiega qualcosa di importante: perché in molti casi di nevralgia del pudendo gli esami neurologici classici risultano nella norma, o mostrano alterazioni non proporzionali all'intensità del dolore. Perché la causa principale non è una lesione strutturale del nervo, ma una compressione meccanica mantenuta dai muscoli circostanti.
E questo cambia anche la prospettiva sul trattamento: molti si rivolgono alla chirurgia, nel comprensibile tentativo di liberarsi di questa condanna.
Purtroppo però molto spesso non cambia poi molto: non è come il tunnel carpale, che una volta liberato il nervo...è un'altra vita.
Il pudendo cronicizza facilmente, ed il fatto che le tensioni muscolari intorno rimangano fortissime fa sì che l'irritazione persista
Lavorare sulla muscolatura del bacino, ridurre l'ipertono del pavimento pelvico, allungare le strutture che comprimono il nervo lungo il suo percorso: piriforme, otturatore interno, catena posteriore, può ridurre la pressione meccanica sul nervo pudendo e con essa l'intensità degli stimoli dolorosi.
Non è una promessa di guarigione rapida, e sarebbe sbagliato presentarlo come tale. La nevralgia del pudendo è una condizione seria, multifattoriale, che richiede un approccio integrato e spesso un team di professionisti. Il lavoro muscolare è un pezzo importante di questo puzzle, ma non è il solo.
Quello che è importante sapere è che il dolore ha un meccanismo, e che quel meccanismo si può affrontare. Non bisogna rassegnarsi all'idea che non ci sia nulla da fare, perché non è così 💪
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