10/05/2020
LA SCIENZA DELLA MAMMA
Il 10 di maggio è la festa della mamma, celebrata da più di un secolo in riconoscimento del ruolo affettivo considerato come il più importante in decine di paesi nel mondo.
La psicologia si è dedicata da sempre a comprendere la natura di questo rapporto così speciale e l’elenco degli studiosi che hanno posto al centro della loro ricerca e della loro riflessione il concetto della maternità è davvero lunghissima.
Tra i più importanti certamente Donald Winnicott, psicanalista e pediatra inglese, che elaborò il fondamentale concetto della funzione di holding, letteralmente “sostegno”, a sottolineare, fra i primi, che il ruolo materno, lungi dall’esaurirsi nel fornire cure materiali, è la capacità di contenimento della madre “sufficientemente buona”, la quale sa istintivamente quando intervenire dando amore al suo bambino e quando invece mettersi da parte nel momento in cui il bambino non ha bisogno di lei, agevolando il suo sviluppo verso l’autonomia, la sua curiosità verso il mondo, la definizione della sua personalità.
L’holding inizia già nella fase dell’allattamento, quando la madre tiene il bimbo tra le sue braccia, sostenendolo e facendolo sentire al sicuro, e attraverso lo sguardo, in una relazione quasi a specchio in cui il bambino, osserverà e comprenderà sé stesso e troverà il significato delle sue stesse emozioni e sensazioni.
Per tutto il primo anno di vita, fino all’acquisizione delle prime forme di linguaggio, la comunicazione fra madre e bambino, la loro relazione, sarà esperita sostanzialmente attraverso il contatto corporeo e visivo. Tramite la sintonizzazione affettiva materna, il bambino otterrà la stabilità relazionale, le cure in forma di carezze e abbracci, il riconoscimento e accoglimento dei suoi stati emotivi, positivi e negativi, che permetteranno al Sé di organizzarsi in visione degli stadi di sviluppo successivi.
Il bambino così imparerà a riconoscere e gestire le proprie emozioni, attraverso un feedback coerente di sorrisi durante situazioni di accudimento e di gioco, così come nei momenti di frustrazione. Apprendendo le corrette sfumature emotive, il bambino troverà grazie alla madre accesso ad una prima comprensione dell’empatia.
Le neuroscienze hanno spiegato la capacità di sintonizzazione affettiva con la scoperta dei neuroni specchio, che darebbero conto di tanti fenomeni tipicamente umani come l’empatia e l’intersoggettività. Questi neuroni forniscono una immediata comprensione delle azioni che gli altri stiano compiendo, poiché nell’osservare l’altro si attivano nel nostro cervello le stesse aree neurali: veder fare equivale a fare. Per dirla in due parole, una madre che vede il proprio bambino piangere avrà, grazie ai neuroni specchio, una attivazione nelle medesime aree del cervello attive in quel momento nel bambino, essendo così in grado di sintonizzarsi col suo stato emotivo. Se al pianto del bambino la madre risponde con parole di conforto, con un sorriso e con uno sguardo sereno, il bimbo imparerà che il disagio o il dolore può essere placato, si sintonizzerà a sua volta con lo stato mentale ed emotivo della madre, acquisendo la capacità di autoregolare i propri stati emotivi. Due cervelli funzioneranno come se fossero una sola cosa.
C’è una spiegazione scientifica per cui sembra che i nostri genitori sappiano sempre cosa pensiamo e cosa cerchiamo di nascondere, per loro è come se i nostri cervelli fossero sempre connessi ed aperti, quasi senza segreti!
E poi c’è l’amore.