03/08/2026
Lasciare casa forse non è solo un trasloco; forse è chiedere a me stessa di fare, con quel luogo, proprio ciò che lì ho imparato a fare: quell’andare a dimensioni di due pur restando un uno… tenere e lasciare andare insieme, senza che l’uno cancelli l’altro, abitare la solitudine e sperimentare moltezza…
Ed ora fidarsi di tutto ciò e lasciarla andare, sapendo che certe stanze restano dentro, tenaci e nostre.
L’ho chiamata MiniMe (sì, do un nome alle cose); è stata Casa, studio, stanza tutta per me; tre nomi per lo stesso luogo che via via ha cambiato funzione senza mai perdere la sua natura di rifugio. È lì che ho potuto pensare, ricevere, essere sola senza essere isolata.
È stata il mio primo nome da sola sul campanello; non più “famiglia di”, non “insieme a”, ma un’affermazione di esistenza autonoma, la prova materiale che potevo stare al mondo con le mie sole forze e il mio solo nome a garantirle.
E allora forse non ti lascio davvero, MiniMe; ti porto dentro, nel punto esatto in cui ho imparato a essere casa per me stessa.
Il campanello cambierà nome; il resto resterà il mio.