10/09/2026
Nel terzo capitolo dello Yoni Ta**ra, Shiva dice a Parvati una cosa che suona quasi come un rimprovero: senza il culto della yoni, ogni altro culto resta vuoto.
È una frase scritta duemila anni prima che qualcuno in laboratorio riuscisse a misurare cosa succede davvero nel corpo quando viene toccato con cura.
Oggi quella misura ha un nome. La sua traduzione scientifico-chimica è l'ossitocina.
Si libera quando un abbraccio dura più di venti secondi, quando una mano scorre sulla pelle a una velocità particolare — attorno ai tre centimetri al secondo, secondo alcuni studi — che il sistema nervoso interpreta come sicura.
Ci sono fibre nervose dedicate proprio a questo, le C-tattili.
Non registrano dove vieni toccata, solo che lo sei.
E da lì parte una piccola cascata: il cortisolo scende, la pressione si abbassa, il battito rallenta, e per qualche ora anche le difese immunitarie funzionano un po' meglio.
Quante volte, nell'ultima settimana, ti è capitato un contatto così?
Non una stretta di mano frettolosa, non l'abbraccio di circostanza sulla porta.
Un tocco che dura, che non ha fretta di concludersi — quello che nei testi antichi veniva chiamato venerazione, e che il corpo continua a cercare anche quando ha smesso di saperlo nominare.
Per tante persone, se sono oneste con se stesse, la risposta è: quasi mai.
Non perché manchino le relazioni intorno a loro.
Piuttosto perché il tocco, oggi, si è ristretto a due soli registri: quello sessuale, che ha bisogno di un contesto preciso per attivarsi, e quello clinico o di cortesia, rapido, quasi automatico.
Nel mezzo, il tocco che non chiede niente e non deve portare da nessuna parte, sta sparendo.
Il corpo, da parte sua, non lo dice ad alta voce. Ma tiene il conto.
Chi vive a lungo senza un contatto di questo tipo tende a dormire peggio, ad avere l'umore più basso senza una ragione precisa, a sentirsi più teso del solito — e non è un segno di fragilità, è semplicemente un organismo che si è evoluto per ricevere regolarmente qualcosa che oggi arriva col contagocce.
Il ta**ra la chiamava venerazione.
La chimica la chiama ossitocina.
Sono due lingue diverse che descrivono la stessa scoperta: un corpo lasciato senza contatto non muore, ma smette pian piano di vivere del tutto.
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