22/08/2026
Stasera ho conosciuto Luigi.
Ha 86 anni e l'ho incontrato per caso, a una sagra qui in vacanza.
Prima ancora di conoscerlo, però, l'ho fotografato.
Era seduto lì, in mezzo alla gente, alle luci, alle voci della festa.
Non so spiegare bene cosa mi abbia colpita. Forse il suo sguardo. Forse quelle mani. Forse quel modo di stare in mezzo a tante persone e sembrare, per un istante, altrove.
Gli ho rubato uno scatto... Poi mi sono avvicinata e gliel'ho mostrato.
E da una fotografia è cominciato un incontro.
Luigi è stato professore di italiano e storia. Ha insegnato per tanti anni e tanti anni fa è arrivato qui insieme a sua moglie, Carmela.
Lei aveva dieci anni meno di lui e si erano conosciuti perché Luigi le dava ripetizioni.
Poi si erano innamorati.
Mentre me lo raccontava ha sorriso ricordando che, durante tutto il loro primo anno di fidanzamento, Carmela continuava a dargli del voi.
Mi ha fatto sorridere immaginarli così. Giovani, innamorati e ancora un po' professore e studentessa.
Poi la nostra conversazione è andata altrove e abbiamo parlato di fede.
Di un cattolicesimo che possa essere anche critico, capace di interrogarsi.
Abbiamo parlato di quanto, forse, Gesù si possa incontrare soprattutto nelle persone vere, nell'umanità che ci passa accanto.
E, inevitabilmente, abbiamo parlato d'amore.
Luigi mi ha detto che quando si condivide la vita con qualcuno non bisognerebbe mai commettere l'errore di pensare che l'altro sappia già.
Bisogna dirle le cose.
Bisogna dire ti amo.
Bisogna dire sei importante per me.
Bisogna dire quello che vediamo nell'altro mentre abbiamo ancora la possibilità di guardarlo negli occhi.
Carmela non c'è più.
È morta tre anni fa.
Un tumore se l'è portata via in tre mesi.
E a un certo punto, mentre parlavamo della donna con cui aveva condiviso la sua vita, Luigi ha detto semplicemente:
«Mia moglie era bellissima. E non gliel'ho mai detto.»
Questa frase mi ha attraversata, perché a volte amiamo qualcuno per una vita intera e siamo convinti che sappia tutto.
Che sappia quanto lo troviamo bello.
Quanto siamo fieri di lui.
Quanto ci piace averlo accanto.
Quanto un pezzo della nostra felicità abbia il suo nome.
Pensiamo che si veda e forse si vede davvero, ma sentirlo dire è un'altra cosa.
Stasera sono andata a una sagra e, in mezzo a centinaia di persone, il mio sguardo si è fermato su un uomo che non avevo mai visto.
Ho scattato una fotografia pensando di aver catturato un momento.
Invece è stato Luigi a regalare qualcosa a me.
Un pezzo della sua vita.
Il ricordo di Carmela.
E una frase che credo porterò con me:
non lasciamo che le parole più belle diventino parole che avremmo voluto dire.
Diciamole.
Finché siamo in tempo.