15/09/2026
Il Lavoro su di sé. Primo principio...
Nella cosmogonia induista ogni aspetto del Creatore viene incarnato da una divinità e nell’antichissima ma sempre attuale pratica dei Mantra (preghiere vocalizzate) si ha modo così di chiamare a raccolta specifiche caratteristiche del divino che in un dato momento di vita rispondono al bisogno del credente. Esistono quindi innumerevoli Mantra… ma di tutti uno, considerato “madre” della pratica, non nasce per chiedere qualcosa inerente il nostro mondo di Materia o meglio, ne evoca il principio generativo sottostante: l’intelligenza universale.
-Come scolpiva sulla tavola smeraldina Ermete Trismegisto nella prima legge cosmica-spirituale: “tutto è Spirito e l’universo è mentale”-
Si recita quindi questo Mantra prendendo ad esempio lo splendore del sole come connotato della saggezza ed onniscienza di Dio e ci si appella a questo nell’auspicare che la propria mente ed il proprio cuore ne mutuino almeno un po’, per vivere in uno stato di lucidità dove possa scorrere l’intuizione e prodursi oltre la chiarezza e la comprensione profonde, anche l’avve**re dei miracoli quotidiani, che si connettono alla propria fede e danno un senso “magico” all’andare del tempo.
Ecco che quindi il “lavoro su di sé” volto all’evoluzione e ad estrarre il meglio dalla propria individualità, da millenni è propugnato come la prima cosa da farsi.
Nel mio modo di fare Coaching lo sviluppo dell’aspetto spirituale è imprescindibile; esso accompagna i raggiungimenti oggettivi e ne significa la natura ultima conferendo spessore e direzione ad ogni azione messa in campo. Inoltre non si tratta di “ottimizzare” il proprio stato personale, ma di dare voce alla propria anima nei suoi slanci reali, affinché possano prendere forma in obiettivi da centrare.
No, non vi è necessità di recitare mantra, ma una volta entrati a contatto con la dinamica delle energie ed il tocco delle Forze destiniche, potrebbe ve**re voglia di farlo!