Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico

Psicoanalisi e Psicoterapia Salerno - Dott. Egidio T. Errico Studio specialistico di Psicoanalisi, Psicoterapia e Psichiatria a Salerno

Studio specialistico per la valutazione, la diagnosi e il trattamento dei disturbi psichici. L'orientamento terapeutico prevalente, laddove ne ricorrano le condizioni, e' quello psicoanalitico, vale a dire quel tipo di cura maggiormente efficace ai fini di una piรน stabile e duratura riorganizzazione delle proprie condizioni di salute mentale, dei propri assetti psichici e del proprio modo di viver

e. In altri casi i trattamenti possono essere di tipo psicoterapico o anche di tipo medico psichiatrico

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30/08/2026

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Che cosa significa questa formula apparentemente cosรฌ enigmatica?

Per Lacan, il soggetto umano semplicemente non esiste prima del linguaggio: il linguaggio non รจ una produzione del soggetto ma, al contrario, รจ il soggetto a essere un prodotto del linguaggio. Ci costituiamo nel linguaggio che ci raggiunge e ci attraversa ancor prima di nascere: siamo attesi, nominati, immaginati e inseriti in una storia familiare attraverso la quale ci viene assegnato un posto nel mondo. Le parole dell'Altro - prima di tutto quelle di chi si prende cura di noi - ci precedono e contribuiscono in maniera decisiva alla costruzione di ciรฒ che saremo e alla formazione dell'identitร  attraverso cui ci riconosceremo e saremo riconosciuti.

L'Altro, perรฒ, non rappresenta soltanto i genitori o le persone che incontriamo, ma occupa simbolicamente il luogo in cui il linguaggio si produce: il luogo della legge, dei significanti e dei significati condivisi attraverso cui possiamo parlare, riconoscerci e stabilire legami sociali. In questo senso, l'Altro รจ per Lacan il ๐‘ก๐‘’๐‘ ๐‘œ๐‘Ÿ๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘– ๐‘ ๐‘–๐‘”๐‘›๐‘–๐‘“๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘›๐‘ก๐‘–: non un significante supremo, ma il luogo simbolico dal quale i significanti provengono e nel quale acquistano valore.

Entrare nel linguaggio ha perรฒ un prezzo: nessuna parola puรฒ dire interamente chi siamo e nessun significante puรฒ rappresentarci senza lasciare fuori qualcosa. รˆ questa divisione a impedire al soggetto di coincidere pienamente con se stesso.

รˆ da qui che nasce la domanda che tutti ci poniamo sulla nostra esistenza: "Chi sono veramente?"

Una domanda che spesso si illude di trovare nell'Altro una risposta definitiva: nella famiglia, nell'amore, nella religione, nella filosofia, nella scienza, nelle diagnosi o nelle definizioni sociali. Non rinunciamo mai a sperare che esista un sapere capace di dirci finalmente chi siamo e che cosa dobbiamo desiderare.

Ma l'Altro non possiede questa risposta. Dire che non c'รจ Altro dell'Altro significa allora dire che non esiste una garanzia ultima del linguaggio e della veritร . Non c'รจ, al di lร  dell'ordine simbolico, un'autoritร  definitiva capace di assicurarne la completezza e di pronunciare l'ultima parola sul nostro essere. L'Altro รจ il tesoro dei significanti, ma in questo tesoro manca proprio il significante per noi piรน prezioso: quello che possa risolvere finalmente l'enigma della nostra esistenza. Anche l'Altro รจ dunque mancante, incompleto, "barrato".

Attenzione, perรฒ: questo buco di sapere che attraversa anche l'Altro non significa che ogni sapere sia falso o inutile. Significa che nessun sapere puรฒ saturare interamente la mancanza che ci costituisce e consegnarci una definizione ultima di ciรฒ che siamo.

Questa mancanza, tuttavia, non รจ soltanto una privazione. รˆ qui il paradosso della soggettivitร  umana che fa da perno all'esperienza psicoanalitica: la mancanza รจ anche ciรฒ che rende possibile il desiderio. Se esistesse una risposta conclusiva su chi siamo e su che cosa vogliamo, il desiderio morirebbe. รˆ proprio perchรฉ manca il significante ultimo che continuiamo a cercare, parlare, amare e creare.

La posizione dello psicoanalista non consiste quindi nel rivelare al paziente chi veramente sia o nello svelargli l'arcano della sua esistenza. L'analista non possiede questo segreto. Il lavoro analitico consiste piuttosto nel consentire al soggetto di riconoscere i significanti che lo hanno determinato, di modificare il rapporto che intrattiene con essi e di trovare cosรฌ il proprio modo singolare di vivere ciรฒ che non puรฒ essere definitivamente colmato.

Forse il "grande segreto" รจ proprio questo: non esiste qualcuno che sappia, al posto nostro e una volta per tutte, chi siamo. La libertร  possibile non consiste nel riempire il vuoto, ma nel non esserne piรน interamente governati e, anzi, nel saperlo praticare.

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27/08/2026

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Il Seminario XXIII di Jacques Lacan, ๐ผ๐‘™ ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ, puรฒ forse offrirci lo spunto per interrogare da una prospettiva particolare la professione dello psicoanalista.

In questo seminario, soprattutto attraverso la lettura dell'opera di James Joyce, Lacan non considera piรน il sintomo soltanto come una formazione dell'inconscio da decifrare perchรฉ nasconde una veritร  rimossa, o una sofferenza da eliminare. Piuttosto, in questa fase avanzata del suo insegnamento, Lacan vi vede anche una funzione singolare: quella di fare da tenuta all'esistenza di ciascun soggetto, organizzandone il godimento e rendendo possibile il legame con gli altri.

Con il termine ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ, ripreso da un'antica grafia francese, Lacan accentua ora questa funzione di annodamento strutturale.

Nella misura in cui una pratica, una professione, una invenzione soggettiva, un'attivitร  artistica possono assumere per un soggetto questa funzione di annodamento, allora anche la professione dello psicoanalista puรฒ assumere, per chi la esercita, la funzione di un ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ.

Puรฒ cioรจ costituire una soluzione soggettiva, un modo singolare di tenere insieme la propria identitร , il rapporto con il sapere, il legame con l'altro e il proprio godimento.

Diventare psicoanalista, infatti, non dipende soltanto da una vocazione consapevole o dal semplice desiderio di prendersi cura dell'altro. Ogni scelta importante, come una professione di aiuto o di servizio agli altri, puรฒ essere sostenuta anche da motivazioni meno trasparenti: dal bisogno di sentirsi necessario, dal piacere di occupare una posizione di autoritร , dal desiderio di essere depositario dei segreti altrui o dalla soddisfazione di vedersi attribuire un sapere particolare.

La formazione di uno psicoanalista e, soprattutto, l'analisi personale alla quale รจ bene che si sottoponga, servono proprio a esplorare le ragioni inconsce di una scelta come quella di diventare psicoanalista e in che misura questa scelta possa essere dell'ordine del ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ.

La questione non รจ perรฒ eliminare tale aspetto, come se fosse possibile esercitare la psicoanalisi da una posizione completamente neutrale e libera da implicazioni soggettive. L'analista non รจ privo di inconscio, nรฉ puรฒ liberarsi definitivamente del proprio modo di godere.

La questione cruciale รจ un'altra: che cosa accade quando questo godimento non viene riconosciuto e ritorna, senza essere interrogato, all'interno della relazione analitica?

Diventare psicoanalista puรฒ svolgere una funzione di annodamento. La professione puรฒ dare forma a una domanda personale, offrire un posto nel legame sociale e consentire di trasformare in pratica clinica qualcosa della propria storia. Questo, di per sรฉ, non costituisce necessariamente un problema. Nessuno sceglie una professione da un luogo completamente estraneo ai propri conflitti e alle proprie modalitร  di soddisfazione.

Il punto non รจ dunque stabilire se la scelta di diventare analista sia "pura", ma comprendere quale funzione svolga per il soggetto che la compie. La professione puรฒ sostenere il desiderio dell'analista, ma puรฒ anche diventare il luogo in cui trovano soddisfazione il bisogno di essere indispensabile, la fascinazione per il sapere, l'aspirazione a occupare una posizione eccezionale o il desiderio di esercitare un'influenza o addirittura un potere sull'altro.

Riconoscere la dimensione di ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ della propria scelta non significa rinunciare alla professione. Significa imparare a servirsi del proprio ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ senza esserne inconsapevolmente governati.

รˆ qui che diventa essenziale distinguere il desiderio dell'analista dal godimento dell'analista.

Il desiderio dell'analista non coincide semplicemente con il desiderio personale di aiutare, guarire o salvare qualcuno. Queste intenzioni possono essere sincere, ma possono anche contenere un ideale di normalizzazione o un bisogno di conferma narcisistica. Volere il bene dell'altro non garantisce, da solo, che si stia lasciando spazio alla sua parola e alla sua singolaritร .

Il desiderio dell'analista implica piuttosto la capacitร  di non imporre all'analizzante il proprio ideale di vita, di salute o di felicitร . Richiede che l'analista non si proponga come modello da imitare, padrone del significato o detentore definitivo della veritร  dell'altro. La sua funzione consiste nel mantenere aperto uno spazio nel quale il soggetto possa incontrare il proprio desiderio, assumere qualcosa del proprio godimento e trovare una soluzione che non sia stata decisa in anticipo da chi lo ascolta. E' questa l'essenza irriducibile dell'esperienza psicoanalitica vera e propria.

Il godimento dell'analista emerge invece quando la posizione professionale diventa una fonte di soddisfazione non sufficientemente riconosciuta o il luogo per costituirsi inconsapevolmente come autoritร  ed esercitare un potere sul proprio simile.

L'analista puรฒ godere dell'essere il ๐‘ ๐‘œ๐‘”๐‘”๐‘’๐‘ก๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘ข๐‘๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘œ ๐‘ ๐‘Ž๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘’, dell'essere ascoltato e obbedito, del sentirsi necessario o insostituibile. Puรฒ godere anche dell'essere idealizzato, amato, temuto o persino attaccato. Puรฒ utilizzare il silenzio e l'interpretazione, approfittando dell'asimmetria del dispositivo, non in funzione del processo analitico e al servizio dell'analizzante, ma per consolidare il proprio potere.

Non si tratta di immaginare un analista senza godimento, ma di esigere che il suo godimento non venga agito nella cura a spese dell'analizzante.

L'analisi personale cosiddetta didattica dovrebbe permettere al futuro analista di interrogare non soltanto il proprio desiderio di esercitare, ma anche ciรฒ che lo lega libidicamente a questa professione. Non dovrebbe limitarsi a confermare una vocazione o a sancire l'acquisizione di un'identitร  professionale. Dovrebbe piuttosto mettere in questione il bisogno stesso di diventare analista.

Quale fantasma di cura sostiene questa scelta? Chi si desidera salvare, riparare, educare o trattenere attraverso l'altro? Quale rapporto si intrattiene con il sapere? Si riesce a tollerare di non sapere, oppure si ha bisogno di dimostrare continuamente di possedere la chiave della veritร  altrui? Si puรฒ accompagnare un processo di separazione o si tende a prolungare la dipendenza per continuare a sentirsi necessari?

L'analisi dovrebbe inoltre consentire di riconoscere che cosa accade quando l'analizzante ama, idealizza, contesta, delude o rifiuta l'analista. Sono momenti nei quali possono riattivarsi il bisogno di sedurre, la tentazione di vendicarsi, il desiderio di essere rassicurati o il ritiro narcisistico. Se queste risposte non vengono sufficientemente elaborate, rischiano di essere presentate come interventi tecnici, mentre rispondono soprattutto alle esigenze inconsce dell'analista.

Riconoscere il proprio ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ non significa diventarne completamente padroni. Significa acquisire un certo saperci fare. Il ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ, per Lacan, si configura non come un disturbo da eliminare, ma come uno strumento d'uso per tenere e annodare reale simbolico e immaginario tra di loro, il godimento al corpo e il legame con l'altro. Uno strumento con il quale bisogna saperci fare: sapere dove si รจ maggiormente vulnerabili, accorgersi di quando qualcosa comincia ad agire nella relazione e poter ricorrere a strumenti che impediscano di trasformare l'analizzante nel supporto del proprio godimento.

Il transfert rende possibile il lavoro analitico, ma espone anche l'analista al rischio di consegnarne la direzione al proprio๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ. Per questo richiede una posizione etica capace di sostenere l'asimmetria della relazione senza trasformarla in esercizio di potere. L'analizzante attribuisce all'analista un sapere, investe la sua persona di aspettative e porta nella relazione domande d'amore, sentimenti di dipendenza, rivalitร , timore e ostilitร . Proprio perchรฉ il transfert conferisce all'analista un potere particolare, esso esige da parte sua una responsabilitร  altrettanto particolare.

Quando il godimento dell'analista non รจ riconosciuto, l'analizzante rischia di non essere piรน incontrato come un soggetto e un analizzante da rispettare, ma di diventare lo strumento attraverso il quale l'analista ottiene una soddisfazione e si assicura esattamente quel godimento che non riconosce: una delle caratteristiche piรน insidiose del godimento รจ che non permette di accorgersi, prima, dei rischi e della distruttivitร  di cui ci si accorge dopo, a cose fatte. Le conclusioni catastrofiche di molte analisi sono dovute al fatto che il transfert, da luogo in cui dare spazio alla parola dell'analizzante รจ diventato il luogo del godimento misconosciuto dell'analista; da condizione della cura a terreno favorevole alla manipolazione.

Le forme piรน evidenti e distruttive di questo uso abusivo del transfert sono lo sfruttamento sessuale, economico o affettivo. Ma la manipolazione puรฒ assumere forme molto piรน sottili. Puรฒ manifestarsi quando il dissenso dell'analizzante viene interpretato automaticamente come resistenza; quando la teoria viene utilizzata dall'analista per sottrarsi a ogni critica; quando la dipendenza viene presentata come prova della profonditร  del lavoro; quando i confini della relazione vengono modificati o allargati a seconda dei bisogni emotivi o di potere dell'analista; oppure quando la durata della cura non puรฒ piรน essere realmente interrogata.

Anche un'interpretazione puรฒ diventare manipolatoria se viene impiegata per ottenere obbedienza, screditare la percezione dell'analizzante o rendere incontestabile la posizione di chi la formula. Il linguaggio analitico, in questi casi, rischia di funzionare come uno strumento di potere: qualsiasi obiezione puรฒ essere ricondotta alla patologia dell'analizzante, mentre l'analista rimane al riparo dall'interrogazione.

Per questo il transfert si presenta sรฌ come la condizione fondamentale e irrinunciabile della cura (non ci puรฒ essere esperienza analitica se non all'interno della cornice del transfert), ma proprio per questo รจ anche la condizione piรน rischiosa per le derive manipolatorie a cui apre le porte. Il transfert รจ la condizione nella quale sono messe alla prova, da una parte, la disponibilitร  dell'analizzante ad affidarsi al proprio analista attribuendogli un sapere e un potere, dall'altra la capacitร  etica di quest'ultimo di non approfittarne per scopi personali.

L'analisi personale del futuro analista รจ allora una condizione necessaria, ma non costituisce una garanzia assoluta contro l'abuso. Nessuna analisi rende un soggetto completamente trasparente a se stesso, nรฉ elimina una volta per tutte il rischio di agire il proprio godimento. La convinzione di aver concluso la propria analisi puรฒ diventare essa stessa una difesa, soprattutto se produce la certezza di essere ormai al di lร  di ogni coinvolgimento personale.

Per questa ragione, la responsabilitร  dell'analista non puรฒ fondarsi esclusivamente sulla sua esperienza analitica. Sono necessari anche le supervisioni, il confronto con colleghi capaci di contraddirlo e ai quali consentire
critiche e obiezioni, sono necessari confini deontologici espliciti e dispositivi reali di tutela per chi รจ in analisi. Il setting e le sue regole costitutive, se non applicate in maniera rigidamente burocratica, sono deputate proprio a contribuire a circoscrivere i confini entro cui deve essere svolta la pratica di un analista. รˆ inoltre indispensabile poter riconoscere quando il proprio coinvolgimento non รจ piรน elaborabile e quando diventa opportuno interrompere la cura o inviare la persona a un altro professionista.

Le supervisioni, in particolare, non dovrebbero servire soltanto a comprendere meglio il paziente. Dovrebbero essere anche il luogo in cui l'analista puรฒ interrogare ciรฒ che la cura suscita in lui, soprattutto quando avverte un coinvolgimento intenso, un'eccessiva sicurezza interpretativa, irritazione, attrazione, bisogno di riconoscimento o difficoltร  a tollerare la separazione. In una prospettiva lacaniana, il cosiddetto controtransfert non andrebbe assunto anzitutto come strumento per leggere l'inconscio dell'analizzante, ma come segnale di ciรฒ che l'analista mette di proprio nella direzione della cura.

La formazione dell'analista non dovrebbe dunque produrre qualcuno che si identifichi pienamente e senza resto con la figura dell'Analista. Piรน questa identitร  viene idealizzata, piรน rischia di diventare una protezione narcisistica e di occultare la dimensione "sinthomatica" della scelta professionale.

Un analista sufficientemente formato non รจ colui che presume di essersi liberato dal proprio inconscio, ma colui che ha potuto riconoscere qualcosa delle ragioni per cui ha bisogno di occupare quella posizione. Non รจ chi si considera immune dal godimento, ma chi sa che il proprio godimento puรฒ entrare nella cura e accetta di sottoporlo continuamente a interrogazione.

L'etica della psicoanalisi non consiste quindi nella purezza dell'analista, ma nella sua capacitร  di non servirsi dell'altro per soddisfare inconsapevolmente ciรฒ che lo muove. Significa sostenere il transfert senza appropriarsene, accogliere l'amore senza alimentarlo per gratificazione personale, tollerare l'ostilitร  senza vendicarsi e occupare il posto del sapere senza credere di possederlo.

L'analisi personale dovrebbe condurre proprio a questo punto: non soltanto a formulare il desiderio di diventare analista, ma a riconoscere di che cosa si gode nell'esserlo.
รˆ da tale riconoscimento, sempre incompleto e mai definitivamente acquisito, che puรฒ nascere un esercizio della professione piรน vigile e responsabile.

Essere avvertiti del proprio ๐‘ ๐‘–๐‘›๐‘กโ„Ž๐‘œ๐‘š๐‘œ non significa eliminarlo. Significa evitare che sia l'analizzante a pagarne il prezzo.

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22/08/2026

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Il soggetto della psicoanalisi - vale a dire il soggetto su cui lo psicoanalista lavora mediante lo strumento della psicoanalisi - non coincide affatto con la persona che, avvertendo qualcosa che non va, bussa allo studio di uno psicoanalista per chiedere il suo aiuto.
il soggetto della psicoanalisi non รจ cioรจ il paziente, anche se, ovviamente, bisogna riconoscersi pazienti, affinchรฉ un'analisi possa incominciare.
Che il soggetto che si reca dal proprio analista, si distende sul lettino, gli parla, ne trae anche tutti i benefici possibili, non coincida col soggetto su cui intanto l'analisi lavora, costituisce il primo dei grandi paradossi della cura analitica, un paradosso che la rende del tutto differente dalle altre psicoterapie: solo per la psicoanalisi il soggetto di cui si occupa, non coincide col soggetto che ne fa richiesta e che materialmente ogni volta si reca alla propria seduta.
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https://www.egidioerrico.com/l-impossibile-del-soggetto

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22/08/2026

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Negli ultimi anni il ricorso alle piattaforme digitali per la comunicazione tra le persone e' cresciuto in modo esponenziale. In questo scenario si e' sviluppata anche l'offerta di psicoterapie online, oggi sempre piu' diffusa e facilmente accessibile.

Quali i vantaggi, quali i rischi dei nuovi modi di rispondere alla domanda di aiuto di oggi, al tempo delle nuove tecnologie digitali e dell'IA?
Per saperne di piรน vai la sito:

https://www.egidioerrico.com/le-psicoterapie-tra-bisogno-e-desiderio

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21/08/2026

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Siamo convinti che, quando facciamo sesso con un partner - dello stesso sesso o di sesso diverso - stiamo incontrando davvero l'Altro.

Eppure, secondo Lacan, nell'atto sessuale ciascuno incontra anzitutto l'oggetto della propria pulsione: l'altro viene preso nel fantasma e ridotto a quell'oggetto piccolo a che sostiene il soggetto nel suo desiderio.

รˆ in questo senso che Lacan afferma: "Non c'รจ rapporto sessuale". Non significa che non ci siano scambi sessuali tra le persone, ma che non esiste una complementaritร  naturale e pienamente scrivibile tra due sessi. L'Altro non viene mai raggiunto del tutto come Altro.

Per questo ogni rapporto conserva una componente autoerotica: anche quando i corpi sono due, ciascuno gode attraverso il proprio fantasma. E, in un preciso senso strutturale - non anatomico nรฉ relativo all'orientamento sessuale - il rapporto tende a ricondurre l'Altro al medesimo.

Un autentico incontro "eterosessuale", allora, non dipende semplicemente dalla differenza anatomica. Richiede l'incontro con un'alteritร  irriducibile. Nella formulazione lacaniana, questa alteritร  รจ designata dal termine Donna: non una donna empirica nรฉ uno stereotipo femminile, ma ciรฒ che sfugge alla logica del possesso e della complementaritร .

I cavalieri dell'amor cortese avevano forse intuito qualcosa di tutto questo. Elevando la Dama a una distanza irraggiungibile, trasformavano la pulsione attraverso la sublimazione e facevano esistere, almeno simbolicamente, La donna.

Affinchรฉ vi sia davvero incontro, dunque, occorre che il sesso lasci spazio a un po' d'amore: che la pulsione rinunci almeno in parte alla presa sul proprio oggetto e acconsenta al desiderio dell'Altro.

Perchรฉ l'amore non si rivolge a un oggetto intercambiabile. Si rivolge a una persona: quella persona, proprio quella e non un'altra.

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20/08/2026

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Gli Scritti di Lacan e, soprattutto, i suoi Seminari, a mio avviso, non dovrebbero essere letti come un testo scritto nel senso ordinario del termine. Non si possono leggere cosรฌ: non si capirebbe quasi nulla, e soprattutto se ne ricaverebbe una lettura inservibile.

I testi di Lacan sono un dialogo. Ma non un dialogo con tutti. Sono il dialogo che Lacan intesse con gli psicoanalisti, e dunque servono agli psicoanalisti per dialogare con lui. Sono testi parlati piรน che scritti. Del resto, Lacan amava parlare piรน che scrivere, e diceva di parlare agli psicoanalisti, solo agli psicoanalisti, cioรจ a chi pratica la psicoanalisi.

Per dialogare con Lacan bisogna essere psicoanalisti nel senso preciso del termine: non semplicemente interessati alla psicoanalisi, non semplicemente lettori della sua teoria, ma impegnati nella sua clinica. Bisogna misurarsi con il suo insegnamento alla luce della propria pratica. Bisogna saperne qualcosa di psicoanalisi dall'interno, non soltanto dall'esterno.

E soprattutto, per leggere Lacan, bisogna aver letto Freud.

Per capire Lacan, e per mettersi davvero al lavoro attraverso il suo insegnamento, bisogna essere dentro la psicoanalisi freudiana, non fuori da essa. Lacan non รจ un autore che si lasci comprendere davvero se separato da Freud e dalla pratica analitica. Lo si puรฒ certo leggere, citare, studiare, persino ammirare. Ma altra cosa รจ coglierne il punto vivo.

Il fatto che Lacan abbia attinto a pieni mani anche da altri saperi - filosofia, linguistica, antropologia, logica, topologia - ha spesso favorito un equivoco: quello di credere che lo si possa capire a partire da quei saperi meglio di quanto non lo comprendano gli psicoanalisti. In effetti, pur attraversato da questi saperi, il centro del suo insegnamento rimane la clinica, la pratica e l'esperienza della psicoanalisi in quanto cura.

รˆ questo il punto decisivo. Se non si pratica la psicoanalisi, se non si occupa la posizione etica dello psicoanalista al lavoro, Lacan lo si puรฒ certamente frequentare; ma si rischia anche, e forse inevitabilmente, di fraintenderlo. Perchรฉ il suo discorso non รจ separabile dall'esperienza analitica: anzi, รจ proprio a partire da questa che esso prende forma.

Il problema non รจ come leggere Lacan. Il problema รจ da dove lo si legge. E dove la lettura si separa dalla clinica, lรฌ comincia il fraintendimento.

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11/08/2026

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C'รจ, a mio avviso, una differenza fondamentale tra fare l'amore e fare sesso.

Fare l'amore ha bisogno del corpo di chi si ama: di quel corpo e non di un altro. L'amore trasforma un corpo fatto di parti in un corpo intero e unico.

Il sesso, invece, puรฒ ridurre il corpo alle sue zone erogene, facendone un oggetto di godimento. Anche quando coinvolge il corpo intero, puรฒ trattarlo come una sola grande zona erogena.

Per fare l'amore servono amore e desiderio. Per fare sesso puรฒ bastare il godimento; e l'amore, talvolta, puรฒ persino essere percepito come un impedimento.

In una prospettiva lacaniana, le pulsioni restano sempre parziali: non esiste una pulsione genitale capace di riunificarle definitivamente. รˆ allora l'amore, piรน che il primato genitale, a tentare di ric0mporre la frammentarietร  delle pulsioni.

Il sesso puรฒ rendere un corpo intercambiabile.
L'amore, al contrario, rende un corpo insostituibile:

Il sesso riduce un corpo ad un corpo qualunque.
Al contrario, l'amore fa di un corpo qualunque un corpo unico.

Quello della persona amata.

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08/08/2026

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A partire dal Seminario XX, ๐ธ๐‘›๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘’, Lacan affronta la questione del godimento femminile intrecciando almeno tre coordinate. La prima รจ che il godimento fallico, sottoposto alla funzione significante e alla castrazione, riguarda tanto la posizione maschile quanto quella femminile. La seconda รจ che, nella posizione femminile, puรฒ darsi anche un godimento supplementare, non interamente preso nella funzione fallica. La terza รจ che la donna รจ ๐‘๐‘Ž๐‘ -๐‘ก๐‘œ๐‘ข๐‘ก๐‘’, in quanto la posizione femminile non puรฒ essere totalizzata mediante la funzione fallica.

Per incontrare, allora, sessualmente una donna, lโ€™uomo deve rinunciare allโ€™illusione che il fallo di cui dispone possa garantire il godimento suo e quello della partner.

Deve rinunciare, cioรจ, alla convinzione di poter controllare il godimento della donna, di sapere perfettamente in che modo farla godere e di ottenere dalla propria prestazione una conferma definitiva della propria virilitร .

Lโ€™uomo deve invece mettere in conto, e sopportare, che nรฉ il suo organo nรฉ la funzione fallica possono assicurargli la padronanza completa del godimento femminile o garantirgli che il rapporto sessuale sia simbolicamente inscrivibile.

Tutto questo non significa perรฒ che un incontro sessuale tra un uomo e una donna non possa essere anche pienamente soddisfacente sul piano dellโ€™esperienza reciproca.

Significa, piuttosto, che la piena soddisfazione dei due partner non รจ garantita dallโ€™efficienza dellโ€™organo maschile, nรฉ puรฒ certificare una volta per tutte la consistenza virile dellโ€™uomo.

รˆ, al contrario, proprio assumendo la propria castrazione - ossia la propria mancanza e la propria non-padronanza - che lโ€™uomo puรฒ godere dellโ€™incontro con il corpo della donna senza imporsi il ruolo di garante del suo godimento.

In questa prospettiva, lโ€™incontro sessuale assume, dal lato maschile, il significante della prestazione, configurandosi in tal modo una struttura paradossale: quanto piรน lโ€™uomo chiede al proprio corpo di essere allโ€™altezza di una prestazione sessuale impeccabile e in grado di garantire il godimento, tanto piรน il corpo puรฒ sottrarsi al comando.

Lโ€™angoscia da prestazione รจ questa: si mobilita non semplicemente dal timore di non essere allโ€™altezza della prestazione, ma dal timore di doversi misurare con lโ€™impossibilitร  di una prestazione capace di abolire il difetto, di garantire il godimento femminile e di fornire al soggetto una prova definitiva del proprio essere uomo.

In definitiva, lโ€™angoscia da prestazione dellโ€™uomo รจ lโ€™angoscia che lโ€™incontro sessuale con la donna possa metterlo di fronte alla veritร  del suo essere mancante.

Lacan lo dice senza mezzi termini: โ€œLa donna รจ lโ€™ora della veritร  per ogni uomo.โ€

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