07/08/2026
Nel nuoto, l’acqua riduce il peso sulle articolazioni, ma non neutralizza le torsioni.
È per questo che una nuotata a rana può riaccendere il dolore all’anca o nella parte interna del ginocchio.
Durante la gambata, le anche si flettono, si aprono e ruotano verso l’esterno per preparare la spinta.
In un’articolazione sana, questa combinazione di movimenti può essere ben tollerata.
Quando la cartilagine è usurata, la capsula è rigida o la mobilità si è già ridotta, la testa del femore viene invece portata verso i limiti dell’acetabolo, aumentando attrito e tensione sui tessuti.
Anche il ginocchio viene coinvolto.
Nella fase di chiusura delle gambe riceve una sollecitazione combinata di rotazione e spinta laterale, spesso definita “frustata”. Se il menisco mediale o il legamento collaterale interno sono già sensibili, il fastidio può comparire alcune ore dopo la nuotata, con dolore sordo e pulsante.
Questo non significa che chi soffre di artrosi debba rinunciare all’acqua. Significa scegliere movimenti più compatibili con la biomeccanica dell’articolazione.
Stile libero e dorso mantengono le gambe maggiormente in asse e riducono le rotazioni estreme.
La battuta dovrebbe partire dal bacino, con anche e ginocchia quasi distese, evitando di “pedalare” piegando eccessivamente le gambe.
In questo modo l’acqua sostiene il corpo, mentre la muscolatura lavora con una sollecitazione più uniforme.
Fuori dall’acqua, invece, la spiaggia presenta due superfici opposte ma entrambe impegnative. Sulla sabbia asciutta il piede affonda e i muscoli stabilizzatori del bacino devono lavorare molto di più. Sul bagnasciuga il terreno è compatto, ma la pendenza costringe le gambe a muoversi su due altezze diverse, creando centinaia di piccoli compensi asimmetrici durante una passeggiata prolungata.
La soluzione più favorevole è spesso qualche metro più avanti: camminare con l’acqua all’altezza del bacino o del petto. L’immersione riduce progressivamente il peso che grava su anca e ginocchio, mentre la resistenza dell’acqua permette ai muscoli di lavorare in modo graduale. Il movimento diventa così un esercizio di rinforzo a basso impatto.
Anche la durata deve essere proporzionata. Più passeggiate brevi distribuite nella giornata risultano generalmente meglio tollerate rispetto a un’unica sessione molto lunga dopo ore trascorse immobili sul lettino.
Il segnale da osservare arriva spesso il giorno successivo: rigidità nei primi passi, una morsa all’inguine o dolore interno al ginocchio indicano che la soglia di tolleranza dell’articolazione potrebbe essere stata superata.
In quel caso è utile ridurre il carico e privilegiare movimenti in acqua alta.
Il mare può diventare un ambiente favorevole per le articolazioni, ma il beneficio dipende dallo stile, dalla profondità dell’acqua e dal modo in cui il corpo risponde allo sforzo.
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