22/08/2026
Dell’emergenza caldo raccontiamo soprattutto gli effetti sul corpo: disidratazione, cali di pressione, accessi al pronto soccorso. Parliamo molto meno di ciò che accade alla vita psicologica e alle relazioni quando, per molte ore, uscire diventa impossibile.
Le città si svuotano, le tapparelle si abbassano e chi ha meno autonomia resta chiuso in casa ad aspettare la sera. Succede ai bambini, che dipendono dagli adulti per incontrare i coetanei, giocare e muoversi. Succede agli anziani, per i quali anche una breve passeggiata o andare a fare la spesa può diventare rischioso.
Per i più piccoli, le giornate senza movimento e senza relazioni finiscono facilmente davanti a uno schermo. La ricerca “Bambini Digitali”, condotta da Di.Te. e SIPEC su 6.666 famiglie, mostra che il 61,4% dei bambini tra zero e sei anni utilizza ogni giorno un dispositivo. Se lo schermo diventa la risposta abituale alla noia, all’irritazione e alla solitudine, rischia di rimanerlo anche quando l’estate è finita.
Per molti anziani, invece, perdere la passeggiata, le commissioni e le poche parole scambiate nel quartiere significa rinunciare a quei gesti che danno ordine alla giornata. Il telefono può mantenere un contatto, ma quando diventa l’unico legame con figli e nipoti può anche nascondere una solitudine che avremmo il dovere di riconoscere.
In mezzo ci sono le famiglie e i caregiver, chiamati a occuparsi contemporaneamente di figli e genitori anziani, spesso senza spazi freschi, servizi o qualcuno a cui chiedere aiuto.
Proteggere dal caldo non può significare isolare. Nel mio nuovo articolo su Repubblica Salute parlo di bambini, anziani, famiglie e di città che devono ripensare servizi e luoghi d’incontro davanti a estati ormai profondamente cambiate.
Leggi l’articolo completo qui:
https://www.repubblica.it/salute/2026/08/21/news/quando_il_caldo_estremo_e_le_tapparelle_chiuse_cancellano_la_nostra_socialita-425538372/