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Grappiolo and Group Ortopedici specialisti nelle patologie dell’anca e del ginocchio. Visite, consulenze e interventi chirurgici in tutta Italia.

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20/08/2026

Studiare gli infortuni degli atleti ha permesso di comprendere meglio come si lesionano i legamenti, in quali condizioni la cartilagine viene sottoposta a maggiore stress e quali strategie motorie possono migliorare la stabilità del ginocchio.

Le conoscenze sviluppate nella prevenzione sportiva trovano applicazione anche nei percorsi ortopedici e protesici. Allenare controllo neuromuscolare, forza e coordinazione aiuta infatti l’articolazione a gestire meglio il carico, sia prima sia dopo un intervento.

Lo stesso vale per l’anca: alcune combinazioni di rotazione e apertura articolare, frequenti nel calcio, nelle arti marziali o nel ballo, possono diventare rilevanti quando vengono ripetute ad alta intensità o in presenza di una predisposizione.

Nel video il Prof. Mattia Loppini racconta come l’esperienza maturata con gli atleti di alto livello possa tradursi in indicazioni utili per tutti i pazienti.

Con le infradito, le dita del piede lavorano a ogni passo per impedire alla ciabatta di scivolare. Questo piccolo gesto,...
17/08/2026

Con le infradito, le dita del piede lavorano a ogni passo per impedire alla ciabatta di scivolare. Questo piccolo gesto, ripetuto migliaia di volte, modifica l’intera meccanica della camminata.

La classica infradito piatta lascia il tallone libero e offre un appoggio minimo. Per mantenerla aderente, le dita si flettono continuamente in una sorta di presa involontaria. La muscolatura plantare resta così in tensione, mentre il piede perde fluidità durante la rullata dal tallone alla punta.

Anche la caviglia deve compensare. Senza un contenimento posteriore, il tallone oscilla lateralmente e i muscoli stabilizzatori sono costretti a correggere l’appoggio a ogni passo. Su tragitti brevi il problema può restare impercettibile; durante lunghe passeggiate su asfalto, selciati o lungomare, la somma di queste correzioni può favorire affaticamento e dolore.

Il cosiddetto sandalo “alla tedesca” presenta una struttura differente. La concavità posteriore accoglie il tallone, le fibbie limitano lo scivolamento e il supporto dell’arco plantare riduce il cedimento del piede verso l’interno. Questa stabilità permette alla caviglia di lavorare in una posizione più controllata e influenza anche l’allineamento delle articolazioni superiori.

Il piede, infatti, non è un elemento isolato. Quando cede verso l’interno, la tibia tende a ruotare, il ginocchio viene portato verso una posizione di valgo e l’anca deve compensare per mantenere il bacino stabile. È la cosiddetta catena cinetica: una variazione dell’appoggio può produrre conseguenze lungo tutto l’arto inferiore.

A ogni passo, inoltre, il terreno restituisce al corpo una forza superiore al solo peso statico. Una suola completamente piatta e sottile assorbe poco l’urto, lasciando a ginocchio e anca una quota maggiore del lavoro di ammortizzazione. Per questo una calzatura estiva stabile, con plantare strutturato e un minimo spessore, è generalmente più adatta ai tragitti prolungati.

Lo stesso principio vale al rientro in città. Dopo settimane trascorse con calzature aperte, infilare immediatamente scarpe rigide e strette può alterare la rullata e irrigidire il passo. Una pianta comoda, una suola ammortizzata e un dislivello moderato tra tallone e punta aiutano il piede a ritrovare gradualmente una meccanica più efficiente.

Anche camminare scalzi richiede qualche distinzione.
Erba e superfici naturali permettono al piede di adattarsi al terreno; piastrelle, marmo e parquet restituiscono invece quasi interamente l’impatto del tallone. Trascorrere molte ore scalzi su superfici dure può quindi aumentare le sollecitazioni che risalgono verso ginocchia e anche.

Le infradito possono restare una scelta pratica per pochi metri tra lettino e mare. Per passeggiare, guidare o trascorrere molte ore in piedi, una calzatura che contenga il tallone e sostenga l’arco plantare offre una biomeccanica più favorevole.

🔗 Nell’articolo completo l’Équipe di Grappiolo and Group analizza infradito, sandali anatomici, scarpe da città e camminata a piedi nudi: https://grappioloandgroup.it/team-infradito-o-team-sandali-alla-tedesca-ecco-chi-sta-salvando-davvero-le-proprie-articolazioni/

All’inizio, l’artrosi giovanile del ginocchio può sembrare un semplice sovraccarico.Il dolore compare durante la corsa, ...
14/08/2026

All’inizio, l’artrosi giovanile del ginocchio può sembrare un semplice sovraccarico.

Il dolore compare durante la corsa, sulle scale o dopo una camminata prolungata, poi si attenua con il riposo. Proprio questa alternanza porta spesso a sottovalutarlo, soprattutto in una persona giovane e ancora attiva.

In questi casi, l’usura della cartilagine è frequentemente legata alla storia dell’articolazione.
Un trauma sportivo, una lesione meniscale, un precedente intervento o un ginocchio varo o valgo possono modificare la distribuzione del carico, concentrando le sollecitazioni su una parte specifica del ginocchio.

Con il tempo cambiano anche le abitudini: si riduce lo sport, si evita di accovacciarsi, si affrontano le scale con maggiore cautela oppure si accorciano le distanze percorse. Sono adattamenti spontanei che segnalano una minore tolleranza dell’articolazione allo sforzo.

La valutazione specialistica permette di analizzare stabilità, allineamento e condizioni delle diverse strutture del ginocchio, così da comprendere quale zona sia coinvolta e quali tessuti siano ancora preservati.

Nei pazienti giovani, il percorso viene definito in base all’estensione dell’artrosi e alle caratteristiche dell’articolazione. Può comprendere recupero muscolare, gestione dei carichi e trattamenti conservativi oppure, nei casi selezionati, procedure mirate alla zona danneggiata.

Quando il dolore ritorna sotto sforzo o inizia a modificare il modo di muoversi, approfondirne l’origine permette di individuare il percorso più appropriato.

11/08/2026

Una visita ortopedica non serve soltanto quando il dolore è diventato difficile da sopportare.

Può essere utile quando un’articolazione comincia a modificare gesti apparentemente ordinari: entrare in automobile, affrontare le scale, accovacciarsi o riprendere l’attività sportiva con la stessa sicurezza di prima.

Anche un trauma considerato banale può lasciare conseguenze che emergono gradualmente. Una distorsione o una caduta meritano attenzione soprattutto quando il gonfiore persiste, il movimento resta limitato o compare una sensazione di instabilità.

Esistono poi patologie sistemiche che possono coinvolgere le articolazioni e richiedere una lettura specialistica del sintomo, inserita nel quadro clinico complessivo.

Nel video, il Dott. Riccardo Ruggeri spiega quando una prima valutazione può aiutare a comprendere l’origine del problema e a scegliere il percorso più appropriato.

Nel nuoto, l’acqua riduce il peso sulle articolazioni, ma non neutralizza le torsioni. È per questo che una nuotata a ra...
07/08/2026

Nel nuoto, l’acqua riduce il peso sulle articolazioni, ma non neutralizza le torsioni.
È per questo che una nuotata a rana può riaccendere il dolore all’anca o nella parte interna del ginocchio.

Durante la gambata, le anche si flettono, si aprono e ruotano verso l’esterno per preparare la spinta.

In un’articolazione sana, questa combinazione di movimenti può essere ben tollerata.
Quando la cartilagine è usurata, la capsula è rigida o la mobilità si è già ridotta, la testa del femore viene invece portata verso i limiti dell’acetabolo, aumentando attrito e tensione sui tessuti.

Anche il ginocchio viene coinvolto.

Nella fase di chiusura delle gambe riceve una sollecitazione combinata di rotazione e spinta laterale, spesso definita “frustata”. Se il menisco mediale o il legamento collaterale interno sono già sensibili, il fastidio può comparire alcune ore dopo la nuotata, con dolore sordo e pulsante.

Questo non significa che chi soffre di artrosi debba rinunciare all’acqua. Significa scegliere movimenti più compatibili con la biomeccanica dell’articolazione.

Stile libero e dorso mantengono le gambe maggiormente in asse e riducono le rotazioni estreme.
La battuta dovrebbe partire dal bacino, con anche e ginocchia quasi distese, evitando di “pedalare” piegando eccessivamente le gambe.
In questo modo l’acqua sostiene il corpo, mentre la muscolatura lavora con una sollecitazione più uniforme.

Fuori dall’acqua, invece, la spiaggia presenta due superfici opposte ma entrambe impegnative. Sulla sabbia asciutta il piede affonda e i muscoli stabilizzatori del bacino devono lavorare molto di più. Sul bagnasciuga il terreno è compatto, ma la pendenza costringe le gambe a muoversi su due altezze diverse, creando centinaia di piccoli compensi asimmetrici durante una passeggiata prolungata.

La soluzione più favorevole è spesso qualche metro più avanti: camminare con l’acqua all’altezza del bacino o del petto. L’immersione riduce progressivamente il peso che grava su anca e ginocchio, mentre la resistenza dell’acqua permette ai muscoli di lavorare in modo graduale. Il movimento diventa così un esercizio di rinforzo a basso impatto.

Anche la durata deve essere proporzionata. Più passeggiate brevi distribuite nella giornata risultano generalmente meglio tollerate rispetto a un’unica sessione molto lunga dopo ore trascorse immobili sul lettino.

Il segnale da osservare arriva spesso il giorno successivo: rigidità nei primi passi, una morsa all’inguine o dolore interno al ginocchio indicano che la soglia di tolleranza dell’articolazione potrebbe essere stata superata.
In quel caso è utile ridurre il carico e privilegiare movimenti in acqua alta.

Il mare può diventare un ambiente favorevole per le articolazioni, ma il beneficio dipende dallo stile, dalla profondità dell’acqua e dal modo in cui il corpo risponde allo sforzo.

🔗 Nell’articolo completo trovi il vademecum di Grappiolo and Group dedicato a nuoto, passeggiate in spiaggia, pinne, acquagym e attività dopo la protesi: https://grappioloandgroup.it/il-nuoto-e-uno-sport-completo-ma-siamo-sicuri-che-faccia-sempre-bene-alle-tue-anche/

05/08/2026

Un’incisione più corta non rende automaticamente un intervento meno invasivo.

Nella chirurgia protesica, la qualità dell’approccio si misura soprattutto da ciò che accade al di sotto della pelle: dalla visibilità del campo operatorio, al rispetto della muscolatura, dalla protezione dei tessuti alla preservazione dell’osso.

Ridurre eccessivamente l’accesso può perfino produrre l’effetto opposto, quando costringe il chirurgo a esercitare una maggiore trazione sui tessuti per raggiungere l’articolazione.

Per questo è più corretto parlare di chirurgia mininvasiva: un approccio calibrato sulle caratteristiche del paziente e dell’intervento, nel quale ogni gesto viene progettato per limitare il trauma chirurgico e tutelare la funzione articolare.

Il Dott. Rocco Cannata spiega perché la dimensione del taglio racconta solo una parte dell’intervento.

👉 Condividi il video con chi associa ancora la mininvasività esclusivamente a una piccola cicatrice.

23/07/2026

Quando il quadro clinico lo consente, arrivare all’intervento mantenendo un buon livello di attività fisica rappresenta spesso un vantaggio per il recupero.

L’artrosi tende naturalmente a far muovere meno: il dolore aumenta, la muscolatura perde forza e alcuni gesti quotidiani diventano progressivamente più difficili. Proprio per questo motivo, nelle settimane che precedono l’intervento, può essere utile lavorare sul mantenimento del tono muscolare e della funzionalità articolare.

Questo percorso prende il nome di pre-habilitation e comprende esercizi mirati, attività aerobica a basso impatto e strategie personalizzate costruite insieme al chirurgo e al fisioterapista.

Preparare il corpo all’intervento significa infatti creare le condizioni migliori per affrontare le prime fasi del recupero e favorire una ripresa più efficace del movimento.

Nel video il Dott. Giovanni Battista Scasso spiega perché il recupero inizia prima dell’intervento e quale ruolo può avere l’attività fisica in questa fase.

Per anni è stata considerata poco più di una credenza popolare.Eppure oggi sappiamo che il legame tra cambiamenti meteor...
20/07/2026

Per anni è stata considerata poco più di una credenza popolare.

Eppure oggi sappiamo che il legame tra cambiamenti meteorologici e dolore articolare ha basi fisiologiche che la ricerca continua ad approfondire.

Quando una perturbazione si avvicina, la pressione atmosferica diminuisce. Questo cambiamento modifica l'equilibrio fisico a cui sono sottoposti i tessuti articolari e può influenzare il comportamento del liquido sinoviale, la sostanza che permette alle superfici articolari di muoversi con fluidità.

In un'articolazione integra questi adattamenti avvengono senza particolari conseguenze.

Quando invece la cartilagine è già assottigliata, è presente un'artrosi iniziale oppure esistono esiti di vecchi traumi, anche variazioni atmosferiche relativamente modeste possono rendere più evidente una condizione infiammatoria già presente.

Per questo alcune persone riferiscono rigidità, pesantezza o dolore ancora prima dell'arrivo della pioggia.

L'estate, inoltre, espone le articolazioni a continui sbalzi ambientali. Nel giro di poche ore si può passare da temperature molto elevate a temporali intensi, con un brusco aumento dell'umidità e una rapida diminuzione della temperatura.

Anche questi fattori contribuiscono a modificare il comportamento di muscoli, tendini e tessuti periarticolari. La muscolatura tende a irrigidirsi, la mobilità può ridursi e un'articolazione già sensibile diventa più vulnerabile ai sovraccarichi.

La risposta, però, non è smettere di muoversi.

Al contrario, mantenere un'attività fisica regolare e a basso impatto aiuta a preservare la mobilità articolare e favorisce la fisiologica lubrificazione della cartilagine. Anche piccoli accorgimenti, come evitare movimenti bruschi appena alzati dal letto, limitare gli sbalzi termici dovuti all'aria condizionata e mantenere una corretta idratazione, possono contribuire a ridurre il fastidio nei giorni caratterizzati da importanti variazioni meteorologiche.

Comprendere questi meccanismi significa interpretare meglio i segnali del proprio corpo.

Non per attribuire ogni dolore al meteo, ma per riconoscere quando un'articolazione sta manifestando una condizione che merita attenzione.

Nell'articolo approfondiamo cosa accade realmente all'interno di anca e ginocchio durante il cambio del tempo, quali sono le ipotesi scientifiche oggi più condivise e quali strategie possono aiutare a gestire questi episodi nella vita quotidiana.

👉 Leggi l'approfondimento completo qui: https://grappioloandgroup.it/meteoropatia-e-dolori-articolari-cosa-succede-ad-anca-e-ginocchio-quando-cambia-il-tempo/

16/07/2026

Non esiste una protesi specifica per lo sportivo.

L’obiettivo della chirurgia protesica moderna non è impiantare un dispositivo diverso, ma ricostruire nel modo più accurato possibile biomeccanica, lunghezza dell’arto, stabilità e funzionalità articolare.

Il ritorno all’attività fisica dipende soprattutto dalla qualità dell’intervento, dalla corretta indicazione chirurgica e dal percorso riabilitativo che segue l’operazione.

Una protesi ben integrata deve permettere al paziente di tornare a muoversi con sicurezza e naturalezza, adattandosi alle sue esigenze funzionali e al suo stile di vita.

Nel video il Dott. Edoardo Guazzoni affronta uno dei falsi miti più diffusi sulla chirurgia protesica dell’anca.

Salva il post se pratichi sport e stai valutando un intervento all’anca.

L'estate modifica profondamente il modo in cui utilizziamo il nostro corpo.In pochi giorni si passa da settimane trascor...
14/07/2026

L'estate modifica profondamente il modo in cui utilizziamo il nostro corpo.

In pochi giorni si passa da settimane trascorse prevalentemente tra ufficio, automobile e vita sedentaria a lunghe camminate sul bagnasciuga, escursioni in montagna, balli serali, sport in spiaggia e attività che aumentano in modo improvviso il carico sulle articolazioni.

È proprio questo cambiamento repentino, più ancora dell'attività fisica in sé, a rappresentare uno dei principali fattori di sovraccarico per anca e ginocchio.

Dal punto di vista ortopedico il movimento rimane uno degli strumenti più efficaci per mantenere in salute le articolazioni. Perché produca benefici, però, deve rispettare la biomeccanica del corpo.

Nel nostro nuovo approfondimento abbiamo raccolto alcune situazioni tipiche dell'estate che meritano particolare attenzione.

Ad esempio, durante il trekking è la discesa a richiedere il maggiore lavoro alle articolazioni. La frenata esercitata dalla muscolatura e l'azione della gravità aumentano le forze che attraversano ginocchio e anca, soprattutto quando il terreno è irregolare o lo zaino è pesante.

Anche la spiaggia presenta aspetti meno intuitivi. Camminare per lunghi tratti sul bagnasciuga significa mantenere il bacino costantemente inclinato perché una gamba lavora su un piano più alto dell'altra. Nel tempo questo squilibrio può aumentare le sollecitazioni articolari. Camminare in acqua, invece, permette di sfruttare il galleggiamento e ridurre il carico mantenendo il movimento.

Persino il ballo, spesso considerato soltanto un momento di svago, rappresenta un'attività estremamente utile per la salute articolare quando viene praticato con calzature adeguate e su superfici idonee. Al contrario, torsioni improvvise eseguite con il piede bloccato o l'utilizzo di infradito possono aumentare il rischio di infiammazioni e microtraumi.

Infine, è importante imparare a distinguere un normale affaticamento muscolare da un dolore articolare vero e proprio.

L'indolenzimento compare generalmente il giorno successivo allo sforzo e tende ad attenuarsi quando ci si rimette in movimento.

Il dolore articolare, invece, è più localizzato, aumenta durante il carico e spesso continua anche a riposo. È un segnale che merita attenzione perché indica che l'articolazione sta lavorando oltre la propria capacità di adattamento.

Muoversi resta una delle migliori forme di prevenzione, purché il movimento venga adattato alle caratteristiche delle proprie articolazioni.

👉 Nell'articolo trovi tutti gli approfondimenti dedicati agli sport estivi e ai segnali che aiutano a riconoscere quando è il momento di fermarsi.

Leggilo qui: https://grappioloandgroup.it/come-proteggere-anca-e-ginocchio-in-vacanza-la-guida-pratica-di-grappiolo-and-group/

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