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dott.ssa Ombretta Cecchini Vivere, amarsi, piacersi. Dott.ssa Ombretta Cecchini

Una volta bastava dire: «Che ne dici se partiamo venerdì e torniamo domenica?».Oggi, prima di riuscire a organizzare un ...
16/10/2026

Una volta bastava dire: «Che ne dici se partiamo venerdì e torniamo domenica?».

Oggi, prima di riuscire a organizzare un fine settimana romantico, bisogna verificare gli impegni di lavoro, quelli familiari, gli appuntamenti con gli amici, le partite di padel e possibilmente anche le fasi lunari.

Poi c’è la questione della libertà personale. Perché proporre di trascorrere due giorni insieme potrebbe essere interpretato come un tentativo di limitare l’autonomia dell’altro.

E così finisci per presentare la proposta con tutte le cautele diplomatiche del caso: «Pensavo che magari, se non hai altri impegni, potremmo andare da qualche parte. Ma naturalmente senza obblighi».

Manca soltanto aggiungere che la proposta non è vincolante e può essere revocata in qualsiasi momento.

Per carità, siamo adulti, abbiamo vite piene, responsabilità e interessi che non devono necessariamente coincidere. E nessuno dovrebbe rinunciare alla propria individualità per stare in coppia.

Ma quando trascorrere del tempo insieme diventa una complicata operazione diplomatica, qualche domanda sarebbe il caso di farsela.

Perché il tempo da dedicare alla relazione non dovrebbe essere soltanto quello che avanza dopo aver sistemato tutto il resto.

Di queste e altre complicazioni dell’amore contemporaneo parleremo nel mio webinar gratuito:

AAA CERCASI PRINCIPE AZZURRO
Ma esistono ancora quelli normali?

📅 22 ottobre, ore 19
💻 Online e gratuito
Prenotazione obbligatoria

Trovi il link per iscriverti nei commenti .

E adesso dimmi: anche tu hai avuto la sensazione di dover chiedere un appuntamento per trascorrere del tempo con il tuo compagno?

15/10/2026

Una volta cercavamo il principe azzurro. Oggi ci basterebbe uno che risponda ai messaggi, sappia cosa vuole e non abbia bisogno di sei mesi per capire se gli piacciamo. Possibile che oggi la vera favola sia incontrare qualcuno che sappia semplicemente stare in una relazione?

Ne parliamo lunedì 19 ottobre nel mio webinar gratuito “AAA CERCASI PRINCIPE AZZURRO: ma esistono ancora quelli normali?”

Tra fiabe, psicologia e qualche inevitabile disavventura sentimentale, proveremo a capire perché certe storie continuano ad attirarci, anche quando sappiamo benissimo come andranno a finire. 😏

Se anche tu hai qualche domanda sul principe azzurro, ti aspetto!

Lui ha bisogno dei suoi spazi, dei suoi tempi, di capire cosa prova. E tu, che non vuoi essere quella che pretende, che ...
14/10/2026

Lui ha bisogno dei suoi spazi, dei suoi tempi, di capire cosa prova. E tu, che non vuoi essere quella che pretende, che insiste, che fa mille domande, cerchi di essere comprensiva.

Così, se non ti chiama, non chiedi perché. Se rimanda un appuntamento, fai finta che non sia un problema. Se non sai quando vi rivedrete, eviti di parlarne.
E quando finalmente vi incontrate, cerchi di goderti il momento senza rovinare tutto con quelle domande che, nel frattempo, ti sei fatta almeno cento volte.

Arrivi al punto che per paura di mettergli pressione, finisci per metterla a te stessa.
Devi controllare quello che dici, quello che chiedi, persino quello che provi.
Vorresti sentirlo? Aspetta che sia lui a cercarti.
Vorresti sapere che intenzioni ha? Meglio non affrontare l’argomento.
Qualcosa ti fa soffrire? Magari sei tu che dai troppa importanza alle cose.

Nel tempo cominci a diventare una versione di te che non disturba, non chiede, non si lamenta. Una donna apparentemente tranquillissima, che però dentro ha un sacco di cose da dire.

Il punto è che rispettare i tempi dell’altro non dovrebbe significare mettere continuamente da parte i propri bisogni.
E soprattutto, chiedere chiarezza, presenza o un po’ di reciprocità non equivale necessariamente a fare pressione.

Certo, l’altro è libero di non volere quello che vuoi tu. Ma anche tu dovresti sentirti libera di dirlo, senza vivere ogni conversazione come il rischio di mandare tutto all’aria.

C’è una domanda che, negli amori sospesi, tendiamo a farci troppo poco:
Se per non perderlo devo stare così attenta a essere me stessa, che cosa sto cercando di salvare esattamente?

È uno dei temi del libro Il filo di Arianna. Cosa rimane quando un amore finisce, il mio libro uscito ieri.

A voi è mai capitato di diventare molto più accomodanti di quanto foste davvero, per paura di allontanare qualcuno?
Sonzogno Editori

12/10/2026

Il ghosting non l’abbiamo inventato noi. Abbiamo soltanto trovato un nome moderno a un comportamento antichissimo. 🙄

Pensate a Teseo.

Arianna lo aiuta a sconfiggere il Minotauro, gli dà il filo per uscire dal labirinto, lascia tutto per seguirlo.

Lui aspetta che si addormenti, sale sulla nave e sparisce.

Oggi avrebbe probabilmente scritto «Ti chiamo domani». E poi avrebbe disattivato le notifiche. 😏

Ma provate a immaginare Arianna quando si sveglia.

Fino alla sera prima aveva un uomo accanto e un futuro davanti. La mattina dopo non aveva più nessuno dei due.

E soprattutto non sapeva perché.

Perché chi sparisce non evita il dolore della separazione. Evita soltanto di doverlo affrontare, lasciando all’altro tutte le domande.

E così chi rimane comincia a cercare spiegazioni, a ripercorrere ogni conversazione, a chiedersi quando sia cambiato qualcosa.

La storia è finita, ma nella sua testa continua.

Domani esce Il filo di Arianna. Cosa rimane quando un amore finisce, il mio quinto libro.

Scrivendolo mi sono resa conto di quanto certe storie siano incredibilmente attuali. Sono passati migliaia di anni, abbiamo inventato WhatsApp, ma non abbiamo ancora imparato tutti a dire «non voglio più stare con te».

E voi cosa ne pensate? È più doloroso essere lasciate o non sapere nemmeno perché?

Domani esce Il filo di Arianna. Cosa rimane quando un amore finisce.È il mio quinto libro, ma questa volta sento qualcos...
12/10/2026

Domani esce Il filo di Arianna. Cosa rimane quando un amore finisce.

È il mio quinto libro, ma questa volta sento qualcosa di diverso. Forse perché, mentre scrivevo di Arianna, mi sono ritrovata a pensare a tutte le donne che ho incontrato negli anni, alle loro storie, a quanto amore fossero state capaci di dare e a quanta fatica avessero fatto, dopo, per ritrovare se stesse.

E mi sono resa conto che quella di Arianna è una storia antichissima che continuiamo a vivere, in forme diverse, ancora oggi.

Quando una storia finisce male, soprattutto se ci abbiamo investito tantissimo, finiamo spesso per prendercela con noi stesse.

«Sono stata una stupida.»
«Ho dato troppo.»
«Avrei dovuto capirlo prima.»

Chissà se anche Arianna, ritrovandosi sola sull’isola di Nasso, si è fatta domande del genere.

Aveva aiutato Teseo a sconfiggere il Minotauro, aveva tradito la fiducia della propria famiglia, aveva lasciato tutto per seguirlo. Aveva scommesso su quell’amore una parte enorme della propria vita.

E lui? Se n’era andato.

Arianna non era necessariamente più innamorata di Teseo. Era certamente più disposta a rischiare per quella relazione.

Perché nelle relazioni sbilanciate non sempre uno ama e l’altro no. Qualche volta entrambi provano qualcosa, ma attribuiscono alla storia un’importanza molto diversa.

Uno fa progetti, l’altro preferisce vedere come vanno le cose. Uno cerca soluzioni quando qualcosa non funziona, l’altro aspetta che il problema si risolva. Uno rinuncia, si adatta, trova compromessi.

Finché la relazione continua, lo squilibrio può persino passare inosservato.

Poi arriva una crisi e scopri che quello che per te era un progetto di vita, per l’altro era una possibilità tra tante.

La tentazione, a quel punto, è rimproverarti di aver amato troppo.

Perché amare qualcuno, desiderare un futuro insieme e impegnarsi per costruirlo sono cose bellissime. Il problema nasce quando, per tenere in piedi quel futuro, cominci a sacrificare pezzi sempre più importanti del tuo presente.

Vi è mai capitato di accorgervi, magari soltanto alla fine, che eravate voi a tenere in piedi quasi tutta la relazione?

Bisogna riconoscere che Teseo aveva un bel coraggio. Entrare in un labirinto, affrontare il Minotauro, rischiare la vita...
11/10/2026

Bisogna riconoscere che Teseo aveva un bel coraggio. Entrare in un labirinto, affrontare il Minotauro, rischiare la vita per un’impresa che nessuno era riuscito a compiere.

Poi, però, quando si è trattato di lasciare Arianna, la donna che lo aveva aiutato a salvarsi, ha preferito aspettare che si addormentasse e andarsene senza una parola.

Insomma, il Minotauro sì, una conversazione difficile no. 🫩

E la cosa interessante è che, dopo migliaia di anni, questa contraddizione continua a essere piuttosto attuale.

Conosciamo persone capaci di affrontare responsabilità enormi sul lavoro, prendere decisioni complicate, gestire situazioni difficilissime. Persone determinate, sicure di sé, che sembrano non avere paura di niente.

Poi provi a chiedere: «Ma noi due, esattamente, che cosa stiamo facendo?».

E improvvisamente si apre un labirinto dal quale non riescono più a uscire. 😏

Perché il coraggio non è una qualità che possediamo una volta per tutte. Possiamo essere molto coraggiosi in alcuni ambiti della vita e terribilmente evitanti in altri.

Nelle relazioni, serve il coraggio di deludere qualcuno senza scappare, di dire una verità scomoda, di ammettere che i sentimenti sono cambiati e di accettare che l’altro possa soffrire per una nostra decisione.

E c’è una bella differenza tra non voler far soffrire qualcuno e non voler assistere alla sua sofferenza.

Nel primo caso ti preoccupi dell’altro. Nel secondo, qualche volta, stai soprattutto cercando di proteggere te stesso dal disagio, dal senso di colpa e dalle conseguenze della tua scelta.

Il problema è che evitare una conversazione difficile non evita il dolore. Lo lascia interamente sulle spalle di chi rimane.

È anche per questo che, scrivendo Il filo di Arianna, mi sono interessata tanto alla figura di Teseo. Perché possiamo essere eroi agli occhi del mondo e comportarci in modo molto meno eroico con le persone che ci amano.

E forse dovremmo cominciare a valutare il coraggio di qualcuno anche da come si comporta quando non vuole più restare.

Vi è mai capitato di conoscere una persona coraggiosissima nella vita, ma incapace di affrontare una conversazione sentimentale difficile?

Sai perché non funzionava. Ricordi le discussioni, le delusioni, le promesse rimaste a metà. Hai persino smesso di racco...
11/10/2026

Sai perché non funzionava. Ricordi le discussioni, le delusioni, le promesse rimaste a metà. Hai persino smesso di raccontarti che, con un po’ di pazienza in più, le cose sarebbero cambiate.

Eppure ti ritrovi a pensare: ma perché non poteva andare bene proprio con lui?

Non con un altro, magari più disponibile, più presente, più capace di amarti come avresti voluto. Proprio con lui.

Perché tu quella storia la volevi. Avevi scelto quella persona, ti piaceva il suo modo di ridere, conoscevi le sue stranezze, avevi imparato a volergli bene anche nei suoi aspetti meno facili.

Ti ritrovi a pensare a come sarebbe stato bello se avesse capito prima, se aveste litigato meno, se lui fosse riuscito a fare quel passo che aspettavi da tanto.

E il famoso “se” diventa un posto in cui torni continuamente.

Perché lì, in quella vita immaginaria, le cose si aggiustano. Lui capisce, tu finalmente ti senti amata come desideravi e tutto quello che avete attraversato trova un senso.

Peccato che non possiamo costruire una relazione con quello che sarebbe potuto succedere.

Possiamo rimpiangerlo, desiderarlo, perfino continuare ad amarlo per un po’.

Ma prima o poi dobbiamo fare i conti con la storia che abbiamo vissuto, non soltanto con quella che avremmo voluto vivere.

E questa, secondo me, è una delle parti più dolorose della fine di un amore: non smettere di desiderare quella persona, ma rinunciare alla speranza che insieme avreste potuto essere felici.

E tu? Hai sofferto di più per quello che è successo davvero o per tutto quello che, con lui, avrebbe potuto essere?

Tremila anni di evoluzione e siamo ancora qui a chiederci perché certi uomini spariscano invece di dire chiaramente quel...
11/10/2026

Tremila anni di evoluzione e siamo ancora qui a chiederci perché certi uomini spariscano invece di dire chiaramente quello che vogliono. 🥹

Teseo, bisogna riconoscerlo, era un uomo piuttosto intraprendente. Ha affrontato il Minotauro, è uscito dal labirinto, ha sfidato la morte.

Poi è arrivato il momento di fare i conti con Arianna, la donna che lo aveva aiutato a salvarsi, e ha pensato bene di prendere una nave e andarsene mentre lei dormiva.

Niente spiegazioni, niente discussioni, niente possibilità di replica.

Un precursore del ghosting, praticamente.

La cosa buffa è che oggi abbiamo a disposizione una quantità impressionante di strumenti per comunicare. Possiamo scriverci da qualsiasi parte del mondo, chiamarci, mandarci vocali di sette minuti per raccontare cosa abbiamo mangiato a pranzo.

Eppure, quando si tratta di dire qualcosa di scomodo, qualcuno diventa improvvisamente irraggiungibile.

Perché dire “non voglio più stare con te”, “ho cambiato idea”, “non provo quello che provi tu” significa assumersi la responsabilità di una scelta. Significa anche accettare di vedere la delusione dell’altro, ascoltare domande alle quali magari non abbiamo voglia di rispondere.

Sparire, invece, permette di evitare tutta quella parte spiacevole. Almeno a chi se ne va.

Chi rimane si ritrova a fare il lavoro di entrambi: capire cosa sia successo, immaginare spiegazioni, chiedersi cosa abbia sbagliato e perfino decidere da sola se la relazione sia davvero finita.

Ecco perché il ghosting può fare così male: non ti lascia soltanto senza una persona. Ti lascia anche senza una storia comprensibile di quello che è successo.

È una delle ragioni per cui ho voluto raccontare Arianna e Teseo nel mio libro Il filo di Arianna. Cosa rimane quando un amore finisce.

Perché sono passati migliaia di anni, abbiamo inventato WhatsApp, ma non abbiamo ancora imparato tutti a sostenere una conversazione difficile.

E voi? Cosa vi ha fatto soffrire di più: essere lasciate o non aver avuto nemmeno la possibilità di capire perché?

Ci sono separazioni che fanno male anche quando sai perfettamente che quella storia non poteva continuare.Perché il prob...
10/10/2026

Ci sono separazioni che fanno male anche quando sai perfettamente che quella storia non poteva continuare.

Perché il problema è che i sentimenti non finiscono necessariamente insieme alle relazioni. E così ti ritrovi a sentire la mancanza di qualcuno che, forse, non vorresti nemmeno più accanto.

Inoltre quando un amore finisce, dobbiamo fare i conti anche con tutto quello che avevamo costruito nella nostra immaginazione. Quel viaggio che prima o poi avreste fatto, la casa che avreste scelto, le domeniche insieme, la vecchiaia che sembrava ancora lontanissima.

E poi c’è quella domanda antipatica che arriva soprattutto quando siamo state lasciate: “Perché non sono stata abbastanza?”

Abbastanza bella, interessante, paziente, comprensiva. Come se esistesse una versione migliore di noi capace di impedire all’altro di andarsene.

La verità è che una separazione può mettere in discussione molto più di una relazione. Può incrinare la fiducia che avevamo in noi stesse, nelle nostre scelte, perfino nella nostra capacità di riconoscere l’amore.

E sapete qual è una delle cose più dolorose?

Accorgersi che, mentre cercavamo disperatamente di non perdere l’altro, avevamo cominciato a rinunciare a pezzi di noi.

Da una domanda che mi accompagna da tempo, anche nel mio lavoro: quando qualcuno esce dalla nostra vita, come facciamo a ritrovare la strada verso noi stesse?

Perché non sempre possiamo scegliere come finisce una storia. Ma quello che ne faremo, prima o poi, torna a essere una nostra possibilità.

E tu, quando è finito un amore importante, qual è stata la cosa più difficile da perdere: lui, il futuro che immaginavi o la donna che eri diventata accanto a lui?

Indirizzo

Via Di Porta Castello
Rome
00192

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