Dott.ssa Maria Giovanna Barra psicologa-psicoterapeuta Salerno

Dott.ssa Maria Giovanna Barra psicologa-psicoterapeuta  Salerno "Finirai per trovarla la Via...se prima hai il coraggio di perderti". T. Terzani Ha conseguito un master in Psicodiagnostica clinica e delle istituzioni.

La dott.ssa Barra si è laureata con lode presso l'Università "La Sapienza" di Roma. Si è specializzata, inoltre, in Psicoterapia ad orientamento sistemico-relazionale, presso l'I.P.R. di Napoli (Prof. Baldascini), sede dell'Accademia di Psicoterapia della famiglia. Attualmente segue un master in supervisione clinica e si sta formando alla didattica, presso il medesimo istituto. Da anni lavora nel campo delle dipendenze patologiche, collaborando con l'Associazione Gruppo Logos, la cooperativa sociale Labos Team e con il Centro medico cardio-endocrino-metabolico (C.E.M.) di Salerno. Svolge attività clinica presso il suo studio privato incontrando individui adulti, famiglie con bambini e adolescenti e coppie in difficoltà. Offre, inoltre, consulenza a istituzioni scolastiche, enti, associazioni ed aziende che richiedono interventi di selezione del personale e formazione dei dipendenti.Lo studio è a Salerno, in via VI Settembre n14 (nei pressi della Chiesa Madonna di Fatima).

29/07/2026

🔴 PERDONARE NON SIGNIFICA RIAPRIRE LA PORTA

Puoi liberarti dal rancore senza riconsegnare le chiavi a chi ti ha ferito.

Spesso ci insegnano che perdonare significhi ricominciare.

Tornare a parlare.
Riaccogliere l’altro.
Dimenticare ciò che è successo.
Fare finta che la ferita non sia mai esistita.

Ma non è così.

Massimo Recalcati ci ricorda che il perdono non cancella il trauma e non riporta la relazione al punto precedente. Dopo un tradimento, un abbandono o una grave delusione, non è più come prima.

Perdonare è un lavoro interiore, lento e doloroso.

Significa impedire che ciò che abbiamo subito continui a governare le nostre giornate. Significa sciogliere, poco alla volta, il legame invisibile che ci tiene prigionieri della rabbia, del desiderio di vendetta e delle domande senza risposta.

Ma perdonare non significa necessariamente riconciliarsi.

Il perdono può avvenire dentro di noi.
La riconciliazione, invece, richiede due persone.

Richiede che chi ha ferito riconosca il male compiuto, si assuma le proprie responsabilità e dimostri concretamente di essere cambiato. Senza questi elementi, riaprire la porta non è sempre amore.

A volte è soltanto permettere alla stessa ferita di entrare nuovamente.

Puoi perdonare una persona e scegliere di non frequentarla più.
Puoi smettere di odiarla senza tornare a fidarti.
Puoi augurarle ogni bene continuando a proteggere la tua vita.

E non sei crudele per questo.

Il perdono non obbliga a cancellare i confini.

Ci sono porte che vengono chiuse per vendetta. Ma ce ne sono altre che devono rimanere chiuse per dignità, sicurezza e rispetto di sé.

Perdonare non significa dire che ciò che è accaduto fosse accettabile.

Significa poter finalmente affermare:

“Quello che mi hai fatto appartiene alla mia storia, ma non deciderà più il mio futuro.”

✍️ Autore di riferimento: Massimo Recalcati
Testo editoriale ispirato a Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa.

18/06/2026

LA FRAGILITA DEL PATTO E IL TRADIMENTO: COSA ACCADE ALL'AMORE
Il tradimento, nell'analisi di Massimo Recalcati, non va inteso come un banale errore di percorso o un semplice cedimento istintivo, ma come una ferita radicale che colpisce la struttura stessa della fiducia reciproca. In una società che vive nella bulimia del godimento immediato, il legame amoroso diventa paradossalmente sempre più difficile da sostenere. Secondo lo psicanalista, il tradimento rappresenta la rottura di quel patto sacro che sostiene la coppia: non si tratta solo di una violazione della fedeltà, ma di una fuga spaventata davanti al rischio immenso che l'amore comporta. Amare significa, infatti, consegnare la propria vita nelle mani di un altro, accettando la propria inerme vulnerabilità. Quando questa esposizione diventa insostenibile, il tradimento agisce come una difesa, un modo maldestro per proteggere il proprio io dall'incontro troppo profondo con l'alterità.
Recalcati evidenzia come, spesso, chi cade nell'infedeltà non stia cercando un altro oggetto d'amore, ma stia cercando disperatamente di fuggire dal proprio desiderio. Tradire diventa allora l'atto con cui si rinuncia alla responsabilità del per sempre, preferendo la dispersione nel molteplice alla costruzione di un legame unico. Eppure, la prospettiva dell'autore si apre a una riflessione di rara intensità sul perdono. Quest'ultimo non deve essere confuso con l'oblio o con la rassegnazione; per Recalcati, il perdono è un atto di resurrezione. È la capacità coraggiosa di riconoscere che l'amore, dopo essere stato travolto dalla rottura, può essere ricostruito proprio a partire dalla cicatrice, trasformando la ferita in una nuova consapevolezza che rende il legame ancora più prezioso, solido e profondamente umano.
Autore: Massimo Recalcati

04/03/2026

“Ho paura di morire.
Non lo dico per fare effetto. Lo dico perché è vero. Da sempre convivo con questa tensione sottile, con l’idea che qualcosa possa andare storto da un momento all’altro. Sono uno che ascolta troppo il proprio corpo. Ogni segnale diventa sospetto. Ogni variazione una minaccia. La mente costruisce scenari catastrofici con una fantasia che alla musica non ho mai saputo dare.

L’ipocondria è una forma di immaginazione.
Solo che invece di creare sogni, crea allarmi.

Mi sono sentito spesso fragile, anche nei momenti in cui tutto sembrava girare per il verso giusto. Il successo non cancella le insicurezze, le amplifica. Ti mette davanti uno specchio più grande. E se dentro non sei in pace, quello specchio non perdona. Mi sono chiesto tante volte se fossi davvero capace, se meritassi quello che stava accadendo. Se stessi solo recitando la parte dell’adulto sicuro di sé.

Poi è arrivata mia figlia.
E la mia paura ha cambiato direzione.

Quando diventi padre capisci che la tua vita non è più solo tua. Che il tuo equilibrio conta, ma conta ancora di più quello che lasci. Ti scopri vulnerabile in modo nuovo. Non perché temi per te, ma perché temi per ciò che ami. La paura non si spegne: si moltiplica. Ma diventa anche più concreta, più responsabile.

Ho capito che non devo vergognarmi delle mie crepe.
L’ansia fa parte del mio paesaggio interiore. A volte mi affatica, mi fa sentire in trappola nei miei stessi pensieri. Altre volte mi rende più profondo, più attento, più disposto ad ascoltare.

Scrivere è il mio modo di non soccombere.
Metto su carta quello che mi attraversa, lo guardo in faccia, gli tolgo un po’ di potere. Non sono un uomo sereno per natura. Non sono uno zen. Sono uno che si fa domande, che si spaventa, che esagera.

Ma ho imparato questo: non è l’assenza di paura a definirti.
È il modo in cui scegli di starci dentro.

E io, con tutte le mie fragilità, ho scelto di restare.”

—Brunori Sas.

13/02/2026

“La verità è che avevo paura.
Quando ho ricevuto la diagnosi, il mondo non si è fermato. Si è fermato solo il mio respiro. “Cancro al colon-retto, stadio avanzato.” In quel momento non pensi alla carriera, alla fama, ai set. Pensi a tua moglie. Pensi ai tuoi figli. Pensi al tempo, quello che hai avuto e quello che forse non avrai.

All’inizio ho affrontato tutto in silenzio. Volevo capire. Volevo proteggere la mia famiglia prima ancora di proteggere me stesso. Ho iniziato le cure con disciplina, con concentrazione, con la speranza concreta che la medicina e la forza di volontà potessero fare la differenza. Ogni terapia era una promessa: “Sto facendo tutto il possibile.”

Ma la parte più difficile non è stata il dolore fisico. È stata la stanchezza che mi toglieva il ruolo che più amavo: essere padre. Ci sono giorni in cui non avevo la forza di sollevare un figlio, di giocare a terra, di leggere una storia fino alla fine senza fermarmi. E un padre misura se stesso in quei momenti semplici. Quando il corpo ti tradisce, la mente resta lucida e sente tutto.

Ho capito che la malattia non ti chiede solo di combattere. Ti chiede di cambiare. Mi ha costretto a rallentare, ad ascoltare, a restare dentro ogni abbraccio come se fosse il primo e l’ultimo. Prima vivevo i momenti felici come parti di una sequenza. Dopo la diagnosi ho imparato a restare dentro un singolo istante, a sentirlo davvero.

La mia famiglia è stata la mia forza concreta. Mia moglie è stata stabilità quando io vacillavo. I miei figli sono stati luce quando la paura diventava troppo grande. Non posso controllare tutto ciò che accade al mio corpo, ma posso scegliere come amare. Posso scegliere di esserci, anche quando “esserci” significa solo sedersi accanto e respirare insieme.

Non voglio essere ricordato per la malattia. Voglio essere ricordato per la gratitudine. Per l’amore. Per la consapevolezza che la vita, anche quando si accorcia, può diventare più intensa.

Se c’è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato è questa: non rimandate l’amore. Non date per scontato il tempo. Non aspettate una diagnosi per dire “ti voglio bene” con tutto voi stessi.”

—James Van Der Beek.

01/02/2026

PERCHÉ LA PAURA DI SBAGLIARE CI PARALIZZA: LA LEZIONE DI MASSIMO RECALCATI
Il punto di partenza è l’immagine di un pittore immobile davanti alla tela bianca. Recalcati descrive questo blocco come una difesa dal giudizio: per non sbagliare, scegliamo di non esporci, restando al di qua dell'atto. Ma a forza di proteggersi, si smette di vivere.
L’inibizione non nasce dal vuoto, ma dal troppo pieno: aspettative sociali, confronti continui e modelli irraggiungibili. Educare non significa aggiungere pressione, ma fare spazio, togliendo l'idea che l'errore sia una colpa infamante.
Bisogna permettere ai ragazzi di attraversare il proprio ponte stretto e incontrare l'onda. Solo accettando il rischio di sbagliare si può rimettere in movimento la vita e ritrovare la possibilità di essere felici.
Post scelto da Focus 3.0, associazione no profit.

Autore: Massimo Recalcati

21/08/2025
Consigli per l’estateSvegliarsi presto. Siamo nell’universo,non semplicemente nel luogo dove stiamo.Ringraziare a oltran...
08/08/2025

Consigli per l’estate

Svegliarsi presto. Siamo nell’universo,
non semplicemente nel luogo dove stiamo.
Ringraziare a oltranza, ringraziare
tutti, ringraziare sempre.
Più che andare in vacanza, diventare noi stessi un posto di vacanza.
Costruire nella nostra testa
un impianto in cui gli errori
diventano la ricetta per i nostri miracoli.
Allungare gli attimi con dolcezza.
Pensare a una persona e accarezzarla, fare questo gesto
molte volte al giorno.
Ammirare quello che siamo diventati.
Capire che gli altri esistono
anche per non capirci,
saremmo senz’aria se tutti ci capissero.
Capire che lamentarsi non serve
a niente.
Capire che ogni dono
è un progresso scientifico,
ci avvicina al bene immenso
e misterioso che fa esistere
una sedia e una stella.

Franco Arminio

Indirizzo

Via Remo Tagliaferri N 21
Salerno
84131

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

+393494789979

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