03/10/2026
Bastano un tavolo e un braccio per capire quanto controlliamo la nostra vita!
Nel mio studio c'è un esercizio che faccio fare a quasi tutti i miei pazienti che arrivano con un problema alla spalla. Si chiama pendolo di Codman. Ci si appoggia con una mano su un tavolo, si piega un po' il busto in avanti e si lascia l'altro braccio penzolare verso terra, morbido, come una corda appesa. Poi si dondola leggermente il corpo e il braccio dovrebbe dondolare da solo, senza che i muscoli del braccio e della spalla facciano niente.
Più semplice di così non si può.
Eppure ci sono persone che non ci riescono.
Parlo di persone a cui prima ho ovviamente controllato la spalla muovendola io, passivamente, il cui esito era negativo e quindi senza dolore e senza blocchi. L'articolazione era a posto. Eppure, appena chiedevo di lasciar andare il braccio, quel braccio restava rigido, oppure si muoveva ma lo stavano chiaramente guidando loro, oppure si fermava immediatamente.
Col tempo mi sono accorto di una cosa che all'inizio mi ha fatto sorridere e poi mi ha fatto pensare molto. Quelli che non riuscivano erano praticamente tutte persone che vivono con il loro “sistema di controllo” sempre acceso. Controllano il lavoro, la casa, i figli, il partner, e spesso anche le cose che non dipendono da loro.
Un giorno una signora, al terzo tentativo, un po' spazientita mi fa: "Ma io lo sto lasciando andare!". Le chiedo perché allora l’articolazione della spalla non si muove pur muovendo il corpo? Ci pensa un attimo e mi risponde: "Perché credo di non esserne capace, non so, forse non so proprio come si faccia”.
Ecco! Credo che in quella frase ci sia quasi tutto.
La prima cosa da sapere è che rilassare un muscolo non significa semplicemente smettere di usarlo. Per spegnere una contrazione il cervello deve attivare dei circuiti che la inibiscono, quindi lasciar andare è a tutti gli effetti un'azione, “un fare”, e come tutte le azioni si impara, si allena e si può anche, ahinoi, disimparare. Chi passa la vita a tenere, a stringere, a reggere, quei circuiti di inibizione li usa sempre meno.
La seconda cosa riguarda il modo in cui funziona il cervello, ed è un tema che mi sta appassionando molto ultimamente. In questo periodo sto leggendo diversi studi scientifici, compreso un libro che trovo davvero straordinario, “The Experience Machine - How Our Minds Predict And Shape Reality” di Andy Clark. L'idea di fondo è che il nostro cervello non aspetta di ricevere le informazioni dal mondo per poi reagire, ma passa tutto il tempo a fare previsioni su quello che sta per succedere, e poi le confronta con quello che accade davvero. E così anche i movimenti funzionano in questo modo, il cervello prevede il movimento e il movimento avviene per confermare la previsione.
Nel pendolo però il movimento non lo decidi tu, lo decide la gravità!
Per una persona abituata a "prevedere e dirigere" tutto, un braccio che va per conto suo è un pezzo di realtà che sfugge, e la risposta più veloce che ha a disposizione è irrigidire, così… torna tutto prevedibile!
Poi c'è il sistema nervoso autonomo. Chi vive in uno stato di allerta continua, anche lieve, ha un tono muscolare di base più alto (ipertonia), soprattutto su collo e spalle. Il trapezio è uno dei primi muscoli che si attivano sotto stress mentale, anche quando la persona è seduta e non sta facendo niente di fisico.
E alla fine il controllo diventa un'abitudine del corpo, oltre che della testa. Una piccola contrazione di guardia sempre presente, che dopo anni la persona non sente più, perché per lei quella è la sensazione di "stare rilassata".
Quindi la spalla sarebbe libera di muoversi, ma il sistema nervoso quel movimento non lo autorizza.
Adesso arriva la parte che secondo me è la più interessante, perché questa cosa si può provare anche se la spalla non vi fa male per niente. Vi serve solo un tavolo e, in caso, una persona di fiducia.
Appoggiate una mano al tavolo, piegatevi un po' in avanti e lasciate pendere l'altro braccio. Chiedete all'altra persona di prendervi la mano, sollevarla di 30-40 gradi e poi, senza avvisarvi, lasciarla. Se il braccio cade con 2-3 oscillazioni, giù di peso, come un oggetto, il vostro sistema nervoso sa lasciar andare. Se invece rimane per un attimo sospeso, se scende piano, se scende ma senza poi continuare con qualche oscillazione, o se vi accorgete che lo state "accompagnando" voi, c'è una parte di voi che non molla la presa.
Oppure, da soli, provate a dondolare il corpo (come faccio io nel video) e guardate cosa fa il braccio. Fate caso anche a due cose che di solito sfuggono, cioè se state trattenendo il respiro e se i vostri occhi continuano a fissare, a controllare, il braccio per vedere cosa sta facendo.
Non è un test scientifico validato, è un'osservazione nata dalla mia quotidiana pratica clinica, e non serve a dare etichette a nessuno. Però ha un pregio enorme, vi fa vedere nel corpo una cosa che a parole quasi sempre neghiamo. Molti miei pazienti, la prima volta che si sono accorti di non riuscire a lasciar oscillare il proprio braccio, alla mia semplice domanda come ad esempio: “Quanto controlla le cose durante il giorno?” mi hanno guardato e hanno detto qualcosa tipo "eh, in effetti...". E da lì, spesso, è cominciato il vero lavoro.
Provateci e poi scrivetemi com'è andata. Il vostro braccio è “felice” di dondolare… liberamente?