10/06/2026
A volte le persone che arrivano da noi descrivono la stessa sensazione, con parole molto simili tra loro: “riesco a stare in controllo per un po’, poi tutto crolla”.
E quasi sempre, subito dopo, arriva anche la stessa interpretazione: “mi manca forza di volontà”.
È un pensiero comprensibile, perché dall’esterno sembra proprio così.
Ma nel lavoro clinico quotidiano quello che vediamo è qualcosa di diverso, più profondo e anche più umano.
Non una mancanza, non un difetto personale, ma un sistema che a un certo punto diventa semplicemente troppo faticoso da sostenere.
Da una parte c’è il corpo, che non ha bisogno di rigidità ma di un percorso costruito su misura: sostenibile, realistico, capace di adattarsi alla vita reale, non a regole perfette ma impossibili da mantenere.
Dall’altra c’è la mente, che lentamente si affatica quando il cibo diventa un insieme di divieti, controllo costante e pressione continua.
Quando queste due parti non riescono più a dialogare tra loro, si attiva spesso un ciclo che molte persone riconoscono con disagio: controllo, rigidità, stanchezza mentale, perdita di controllo e poi senso di colpa.
Per questo il nostro lavoro integra sempre entrambe le dimensioni, quella nutrizionale e quella psicologica, perché non possono davvero essere separate quando si parla del rapporto con il cibo e con il proprio corpo.
Non si tratta di imparare a controllarsi di più, ma di costruire qualcosa che non richieda di essere in lotta continua.
Qualcosa di più stabile, più umano e più sostenibile nel tempo.
Se ti riconosci in questo ciclo, puoi scriverci: possiamo ragionarci insieme.
Dott. Luca Lattuada
Dott.ssa Maria Irno